Un passo indietro

Nel lontano 1996, Resident Evil, noto in Giappone con il nome di Biohazard, fece la sua comparsa su PlayStation, regalando ai videogiocatori di tutto il mondo un’esperienza di gioco mai vista prima e consacrando il genere survival horror tra i preferiti di sempre. Erede di Sweet Home, videogioco di ruolo pubblicato sempre da Capcom per Nintendo nel 1989,  e influenzato da Alone in the Dark, la nuova creatura Capcom assunse un’identità propria, mischiando oltre all’horror elementi action e fantascientifici. Sono oramai passati 25 anni dalla prima avventura ambientata tra i fatiscenti corridoi infestati dagli zombie di Villa Spencer e oggi Resident Evil è una delle saghe videoludiche a tema survival horror più longeve ed apprezzate di tutti i tempi. Tra i migliori capitoli della serie ricordiamo Code Veronica, pubblicato per la prima volta in Giappone il 3 febbraio 2000, originariamente per SEGA Dreamcast.

Un po’ di storia…

Dicembre 1998. 3 mesi dopo il bombardamento di Raccoon City, Claire Redfield arriva a Parigi, in uno dei quartier generali dell’Umbrella Corporation che, nota anche come Umbrella Inc., è la maggior industria internazionale e i suoi interessi includono farmaceutica, apparecchi medici, difesa e computer, oltre ad operazioni clandestine che utilizzano l’ingegneria genetica e armi biologiche. Sul posto Claire viene scoperta, catturata, e deportata in un’isola sperduta di proprietà della multinazionale: Rockfort Island. Un uomo in fin di vita di nome Rodrigo Juan Raval ci libererà dalla cella, dandoci così la possibilità di iniziare la nostra avventura. Una volta libera, Claire si accorge che il luogo è stato contaminato dal T-Virus, il che la spinge a fuggire al più presto e a tal fine si unirà con Steve Burnside, anch’egli imprigionato insieme al padre. Code Veronica vanta una trama ben scritta, tra le migliori della serie, ricca di tensione ma anche e soprattutto di momenti toccanti. La caratterizzazione dei personaggi è eccellente ed insieme ai nuovi arrivati farà la comparsa qualche vecchia conoscenza.

La grafica del nuovo millennio

Code Veronica nasce da una collaborazione tra Capcom e SEGA per la sua ultima console: Il Dreamcast. La potenza della nuova macchina a 128 bit, la prima ad aprire le porte alla sesta generazione videoludica, permise di lasciare al passato gli sfondi pre-renderizzati dovuti a limitazioni tecniche, lasciando il posto ad ambienti completamente tridimensionali. Questa grande innovazione tecnica venne abbinata ad un sistema di telecamere semifisse che prevedeva dei movimenti dell’inquadratura in base alla posizione del personaggio, rendendo l’esperienza molto cinematografica. Per gli standard dell’epoca, la grafica di Code Veronica era tra le migliori in circolazione, grazie a modelli poligonali dettagliati e texture di pregevole qualità. Alcune animazioni, come quella dei personaggi che ruotando su se stessi non muovono i piedi, potevano essere realizzate meglio.Anche questa volta il comparto audio si attesta su alti livelli, grazie a musiche sempre appropriate che trasmettono al giocatore il senso di angoscia. Il doppiaggio in inglese è ottimo, l’unica pecca riguarda l’assenza dei sottotitoli in italiano nelle versioni Dreamcast e PlayStation 2, una pessima abitudine che, purtroppo, andava di moda all’epoca.

Danger! High Voltage!

Nonostante il passo avanti compiuto dal 3D, il gameplay di Code Veronica è rimasto pressoché il medesimo dei capitoli precedenti. L’esplorazione e la risoluzione di enigmi rimangono alla base dell’esperienza di gioco, sempre accompagnati da una quantità di risorse limitata e da un inventario che non permette di portare con sé molti oggetti. Il giocatore è così portato ad evitare gli scontri quando è possibile o ad usare il coltello, anche se quest’ultima rimane sempre una scelta rischiosa. Purtroppo mancano alcune features introdotte in Resident Evil 3: Nemesis, come la possibilità di schivare e la camminata veloce in quanto nonostante Code Veronica fosse uscito dopo Nemesis, è stato concepito prima di quest’ultimo. Il titolo richiede circa 15 ore per essere portato a termine, il che lo rende il più longevo dei capitoli della saga.

Concludendo…

Resident Evil: Code Veronica non solo è uno dei migliori giochi per SEGA Dreamcast, ma è anche uno dei migliori capitoli della saga e uno dei massimi esponenti del genere survival horror. Alcune features mancanti ma presenti nel precedente capitolo lo avrebbero completato, nonostante ciò rimane comunque un prodotto notevole. Nel 2001, a causa del ritiro di SEGA dal mercato hardware, Capcom decise di estenderne il successo anche su PlayStation 2, attraverso una extended cut caratterizzata da circa 10 minuti di scene di intermezzo aggiuntive denominata “Code Veronica X” che nel 2003 fece la sua comparsa anche su Nintendo Gamecube, per la prima volta con i sottotitoli in italiano. Una versione rimasterizzata è uscita nel 2011 per PlayStation 3 e Xbox 360 (anch’essa fortunatamente sottotitolata in italiano), mentre al 2017 risale la versione emulata su PlayStation 4. Un titolo facilmente recuperabile quindi, a differenza di molti altri dello stesso periodo e che, nonostante il sistema di gioco inevitabilmente invecchiato, conserva ancora oggi intatto il suo fascino e le sue tetre atmosfere.

 

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