Stranger Things 3 The Game è, volendo per un attimo ignorare il mercato mobile, la prima trasposizione ufficiale della famosa serie Netflix in formato videoludico, ad opera di BonusXP. Dalla loro sede in Texas, questo piccolo studio indie, in collaborazione con Netflix stessa, ha ricreato fedelmente gli avvenimenti della contea di Hawkins narrati nella terza stagione appena rilasciata sul famoso portale di streaming. Grazie ad una chiave per Nintendo Switch fornita direttamente dagli sviluppatori, abbiamo avuto modo di giocare a fondo il porting in formato videoludico di Stranger Things 3, ma prima di cominciare un piccolo avviso: nella recensione che segue si menzionano fatti ed avvenimenti delle tre stagioni di Stranger Things quindi, se volete rimanere spoiler-free, siete avvisati…

Le Cose Più Strane

Per coloro che si fossero appena svegliati da un coma lungo 4 anni e non avessero mai sentito il nome Stranger Things, facciamo un piccolo recap. In pillole si tratta di una storia ideata nel 2016 dai fratelli Duffer (Matt e Ross), che ha saputo fondere con maestria temi sci-fi, horror ed avventura, restando, per quanto concerne i contenuti, sul filo del rasoio del “vietato ai minori”. Quello che ne uscì si potrebbe definire come un Goonies più maturo in salsa fantascientifica, spalmato però su più episodi ricchi di colpi di scena, che hanno saputo catturare l’immaginario di un target molto variegato di spettatori. Il successo immediato è sfociato nell’arco di 3 anni in altrettante stagioni, la cui terza è oggetto del videogioco in esame (una quarta e, pare, ultima, è già in fase di scrittura).
L’intera storia è ambientata in una città immaginaria chiamata Hawkins, in Indiana. Durante le prime due serie una piccola squadra di 4 affiatatissimi amici ha fatto la conoscenza di Undici, una ragazza dotata di straordinari poteri telecinetici. Insieme hanno affrontato dei terrificanti mostri provenienti da un’altra dimensione chiamata “Sottosopra” originati dal solito esperimento andato male del cattivo di turno (in questo caso rappresentato dal governo stesso). Alla fine della seconda stagione, durante la quale i nostri eroi hanno affrontato un terribile mostro chiamato “Mind Flayer”, il portale che consentiva la comunicazione tra la nostra dimensione e il Sottosopra è stato definitivamente chiuso. Il nemico è stato sconfitto ed i nostri amici hanno potuto dormire sonni tranquilli.
La terza stagione si colloca cronologicamente dopo le altre due ed inizia mostrando un gruppo militare russo intento, per qualche oscuro autolesionistico motivo, a ri-aprire l’orrendo portale. Inutile dire che questo causerà raccapriccianti stravolgimenti nella vita di tutti gli abitanti di Hawkins, perchè il Mind Flayer nel frattempo è rimasto in agguato, sornione, pronto a prendersi la sua rivincita contro Undici ed i suoi amici.

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Alcuni dei puzzle prevedono di fare scelte come queste.

Non puoi scrivere America senza Erica

Stranger Things 3 The Game si presenta come un adventure game / picchiaduro con grafica isometrica bidimensionale che segue abbastanza fedelmente la storia della serie. Ai giocatori il compito di svolgere quest primarie e secondarie, utilizzando due personaggi a scelta tra i ben dodici disponibili. I personaggi giocanti infatti sono sempre due, sia che si giochi in singolo che in local coop (in split screen): si inizia con Mike e Lucas mentre i restanti membri dellla “strana dozzina” verranno sbloccati man mano che avanza la storia principale e possono essere selezionati “al volo” semplicemente tramite la pressione di un tasto.
Ognuno è dotato di mosse differenti: l’attacco primario è principalmente da mischia anche se per alcuni consiste in un’arma a distanza; esiste poi un tasto per bloccare gli attacchi nemici (una specie di scudo) ed una super-mossa speciale che consuma energia. Ogni personaggio inoltre possiede una abilità innata che gli consente di usufruire di alcuni elementi del paesaggio: Dustin per esempio è in grado di hackerare i terminali, mentre Erica grazie al suo fisico minuto riesce ad entrare dentro le prese d’aria e così via – spesso l’utilizzo di questi poteri richiede di risolvere al volo un piccolo minigame, come accade anche in Kynseed.
I livelli sono composti da aree esplorabili che fanno uso di una sorta di “fog of war” propria degli RTS: le zone ancora inesplorate sono delimitate come grosse stanze nere, ma avvicinandosi alle loro estremità vengono rese visibili di colpo. Questa funzione risulta leggermente confusionaria all’inizio per la sua natura divisoria “a stanze” anche di zone all’aperto, ma ci si fa presto l’abitudine.
Al contrario di molti giochi dove è presente il local coop, qui non esiste un giocatore “primario”: entrambi i player sono indipendentemente in grado di attivare cose, interagire con NPC ed utilizzare le varie uscite; è una scelta che talvolta può causare qualche fraintendimento, ma in generale non rappresenta un ostacolo al divertimento. Allo stesso modo se uno solo dei due eroi dovesse morire,  il game over è immediato per entrambi e si riparte dall’ultimo salvataggio (automatico).

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L’utilizzo delle abilità di ogni personaggio spesso richiede di risolvere minigame come questo.

Un Picchiaduro Isometrico con elementi puzzle e crafting?

Nonostante il gameplay sia dichiaratamente molto orientato all’azione, gli elemnti di stampo “adventure” giocano un ruolo di rilievo nell’alchimia generale. Giocando in singolo è possibile fornire al personaggio non-giocante alcune semplici istruzioni (tipo fermati, seguimi, etc.) particolarmente utili per risolvere i numerosi enigmi presenti che spesso necessitano di due entità separate. Si va dalle classiche piattaforme da premere, sequenze di leve, oggetti da spostare, pulsanti, terminali con cui interagire – insomma c’è un po’ di tutto.
La natura della grafica isometrica costruita “a blocchi” non consente una grande varietà di situazioni ed anche per questo motivo il level design è spesso abbastanza semplice: l’esperienza di gioco non cambia granchè sia che ci si trovi all’interno di edifici oppure all’aperto. Uno dei problemi più grossi del titolo in esame viene presto a galla: la varietà. La grafica infatti è spesso riciclata tra le varie zone: il letto della casa di Undici non è dissimile da quello di una qualsiasi altra casa di Hawkins e lo stesso discorso vale per suppellettili, mobili, porte, etc.
Un’ altra incertezza è rappresentata dalle collisioni, capita spesso di bloccarsi davanti ad ostacoli invisibili passando vicino a parti del paesaggio, specie utilizzando i personaggi più voluminosi (come Hopper o Jonathan).

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La signora Driscoll è uno dei primi boss che si incontrano.

Lo spostamento tra le varie zone avviene attraverso l’utilizzo di una mappa di Hawkins che si arricchisce di nuove zone accessibili semplicemente avanzando nella trama principale. Nei vari livelli ci sono tanti elementi del paesaggio con cui interagire, principalmente distruggendoli: tutti i livelli sono costellati di piccoli oggetti come cestini, borse, casse, secchi, alberi, fiori, etc. Rompere le cose è utile perchè la distruzione degli elementi causa lo spawn di soldi o altri oggetti utili al crafting ma, purtroppo, queste azioni causano un effetto collaterale: invitano il giocatore a riflettere sulla profondità del mondo di gioco che risulta, infine, davvero banale. Facciamo un esempio pratico: entrando in un negozio di fiori è possibile devastare l’intera collezione di piante senza che il proprietario batta ciglio, ma, allontanandosi dalla zona di gioco e tornando indietro poco dopo, tutto tornerà come prima. Analizzando questo aspetto ci si rende conto che Stranger Things 3 è un gioco abbastanza semplice e poco profondo: si procede avanti e indietro tra le varie zone,  svolgendo compiti che non hanno alcun impatto sugli eventi. Abbiamo menzionato una componente crafting: si tratta di un connotato secondario e poco sviluppato che permette di costruire, presso alcuni banchi di lavoro sparsi per il mondo, gli orpelli – oggetti indossabili che forniscono miglioramenti di varia natura. Risulta obbligatorio farne uso durante alcune missioni, ma a parte queste circostanze, con moltà probabilità, il gioco si può completare senza ricorrevi.

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L’inventario per fortuna è senza limiti e non ci si deve preoccupare di peso o spazio.

Stranger Fights

Il comparto action in generale si dimostra giocabile e divertente, anche se talvolta le già nominate collisioni sono fonte di problemi. La grafica isometrica infatti è chiaramente costruita a blocchi di dimensioni predefinite, mentre la natura stravagante dei personaggi e delle loro animazioni (Dustin per esempio utilizza uno voluminoso spray al peperoncino come attacco predefinito) nelle fasi più concitate causano confusione. La IA che muove i nemici è piuttosto elementare, dato che si limitano ad attaccare ignorantemente i vari PG senza tregua, mentre l’esigua varietà degli stessi conferma che uno dei problemi più grossi di questo titolo è rappresentato dai contenuti. Fatte queste premesse però, dobbiamo ammettere che le sessioni di gioco in Stranger Things 3 sono state comunque coinvolgenti, grazie soprattutto alla discreta varietà di missioni secondarie e primarie. In questo senso, la semplice curiosità di vedere come procede la storia aiuta moltissimo, ma ovviamente per chi avesse già visto la serie televisiva non ci saranno grossi colpi di scena.

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L’attacco standard di Undici le consente di colpire più bersagli contemporaneamente.

Comparto tecnico

Stranger Things 3 è un gioco indie che riesce a collocarsi leggermente sopra la media. La grafica isometrica 16-bit è di ottima fattura e mai confusa, anche se le animazioni sono talvolta grezze e poco fluide. Il comparto audio include una serie di piacevoli musiche synth anni 80/90 molto ispirate dalla serie televisiva, spesso con toni dark, mentre gli effetti sonori sono ridotti al minimo sindacale e galleggiano nella mediocrità.
Come già menzionato sarebbe necessario qualche intervento sul comparto collisioni perchè al momento risultano approssimative e confusionarie, mentre sul comparto bug segnaliamo qualche sporadico vistoso calo di framerate. Tutto il gioco è completamente tradotto in italiano, anche se raramente si trovano frasi chiaramente tradotte “alla lettera” che possono portare ad incomprensioni. Sappiate infine che per giocarci dovrete liberare circa 1.4 gbyte di spazio sulla console o sulla scheda SD.

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E’ possibile consultare una mappa della zona in cui ci si trova in ogni momento.

Concludendo…

Stranger Things 3 è un titolo interessante per molti aspetti. Sicuramente una delle sue fisionomie più riuscite è la fedeltà verso la serie televisiva, dalla quale ricalca personaggi, situazioni ed addirittura dialoghi interi. Sebbene sia lontano dalla perfezione per via dei problemi relativi alle collisioni ed ai contenuti riciclati continuamente, è comunque un’esperienza che possiamo sicuramente raccomandare a tutti i fan della serie, meglio ancora se avessero qualche amico con cui condividere l’esperienza in coop locale. In totale ci vogliono meno di sei ore per portare a compimento la storia principale, non moltissimo considerato il prezzo a cui viene offerto. Tenete ben presente che, ricalcando fedelmente la trama originale, fornirà pesantissimi spoiler per coloro che non l’avessero ancora guardata, quindi in generale il consiglio è di guardare prima la serie.

CI PIACE
  • Pixel-grahic curata e piacevole.
  • Fedelissimo all’originale.
  • Gameplay divertente.
NON CI PIACE
  • Collisioni da sistemare.
  • Poca varietà di nemici e contenuto in generale.
  • Relativamente corto da finire.
  • Mondo di gioco poco profondo.
Conclusioni

Stranger Things 3: The Game è un titolo piacevole che può regalare una manciata di ore di gameplay di qualità. La trama intricata prelevata dalla controparte televisiva consente di non annoiarsi, anche se purtroppo il continuo riciclo del comparto grafico peggiora la situazione. Molto più divertente se giocato in compagnia con un amico, ma comunque apprezzabile anche in singolo, rappresenta un potenziale must-have per tutti i fan della serie, ammesso che piaccia il genere.

6.5Cyberludus.com

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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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