Dopo l’ottimo Nioh, Team Ninja torna alla carica con la serie più nota e longeva tra quelle realizzate ad opera del team nipponico: Dead or Alive. Dead or Alive 6 giunge sul mercato in un particolare momento storico, la concorrenza tra i picchiaduro infatti non è mai stata dura come negli ultimi anni, grazie a titoli di spessore che si stanno susseguendo con notevole frequenza – vi basti pensare ai recenti Soul Calibur VISuper Smash Bros. Ultimate o all’imminente Mortal Kombat XI.

Ad accrescere le responsabilità della nuova iterazione della serie, incombe l’inevitabile paragone col proprio predecessore, quell’ottimo Dead or Alive 5 che, nell’ormai “lontano” 2012, rappresentò un vero punto di svolta per il brand, rivelandosi come un titolo veramente degno di nota, e non soltanto per le formose componenti del roster.

Insomma, la sfida sembra essere tutt’altro che semplice. Dead or Alive 6 ha le carte in regola per imporsi in questo periodo di fuoco o gli appassionati del genere farebbero meglio ad investire i propri risparmi verso altri lidi? Dopo esserci farci fatti venire i calli alle mani (a forza di giocare, non pensate male) siamo pronti a dirvi se è il caso di concedere una chance all’ultimo lavoro degli eccentrici ragazzi di Team Ninja.

FIGHT!

Dead or Alive 6
La modalita Foto permette di effettuare scatti piuttosto coreografici

Una sceneggiatura che ti prende a cazzotti 

Dead or Alive 6 offre un pacchetto di contenuti non particolarmente ricco. I sostenitori del single player potranno sollazzarsi innanzitutto grazie alla modalità Storia. Non aspettatevi però un lavoro in stile NetherRealm, gli eventi narrati in Dead or Alive 6 non godono del benché minimo mordente. Non stiamo esagerando, la sceneggiatura è ridicola, frammentaria, inconcludente, intervallata da scene di intermezzo banali e vergognosamente dimenticabile. Nonostante sia stata portata a termine appena un paio di giorni fa, è veramente difficile ricordare di cosa diavolo parli la storia di Dead or Alive 6, se proprio siete così masochisti da volerne sapere di più vi informiamo che di mezzo ci sono le solite temibili e gigantesche organizzazioni criminali, tornei di arti marziali e personaggi “prescelti”. La trama, a metà tra il demenziale e il prendersi eccessivamente sul serio fallisce miseramente su entrambi i fronti, risultando utile soltanto a provare con mano buona parte dei lottatori che compongono il roster del gioco, tra un filmato e l’altro.

Fortunatamente, la trama nei picchiaduro è fondamentalmente un elemento secondario. Il gameplay è la colonna portante di una produzione di questo genere e, in single player, avrete modo di mettere alla prova le vostre abilità in immancabili classici quali Arcade, Sfide sul Tempo e Sopravvivenza, oltre che nella modalità Missione DoA, ossia una serie di incontri in cui portare a termine determinate sfide – come ad esempio l’esecuzione di prese contro determinati attacchi o l’infliggere un tot. di danni con una singola combo- utili ad ottenere crediti necessari allo sblocco di nuovi (e spesso provocanti) outfit per i vari lottatori. Va detto che nessuna delle modalità single-player risulta particolarmente curata o accattivante, considerate che l’arcade non presenta nemmeno i finali per i vari personaggi. L’impressione è che Team Ninja si sia limitata ad eseguire il compitino sotto questo punto di vista. Quantomeno, è presente un’estremamente corposa ed utilissima modalità allenamento con cui potrete appendere minuziosamente tutto ciò che c’è da sapere in merito al combat system, dall’apprendimento delle tecniche base, fino allo sviluppo delle combo di tutti i combattenti. Inoltre, anche durante le modalità Storia e Missione DOA è comodamente possibile accedere istantaneamente al tutorial, in modo da conoscere meglio un personaggio mai utilizzato od una meccanica di gioco non ancora ben assimilata.

Per quanto riguarda il multiplayer, il divertimento è assicurato giocando in locale contro un vostro amico. Potete comunque sfidare giocatori da tutto il mondo grazie alla modalità online. Anche in questo caso si tratta di un lavoro piuttosto limitato, con un unica modalità rappresentata da partite classificate casuali. Il netcode è migliorabile, in diversi scontri abbiamo infatti riscontrato problemi di stabilità, nulla di eccessivamente deleterio comunque. Abbiamo combattuto una decina di match online e non abbiamo notato particolari problemi di bilanciamento, nessun personaggio ci è parso particolarmente OP rispetto agli altri durante la nostra, seppur limitata, prova.

Il roster conta 24 combattenti, abbastanza vari e diversificati, disponibili sin dal primo avvio. A personaggi storici del calibro di Jann Lee, Kasumi e Zac si uniscono due new entry: Diego e Nico. Altri due personaggi (Nyotengu e Phase 4) appaiono nella lista dei personaggi ma non sono attualmente selezionabili, da quel che sappiamo i suddetti combattenti sono disponibili soltanto per chi ha preordinato il titolo o per coloro che hanno acquistato la Digital Deluxe Edition.

Dead or Alive 6
Un esempio delle banali sfide presenti nella modalità Missione DoA.

“Aveva i pugni nelle mani”

A livello di combat system, Dead or Alive 6 è costruito sulle basi poste dal quinto capitolo. Il sistema è basato principalmente su tre tipi di mosse: colpi (pugni e calci), prese e proiezioni. Le prese battono i colpi, le proiezioni battono le prese e i colpi battono le proiezioni. Non pensate si tratti di un sistema così semplice però, poiché soprattutto l’esecuzione delle prese è legata all’utilizzo di counter direzionali specifici per i vari tipi di attacco. Questa meccanica di contrasto degli attacchi non è facilmente assimilabile, soprattutto per i novizi del genere, un giocatore poco preparato potrebbe infatti avere serie difficoltà nel liberarsi degli insistenti attacchi di un avversario particolarmente aggressivo. Sì, perché molti attacchi causano vari tipi di stordimento che, in alcuni casi, limitano notevolmente le possibilità del combattente che sta subendo.

Dead or Alive 6
Da sinistra, Nico (una new entry nel mondo di DoA) e La Mariposa impegnate in un intenso scontro.

In soccorso dei meno esperti giunge quella che è la principale novità nel gameplay: l’indicatore devastazione, una seconda barra dedicata ad abilità speciali utili a ribaltare da un momento all’altro l’incedere dello scontro. Questo indicatore si riempe mettendo a segno i colpi o contrastandoli adeguatamente. L’inserimento di questa meccanica rende ancora più accessibile il combat system di Dead or Alive 6 e potrebbe facilmente far storcere il naso ai puristi, che potrebbero riscontrare una banalizzazione nel gameplay. L’indicatore di devastazione permette di effettuare, con la semplice pressione di un tasto, gli assalti fatali, una serie di colpi in sequenza che lasciano l’avversario totalmente indifeso a meno che non si sacrifichi una parte dell’indicatore effettuando una presa devastante, una contromossa capace di bloccare qualsiasi tipo di attacco e che diventa disponibile quando l’indicatore di devastazione supera il 50%. I colpi devastanti, invece, sono un’evoluzione degli assalti fatali ed utilizzano l’intera carica della barra, risultando particolarmente letali.

Il combat system di Dead or Alive 6 riesce nell’intento di risultare spettacolare, estremamente veloce ed abbastanza facile da approcciare pur non rinunciando ad una discreta componente tecnica che viene mitigata però dall’inserimento dell’ indicatore di devastazione e dalle mosse ad esso collegate.

Dead or Alive 6 Hayate
Hayate, sudaticcio dopo aver vinto un combattimento.

Dead or Alive 6, oltre le poppe c’è di più?

Dead or Alive 6 è tecnicamente poco incisivo. In effetti, il dettaglio grafico non sembra allontanarsi particolarmente dai livelli raggiunti nel 2012 da Dead or Alive 5 che, se ai tempi risultavano di eccellente fattura, oggi lasciano parecchio a desiderare. I personaggi sono discretamente dettagliati anche se uno sgradevole effetto aliasing contorna i modelli poligonali dei lottatori che comunque appaiono molto “plasticosi”, soprattutto nelle fattezze delle donzelle del roster, più vicine ad avvenenti bambole particolarmente formose piuttosto che a temprate lottatrici. Anche le arene deludono non risultando mai particolarmente ispirate e non spiccando nemmeno sotto il profilo puramente visivo. Apprezzabili, di contro,  le animazioni e alcuni effetti grafici ben realizzati, come sudore e sporcizia. Per nulla incisivo il sonoro, con musiche ed effetti nella media a fronte di un doppiaggio in inglese scandaloso a livello recitativo (potete comunque settare quello giapponese, un tantino più dignitoso).

Abbiamo testato il titolo su PlayStation 4 Pro e vi segnaliamo che è possibile settare Dead or Alive 6 in due diverse modalità grafiche, una che dà priorità all’azione ed una alla qualità grafica. In effetti la modalità grafica riduce, minimamente, l’aliasing e parrebbe non intaccare particolarmente il frame rate che si mantiene stabile sui 60 frame per secondo.

Da diversi anni, ormai, il picchiaduro di Team Ninja è noto ai più per le conturbanti forme delle varie lottatrici. E’ inutile girarci intorno, visto che anche publisher e team di sviluppo spingono molto su questa caratteristica per pubblicizzare il gioco. Le varie Tina, Helena,  Honoka e compagnia bella mantengono intatte le loro rotondità anche in questo capitolo. C’è da dire che gli abiti base sono meno succinti del solito, a differenza di quelli sbloccabili, generalmente ben più carenti di stoffa. Il team si è anche prodigato nel migliorare la fisica, in un sistema interamente dedicato alle forme femminili. Esiste persino un settaggio chiamato morbidezza che attiva o meno la fisica corporea dei personaggi, in modo da non urtare anche i più sensibili moralisti. Chiude la parentesi maniaca il Replay mode che permette inquadrature e scatti audaci sugli scontri registrati.

Dead or Alive 6 Honoka
Stupida, sexy Honoka

Concludendo…

Dead or Alive 6 non evolve in particolar modo la formula del suo predecessore, non c’è alcun particolare passo in avanti sia per quanto riguarda il comparto tecnico sia per quanto riguarda modalità, personaggi e gameplay. L’unica caratteristica fresca del combat system, data dall’indicatore di devastazione, rischia di banalizzare eccessivamente il gameplay. Il sistema di combattimento, comunque, funziona ma è ben lontano dal competere con i migliori esponenti del genere. Ciononostante, il titolo di Team Ninja difficilmente deluderà i fan della serie ma cosa potrebbe attrarre un novizio all’avvicinarsi per la prima volta a Dead or Alive? Beh, se cercate un picchiaduro frenetico, scenografico e stracolmo di sexy donzelle poco vestite, questo gioco potrebbe tranquillamente fare al caso vostro.

CI PIACE
  • Gameplay veloce, accessibile ma comunque tecnico…
NON CI PIACE
  • … ma lontano dai migliori esponenti del genere
  • Tecnicamente sottotono
  • Storia abominevole
Conclusioni

Dead or Alive 6 è un picchiaduro veloce, accessibile che non disdegna alcuni tecnicismi nel combat system. Il tutto funziona, se non si hanno eccessive pretese.

7Cyberludus.com
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Fabrizio Giardina
Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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