L’uscita di Valiant Hearts nel 2014 – avventura bidimensionale sviluppata da Ubisoft Montpellier e ideata dal Creative Director originario di Lione, Yoan Fanise – ha simboleggiato un punto di rottura con il passato per quanto riguarda le storie interattive che tentano di riprodurre e rappresentare gli avvenimenti storici a sfondo bellico. Fino ad allora esse venivano mostrate – quasi esclusivamente – attraverso annuali e testosteronici blockbuster americani votati all’azione frenetica, che provavano a spettacolarizzare la guerra esaltandone l’eroismo invece di concentrare la propria narrazione sulle tragiche e drammatiche storie dei singoli individui, sulle persone semplici, sull’emotività del racconto e la sua profondità. Successivamente, arrivò un altro capolavoro che ne ha seguito le orme, ossia il This War of Mine di 11 Bit Studios, un miscuglio di elementi gestionali e survival che ci permetteva di controllare un gruppo di civili durante l’Assedio di Sarajevo (avvenuto negli anni ’90), trasmettendoci tutte le difficoltà quotidiane e le crudeltà vissute dalla popolazione bosniaca in quel periodo. Ad esempio, non dimenticherò mai il dolore e il pentimento provato nella parte in cui si è costretti a derubare una povera coppia di anziani per potersi sfamare sottraendole appunto tutto il cibo presente nella loro abitazione. Ti dà veramente l’idea di cosa si è costretti a diventare in periodo di guerra e di cosa voglia dire la fame. Invece, oggi in occasione del centenario dall’Armistizio di Compiègne dell’11 Novembre 2018 – che decretò la conclusione del primo conflitto mondiale tra i tedeschi e la Triplice Intesa – grazie alla software house indipendente DigixArt e al pluripremiato studio d’animazione britannico Aardman Animations (Wallace & Gromit, Chicken Run), esce 11:11 Memories Retold, sempre co-diretto dal francese Yoan Finese. Il gioco, questa volta, è un’avventura tridimensionale in terza persona tra il documentario storico e il drammatico. Il titolo cerca di dare continuità allo stile e al successo di Valiant Hearts, raccontando nuovamente la Grande Guerra da altre prospettive e punti di vista puntando su scenari completamente inediti (tra i molteplici, la Battaglia per il Crinale di Vimy). A differenza del già citato titolo Ubisoft, in questo caso la direzione intrapresa pare molto più insicura: se in parte il neonato studio francese ha provato a produrre un gioco che varcasse i confini normalmente imposti dalle avventure grafiche tradizionali, proponendo una narrazione moderna, dall’altra risulta ancora decisamente ancorato a una mentalità vecchio stampo e all’esigenza di spezzare la fluidità del racconto con necessità ludiche qui, spesso, fuori contesto.

Ma andiamo ad esplorare con maggior precisione luci ed ombre di questa comunque interessante e peculiare opera prima di DigixArt

Storie di guerra

La storia di 11:11 Memories Retold attraversa un arco narrativo di ben due anni, dal Novembre 1916 fino alla stipulazione della pace nel 1918. Il titolo ci fa vestire i panni di due personaggi completamente opposti, sia per nazionalità, maturità e motivazioni. Il primo è Harry Lambert, un giovane, ingenuo e timido apprendista fotografo originario di Boston, rimasto orfano dopo il suo trasferimento in Canada, a Toronto, ed infatuato di Julia Taylor, la bella figlia del suo datore di lavoro – nonché la persona che gli ha gentilmente offerto un tetto sotto cui vivere. La visita di Martin Barrett, apparentemente un impavido e spavaldo maggiore dell’esercito ma capace di crollare emotivamente nei momenti di assoluta intimità, gli dona la possibilità di arruolarsi e partire per l’Europa, per documentare e riprendere le eroiche gesta delle forze alleate. Guadagnandosi così l’uniforme, utile per far colpo sulle donne del tempo, vive con la speranza di tornare e conquistare la sua amata, ignaro, però, che al suo ritorno la guerra lo avrà profondamente cambiato. Questa è proprio la tematica che caratterizza la storia di Harry, il confronto tra la divulgazione, la promessa di diventare un eroe della patria e l’ottimismo giovanile con poi quello che sono effettivamente la dura realtà e la guerra: uno scenario crudo, pieno di violenza, morte ed atrocità di ogni genere che ti segnano la vita.

Il secondo personaggio di cui seguiremo le gesta è Kurt Waldner – uomo decisamente più maturo e con maggior esperienza – un ingegnere tedesco che, inizialmente, vedremo lavorare in una fabbrica addetta alla costruzione ed assemblamento dei dirigibili Zeppelin. Kurt è un padre di famiglia e, in quanto tale, si arruola immediatamente dopo aver ascoltato alla radio la notizia della scomparsa dei membri dell’unità IRI25, di cui faceva parte il figlio Max. In questo caso, la sua porzione di storia è quasi totalmente dedicata all’amore familiare e verso il proprio sangue, al salvataggio di una vita a tutti i costi – fregandosene generalmente della guerra in sé e concentrandosi solamente sulla sua missione privata. Ma verso la fine del terzo ed ultimo atto è destinata a diventare una trama di vendetta e di odio nei confronti del nemico in seguito a un colpo di scena incredibilmente azzeccato e spiazzante.

La narrazione inizia molto lentamente, prendendosi i suoi tempi, passando però da un ritmo eccessivamente rapido dalle vicende di Harry a quelle di Kurt, con una soluzione di continuità problematica e, a volte, praticamente nulla, così da rendere il racconto assai frammentato e raramente coeso. Si raggiunge un buon dinamismo soltanto nelle sequenze in cui i due protagonisti si trovano a pochi chilometri di distanza e la telecamera può spaziare senza stroncare la fluidità, oppure nei momenti in cui le vicende dei due si intrecciano e il gameplay ci consente di passare liberamente dall’uno all’altro tramite la pressione dei tasti direzionali digitali. Questi si rivelano essere anche i momenti in cui le meccaniche di gioco si sono fatte un minimo più interessanti perché c’è bisogno di cooperazione per portare a termine degli obiettivi, che sia una sezione stealth dove bisogna distrarre il taverniere per potergli rubare un barile necessario alla costruzione della nostra mongolfiera, oppure l’attivazione di un montacarichi nei tunnel sotterranei. Le interazioni si dimostrano essere enormemente varie e costruite ad ogni tipo di missione, però – purtroppo – tanta varietà si scontra pure con un’eccessiva semplicità e un minimo coinvolgimento del giocatore sugli enigmi ambientali (sempre basilari e di banale risoluzione). Solitamente si passa da Harry il quale dispone di una macchina fotografica in grado di riprendere punti d’interesse sparsi per gli scenari ed immortalare i momenti salienti della sua “avventura” col Maggiore Barrett a Kurt che può interagire con i membri della sua truppa chiedendo informazioni sul figlio e riparare di tanto in tanto qualche radio per ripristinare le comunicazioni, oppure utilizzare un genofono sulle pareti in grado di fargli ascoltare le conversazioni nemiche premendo a fondo il tasto X del joypad sul punto esatto.

Gli scenari permettono anche una buona dose di esplorazione in quanto sono disseminati di collezionabili che riescono ad approfondire ed aggiungere curiosità sul periodo storico, come nel caso di Valiant Hearts, risultando estremamente interessanti da ricercare, oltre che utili per sbloccare filmati dell’epoca.

11-11: Memories Retold è un’avventura a bivi con scelte e conseguenze – dove in determinate situazioni le nostre decisioni avranno ripercussioni sugli avvenimenti futuri. Addirittura le foto inviate per posta a Julia o il raccontare o no la verità nelle lettere destinate a Lucie, la figlia di Kurt malata di tubercolosi, porteranno a risposte differenti. Ma ovviamente, la fase più fondamentale arriva nel finale dove uno dei protagonisti sarà chiamato a una scelta di vitale importanza e che può portare a uno dei sette diversi finali.

11-11 Memories Retold sfrutta una tecnica di rendering innovativa che permette di dipingere praticamente le ambientazioni del gioco. A volte si rimane veramente sbigottiti dalla bellezza artistica dello stile impressionista adottato che, ogni luogo visitato, riesce a trasmettere con la magnificenza dei suoi colori. Che sia la violenta Battaglia di Vimy, la quasi fiabesca atmosfera dei villaggi alpini, le fangose trincee, la tranquilla e rilassante campagna tedesca dopo ore passate nel trambusto della Guerra, oppure la meravigliosa Parigi dove primeggiano i bianchi, i fiori rossi della Terra di Nessuno e i cimiteri di Somme, lo stile e le atmosfere riescono a donare una varietà sensazionale e un continuo stupore, se non fosse per il fatto che a tratti renda abbastanza indecifrabile cosa stia accadendo su schermo.

Il doppiaggio è arricchito dalle voci di Elijah Wood (il Frodo de Il Signore degli Anelli) che narra il giovane Harry e da Sebastian Koch (Il Ponte delle Spie, The Danish Girl) che invece si occupa di Kurt.

Completano l’opera le incredibili musiche curate dalla British Philarmonia Orchestra e dallo straordinario compositore francese Olivier Deriviere che dopo aver collaborato alle colonne sonore di Remember Me, Freedom Cry e – successivamente – Get Even (sound design spaventoso) ha di nuovo superato se stesso scrivendo una soundtrack dalla potenza evocativa pazzesca e con continui cambi di intensità e di ritmo, sottolineando efficacemente le atmosfere dell’epoca e i sentimenti dei protagonisti.

CI PIACE
  • Stile artistico splendido e innovativo
  • Approccio originale al genere
  • Colonna sonora impressionante
  • Storia toccante, inaspettata nei risvolti
  • Varietà altissima
  • Gli approfondimenti tramite collezionabili
NON CI PIACE
  • Ludicamente poco convinto sulla direzione da intraprendere
  • Narrazione spesso frammentata, lenta e poco dinamica.
  • Un maggior numero di momenti cooperativi sarebbe stato apprezzabile.
  • Poca chiarezza in alcune situazioni a causa dello stile adottato
Conclusioni

11-11: Memories Retold è un titolo coraggioso negli intenti, sperimentale ed originale nel modo di approcciarsi a un periodo storico davvero poco sfruttato in ambito videoludico. La toccante e struggente storia di Harry e Kurt parla di uomini umili, di umanità, di perdite, del senso della famiglia e dell’amicizia vera ed incrollabile anche davanti a situazioni estreme e in caso di diversità ponendo il conflitto bellico soltanto sullo sfondo. Regala circa cinque ore di estrema varietà sia visiva che a livello di interazioni e situazioni, ma è innegabile che ludicamente non potrà essere apprezzabile da chiunque perché eccessivamente basilare e spesso prepotentemente riempito di elementi di gioco superflui. Abbracciare il genere dei Walking Simulator con più convinzione sarebbe sicuramente stata la scelta più saggia.

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Alessio Alessandrini
Cresciuto a pane e avventure grafiche. Trascorre il tempo alternando la buona musica, il cinema d'autore e i videogiochi indipendenti, senza disdegnare i prodotti per le masse.

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