Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta

La saga di Dragon Quest nasce nel “lontano” 1986, ideata da Yūji Horii. In oltre trent’anni, la serie divenuta cult del genere JRPG è stata acclamata in tutto il mondo e ha fatto sognare intere generazioni di videogiocatori sulle più svariate piattaforme. Un lungo viaggio, insomma, iniziato sull’indimenticabile NES di casa Nintendo e proseguito, dopo SNES e Game Boy Color, (anche) dall’altra parte della barricata.

Per un giocatore tendenzialmente “onnivoro”, il confronto con un brand capace di segnare e condizionare in maniera continuativa la storia di un intero genere non può che essere, a priori, un’occasione elettrizzante e irresistibile. Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta, infatti, porta inevitabilmente dentro di sé un patrimonio genetico importante e sui generis, fatto di orgoglioso rispetto per il proprio passato e, soprattutto, di sconfinata passione. Conseguentemente a ciò, il suddetto giocatore difficilmente riuscirà a soffocare la propria curiosità. Sì, sulla carta tutto è chiaro: si tratta sempre di Dragon Quest. Lo dice anche la scritta. Ma cosa succederà questa volta? Quanto deciderà di allontanarsi dalla (sua) tradizione? Continuerà a dettare LA via da seguire ai concorrenti? Ma soprattutto, e qui non può mancare un po’ di malizia, riuscirà a dimostrare che gli anni non sono una minaccia tangibile per la linfa vitale che è la creatività?

Dragon Quest XI

L’eterna lotta tra bene e male

Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta ci racconta la storia di un ragazzo misterioso. Considerato una terribile minaccia, pur essendo ancora in fasce, è abbandonato dalla madre al fine di salvargli la vita. Miracolosamente trovato da un anziano signore, viene adottato e ha la fortuna di condurre un’esistenza felice. La sua vita cambia però (nuovamente) al raggiungimento dell’età adulta: in occasione di una specie di prova del fuoco, infatti, scopre di essere diverso da tutti gli altri. È il cosiddetto “Lucente”, la cui rinascita è purtroppo foriera del ritorno di un essere malvagio. È questa folgorante notizia ad “attivare” il nostro eroe, che partirà alla ricerca di risposte. Il suo viaggio, però si rivelerà ben più impegnativo del previsto, tra inaspettati pericoli e provvidenziali alleati.

Come è facile intuire, non siamo certo di fronte a un soggetto particolarmente ispirato o dal contenuto rivoluzionario. Quella di Dragon Quest XI è “semplicemente” l’eterna lotta tra bene e male, affiancata da un percorso di crescita di un protagonista destinato a lottare per la salvezza del mondo. Ma andando oltre il plot vero e proprio, parecchi sono gli aspetti che convincono dell’opera di Square Enix. In primis, il ritmo. La vicenda si “srotola” con naturalezza, senza rallentamenti o vuoti narrativi, sempre contrassegnata dalla leggerezza e dal tono (ove possibile) gioioso che contraddistingue la serie. Il giocatore avrà dunque modo di godersi appieno le tappe di questo lungo viaggio, che saprà anche offrire alcuni momenti di totale coinvolgimento emotivo uniti a innumerevoli altri genuinamente buffi. Fondamentale, in questo senso, è stata l’aggiunta di un gradevole doppiaggio (ovviamente in inglese), completamente assente nella versione giapponese del gioco.

È il caso di soffermarsi ancora per un istante sui personaggi. Dragon Quest XI mette in scena un protagonista inevitabilmente privo di carisma, come d’altronde la quasi totalità degli eroi “semi-muti” del genere, affiancato però da un cast di elementi decisamente colorato, vario e riuscito. Vige la solita regola dei “tipi”, che abbiamo imparato a conoscere non solo nel videogioco di ruolo giapponese ma anche in una vasta fetta della cinematografia d’animazione (e non) del paese del Sol Levante. Ecco allora dei caratteri netti e ben distinti, appositamente pensati per risaltare proprio in conseguenza delle rispettive differenze. L’esempio perfetto? Le sorelle gemelle Serena e Veronica, completamente differenti non solo nell’aspetto (a causa di una maledizione), ma anche a livello di personalità: pacata la prima, intrattabile la seconda. E attenzione, perché proprio il caratteraccio di Veronica, molto spesso, si rivelerà un Jolly comico semplicemente irresistibile.

Dragon Quest XI

Dragon Quest XI: Il piacere (e la sicurezza) del classico

Il gameplay di Dragon Quest XI è come un ritorno a casa dopo tanto tempo: tutto, in ogni suo aspetto, ci è familiare. Tutto è al suo posto. Siamo infatti di fronte a un JRPG dall’anima fortemente classica, che porta avanti con fierezza un “modo di giocare” che potremmo definire tradizionale. Tuttavia, seppur sottotraccia, Square Enix ha deciso di tentare una nuova strada: quella dell’apertura al grande “pubblico”, della semplificazione. Il tutto operando su più fronti.

L’aspetto più macro riguarda il sistema di combattimento. Lo schema è quello standard: i mostriciattoli si aggirano liberamente per le differenti ambientazioni di gioco, con lo scontro che ha inizio in caso di contatto. La meccanica di battaglia di Dragon Quest XI prevede uno schieramento a quattro, unito alla celebre suddivisione in turni.

Ebbene, i giocatori meno avvezzi al genere potranno optare addirittura per due varianti: un sistema aggiuntivo di controllo dei personaggi e la possibilità di settare alcune “tattiche” automatiche per uno o più membri del gruppo. La seconda funzione si è rivelata decisamente comoda: gli scontri di Dragon Quest XI prevedono infatti una scarsa dose di tattica, con conseguente e ripetitivo utilizzo (in alcuni casi) delle medesime mosse (come gli incantesimi di cura per Serena o il semplice attacco per Erik). Discutibile risulta invece la scelta di inserire una pseudo modalità dinamica che permette al giocatore di muovere liberamente i personaggi durante i confronti con i nemici. Trattasi infatti di una semplice modifica estetica, ininfluente a livello pratico.

Dragon Quest XI

L’altra scelta “di apertura” consiste in un coefficiente di difficoltà decisamente misurato. Dragon Quest XI è infatti un titolo non eccessivamente impegnativo, che solo in occasione dei boss potrebbe arrivare a mettere in difficoltà i giocatori. Questa situazione di vantaggio si verifica soprattutto per via della forte spinta verso il grinding, che risulta stimolante e, in parte, facilitato: gli scontri sono infatti veloci oltreché molto divertenti, e l’elevata quantità di esperienza ottenuta garantisce rapidi level up destinati a fare la differenza. Da non dimenticare inoltre la presenza dello stato “pimpante”, una condizione che può verificarsi casualmente a seguito dei colpi subiti. Questo prevede un momentaneo incremento delle statistiche del personaggio interessato, in aggiunta alla possibilità di sferrare attacchi unici dalla forza devastante.

A questa situazione complessivamente “favorevole” si aggiunge poi la feature degli accampamenti, luoghi distribuiti lungo tutte le varie location di gioco nei quali sarà possibile riposare in tutta sicurezza. Questo ristorerà adeguatamente tutta la compagnia, rendendola nuovamente efficiente e pronta alla battaglia. Ma non finisce qui, perché proprio entro questo contesto di “relax” sarà possibile adoperare la forgia, strumento indispensabile per realizzare (mediante un simpaticissimo minigioco) eccellente equipaggiamento a partire dai materiali raccolti. Ulteriore attrezzatura potrà inoltre essere acquistata dai mercanti: le cifre, seppur importanti, difficilmente costituiranno un problema.

Dragon Quest XI è dunque un gioco che si lascia godere con naturalezza e senza eccessi di frustrazione. Tuttavia la marcata semplicità potrebbe non convincere una parte dell’utenza, che apprezzerà senza dubbio la possibilità di variare la difficoltà dell’avventura (in diversi modi) a inizio partita.


Dragon Quest XI

In viaggio per il mondo

Il mondo di gioco di Dragon Quest XI è sicuramente uno dei punti a favore del titolo. Sin dai primi momenti, infatti, siamo catapultati in un’incantevole ambientazione verdeggiante e luminosa nella quale è ancora la natura a farla da padrona, tra cascate e grandi pianure. Un enorme lato “green”, dunque, disposto a farsi da parte solo ed esclusivamente in presenza delle città. Queste ultime si presentano curatissime, caratteristiche e soprattutto brulicanti di vita: basti pensare a Gondolia, cittadina palesemente ispirata alla Serenissima, i cui abitanti sfoggiano un bizzarro mix di inglese e italiano (una parola qui, una là). Le dimensioni non sono certamente massive, tuttavia ogni location può vantare un’atmosfera tutta propria, che spingerà il giocatore ad esplorarne con curiosità tutti gli angoli alla ricerca di tesori nascosti o di qualche missione secondaria.

Il vasto continente di gioco è de facto suddiviso in zone, il più delle volte separate da brevi caricamenti. Anche in questo caso è possibile “individuare” la suddetta politica di apertura fortemente voluta da Square Enix, che ha scelto di semplificare (o per meglio dire velocizzare) anche le fasi di esplorazione. Per spostarsi il giocatore avrà infatti a disposizione una velocissima cavalcatura, capace di attraversare intere mappe in un batter d’occhio. È sufficiente? Evidentemente no: i più pigri potranno infatti affidarsi al teletrasporto, un incantesimo che ci catapulterà in un istante nei luoghi già visitati.

Soffermiamoci infine sull’aspetto tecnico. Dragon Quest XI punta sull’Unreal Engine 4 con esiti indubbiamente positivi, arrivando a offrire al giocatore una vera chicca a livello visivo (a patto di apprezzare lo stile di Dragon Quest e di Toriyama, ovviamente). Ciò che non potrà fare a meno di balzare immediatamente all’occhio è l’attenzione, la cura rivolta anche agli aspetti più minuti: che si tratti di una piccola locanda in città o di uno qualsiasi dei tantissimi mostri del titolo, non fa differenza alcuna.

Discorso diverso per il comparto audio. La colonna sonora, in totale franchezza, non si è rivelata all’altezza del colossal che è Dragon Quest XI. Le tracce musicali sono davvero poche, e seppur orecchiabili non sono certo ispirate o memorabili. Andando nello specifico, i temi di battaglia e di esplorazione sono incredibilmente ripetitivi e oltretutto vengono riciclati con insistenza durante le cutscenes (anche quelle di una certa rilevanza). Una macchia che, entro una produzione di alto livello, si nota parecchio.

Dragon Quest XI

Concludendo…

C’è poco da dire. Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta è un JRPG di pregevole fattura, che a seguito di alcune scelte di semplificazione convincerà sia i fan della serie sia i giocatori meno “navigati”. Il gameplay profondo e sempre coinvolgente oltreché l’inconfondibile spirito della serie Dragon Quest sono punti a favore di un titolo che vi accompagnerà per decine e decine di ore. Ci sono alcune piccole sbavature, quali una trama eccessivamente “ordinaria” e una colonna sonora certamente non brillante, ma non potranno in alcun modo condizionare quella che si rivelerà, senza dubbio, una bella avventura.

CI PIACE
  • Un grande JRPG classico. Massiccio, realizzato con maestria e passione.
  • L’atmosfera di Dragon Quest è qualcosa di unico.
  • Saprà convincere sia i puristi che gli occasionali del genere.
  • Visivamente appagante.
NON CI PIACE
  • La storia sa di già visto.
  • La difficoltà standard è fin troppo bassa.
  • Colonna sonora non all’altezza.
Conclusioni

C’è poco da dire. Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta è un JRPG di pregevole fattura, che a seguito di alcune scelte di semplificazione convincerà sia i fan della serie sia i giocatori meno “navigati”.

8.5Cyberludus.com
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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.

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