Quando, circa quattro anni fa, mettemmo le mani sul primo The Crew, non abbiamo nascosto una certa delusione per tutto il potenziale sprecato dal racing game targato Ubisoft. L’immensità della mappa di gioco, infatti, non riuscì a nascondere le diverse magagne tecniche che affliggevano il gioco, insieme alle diverse carenze sul fronte gameplay. Ora, i ragazzi di Ivory Tower e Reflections si preparano a concedere il bis, con un titolo che ha tutta l’aria di essere il primo vero sfidante del Forza Horizon di Microsoft, attualmente la miglior iterazione disponibile sul mercato tra i racing game open world.

The Crew 2 è nei negozi da qualche giorno e noi, come sempre, siamo pronti a fornirvi il nostro responso ufficiale: buona lettura!

Si ritorna a sfrecciare!

The Crew 2 si presenta ai giocatori come un “reboot” completo per la saga, abbandonando totalmente le trame e le tematiche alla “Fast and Furios” che avevano contraddistinto il precedente episodio. Dimenticatevi quindi di bande criminali, FBI e lavori sotto copertura, The Crew 2 – in maniera molto simile a quanto visto con la serie Forza Horizon – ci darà modo di impersonare un pilota (di cui potremo sceglierne anche le fattezze tra alcuni modelli pre-impostati) che avrà lo scopo di diventare l’icona “racing” del Nord America. Tra gare off road, su strada e in mare, il nostro pilota dovrà mettersi alla prova in competizioni di ogni genere, sfruttando appieno il vasto comparto veicoli che il gioco mette a disposizione.

The Crew 2, sulla carta, è il gioco open world dei sogni. Come il suo predecessore, ci viene offerta la possibilità di esplorare l’intera mappa degli Stati Uniti, e partecipare a centinaia di eventi distribuiti su chilometri e chilometri di strade. Ovviamente, con l’introduzione di eventi “aerei” e in mare, le possibilità offerte dalla mappa di gioco sono sensibilmente aumentate.
The Crew 2, infatti, offre la possibilità ai giocatori di esplorare un mondo aperto al volante di svariate categorie di veicoli. Grazie alla funzione cambio rapido, sarà possibile switchare in tempo reale tra un veicolo ed un altro e scoprire quindi tutte le varie potenzialità che il mondo di gioco sa offrire, letteralmente senza tempi morti. Potremo attraversare le trafficate strade di Los Angeles a bordo di un Lamborghini, per poi prendere il controllo di un biplano e osservare e sfrecciare agilmente tra un grattacielo ed un altro ed infine buttarsi nelle vaste acque oceaniche a bordo di un veloce motoscafo. Tra sfide, eventi e punti di interesse, la mappa di The Crew 2 è un vero e proprio parco giochi a nostro uso e consumo, che offre molto a livello contenutistico. Fin dalle prime battute di gioco, ci verrà proposto di unirci a quattro diverse famiglie motoristiche: piloti di strada e professionisti, esperti di fuoristrada e giocatori in stile libero. Tramite competizioni e incontri casuali, verremo ricompensati con veicoli che potremo inoltre personalizzare sia sul fronte estetico che su quello delle performance, dandoci inoltre modo di scaricare – o pubblicare – intere livree personalizzate, in maniera molto simile a quanto visto con le serie Forza Motorsport/Forza Horizon. In realtà, sebbene le possibilità estetiche offerte dal gioco siano sopra la media del genere, ci saremmo aspettati un sistema di personalizzazione un po’ più profondo, in grado di dare carta bianca allo spirito creativo dei giocatori.

Ora verrà da chiedersi: con una base contenutistica così valida cosa potrebbe mai andare storto? In realtà, dietro lo “specchietto per allodole” della sua soddisfacente base contenutistica, The Crew 2 cela meccaniche che rendono sostanzialmente superflua l’abilità di guida del giocatore, cosa che, trattandosi di un gioco di guida, non è certamente il massimo. La vera chiave del successo dei piloti di The Crew 2 è infatti nascosta sotto il cofano dei loro veicoli. La vera “forza bruta” di ogni auto dipende, sostanzialmente, dal loot generato da ogni evento: in maniera molto simile al primo capitolo – e anche al più recente Need for Speed: Payback – ogni evento completato offre in premio al giocatore pezzi di ricambio di rarità ed efficienza crescenti, che aumentano il livello delle auto e, conseguentemente, le performance in gara. Questo elemento, da solo, non sarebbe un vero difetto, se non fosse per due pesanti aggravanti: un sistema di guida eccessivamente arcade e un’intelligenza artificiale poco credibile. Il modello di guida, dichiaratamente arcade, del titolo offre sensazioni tutt’altro che piacevoli e il comportamento dei veicoli risulta generalmente incoerente con le loro caratteristiche costruttive. Questo difetto, particolarmente “esplicito” nei veicoli su strada, si ripercuote anche su aerei e barche, che risultano poco credibili nei comportamenti fin da subito.

Born in the USA

Pur basandosi sullo stesso engine del suo predecessore, The Crew 2 riesce a proporre svariati miglioramenti grafici. L’aumento della distanza di visuale regala, in alcuni istanti, scorci paesaggistici davvero unici, grazie soprattutto alla varietà (oltre che vastità) della mappa di gioco nella quale sarà davvero difficile non perdersi. I modelli dei diversi veicoli, seppur non eccellenti, risultano ben modellati e fedeli alle controparti originali, anche se abbiamo notato in più occasioni diversi problemi di pop up e texture in bassa definizione che rovinano, in parte, la resa grafica finale.

Molto buona invece la soundtrack di gioco che si avvale di diversi brani su licenza divisi su diverse radio personalizzate, con artisti come Martin Garrix o i The Chemical Brothers. Solo discreto, invece, il doppiaggio in lingua italiana, che ci accompagnerà nelle diverse cut scene messe in mostra dal gioco.

Concludendo…

The Crew 2, così come il suo predecessore, sa di occasione sprecata. Le potenzialità in termini di varietà e contenuti lo avrebbero potuto rendere il primo vero contendente alla serie Forza Horizon ma, purtroppo, i diversi limiti in termini di gameplay e intelligenza artificiale non permettono al racing game di Ubisoft di decollare verso lidi ben più meritevoli di attenzione.

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.