Il catalogo di giochi meritevoli disponibili per le piattaforme di realtà virtuale si sta rimpinguando sempre più, seppur molto lentamente. Di titoli ben realizzati ne abbiamo visti diversi ma The Persistence potrebbe rappresentare la definitiva consacrazione di questo genere di esperienze, riuscendo a zittire anche i detrattori più accaniti, soliti nel criticare i videogame VR additandoli di non poter competere con il gaming classico, soprattutto per quanto riguarda complessità e stratificazione del gameplay.

Realizzato da Firesprite (studio di sviluppo inglese formato dagli ex membri di SCE Liverpool e che ha tra i suoi trascorsi storici serie del calibro di F1 e Wipeout), il titolo appare molto ambizioso e affascinante e ricorda da vicino Dead Space e Alien. The Persistence è un survival horror che punta fortemente sullo stealth e propone interessanti meccaniche da rogue-like, oltre a presentare delle insolite virate da social game. Stiamo parlando di una possibile killer app o di un sontuoso buco nell’acqua? Scopritelo leggendo la nostra recensione.

Morte persistente

L’astronave colonia Persistence è rimasta bloccata nei pressi di un buco nero e questo incidente, oltre a causare il malfunzionamento dei sistemi, sta mutando i membri dell’equipaggio in orrende creature assetate di sangue. In questo inquietante scenario, il giocatore impersona Zimri Eder, ufficiale di sicurezza riportata in vita da Serena, unica superstite ed intrappolata nel sistema della nave spaziale. La resurrezione è possibile grazie ad una stampante biologica che trasferisce la coscienza della protagonista in un nuovo corpo dopo ogni decesso.

La storia risulta abbastanza curata, il rapporto tra le due donne e la loro profonda umanità è alla base della narrazione e il contesto sci-fi messo in piedi dagli sviluppatori è coerente,  affascinante e si presta egregiamente al gameplay. Nonostante gli avvenimenti non siano raccontati con particolare enfasi, la trama accompagna degnamente il giocatore durante questa aberrante odissea nello spazio. L’atmosfera che si respira percorrendo gli oscuri corridoi della Persistence è assolutamente terrorizzante, garantendo una costante sensazione di claustrofobica angoscia ed il tutto è, ovviamente, amplificato dalla totale immersione che soltanto la realtà virtuale può garantire. Promossa dunque la componente horror del titolo, che farà certamente la felicità degli amanti del genere.

The Persistence è completabile in 6-7 ore (a patto che non moriate troppo spesso!) e propone ben tre finali alternativi.

Proceduralità spaziale

Una delle peculiarità più rappresentative del gameplay di The Persistence è il sistema procedurale che genera autonomamente struttura dell’ambientazione e posizionamento dei nemici. Dopo ogni morte, infatti, saremo costretti a ricominciare dal punto iniziale del livello, ritrovandoci a dover intraprendere un nuovo percorso, stravolto rispetto a quello precedente. Questa scelta di game design immette il giocatore in un contesto mutevole che non dà punti di riferimento in modo da accrescere il livello di tensione, impedendo la memorizzazione di percorsi più o meno agevoli e costringendoci a prestare sempre la massima attenzione a ciò che ci circonda. Il tutto è contestualizzato, visto che la vicinanza del buco nero causa anomalie spaziotemporali alla nave coloniale, così facendo gli sviluppatori sono riusciti ad inserire una meccanica di gameplay, generalmente poco “realistica” rendendola credibile.

Esplorando a dovere, avremo modo di lootare varie risorse utili sia a potenziare caratteristiche ed equipaggiamento della protagonista sia ad acquistare nuove armi, che siano esse melee o da fuoco. Si palesa sin da subito una buona varietà e diversificazione sotto questo punto di vista, potremo scegliere tra gli strumenti di morte più disparati, dalle revolver alle lance a due mani, passando per insolite pistole che sparano silenziosi arpioni, per un totale di ben 17 armi, tutte caratterizzate da una scarsa mole di munizioni, andando a rendere ogni colpo inferto prezioso e da non sprecare. Ma state ben attenti a non affezionarvi eccessivamente all’arma scelta in quanto, dopo ogni game over, vi ritroverete nuovamente con l’arma iniziale e sarete costretti a a riarmarvi al meglio. I potenziamenti che avrete sbloccato (salute massima, silenziosità ecc..) però vi rimarranno, state tranquilli.

Sostanzialmente il gameplay risulta abbastanza godibile, rendendo The Persistence un gioco complesso e ricco di sfaccettature. Il titolo è abbastanza impegnativo, i nemici godono di un’ottima IA, molto aggressiva e possono seccarvi con pochi colpi ben assestati. Come specificato poco sopra, potremo difenderci con due tipi di risorse: le armi melee, da utilizzare nel corpo a corpo e le armi da fuoco, per poter attaccare dalla distanza. Nel primo caso sarà essenziale dosare al meglio l’utilizzo del limitato scudo, cercando di parare col giusto tempismo in modo da lasciare l’avversario scoperto e in balìa delle nostre violente mazzate. A tal proposito, non ci ha convinto pienamente il sistema di hit-box, che rende poco chiaro capire quando un colpo va a segno o meno, sia in uscita che in entrata. Più rosea la situazione per quanto riguarda lo shooting, molto naturale e preciso. Per aiutarci durante le nostre peripezie, potremo utilizzare una sorta di “supervista” che ci permetterà di vedere le minacce oltre i muri. Qualsiasi gamer conosce bene questa meccanica, ampiamente abusata nei giochi di oggi ma, in questo caso, vi assicuriamo che non semplifica più di tanto l’esperienza, vista la notevole limitatezza con cui potremo servirci di questo aiuto.

Come se non bastasse, Firesprite ha voluto sfruttare l’esperienza acquisita dopo aver sviluppato il party game The Playroom VR per inserire all’interno di The Persistence delle insolite meccaniche social. E’ presente infatti una geniale modalità multiplayer che consente di godere dell’esperienza fino a quattro giocatori contemporaneamente. Gli ospiti, scaricando la companion app dagli store mobile, potranno partecipare al gioco aiutando il giocatore principale, ad esempio marcando i nemici, accendendo le luci o generando pacchetti di cure e munizioni. Accertatevi però di circondarvi di amici affidabili, in quanto essi potranno anche complicare il vostro incedere generando ancora più mostri e attirandoli verso di voi o semplicemente spegnendo le luci in modo da rendere il tutto ancora più terrorizzante. Questa feature trasforma The Persistence da solitario gioco horror a party game inaspettatamente riuscito, che si tratti di collaborare per superare le sezioni più ostiche o di cercare di far morire il giocatore che indossa il visore, per farsi quattro risate tra amici.

Nello spazio nessuno può sentirti urlare…ma a casa tua sì!

Sotto il profilo prettamente grafico, The Persistence, offre una resa visiva più che accettabile. L’ambientazione è ben resa e credibile e anche i modelli poligonali di armi e nemici fanno la loro figura. Le scarse condizioni d’illuminazione che imperversano nella nave contribuiscono nel nascondere le naturali magagne e gli inevitabili compromessi tecnici a cui devono sottostare gli sviluppatori che hanno a che fare con la realtà virtuale targata Sony.

Il comparto sonoro concorre nell’innalzare notevolmente il livello della tensione. L’intera esperienza sarà costellata da un audio design che vi farà rabbrividire grazie ad improvvisi e spaventosi rumori ambientali e ai continui mugugni delle anormali creature che accompagneranno costantemente il giocatore… forse anche troppo, visto che sentiremo lamentare gli abominevoli mutanti praticamente di continuo, anche quando avremo la certezza di non avere nemici vicini a noi. Una scelta che mantiene alta l’agitazione ma non particolarmente sensata. Ciò non va però ad inficiare l’ottima qualità del comparto sonoro, che costringerà i più suscettibili a giocare senza cuffie per non rischiare un attacco cardiaco.

Purtroppo, è l’aspetto artistico a prestare maggiormente il fianco a dubbi e critiche: il design della maggior parte dei nemici è alquanto blando e decisamente poco accattivante e anche l’ambientazione soffre di tale problematica, anche se capiamo che la realizzazione di una nave spaziale non può offrire chissà quali innovativi spunti creativi.

Egregio il lavoro svolto per quanto riguarda il sistema di controllo e movimento tramite dualshock, il titolo offre tre diverse configurazioni in modo da garantire un’esperienza godibile per qualsiasi tipo di giocatore, dai veterani del VR a chi in genere soffre particolarmente il motion sickness. Segnaliamo che il titolo è giocabile esclusivamente tramite Dualshock, non è momentaneamente previsto il supporto a PlayStation Move o all’AIM Controller, peccato.

Concludendo…

The Persistence è un titolo sorprendente, l’opera ultima di Firesprite offre un’eccellente mix di meccaniche che vanno a comporre un mosaico assolutamente apprezzabile. Al netto di qualche incertezza nel comparto artistico e dei limiti intrinseci della natura procedurale dell’esperienza, ci sentiamo di consigliare il gioco a tutti coloro che cercano un survival horror spaventoso, ricco d’atmosfera e dal gameplay soddisfacente. L’inventiva di questa software house va premiata e speriamo sia d’esempio per chi in futuro si cimenterà nello sviluppo di giochi per PlayStation VR.

In breve
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Fabrizio Giardina
Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.