Oggi vi presentiamo Pillars Of Eternity 2 Deadfire, il seguito di Pillars Of Eternity, titolo dei veterani Obsidian Entertainment che nel 2015 colsero tutti di sorpresa sfornando un brillante gioco di ruolo in pieno stile “Infinity Engine”, che ebbe grande successo in tempi lontani con titoli quali Baldur’s Gate e Planetscape: Torment.
Di lì a poco altri titoli hanno percorso lo stesso cammino, vedasi Torment: Tides Of Numera e Tyranny, dimostrando che i giochi di ruolo più classici hanno ancora il loro fascino nel panorama videoludico di oggi.

Questo secondo capitolo saprà essere degno del suo predecessore? Continuate a leggere per scoprirlo …

Prima o poi dobbiamo svegliarci tutti

La storia prevede una diretta prosecuzione dal primo capitolo, ma per coloro che non lo avessero giocato (o comunque finito) non c’è da temere: verrà fornito un generoso riassunto e, dato che PoE disponeva di più finali possibili, sarà possibile effettuare alcune scelte per definirne i dettagli nella maniera più congeniale.
Riassumiamo in breve (attenzione agli spoiler – se intendete giocare Pillars Of Eternity allora smettete di leggere e saltate al paragrafo successivo!). Ci troviamo nella terra di Eora, un mondo dove i mortali vivono, muoiono e rinascono attraverso il giro della Ruota. La reincarnazione è governata dagli Dei e resa possibile da colonne di una sostanza mistica conosciuta come Adra. La storia del primo capitolo ruotava attorno ad una orribile piaga: da qualche tempo i neonati nascevano privi di anima per un motivo sconosciuto diventando esseri vuoti, senza coscienza. Il protagonista ebbe il compito di trovare la causa di questa sciagura e per questo lasciò la sua terra in cerca di risposte. Attraverso un rituale fortuito venne tramutato in un Osservatore, una persona in grado di vedere le anime, comunicare con esse e guardare nel passato delle persone. Questa particolare abilità purtroppo ebbe anche un risvolto nefasto – chi ne entra in possesso è condannato ad una morte certa: per via delle visioni orribili a cui sono sottoposti tutti gli Osservatori sono destinati ad impazzire. L’unica salvezza consisteva nel trovare l’uomo che aveva condotto il rituale, Thaos Ix Arkannon, e che guarda caso era anche il colpevole della maledizione che privava gli infanti delle anime.
Durante la fitta trama di Pillars Of Eternity Thaos fu sconfitto ponendo fine alle visioni e risolvendo contestualmente la crisi dei “senz’anima” che attanagliava la Foresta di Dyr. Prima di morire però rivelò di essere il custode di un inconcepibile segreto: gli Dei furono letteralmente concepiti e realizzati da un antico impero di esseri umani noto come Engwith, per fornire all’umanità qualcosa in cui credere.
Durante il finale era possibile fare una scelta sulla sorte delle anime catturate da Thaos, in accordo al volere di uno dei 6 Dei. Il nostro eroe quindi si ritirò in Caed Nua, un castello costruito sopra un’enorme statua antropomorfa di Adra pura; il gioco si apre con il risveglio di questo colosso di pietra per mano del dio Eothas, che inesplicabilmente distrugge il castello ed assorbe le anime di quasi tutti i suoi abitanti, ivi compreso l’alter-ego protagonista di questa storia (prendere nota: non costruire mai casa sopra colossi dormienti).

Dopo il racconto iniziale ritroveremo il protagonista sotto forma spirituale nel mondo dell’Aldilà, una forma di limbo dove devono passare le anime prima di perire definitivamente e passare alla vita successiva – in questa occasione si avrà modo di ricostruire la storia del precedente capitolo, incluso razza, aspetto, classe e parametri del protagonista. Una volta completati questi preamboli ha inizio la nuova, avvincente storia: nostra missione sarà scoprire perché Eothas si è risvegliato, quali sono le sue intenzioni, ma soprattutto recuperare parte della nostra anima che ci è stata depredata.

Salva la tua anima.

La prima cosa che balza all’attenzione dopo pochi minuti è che Deadfire dispone di differenti modalità di movimento a seconda della situazione: quando ci si trova in una città o zona esplorabile si vedrà il nostro party della classica visuale isometrica, quando ci si sposta sulla mappa si viene accolti da una generosa visuale a volo d’uccello e durante gli incontri casuali fuori dalle città e nei combattimenti navali è stata introdotta una inedita modalità semi-testuale.
Al suo cuore però il titolo in esame rimane un RPG dei più puri: si esplora l’esplorabile, si interagisce con vari personaggi NPC che spesso forniscono dei compiti da svolgere, si combatte, si acquisiscono punti esperienza, si migliora il nostro equipaggiamento, e così via, il tutto mentre si prova a districarsi nella storia principale. Questo non deve però far intendere che siamo di fronte ad un gioco banale, tutt’altro: basti pensare che quasi tutte le missioni assegnate hanno più di una strada risolutiva a seconda della nostra disposizione: meglio un approccio violento con le armi spianate oppure quello diplomatico? A noi la scelta!

Come abbiamo menzionato esiste una mappa primaria dove ci si muove principalmente per mare, e a questo scopo fa il suo ingresso una componente “piratesca” davvero ragguardevole. Avremo modo di gestire la nostra ciurma reclutandola nelle varie locande a cui quotidianamente dovremo un compenso monetario, cibo ed acqua (o grog per tenere alto il morale!); potremo anche equipaggiare il nostro veliero con vele, cannoni, scafi, timoni, bandiere etc. che avremo modo di raccogliere od acquistare durante i nostri viaggi.
La nostra piccola sloop iniziale potrà a malapena affrontare gli scontri, ma in seguito avremo modo di acquistare nuove imbarcazioni più grandi che permetteranno di affrontare anche i nemici più formidabili, ma che ovviamente richiederanno più equipaggio e risorse. Una buona pianificazione e amministrazione delle ricchezze è un aspetto che non andrà mai sottovalutato per evitare ammutinamenti! Come abbiamo anticipato i combattimenti avvengono in modalità testuale, e condensano gli scontri ad una specie di partita a scacchi dove la tattica la fa da padrona. A turno si decide se ruotare la nave, aumentare o ridurre le vele, attaccare con i cannoni oppure abbordare, considerando in special modo il posizionamento dei vascelli, la portata degli arsenali e cercando di prevedere le mosse del nostro avversario.

Tecnologia con un’anima

Manco a dirlo anche Pillars 2 è stato sviluppato in Unity, ormai onnipresente nella scena Indie, e qui, dobbiamo dirlo, è stato davvero spremuto ai suoi limiti.
La visuale isometrica è quella con la quale si ha più a che fare in assoluto e sotto questo aspetto il gioco è davvero eccezionale: le ambientazioni sono tutte bidimensionali (non si può ruotare la telecamera), ma sono visivamente splendide, disegnate a mano e curate in modo davvero maniacale, ricche di vitalità. Rovescio della medaglia l’interazione che invece è davvero esigua – ci si limita ad poter aprire qualche porta, tirare delle leve ed esaminare oggetti prestabiliti; peccato – uno sforzo in più avrebbe fatto la differenza.
La navigazione sulla mappa (a piedi o per nave) è un po’ meno raffinata, ma ciononostante la qualità è sempre alta e potrebbe decisamente funzionare anche come gioco a sé stante. Gli scontri tra navi “testuali” sono una piacevole novità, e arricchiscono il gameplay con una componente tattica di rilievo.
La colonna sonora del gioco è degna di nota, con musiche molto ispirate che sembrano uscire direttamente da un’orchestra, ma il loro dinamismo andrebbe disciplinato meglio: capita di affrontare situazioni di pericolo molto concitate mentre in sottofondo si ode una rilassante musica di pace.
Il gioco offre tutti i dialoghi in inglese, ma dispone del testo interamente tradotto in italiano in maniera egregia, anche se abbiamo notato qualche piccola sbavatura (considerata la mole del testo diciamo che è quasi normale).

Concludendo …

Deadfire è un ottimo gioco che sotto certi aspetti offre davvero il massimo del suo genere, mostrando – purtroppo – evidenti lacune su altri.

La storia è lunga, ricca di colpi di scena, mentre la ricostruzione del mondo di Eora è senza dubbio realistica e particolareggiata. La quantità di dialoghi e piccole sfaccettature è altresì impressionante, se avete la pazienza per sopportarla. Sì perché questo aspetto è uno dei punti di forza del gioco, ma è anche una sua debolezza: si spende quasi più tempo a leggere che a fare realmente qualcosa. Le circostanze richiedono continuamente al giocatore la comprensione di chilometri di testo, ogni piccola azione viene descritta nei più piccoli particolari, e molti personaggi parlano in dialetto locale obbligando a ricorrere spesso agli aiuti per capire il senso di alcune parole.
E’ senza dubbio un punto di vista controverso e molto soggettivo, per il quale ognuno deve fare le proprie valutazioni.
I combattimenti sono frenetici e, benchè ci sia la possibilità di fermare il tempo ed impartire ordini alla nostra squadra, abbiamo notato che spesso l’esito degli stessi dipende più dalla fortuna che dalla nostra espressione di abilità. E’ capitato più volte di arrivare alla scritta Game Over, poi ricaricare e ripetere lo stesso combattimento vincendolo senza problemi (e senza intervenire); questo denota che il motore che gestisce il “lancio dei dadi” andrebbe ricalibrato per evitare di percepire questo senso di incostanza; inoltre la IA dei nostri personaggi è decisamente blanda dato che hanno la tendenza a non eseguire i nostri ordini o incastrarsi sul primo ostacolo che incontrano mentre cercano di spostarsi.

CI PIACE
  • Stupenda grafica disegnata a mano
  • Storia intricata e ricca di dettagli
  • Open world ricco di contenuti, oggetti, personaggi.
NON CI PIACE
  • Combattimenti imprevedibili.
  • IA da migliorare
  • A tratti troppo verboso (soggettivo).
Conclusioni

Pillars Of Eternity 2: Deadfire è un ottimo gioco di ruolo che soddisferà anche i palati più esigenti, ma che allo stesso tempo non è per tutti. La sua indole testuale rischia di allontanare alcune categorie di giocatori meno pazienti, ma se non siete tra questi compratelo senza esitazione: vi regalerà ore di profonda immersione in un mondo fantastico e dettagliato.

8.4Cyberludus.com
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Gabriele Priarone
Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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