Gloria o danari? Tutti e due, grazie!

La storia “pubblica” di Moonlighter ha inizio il 31 maggio 2016, giorno che segna l’avvio della sua trionfale campagna Kickstarter. Un viaggio breve ma ricco di soddisfazioni, che porta i ragazzi di Digital Sun al completo finanziamento del progetto in appena 48 ore, e alla ragguardevole somma finale di oltre 134.000 dollari, per più di 5200 (lungimiranti!) backers. Quasi due anni dopo, siamo qui pronti a parlare della versione finale di un videogioco in uscita su pressoché tutte le console del mercato.

Al centro delle vicende di Moonlighter troviamo due cliché, due colonne del genere GDR: il dungeon e il mercante, qui elevati a semplice e simpatico pretesto narrativo. Tutto si svolge all’interno di un universo fantasy dai toni non particolarmente originali, in cui degli scavi archeologici hanno riportato alla luce dei misteriosi portali. Il loro mirabolante potere è quello di teletrasportare coloro che osano varcarli in luoghi sempre nuovi, pericolosi e (ovviamente) ricchissimi di inestimabili tesori. In breve tempo questa scoperta ha stuzzicato la curiosità degli avventurieri di tutto il mondo, comportando la nascita di un insediamento stabile e quindi, col passare degli anni, del villaggio di Rynoka, locus amoenus di abili mercanti e temerari esploratori.

Qui vive Will, giovane proprietario del negozio Moonlighter e nostro alter ego in questo viaggio. Incurante del pericolo, il suo sogno nel cassetto è quello di esplorare tutti i dungeon emersi dagli scavi, svelandone ogni mistero al fine di affermarsi non soltanto nelle vesti di abile mercante, ma anche in quelle di eroe. Un obiettivo non da poco per uno sbarbatello. Ma si sa, volere è potere!

Moonlighter

All’avventura!

Il gameplay di Moonlighter è suddivisibile in due parti: da un lato troviamo l’esplorazione dei dungeon, unita alle sessioni di combattimento, dall’altro la gestione di tutto l’aspetto commerciale. A fare da collante ci pensa il villaggio, esplorabile nella sua interezza e ravvivato dalle chiacchiere degli abitanti.

Ma andiamo con ordine. I quattro (più uno) portali di Moonlighter prevedono altrettanti dungeon suddivisi a loro volta in tre piani dalla difficoltà crescente. Questi altro non sono che semplici labirinti organizzati in stanze casuali che ci condurranno, una dopo l’altra, all’immancabile boss finale. Ecco svelata la componente roguelike del titolo: come avremo modo di appurare, infatti, se la qualità dei nemici di ogni dungeon è prestabilita, non lo è invece la conformazione delle stanze, il numero di nemici al loro interno e gli oggetti “droppati” (trattasi di una formula semi-procedurale che abbiamo imparato ad apprezzare in numerosi altri titoli, e che ben si sposa con un contesto di questo tipo). Tuttavia, questa volta non possiamo esimerci dal sottolineare la non eccessiva varietà dei livelli di gioco, che molto presto cominceranno a risultare fin troppo prevedibili.

I combattimenti sono istintivi, frenetici e divertenti. Will potrà equipaggiare fino a due armi (utilizzandone però solo una alla volta), con la possibilità di usufruire di due differenti attacchi. È prevista inoltre una schivata, indispensabile per evitare le aggressioni dei nemici oltreché per superare i crepacci eventualmente presenti nel terreno. Per quanto riguarda ancora i mostri che dovremo affrontare, difficilmente si riveleranno ostici in singolar tenzone. Tuttavia, la loro forza risiederà sempre nel branco: potrebbero infatti capitare stanze con all’interno più di dieci avversari, situazione nella quale a fare la differenza sarà la conoscenza del set di mosse di ogni singola creatura, ancor più che l’abilità del giocatore. Discorso differente per i boss, ardui non tanto per la loro forza d’attacco o per la complessità degli scontri, quanto per l’elevato quantitativo di energia a loro disposizione.

In caso di morte, tutti gli oggetti depositati nello zaino verranno perduti, e Will si ritroverà nuovamente all’entrata del dungeon. Niente paura, però. Il livello di sfida non risulta eccessivamente alto, e per andare incontro al giocatore – al fine di evitargli possibili momenti di frustrazione – sono stati inseriti due oggetti di indubbia utilità: uno specchio magico che consente la vendita “in loco” di ogni oggetto e una runa capace di teletrasportare il nostro eroe al villaggio in cambio di poche monete. Per il resto, nulla di troppo innovativo: all’onnipresente barra dei punti vita, “ricaricabile” utilizzando le provvidenziali pozioni, si aggiunge la possibilità di usufruire dei bonus difensivi delle armature, reperibili all’interno dei dungeon o craftabili.

Moonlighter

Piccoli imprenditori crescono: la gestione del Moonlighter

La componente economico-gestionale di Moonlighter prevede sia l’amministrazione del negozio, sia l’interazione con i servizi del villaggio di Rynoka. La nostra – inizialmente umile – bottega si presenta così composta: una stanza privata per il buon Will, dotata di scrivania, baule per il deposito degli oggetti e letto, affiancata a un’altra rigorosamente riservata alla vendita, e quindi all’accoglienza dei clienti. Questi potranno entrare nel negozio soltanto quando decideremo di dare inizio a quella che potremmo considerare come una specie di “giornata lavorativa”. Solo durante questa fascia di tempo, infatti, i clienti (e qualche ladro, ogni tanto) potranno varcare la soglia del nostro locale e curiosare tra i nostri prodotti “freschi di dungeon”, valutandone i prezzi ed eventualmente l’acquisto.

Il momento della vendita, de facto, altro non è che un minigioco, una specie di “prova sul campo” per le tariffe che avremo selezionato per ogni articolo proposto al pubblico. Sul lavoro infatti riceveremo dei feedback diretti, interamente basati sulle espressioni dei clienti: a un sorriso corrisponderà un prezzo interessante, a un broncio una richiesta giudicata eccessiva. Sono questi i soli segnali che dovremo utilizzare per individuare gli importi più competitivi, con quotazioni che oscilleranno continuamente a seconda delle “fisiologiche” regole del mercato: a un aumento dell’offerta corrisponderà infatti un calo dei prezzi, e viceversa. Fortunatamente, per questa ricerca di mercato potremo fare affidamento su uno strumento utilissimo: un menu-registro sempre aggiornato che ci indicherà il prezzo e soprattutto il livello di soddisfazione dell’acquirente al momento dell’ultima transazione.

Non mancano poi numerosi elementi capaci di ampliare le possibilità di gioco, quali numerosi upgrade acquistabili nel villaggio che spazieranno dall’ingrandimento della struttura (con conseguente aumento degli slot di vendita) all’incremento delle mance, dall’aggiunta di un angolo per i prodotti in offerta agli abbellimenti estetici al fine di attirare una clientela sempre più vasta. Inoltre, a patto di disporre del giusto capitale, avremo modo di finanziare l’apertura di altre attività commerciali che si riveleranno incredibilmente utili, tra le quali un fabbro, una produttrice di intrugli e quello che potremmo considerare un “craftatore” di oggetti su commissione.

Moonlighter

Un mix riuscito

È palese che Moonlighter sia un gioco totalmente incentrato sul gameplay, contraddistinto da una commistione di elementi variegata ma ben confezionata. Le due “metà” del titolo si mescolano infatti alla perfezione, offrendo al giocatore un prodotto potenzialmente ben più longevo di quanto non possa apparire a una prima occhiata. A patto di non correre troppo, logicamente.
A conti fatti, è un peccato non poter ritrovare quel pizzico in più di concretezza a livello narrativo: la storia di fondo è sì presente, ma come già detto è un semplice pretesto per la “messa in moto” delle meccaniche di gioco. Non si tratta di una mancanza così rilevante, ma sono sempre i dettagli più piccoli a fare la differenza, una volta sommati.

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a uno stile che fa della cromaticità e del gusto squisitamente retrò i suoi punti di forza, percorrendo anche in questo caso sentieri già ampiamente battuti e andando a proporre una veste di gioco molto carina, giovane e dai toni leggeri. Gli stessi aggettivi appena utilizzati risultano calzanti anche per la colonna sonora, composta da motivetti orecchiabili e aventi l’inconsueto pregio di non stancare col prosieguo delle ore di gioco.

Per quel che concerne ancora la versione PS4 del titolo, tutto ha funzionato regolarmente. I comandi di gioco risultano ben pensati, anche se ovviamente le console non possono vantare la praticità di mouse e tastiera in situazioni particolari quali la consultazione dei menu o lo spostamento degli oggetti nello zaino.

Moonlighter

Concludendo…

Sulla bontà dell’offerta di Moonlighter e soprattutto sulla sua godibilità non vi sono dubbi: Digital Sun ha lavorato bene, confezionando un prodotto tutto gameplay, di buona qualità e in grado di divertire i giocatori per l’intera durata dell’avventura. Anche lo stile grafico a base di pixel e colore non può che andare ad aggiungersi alla lista dei punti forti del titolo, risultandone una componente imprescindibile che con ogni probabilità riuscirà a mettere d’accordo tanto l’utenza indie quanto quella più avvezza a produzioni dal tocco marcatamente retrò. Questo anche perché molto spesso, e soprattutto negli ultimi tempi, le due cose vanno a braccetto.

Nel complesso, se dalla nostra prova non è emerso alcun significativo difetto in grado di condizionare negativamente la valutazione finale di Moonlighter, non sono nemmeno affiorati dei “pro” capaci di influenzarla concretamente in senso opposto. È tutta una questione di sottili sfumature, che ci spingono a consigliare sì Moonlighter a una vasta fascia di giocatori, ma non alla loro totalità. Dopotutto è proprio così che funziona: la differenza tra un buon gioco e un altro ottimo dipende sempre da queste (apparentemente) trascurabili piccolezze.

CI PIACE
  • Una bella idea per un prodotto che diverte e convince fin da subito, puntando tutto sul gameplay.
  • Le due meccaniche di gioco si mescolano con sorprendente naturalezza.
  • Se approcciato senza foga può offrire numerose ore di gioco.
  • Piacevolissimo stile grafico retrò, con tanto di colori sgargianti e pixel.
  • La generazione procedurale dei dungeon è sempre una buona cosa…
NON CI PIACE
  •  … Tuttavia i livelli di gioco non mostrano una varietà impressionante.
  • Narrativamente inconsistente.
  • Un pizzico di profondità in più in ogni aspetto del gioco avrebbe garantito quel salto di qualità capace di fare la differenza.
Conclusioni

Sulla bontà dell’offerta di Moonlighter e soprattutto sulla sua godibilità non vi sono dubbi: Digital Sun ha lavorato bene, confezionando un prodotto tutto gameplay, di buona qualità e in grado di divertire i giocatori per l’intera durata dell’avventura. Anche lo stile grafico a base di pixel e colore non può che andare ad aggiungersi alla lista dei punti forti del titolo, risultandone una componente imprescindibile che con ogni probabilità riuscirà a mettere d’accordo tanto l’utenza indie quanto quella più avvezza a produzioni dal tocco marcatamente retrò. Questo anche perché molto spesso, e soprattutto negli ultimi tempi, le due cose vanno a braccetto.

7.6Cyberludus.com
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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.