Dopo quattro anni dal suo rilascio, approda su Nintendo Switch il seguito ufficiale di Max and the Magic Marker, gioco platform che ha come peculiarità l’utilizzo di un pennarello magico per disegnare oggetti utili a superare le asperità del terreno.
Riuscirà il nostro eroe armato di pennarello a conquistare la nuova console Nintendo? Continuate a leggere per scoprirlo.

How to make your brother disappear…

Max The Curse of Brotherhood ha inizio con un video in CG che mostra Max, di ritorno da scuola, trovare il fratello minore Felix in camera sua che abusa dei suoi giocattoli (la classica scena di amore-odio tra fratelli). Indispettito, decide di farlo sparire. Quindi cerca su internet una soluzione e trova immediatamente una formula magica atta allo scopo. Inaspettatamente però la magia funziona – recitandola si apre un portale dal quale esce una enorme chela che agguanta il fratellino e lo porta via. Max, incredulo, si tuffa nel portale per salvarlo: l’avventura comincia…

Max The Curse Of Brotherhood

Come anticipavamo nell’introduzione questo è il secondo capitolo della storia di Max. Qui abbiamo di fronte un platform 2.5D (si gioca come un 2D, ma il motore è completamente in 3D e talvolta la terza dimensione è accessibile), con forti elementi di puzzle e la peculiarità di poter utilizzare il famigerato pennarello magico. Dopo un piccolo livello che funge da tutorial, infatti, incontreremo un’anziana maga che si fonderà con il pennarello di Max donandogli il potere di alterare l’ambiente, e ci aiuterà a superare gli innumerevoli ostacoli e mostri che andremo ad incontrare durante il nostro cammino.

Il nostro povero fratellino sarà portato nel castello del mago Mustacho che, ormai anziano e prossimo alla fine, decide di trasferire la sua mente nel corpo di un giovane – Felix appunto. Max dovrà affrontare una corsa contro il tempo attraverso 7 lunghi capitoli e 20 livelli, dal deserto fino alla torre del malvagio stregone per salvare Felix dalle sue grinfie.

Il titolo in esame ricorda molto l’innovativo Trine per via del ruolo importante che gioca la fisica nella risoluzione di molti dei puzzle che ci vengono proposti, e il geniale Limbo dato che i livelli sono praticamente tutti contigui e il nostro piccolo protagonista verrà massacrato in tanti modi diversi.

Max The Curse Of Brotherhood

L’utilizzo del pennarello magico non è del tutto libera come si potrebbe pensare: non potremo infatti creare oggetti ovunque ci piace, ma solo in punti precisi ed esclusivamente per creare quanto già prestabilito dagli sviluppatori; la libertà a noi concessa è sulla forma e la dimensione degli oggetti che andremo a disegnare. Inizialmente potremo ergere solo colonne di terra, ma in seguito acquisiremo altre facoltà come la possibilità di disegnare rami, liane, colonne d’acqua e così via.

Come in quasi tutti i giochi di questo tipo non mancano ovviamente dei collezionabili da cercare – nei vari quadri sarà nostro compito secondario strappare tutte le piante-occhio di Mustacho e raccogliere delle parti di amuleto della vecchia signora. Purtroppo la raccolta non porta a granché di concreto, e alla fine risulta un po’ fine a se stessa.

I puzzle in Max sono gradualmente sempre più complessi ed articolati, dovendo concepire intricate sequenze di elementi che permetteranno al nostro piccolo eroe di superare indenne burroni, fiumi di lava, e orrendi mostri. Nei livelli più avanzati dovremo spesso scappare da un pericolo che incombe, e per farlo dovremo disegnare velocemente i componenti che ci servono cercando al tempo stesso di muovere il personaggio per impiegarli. Purtroppo qui incappiamo nel primo problema: la gestione del pennarello tramite joypad/joycon è un po’ goffa ed imprecisa. Riuscire a gestire Max mentre si cerca di disegnare in tempo reale le numerose liane, rami e torri di pietra spesso è causa di errori che portano inesorabilmente alla morte. Alla lunga potrebbe stancare, anche se dobbiamo ammettere che i checkpoint sono molto ben disposti per evitare di ripetere sezioni inutili.

È bene notare che nella versione Switch è stato aggiunto il supporto al touch screen per disegnare, che risulta decisamente più comodo, ma è evidente che saremo costretti a giocarci sul suo piccolo schermo per sfruttare questa funzionalità.

Max The Curse Of Brotherhood

Inchiostro di qualità

Indovinate un po’? Anche questo gioco è stato sviluppato con Unity. Guardare Max è un piacere sin dall’inizio: i livelli sono curati e resi magnificamente, tutti i personaggi sono ben realizzati ed animati con distinzione, e non abbiamo osservato cali di frame degni di nota.

Il comparto audio è abbastanza anonimo, non ci sono musiche che canticchierete per la strada, ma la colonna sonora fa il suo dovere senza annoiare. Gli effetti sonori sono pregevoli e scelti con cura mentre il doppiaggio dei vari personaggi (esclusivamente in inglese) è senza infamia e senza lode.

Concludendo…

Max The Curse of Brotherhood è un gioco che si insinua tra due target molto differenti e potenzialmente incompatibili: da un lato abbiamo una storia e un’ambientazione orientata decisamente ad un pubblico di giovanissimi, dall’altro dei puzzle che specialmente nei livelli più avanzati sono indirizzati ad una platea più adulta. Se si riesce a rimanere coinvolti, ignorando per un momento la storia infantile, tutto sommato è un gioco che può regalare molto divertimento. I livelli sono vari e ben realizzati e riuscire a completare con successo alcuni rompicapi è notevolmente appagante.

In breve
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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!