Phoenix Wright: Ace Attorney – Spirit of Justice – Recensione

Objection!

Quando penso al Nintendo DS cominciano a balzarmi in mente una lista di titoli appartenenti a serie che, per un motivo o per l’altro, sono riuscite a tenermi incollato allo schermo per un vergognoso quantitativo di ore.
Dopo essermi scervellato con i numerosi enigmi del Professor Layton e aver salvato decine di vite con i vari Trauma Center, ho adorato vestire i panni dell’avvocato difensore nella serie Ace Attorney.
Originariamente distribuita per Game Boy Advance in territorio giapponese, la serie approdò solo nel 2005 nel resto del mondo, in una sorta di versione “remake” per Nintendo DS. La prima trilogia, con protagonista l’avvocato dai capelli a punta Phoenix Wright, portò i titoli di Shū Takumi ad ottenere ottimi consensi da parte di pubblico e critica in territorio europeo/statunitense. Alla trilogia “classica” su Nintendo DS, si aggiunsero poi due sequel con protagonisti Apollo Justice e Athena Cykes, e infine due spin-off dedicati a Miles Edgeworth, la nemesi di Phoenix Wright. Recentemente, Capcom in collaborazione con Level-5, ha lavorato ad un cross-over con la serie del Professor Layton; Il Professor Layton vs. Phoenix Wright: Ace Attorney si dimostrò un capitolo indubbiamente riuscito, capace di portare su Nintendo 3DS il fascino di entrambe le serie.

 

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Recentemente, siamo riusciti a mettere le mani su una versione digitale di Ace Attorney: Spirit of Justice, nono capitolo ufficiale della serie di Capcom e, a suon di obiezioni, siamo pronti a fornirvi il nostro responso ufficiale.

Buona lettura!

 

Parola d’ordine: giustizia

Ace Attorney: Spirit of Justice segue gli eventi lasciati in sospeso dal precedente capitolo, Dual Destinies, proponendo un arco narrativo suddiviso in due parti distinte. Da un lato troveremo lo storico protagonista della saga, Phoenix Wright, impegnato nella ricerca della sua fida aiutante Maya Fey, mentre dall’altro seguiremo gli eventi di Apollo Justice e Athena Cykes.

Nei panni di Phoenix Wright, partiremo alla volta del Regno di Khura’in, luogo dal grande sapore orientale caratterizzato da un sistema giudiziario al limite della dittatura: in Khura’in, difatti, gli avvocati sono oramai scomparsi, visto che l’intero sistema giudiziario sembra ruotare intorno alla figura di un mistico in grado di ricostruire la dinamica di un crimine attraverso delle visioni. Come da tradizione della serie, Phoenix si ritroverà suo malgrado all’interno del “tribunale” del Regno, arrivando addirittura a mettere in gioco la sua stessa vita pur di difendere i suoi clienti dalle ingiuste accuse.

 

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Dall’altro capo del mondo, invece, seguiremo gli eventi all’interno dello studio legale Wright & Co. insieme al “dinamico duo” formato da Apollo Justice e Athena Cykes.

Ace Attorney: Spirit of Justice presenta un ricco cast di personaggi – tra cui alcuni graditissimi ritorni – capaci di rendere il comparto narrativo davvero lodevole. A parte qualche caso meno ispirato rispetto agli altri, abbiamo trovato la trama confezionata da Capcom, in puro stile visual novel, davvero piacevole da seguire, in particolare per chi ha avuto modo di giocare i precedenti capitoli, vista l’elevata quantità di riferimenti.

 

La visione della verità

Dal punto di vista puramente ludico, Ace Attorney: Spirit of Justice non si schioda di un solo millimetro dalla formula di gioco originaria.

Come nei precedenti capitoli, alle fasi in tribunale si alterneranno quelle investigative dove, grazie all’utilizzo dello stilo, dovremo collezionare il maggior numero di prove da portare in aula. La – forse unica – novità è rappresentata dalle visioni, precedentemente citate, della sacerdotessa Rayfa, che rappresenta in tutto e per tutto il sistema giudiziario – “infallibile” – del Regno di Khura’in. Attraverso una sorta di rituale, chiamata danza della devozione, in uno specchio d’acqua davanti a noi scorreranno tutti gli ultimi istanti di vita della vittima.
Attraverso l’uso del touch screen, potremo esaminare i vari attimi del crimine trovando contraddizioni e altri indizi utili, in maniera pressocchè analoga ai vari contro-interrogatori di cui siamo diventati maestri nei precedenti capitoli della serie.

 

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In effetti, nulla di particolarmente innovativo anche se, ad onor del vero, l’introduzione di tale meccanica ci è sembrata particolarmente coesa con il tema “spirituale/sovrannaturale” di questo capitolo di Ace Attorney.

Sul fronte tecnico, Ace Attorney: Spirit of Justice riesce a migliorare quanto di buono visto con Dual Destinies, riuscendo a proporre modelli 3D stile anime sempre più curati e convincenti. Eccellenti le animazioni così come gli intermezzi video, caratterizzati da una sempre maggiore pulizia grafica.

Sul fronte sonoro, ottime le musiche ed il doppiaggio – totalmente in lingua inglese (unica lingua disponibile) – capaci di enfatizzare al meglio ogni situazione durante l’avventura principale.

 

https://www.youtube.com/watch?v=2L9Os_2nnEY

 

Concludendo…

Ace Attorney: Spirit of Justice è un titolo senza infamia e senza lode. Un gioco piacevole, rivolto soprattutto ai fan della serie, che cercano un prodotto dalla struttura ludica ben delineata, con un livello di sfida mai eccessivamente elevato ed un comparto audiovisivo di pregevole fattura.

Tengo a ricordare che il gioco, per il mercato europeo, è disponibile esclusivamente in formato digitale sull’eShop, completamente il lingua inglese.

CI PIACE

– Trama, personaggi ed ambientazione rendono benissimo
– Longevo
– Gameplay collaudatissimo…

NON CI PIACE

– …ma privo di reali novità
– Totalmente in lingua inglese

Conclusioni

Ace Attorney: Spirit of Justice è un buon capitolo della serie che, seppur senza proporre alcuna reale innovazione alla formula di gioco, farà la gioia di tutti i fan della saga targata Capcom.

7.8Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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