Samorost 3 – Recensione

Ritorna il magico Samorost

Dopo i grandissimi successi di Botanicula e Machinarium, Amanita Design torna alla ribalta con Samorost 3. Sono passati 13 anni dalla prima volta che il pubblico ebbe a che fare con la magica saga di Samorost; lo straordinario punta e clicca nato dalla mente del giovane studente di design Jakub Svorský, fondatore di Amanita Design,  si arricchisce ora di un terzo spettacolare capitolo che rimarca l’inconfondibile stile dei precedenti giochi.

Un fantastico mix tra fantasy, fantascienza e una nota steampunk accompagnano il piccolo gnomo bianco attraverso lo spazio per conoscere nuovi e straordinari pianeti nella ricerca del significato di un magico flauto caduto dal cielo.

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Attraverso il tempo e lo spazio

Il piccolo gnomo bianco senza nome ritorna come protagonista in questo capitolo; la sua vita scorre tranquilla insieme al simpatico cagnolino che abbiamo tanto cercato nel capitolo precedente. Improvvisamente dal cielo cade un curioso strumento musicale che amplifica i suoni e interagisce con l’ambiente e con i personaggi circostanti attraverso la musica. L’affascinante potere derivante dallo strumento convince lo gnomo a scoprirne di più e per farlo deve nuovamente esplorare lo spazio per capire da dove sia caduto il flauto. Lo gnomo fa affidamento allo strambo scienziato che abita il pianeta che richiederà degli oggetti per la costruzione di una nave spaziale tanto funzionale quanto bizzarra.
Attraverso vari pianeti e i satelliti che orbitano attorno ad essi, lo gnomo scoprirà mondi e storie fantastiche che lo porteranno alla scoperta del vero ruolo del flauto e di una antica storia finita male.

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Punta e clic..OH!

Come i precedenti capitoli anche Samorost 3 si presenta come un classico punta e clicca.
Il giocatore interagisce direttamente con gli elementi dello scenario esclusivamente attraverso il mouse cliccando punti di interesse o trascinando gli oggetti in punti specifici.
Lo strumento musicale sarà l’unico oggetto presente nell’inventario dall’inizio alla fine del gioco e ci permetterà di ascoltare i suoni provenienti dalle creature viventi e richiamare piccoli spiritelli che daranno inizio ad enigmi che spezzano piacevolmente i momenti di esplorazione e di proseguimento della trama principale.
La musica e gli effetti sonori sono molto importanti in questo capitolo; attraverso essi è possibile comunicare con gli elementi dello scenario creando concerti melodiosi e accattivanti.

I Puzzle non sono molto complessi: si passa dai giochi musicali a quelli di carte, di memoria, ecc. e conservano la stessa originalità del gioco stesso; per risolverli dovrete fare affidamento più alla vostra creatività che alla vostra logica. In definitiva il Gameplay risulta ben calibrato rispetto all’esplorazione e alla narrazione.
Nota negativa per quanto riguarda la longevità, per completare il gioco, infatti, vi serviranno poco più di due ore che possono arrivare a quattro nel caso decidiate di esplorare tutti i mondi alla ricerca di achievements nascosti.

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Non a caso “Design”

Per quanto riguarda l’aspetto grafico anche questa volta Amanita Design non ci delude. Come i suoi precedessori, anche Samorost 3 utilizza una grafica a 2D ma rinuncia, fortunatamente, a quegli elementi “cartoon” usati in passato.
Gli assurdi pianeti con cui abbiamo a che fare si dimostrano uno più bello e intrigante dell’altro; ogni ambientazione è realizzata in modo eccezionale, così come anche le animazioni ed i personaggi.
I pianeti, 9 in totale, sono estremamente diversi tra loro, ognuno con una identità tale da renderli “vivi” agli occhi del giocatore; hanno più le fattezze di micro organismi, di acari o di spore che di pianeti veri e propri rendendo il tutto ancora più suggestivo!
Tutti i personaggi, così come le ambientazioni, sono caratterizzati da una malinconica nota surrealista, anche loro con una propria identità bizzara e a volte grottesca. Ricordano moltissimo i peculiari personaggi Burtoniani.
Come nei precedenti capitoli, anche in questo la colonna sonora è stata realizzata dal compositore ceco Tomáš Dvořák che ancora una volta dimostrerà una grandissima abilità nel creare la melodia giusta per ciascuna ambientazione o situazione.
In Samorost 3 non esistono dialoghi o parole, la narrazione prosegue con dei baloon e le conversazioni proseguono a suon di musica. Archi, percussioni e arpeggi sono la voce degli animali e dei personaggi.

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Concludendo…

Samorost 3 rappresenta senza dubbio l’avventura più complessa e sofisticata creata da Amanita Design che riesce ancora una volta a stupirci.

Piacevolissimo da guardare, ascoltare e giocare, questo capitolo è una vera e propria immersione sensoriale in un mondo straordinario e originale.
Sebbene il prezzo di, attualmente, 20€ ci sembri abbastanza eccessivo, ci sentiamo di consigliarlo vivamente sia agli appassionati del genere che ai giocatori occasionali.

CI PIACE

– Ambienti ben caratterizzati e interattivi

– Colonna sonora fantastica

NON CI PIACE

– Grado di sfida molto basso

– Longevità bassissima

– Prezzo eccessivo

Conclusioni

Samorost 3 riconferma la magia della serie.
Un punta e clicca piacevolissimo che può esser apprezzato sia dagli appassionati che dai giocatori occasionali del genere.

8.8Cyberludus.com
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