Oggi mi è venuto in mente… Crash Bandicoot! – Speciale

Forza, chi di voi possessori di una vecchia PlayStation non ha mai giocato a Crash Bandicoot?

No perché sarebbe un’eresia, quasi come dire che esistono possessori di una qualsivoglia console Nintendo che non abbiano mai giocato a Super Mario!

Crash Bandicoot è stata ed è tuttora l’esclusiva Sony che più di tutte ha segnato la mia infanzia. Anche perché il mio incontro con l’intramontabile capolavoro Naughty Dog fu sì casuale, ma fu senz’altro amore a prima vista.

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Era l’estate del 1997, terza elementare appena conclusa, e i miei mi fecero una sorpresa portandomi in un negozietto di videogiochi (quelli famosi, di fiducia, ormai estintisi del tutto), chiedendomi di scegliere: Sega Saturn o PlayStation?

Scelsi quest’ultima… Ammetto con molte difficoltà, ma è una scelta che rifarei altre cento volte su cento. Quel giorno tornai a casa con un bundle contenente il memorabile disco “Demo 1”, un cimelio che conservo tuttora gelosamente, un secondo controller (prima versione, poiché il Dualshock non era ancora uscito) e Tekken.

E Crash Bandicoot?

Beh in realtà ancora non lo conoscevo, e scelsi Tekken perché lo avevo visto come un buon antagonista di Virtua Fighter, titolo che mi aveva fatto conoscere, sempre in quell’anno e per la prima volta, una splendida console a 32-bit: il Sega Saturn.

Fu un amore a prima vista, eppure… Strano il destino di una console.

Ma Crash Bandicoot, tuttavia, fu effettivamente uno dei titoli che non potei non notare tra gli scaffali girevoli di quel negozietto: un essere strano di colore arancione, dall’aspetto antropomorfo un po’ goffo ma che ispirava coraggio, era lì che mi fissava mentre, indeciso, optavo per un picchiaduro (nella speranza di ritrovare quella stessa sensazione di stupore che mi aveva regalato, giusto qualche mese prima, Virtua Fighter).

Insomma, finita la telenovela, tornammo a casa e scartai con frenesia la console, montammo il tutto assieme a mio padre e via!

L’avvio iniziale è stato magico, con quei loghi ed effetti sonori che hanno fatto storia…

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Mi è rimasto impresso come fosse ieri. La console mi piacque da subito; poi figuriamoci, per quel che ne capivo, abituato com’ero a vedere giochi soltanto in formato floppy o cassetta, la presenza dei CD conferiva alla PlayStation un’aura avvenieristica. Poi che dire del pad, non che quello del Sega Saturn mi fosse dispiaciuto, ma questo era leggero come una piuma e perfetto per le mie minute mani da nerd ancora in erba.

Che dire quindi, ero entusiasta e in stato di frenesia.

Il disco con le demo fu il primo ad essere fagocitato dalla mia nuova e fiammante “console a 32-bit” e fu in quel momento che scoprii finalmente Crash Bandicoot. Insomma, in un modo o nell’altro, Crash sarebbe entrato a far parte della mia esperienza videoludica: “Ah sì, non mi hai voluto acquistare? E allora beccati il primo livello, da giocare e rigiocare in un loop infinito fino alla nausea!”.

Ed effettivamente fu così che andò.

Non che Tekken finì per fare la polvere, ma quasi. Era la prima volta che provavo la sensazione di un platform a scorrimento 3D, un qualcosa che non avevo mai visto prima. Per quanto fosse un livello demo, valeva davvero la pena provarlo e riprovarlo fino alla nausea, nonostante la totale linearità del gioco. Ma per l’epoca, la linearità di Crash non era un limite, anzi: è, senza dubbio, il progenitore di un genere che col tempo si è estinto/evoluto, dalla struttura semplice ma vincente. A suo modo, Crash Bandicoot rientra a pieno diritto nella ristretta cerchia di titoli che possono vantarsi di aver (re)inventato un genere. Insomma, titoli unici e inimitabili, carichi di semplicità e carisma. Del gioco mi aveva colpito profondamente tutto quanto: l’ambientazione, i colori, i personaggi, l’atmosfera e la velata ironia che traspariva da ogni singolo pixel.

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Quello stesso anno, il giorno del mio compleanno mi fu regalato proprio Crash Bandicoot, così per caso. Chi me lo regalò non conosceva il titolo, né me ne aveva sentito parlare, ma senz’altro fu un colpo d’intuito da premio Nobel. In un modo o nell’altro, insomma, Crash doveva far parte di me. Sono profondamente legato al gioco, intendo proprio alla mia copia, fisica, tangibile, con i segni del tempo che oggi porta con sé. Ne sono legato così come sono legato proprio alla persona che me lo regalò quel giorno.

Da quel giorno cominciò, si può dire, la mia vera avventura assieme a Crash, fatta di tentativi su tentativi (mamma mia quant’ero scarso se ci penso… santa memory card!). Mai, comunque, mi stancava giocarci. Quando prendevo il triplo “bùdegà!” mi sentivo invicibile, e allora via più in fretta che potevo per cercare di percorrere quanti più metri possibile!

Gli anni passavano ma la passione per la serie aumentava, soprattutto quando venne il momento di Crash Bandicoot 2 e di Warped. Davvero, che ricordi indelebili… Al 2 ci giocai per la prima volta quando, ammalato a casa, mio padre lo affittò (sempre in quel famoso negozietto) per una settimana. Lo divorai fino al midollo anche se ecco, se mi capita di rigiocarci, mi sembra di sentire ancora la febbre addosso e gli occhi arrossati che tentano di chiudersi dalla stanchezza; con tanto di brividi di freddo naturalmente, giusto per restare in tema con l’indimenticabile livello “a bordo” di un orso polare dotato di turbo.

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Con Warped le cose cambiarono leggermente… con un gameplay più votato all’azione e caratterizzato da una maggiore varietà delle situazioni. In ogni caso il mio pensiero oggi va semplicemente al primo, inimitabile Crash Bandicoot, il mio preferito in assoluto già solo per una questione affettiva. Oggi mi viene in mente il buon vecchio Crash, soprattutto perché in questi mesi se ne sta sentendo parlare sempre di più. Prima le dichiarazioni di Yoshida, pronto a spegnere qualsivoglia speranza di rivedere un capitolo della serie su PlayStation 4, poi, per ultimo, il tweet di un canale ufficiale Sony che, invece, sembra volere a tutti i costi farmi soffrire e continuare a sperare nel ritorno di Crash. Non so cosa pensare sinceramente, da un lato mi piacerebbe rivedere un Crash Bandicoot, fatto come gli dei comandano, dall’altro ho il timore che possa venire snaturata la sua indole originaria, molto più di quanto non sia stato fatto nell’era Activision.

Se proprio deve tornare, che sia Naughty Dog a rioccuparsene!

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Domenico Rodà
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