Giochi fisici irrilevanti per il futuro di GameStop: secondo il CEO Ryan Cohen, la scomparsa dei dischi non danneggerà un’azienda che ricava ormai soltanto il 18% dalla vendita di software.

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Giochi fisici irrilevanti per il futuro di GameStop. È questa, in estrema sintesi, la posizione espressa dal CEO Ryan Cohen, secondo il quale la progressiva scomparsa di dischi e cartucce non rappresenterebbe un vero problema per il modello di business dell’azienda.

Come riporta Kotaku, Cohen è stato interrogato sulle conseguenze della decisione di Sony di interrompere la produzione fisica dei giochi PlayStation dal 2028.

La risposta è stata tutt’altro che diplomatica: «Non conta assolutamente nulla», ha dichiarato, definendo la questione «totalmente, totalmente irrilevante».

Parole che suonano quasi paradossali se pronunciate dal vertice di una società che, per decenni, ha costruito la propria identità proprio sulla vendita e sulla compravendita di giochi fisici. Eppure, osservando i numeri attuali, la trasformazione di GameStop appare ormai evidente.

Giochi fisici irrilevanti: cosa ha dichiarato il CEO di GameStop

Ryan Cohen non sembra particolarmente preoccupato dalla possibile scomparsa dei giochi su disco.

Alla domanda sull’impatto che la decisione di Sony potrebbe avere su GameStop, il CEO ha risposto che non cambierebbe assolutamente nulla per il futuro dell’azienda.

La ragione è semplice: la vendita di software non rappresenta più il centro dell’attività commerciale della catena.

Per GameStop, quindi, i giochi fisici irrilevanti non sarebbero soltanto una provocazione linguistica, ma il riflesso di una strategia che negli ultimi anni ha spostato progressivamente l’attenzione verso altri settori.

I videogiochi rappresentano ormai soltanto il 18% dei ricavi

Nel trimestre chiuso il 2 maggio 2026, le vendite di software hanno rappresentato circa il 18% dei ricavi di GameStop.

Collezionabili, carte da gioco, giocattoli e prodotti come i Funko Pop hanno invece raggiunto circa il 41%, diventando la principale area di fatturato dell’azienda.

La fotografia che emerge è quindi piuttosto chiara: GameStop non dipende più principalmente dalla vendita di videogiochi.

Quella che un tempo era una catena quasi interamente costruita attorno a dischi, cartucce, permute e copie usate si sta trasformando in un rivenditore orientato soprattutto verso il collezionismo e la cultura pop.

Un cambiamento probabilmente inevitabile, considerando la crescita delle vendite digitali e la progressiva riduzione dello spazio concesso al mercato dell’usato.

Da negozio di videogiochi a rivenditore di collezionabili

Entrare oggi in un punto vendita GameStop significa trovarsi davanti a un’offerta molto diversa rispetto a quella di qualche anno fa.

Accanto ai videogiochi trovano sempre più spazio action figure, carte collezionabili, giocattoli, merchandising, abbigliamento e oggetti legati ai principali franchise dell’intrattenimento.

Il cambiamento non riguarda quindi soltanto la distribuzione dei prodotti, ma l’identità stessa dell’azienda.

Se i giochi fisici dovessero davvero scomparire, GameStop perderebbe certamente una parte simbolica della propria storia. Dal punto di vista economico, però, Cohen sembra convinto che l’impatto sarebbe ormai marginale.

La fine dei dischi PlayStation non preoccupa GameStop

Le dichiarazioni di Cohen arrivano mentre continua il dibattito sulla decisione di Sony di interrompere la produzione dei giochi PlayStation su disco a partire dal 2028.

Una scelta contestata da una parte del pubblico e dalla Entertainment Retailers Association, che considera il supporto fisico una garanzia di libertà per i consumatori.

Abbiamo approfondito la questione nel nostro articolo dedicato all’addio ai giochi fisici PlayStation, affrontando i temi della proprietà, della rivendita e della conservazione dei contenuti.

Per GameStop, tuttavia, la questione sembra avere ormai un peso molto diverso. Se il software rappresenta soltanto una parte minoritaria dei ricavi, la fine del formato fisico potrebbe essere assorbita attraverso il rafforzamento delle altre categorie.

L’offerta miliardaria per acquisire eBay

La trasformazione di GameStop si lega anche alle ambizioni di Ryan Cohen nel settore dell’e-commerce.

Il CEO continua infatti a sostenere il progetto di acquisizione di eBay, per il quale sarebbe stata avanzata un’offerta da circa 55 miliardi di dollari.

Il consiglio di amministrazione della piattaforma ha respinto la proposta, giudicandola non sufficientemente credibile o vantaggiosa.

Cohen, però, non sembra intenzionato ad abbandonare l’idea. Secondo il dirigente, l’unione tra GameStop ed eBay potrebbe persino creare un’attività dal valore potenziale di mille miliardi di dollari.

Una previsione decisamente ambiziosa, soprattutto per un’azienda che sta ancora cercando di definire con chiarezza la propria nuova identità.

Una strategia oltre la vendita di software

Definire i giochi fisici irrilevanti potrebbe sembrare quasi un tradimento della storia di GameStop.

In realtà, le parole di Cohen fotografano una trasformazione già in corso da tempo. La società sta progressivamente abbandonando il ruolo di semplice negozio di videogiochi per diventare un rivenditore più ampio, focalizzato su collezionabili, carte, giocattoli e prodotti legati all’intrattenimento.

Resta da capire se questa nuova strategia sarà sufficiente a costruire un modello economico solido e duraturo.

Perché una cosa è evidente: se persino GameStop considera ormai marginale la vendita di dischi e cartucce, il formato fisico potrebbe trovarsi molto più vicino al tramonto di quanto molti giocatori siano disposti ad ammettere.

 

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