Story of Seasons – Braccia donate all’agricultura – Recensione

story of season

Che sia bella la vita bucolica lo devono saper bene gli sviluppatori di videogiochi che, da sempre, ci hanno propinato prodotti in grado di offrire esperienze “rurali” anche al cittadino più incallito.

Esperienza le cui caratteristiche variano a seconda della “geografia” dello sviluppo: l’Europa, ad esempio, è fondamentalmente la patria di giochi che puntano tutto sul realismo e sulla visione imprenditoriale dell’attività agricola, come con il teutonico Farming Simulator, le cui versioni annuali riescono a macinare vendite clamorosamente alte; il Giappone, d’altro canto, ha una visione decisamente meno seriosa e più sognante della routine agricola, e la saga di Harvest Moon ne è la prova lampante.

Story of Season va ad inserirsi in questa seconda categoria di giochi, e lo fa anche in maniera non troppo velata, anche in virtù del fatto che dietro allo sviluppo ci sono proprio i ragazzi di Marvelous (gli stessi di Harvest Moon per intenderci), impossibilitati ad usare il nome del brand per un contenzioso nato con Natsume, publisher dei loro titoli nel mercato occidentale.

Ciò che ci ritroviamo tra le mani è esattamente quello che un nuovo Harvest Moon sarebbe dovuto essere e, nonostante qualche novità, presenta esattamente gli stessi pregi e difetti che hanno caratterizzato la saga nella sua storia videoludica.

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Chi mal comincia è a metà del? disastro.

Story of Seasons comincia davvero male, offrendo un incipit dal pretesto piuttosto basilare e caratterizzato da una lentezza sconcertante. Saremo convocati dalla “capo-gilda” Veronica al fine di curare un appezzamento di terreno in quel di Querciallegra, non prima però di aver vissuto una settimana come aiutante di una vecchietta, Eda, che ci sfrutterà neanche fossimo suo nipote (che tra le altre cose c’è davvero, e ha ben pensato di andarsene via da casa della nonna).

Nonostante ogni giorno duri circa cinque minuti, la quantità di dialoghi e la meccanicità di certe azioni trasformano quello che doveva essere un semplice (e soprattutto snello) tutorial in un pretesto per spegnere immediatamente la console e andare a coltivare per davvero un orticello, attività sicuramente più costruttiva e divertente.

 

Per avere la meglio sul tedio della prova, sarà dunque necessario armarsi di pazienza, superare quell’oretta abbondante di noia ascoltando con attenzione ciò che ci viene detto, ed essere così in grado di gestire le semplicissime meccaniche di gioco. Il vostro desiderio più grande sarà quello di zittire per sempre quella disgraziata di nonna Eda, cosa che farete soddisfacendo le sue richieste e non tramortendola, ma solo perché il gioco non ve lo permetterà.

Una volta abbandonata la vegliarda maledetta, saremo finalmente liberi di gestire la nostra fattoria personale, vero fulcro dell’intera esperienza, in santa pace.

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Per me una quattro stagioni, ma senza carciofini?

Come già preannunciato dal titolo, Story of Seasons pone l’accento sulla rotazione stagionale delle colture, in maniera non dissimile a quanto faceva il caro vecchio Harvest Moon. Ne riprende ugualmente anche il sistema di gioco, caratterizzato da dinamiche RPG fuse assieme ad un simulatore di vita agricola vero e proprio, con elementi gestionali e di vita sociale.

 

Tutte le attività andranno gestite facendo attenzione all’indicatore di stanchezza: zappare, innaffiare, prendersi cura degli animali avrà un costo in termini di “energia”, e potremo svolgere solo un numero limitato di attività giornaliere. A dire il vero ci è parso che tale indicatore – rappresentato in alto da una serie di cuori di “zeldiana” memoria – tenda a consumarsi con eccessiva facilità, lasciandoci spesso costretti a chiudere la giornata lavorativa troppo precocemente. Spesso ci siamo ritrovati ad andare a dormire “forzatamente” addirittura prima di mezzogiorno, dopo aver recuperato solo qualche ciocco di legna, onde evitare di ritrovarci in infermeria, sotto la pioggia di rimproveri di un’operatrice sanitaria eccessivamente zelante.

Per fortuna, con l’avanzare del gioco, è possibile potenziare i propri attrezzi per la produttività, ma il problema rimane comunque presente, e ci è sembrato un elemento sul quale i ragazzi di Marvelous avrebbero potuto lavorare meglio. Forse avevano finito i cuoricini anche loro.

 

Qualcosina per arrotondare fa sempre comodo

Se non vi basta lavorare i campi, curare gli animali e personalizzare la vostra fattoria, sappiate che il gioco è in grado di offrire molto di più. L’esperienza è infatti arricchita da tutta una serie di attività secondarie finalizzate al guadagno – in fin dei conti il lavoro serve proprio a questo – da investire poi per accrescere il proprio “impero” agricolo. Sarà possibile ad esempio pescare – inizialmente a mani nude, poi anche attraverso l’utilizzo di una canna da pesca – o cucinare, costruire arnesi o fabbricare mobili per arredare o ammodernare filantropicamente il villaggio.

 

Soddisfacendo determinati requisiti sarà perfino possibile intraprendere attività parallele come la produzione di prodotti caseari, decisamente remunerativa e piuttosto gratificante. Qualsiasi sia la vostra vocazione, produrre soltanto non basterà a riempire le vostre tasche di monete, ma il frutto del vostro sudore andrà venduto al mercato, locale e non. A ben vedere questa è la novità che più di tutte differenzia Story of Seasons rispetto ai capitoli di Harvest Moon, ed è stata implementata anche in maniera piuttosto intelligente.

Il sistema commerciale ricorda quello dei giochi della serie Patrician, solo in scala molto più ridotta: le merci messe in vendita avranno un prezzo differente in base sia alla domanda di un determinato mercato, sia alla disponibilità di unità nel proprio mercato. Diventa importantissimo dunque gestire le vendite oculatamente, tenendo presente anche la tempistica – vendere un prodotto primaverile in una stagione differente, ad esempio, comporta guadagni sicuramente maggiori – cosa che rende anche piuttosto impegnativo massimizzare i guadagni.

 

“L’amore vince tutto e anche noi cediamo all’amore”

Ma le attività bucoliche, come ci insegna il buon Virgilio, non constano soltanto di lavoro e sudore della fronte, e Story of Seasons non fa eccezione. È importante anche stringere delle amicizie, socializzare con i propri concittadini e partecipare alle fiere stagionali organizzate anche grazie al vostro aiuto. Non si può inoltre essere davvero felici senza un po’ d’amore, ed è proprio per questo che, come da tradizione della serie, in Story of Seasons sarà possibile corteggiare uno o più potenziali partner del circondario al fine di realizzarsi anche il punto di vista relazionale.

 

Attenzione però che, per riuscire a maritarsi, sarà necessario organizzare una cerimonia di nozze, la quale prevede l’esborso di un gruzzoletto non da poco. A concludere l’offerta c’è la possibilità di aiutarefarsi aiutare da amici fattori grazie alla componente multiplayer, disponibile per un massimo di quattro giocatori. Una feature di certo interessante ma assolutamente ordinaria.

Insomma, per chi vuole vivere una vita all’insegna della bucolicità, le cose da fare non mancheranno di certo. Purtroppo però, nonostante l’aumento del numero di attività possibili, il rischio di “ripetitività” – da sempre problema dei “farm sim”, e di Harvest Moon in particolare – sembra essere ancora presente, seppur ammorbidito rispetto al passato.

 

Una realizzazione degna del nuovo supereroe: Super-ficiale!

Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad un mezzo passo falso. Anche giustificando l’eccessiva pochezza di definizione di alcune textures con i limiti tecnici della piattaforma su cui gira il titolo – una giustificazione che regge poco visto che ultimamente il 3DS è stato in grado di offrire esperienze visive di tutto rispetto – ci fa specie la poca fluidità con la quale il tutto gira. Benché il colpo d’occhio generale sia tutto sommato piacevole, pesanti cali di framerate durante le sessioni di gioco tradiscono una certa superficialità durante il processo di ottimizzazione dell’engine, cosa ancor più grave se si pensa che Story of Seasons è un’esclusiva 3DS. La varietà dell’offerta sonora ci è sembrata limitatissima e i brani risultano spesso anonimi e mai davvero consoni al contesto ludico.

Un vero peccato?

 

Concludendo?

Che dire di questo Story of Seasons? Tralasciando le differenze nella titolatura, potenzialmente sarebbe potuto essere il miglior capitolo della serie di Harvest Moon prodotto fino ad oggi, ma a causa di alcune scelte discutibili ed un impianto tecnico realizzato superficialmente, non riesce a concretizzare questa sua potenzialità pienamente. La vocazione commerciale del titolo ci è sembrata una novità più che stimolante, e realizzata anche in maniera degna, ma non sufficiente – da sola – per far emergere Story of Seasons all’interno del panorama di genere. Rimane un gioco che i fan del genere, se abbastanza forti da non farsi scoraggiare dal tediosissimo tutorial, apprezzeranno di certo.

 

CI PIACE

Buon sistema delle dinamiche agricole
Commerci necessari e implementati degnamente
Longevità assicurata dalle tante attività

NON CI PIACE

Tutorial lungo e noioso
Comparto tecnico altalenante e frame rate ballerino
Ripetitività ancora un difetto intrinseco del genere dei farm-sim.

Conclusioni

Story of Season è solo per i fan del genere, sotto certi aspetti uno dei migliori farm-sim di stampo giapponese mai fatti, ma al contempo pieno di difetti tecnici e strutturali che lo rendono poco memorabile.

6.5Cyberludus.com
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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.