L’ultimo tassello del puzzle…

L’ultimo “tassello” della Dark Souls Remastered è da poco giunto sugli scaffali del nostro rivenditore di fiducia. La versione Switch si è fatta attendere, rispetto alle sue controparti PC e console, per una serie di motivazione tecniche che hanno spinto gli sviluppatori a premere forte l’acceleratore sul fattore ottimizzazione. Sulle nostre pagine abbiamo già recensito la versione Xbox One della Dark Souls Remastered, evidenziandone pregi, difetti ed eventuali differenze con l’edizione originale – che, per inciso, abbiamo già avuto modo di spolpare a dovere su PC nella sua Prepares to Die Edition.
Circa quattro mesi dopo, a fronte di una fase di sviluppo un po’ più prolungata, siamo riusciti a mettere le mani su questa promettente edizione Switch che, grazie alle funzionalità “ibride” della nuova console di casa Nintendo, ci consentirà di portare l’esperienza hardcore dei From Software ovunque.

La versione Switch della Dark Souls Remastered sarà riuscita a convincere i nostri – esigenti – palati? Scopriamolo insieme nella recensione…

It’s me, Solaire!

Dark Souls segna un traguardo molto importante. Trattasi infatti del primissimo gioco From Software – nonche primo “Souls-Like” – ad approdare su Nintendo Switch. Annunciata quasi a sorpresa durante l’ultima E3, la Dark Souls Remastered si pone come obiettivo di proporre la medesima esperienza della versione console su un contesto “ibrido”: che siate in treno o comodamente seduti sulla tazza del water, avrete la possibilità di immergervi nelle opprimenti lande di Lordran, affrontando una tra le esperienze videoludiche più punitive degli ultimi anni. Questo, infatti, è un valore aggiunto non da poco che, per inciso, riesce in qualche modo a coprire tutte le magagne tecniche di cui questa edizione Switch purtroppo soffre. Ma andiamo con ordine…

Il Demone Toro, una tra le prime boss fight di Dark Souls

La Dark Souls Remastered, per chi si affaccia per la prima volta al genere – e alla serie, è un action rpg dall’ambientazione dark e fortemente evocativa, che trova i suoi punti di forza in un gameplay estremamente sfaccettato e complesso, che può essere tranquillamente definito “punitivo”. Nel mondo di Dark Souls la nostra unica salvezza dalle è rappresentata dai falò, che non saranno solamente dei punti di ristoro per il nostro eroe, ma anche dei veri e propri hub utili all’avanzamento di livello o ad altre funzionalità legate allo sviluppo del personaggio (vi parleremo volentieri delle meccaniche relativa al fattore umanità ed evocazioni, ma non ce la sentiamo di entrare – nuovamente – nel dettaglio). La vera anima del titolo From Software è il suo gameplay: rotolate, “peso” del personaggio, armi da mischia, a distanza, magie, tutto è stato calcolato per creare un sistema di combattimento perfetto, complesso sì, ma anche terribilmente appagante.

A livello contenutistico, la Dark Souls Remastered si porta dietro tutti i contenuti aggiuntivi già apprezzati nella Prepare to Die Edition, tra cui una modalità PvP online (che su Switch sia appoggia ai servizi di Nintendo Online), tre aree inedite – con ben quattro boss aggiuntivi – nuove armi, armature e nuovi personaggi secondari (tra cui il cavaliere di Artorias – direttamente dal DLC integrato “Artorias of the Abyss”).

Anche su Switch è tempo di “Lodare il Sole”!

Per tenere fede ai contenuti esclusivi Nintendo, oltre al gioco è possibile acquistare un amiibo dedicato al celebre personaggio di Solaire – il suo utilizzo, infatti, ci permetterà di sbloccare la gesture in-game del “Praise the Sun!” (“Sia lodato il Sole!”).

Analisi tecnica

Senza dilungarsi ulteriormente nel parlarvi del gioco in sé (dato che è già stato affrontato a dovere in diverse sedi), andiamo ad analizzare la parte più importante di questo porting targato Nintendo Switch: la componente tecnica.

A differenza delle già citate versioni Playstation 4 e Xbox One, la versione Switch non presenta il rinnovato frame rate a 60fps e i diversi miglioramenti grafici di sorta. In effetti – in termini puramente grafici – è praticamente lo stesso gioco che abbiamo giocato anni fa sulle console old-gen. In soldini, la Dark Souls Remastered su Nintendo Switch funziona a 1080p e 30 fps in modalità docked, mentre a 720p (con lo stesso frame rate) in modalità portable. Se da un lato la versione originale del gioco era un vero proprio disastro – in termini di fluidità (specialmente nella famigerata Città Infame), questa nuova riedizione su Nintendo Switch migliora sensibilmente sotto quest’aspetto, riuscendo – quasi sempre – a garantire un frame rate stabile sui 30 fps. Sia chiaro che abbiamo notato alcuni evidenti cali nelle prestazioni, ma nulla che renda l’esperienza di gioco ingestibile. Di conseguenza, questa Darks Souls Remastered su Switch, non è in realtà una vera e propria remaster, ma piuttosto la versione che avremmo voluto vedere su console otto anni fa.

Nintendo Switch, il paradiso dei pendolari

La versione Switch aggiunge una funzionalità intrinseca della console stessa: la portabilità. Dark Souls Remastered può essere giocato in modalità portatile, a patto però di non aver effettuato l’accesso ai server di gioco. Mettendo il gioco in modalità sleep si annullerà la connessione con i server e torneremo, inevitabilmente, al menu principale, il che può risultare fastidioso quando si desidera accedere rapidamente ad una sessione di gioco. La cosa abbastanza preoccupante della funzionalità sleep della console è che, se attivata, manterrà, per qualche istante, la nostra sessione di gioco attiva in background: scordatevi di stoppare la sessione durante una boss fight quindi, dato che – quasi sicuramente – saremo vittime di una morte rapidissima. Ciò non toglie il fatto che è fantastico poter finalmente giocare ad un titolo impegnativo come Dark Souls in aereo o in treno (o, perchè no, sulla tazza del water), specialmente per chi, per motivi lavorativi, è costretto a periodici spostamenti.

Uno tra gli aspetti sicuramente meno convincenti di questa Dark Souls Remastered è dato dal comparto sonoro, stranamente attutito in molte occasioni, probabilmente a causa delle compressioni per mantenere contenute le dimensioni del gioco. Niente di impattante sull’esperienza di gioco, ma comunque un difetto tecnico opportuno da segnalare.

Concludendo…

L’edizione Switch della Dark Souls Remastered, in soldoni, non aggiunge nulla di nuovo all’esperienza già assaporata su console e PC. C’è da dire che le funzionalità “portable” della console di casa Nintendo, riescono in qualche modo a fornire una marcia in più all’esperienza di gioco targata From Software: che siate in treno o comodamente seduti sulla poltrona di casa, Dark Souls Remastered su Switch riesce a mantenersi inalterato qualitativamente, consentendoci di godere appieno di tutta l’esperienza di gioco hardcore data da questo grande capolavoro. Alcuni cali di frame (a volte piuttosto evidenti – anche se ben lontani da quelli percepiti nella versione originale del titolo) e un comparto sonoro qualitativamente inferiore alla controparte PS4 e Xbox One, Dark Souls rimane uno tra i più appaganti action rpg sul mercato.

CI PIACE
  • L’esperienza di Dark Souls nel palmo delle vostre mani
  • Rimane uno tra i più completi action rpg degli ultimi anni
  • Comandi sempre reattivi anche in modalità portable
NON CI PIACE
  • Cali evidenti di frame in più occasioni
  • Non aggiunge nulla di nuove rispetto alle altre versioni
  • Sonoro “sacrificato”
Conclusioni

Con il tassello Nintendo Switch, il puzzle della Dark Souls Remastered è finalmente completo. Il capolavoro From Software rimane uno tra i più appaganti action rpg sul mercato, grazie ad un combat system unico e ad un level design sensazionale. Nonostante la mancanza, sostanziale, di miglioramenti grafici ed un frame rate non proprio sensazionale, ci troviamo di fronte ad un titolo che chiunque, almeno una volta, dovrebbe giocare: perchè non approfittare della versione Switch?

8Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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