Wolfenstein: The Old Blood

Ritornando al castello Wolfestein

The New Order si arricchisce di un nuovo tassello narrativo, questa volta ambientato prima degli eventi che hanno visto B.J. Blazkowicz protagonista, lo scorso inverno. Diverse settimane prima dell’assalto in Polonia, B.J. viene mandato a Wolfenstein, castello dei principali gerarchi nazisti e fonte di importanti informazioni riguardanti la posizione di Deathshead. Esclusa una menzione d’onore per l’Agent One – i fan della saga capiranno – lasciamo a voi il piacere di scoprire il resto. New Order è stato uno dei migliori FPS dello scorso inverno e, in generale, uno dei prodotti più divertenti approdati nel mercato videoludico da anni a questa parte. The Old Blood rappresenta l’ultimo tassello di un reboot il cui progetto è partito nel lontano 2001, data d’uscita di Return to Castle Wolfenstein, seguito nel 2009 da Wolfenstein e infine da New Order nel 2014.

Sangue antico, formula collaudata

Old Blood ripropone la formula vincente del fratello maggiore: una componente shooter che si rifà ai giochi moderni – strizzando comunque l’occhio alle concezioni dello sparatutto classico – e tonnellate di nazisti da trucidare all’interno di aree ben variegate. Per quanto adorabile, la formula non era comunque esente da difetti, causa anche una componente stealth piuttosto timida e poco agevolata, che a questo giro risulta meglio costruita grazie ad un intelligente utilizzo del level design, meglio articolato e dotato di numerose scorciatoie per aggirare o uccidere i nemici in silenzio. A conti fatti, l’80% circa dell’esperienza può essere fruita in stealth – sezioni come il secondo capitolo sono incentrate completamente su questa tipologia di gioco – ma questo non vi impedirà di sparare il primo colpo e sentire urlare a squarciagola richieste di aiuto da parte dei comandanti tedeschi e affrontare quindi orde e orde di nemici.

La campagna – escluse le citate opzioni stealth – risulta più snella nella suddivisione delle meccaniche (il gioco, del resto, dura molto meno del gioco originale). Lo stile narrativo riflette appieno la cosa, eliminando del tutto le cut-scenes e raccontando la storia dal punto di vista in prima persona del protagonista. Questa svolta di regia si nota anche nella gestione cinematografica, forte di un’esperienza meno scriptata del predecessore, arrivando a regalarci 5 ore di campagna capaci di scorrere lisce come l’olio e senza interruzioni di sorta, in cui il giocatore è protagonista degli eventi allo stesso modo in cui lo è Blazkowicz. I nazisti si riveleranno ancora i cattivi per eccellenza, crudeli, furbi e con un design spettacolare. Non ci saranno grosse novità rispetto al gioco originale -boss esclusi, si intende- anche perché l’attenzione degli sviluppatori sembra essersi spostata su ambientazioni che, a mani basse, possiamo definire spettacolari, variegate e soprattutto nostalgiche. Nell’istante in cui, sulla funivia, scruterete il castello Wolfenstein nella sua tetra maestosità, avrete il primo assaggio del peso che la saga porta sulle spalle e di tutta la mitologia che ha saputo costruirci attorno. I fan di vecchia data proveranno brividi nel muoversi attraverso i corridoi ornati di armature e reliquie, alcuni pieni di nazisti e altri cupamente vuoti e spettrali, capaci di infondere al gioco un’atmosfera unica che sa di mistero, curiosità e orrore, anche già solo per ciò che potrebbe celare quella porta o per quello che si potrebbe trovare in fondo a quel passaggio segreto scoperto accidentalmente. Si tratta di una bellissima dedica ai fasti passati della saga, con riferimenti piuttosto espliciti: le già citate aree segrete, i lingotti da collezionare e nuovi incubi attraverso i quali il giocatore potrà giocare all’originale Wolfenstein 3D, come già era successo con New Order.

Questo per quanto riguarda la prima metà del gioco: il titolo è infatti suddiviso in 2 macro eventi – ognuno diviso in 4 capitoli – il secondo dei quali ambientato nell’area rurale su cui affaccia il castello. Dove la prima parte si rivela più suggestiva, la seconda sa essere quella più divertente e spettacolare, con una svolta all’interno della trama che produrrà anche dei cambiamenti a livello di gameplay. Sì, stiamo parlando di tanti bei zombie, con tanto di doppietta a canne mozze a fare da star. Parlando di armi, le aggiunte non sono molte: oltre alla doppietta, Blazkowicz potrà usufruire di un fucile bolt action, una pistola lanciagranate ed un utilissimo tubo multiuso, utilizzabile per scalare alcune pareti e aprire passaggi, oltre che per uccidere in modo barbaro i nazisti. In generale possiamo confermare un feeling delle armi più solido ed un senso di maggior pesantezza capace di regalare un certo tocco di realismo e soddisfazione; realismo che eleva ufficialmente la componente shooter ad un piano mai visto prima per la saga. La durata si attesta quindi sulle 5 ore a difficoltà normale, anche se il gioco compensa comunque con segreti, collezionabili ed una modalità sfida in cui si potranno affrontare orde e orde di nemici in ampie mappe ripescate direttamente dalla storia. Il prezzo di 20 euro, tutto sommato, si rivela sincero, specie considerando la qualità del prodotto.

Un po’ di polvere sulla divisa

Il comparto tecnico si riconferma ottimo, su tutti un sonoro adatto ad ogni circostanza ed un doppiaggio – preferibilmente in lingua originale – molto buono. La parte visiva invece ci riporta alle solite problematiche già viste in RAGE e New Order: l’ID Tech 5 è stato sviluppato prevalentemente per le console – ciò risale alla old gen con PS3 e Xbox360 – in quanto, per ovviare ai problemi di spazio della memoria, si è costruito un motore visivo basato sullo streaming costante delle texture. Questo cosa significa? Che il motore grafico proporrà texture sempre nuove e mai riciclate, ma allo stesso tempo anche un appesantimento notevole della memoria fisica -New Order arrivava quasi a 50 GB, Old Blood ha 1/3 dei contenuti e ne pesa più di 30 – e, tristemente, uno streaming delle texture costante, dove l’utente senza un PC particolarmente potente (diremmo fuori parametro, considerate le specifiche consigliate) noterà ad ogni movimento di telecamera texture slavate che si ricaricano. Per quanto la resa complessiva sia ottima, anche grazie ai bellissimi effetti di illuminazione, il gioco non vale la candela, trattandosi di texture che già ai tempi di RAGE sapevano di “vecchio”, soprattutto se paragonate a motori grafici più efficienti e stabili. Si spera che ID riesca a trovare un compromesso accettabile prima dell’uscita del prossimo Doom.

Concludendo

The Old Blood si rivela un’espansione assolutamente di qualità. Non dà affatto l’impressione di essere l’ennesimo DLC estirpato dal gioco prima della fase Gold, ed arriva sul mercato forte di novità discrete, numerosi rimandi e dediche alla storia della saga ed un’esperienza perfetta per chi non ha ancora giocato il titolo originale e ne voglia giusto un assaggio. Ironicamente, può essere persino consigliabile giocarlo prima di New Order. The Old Blood ci riconferma lo stato di grazia del marchio Wolfenstein e prosegue l’eredità di quello che è ufficialmente diventato una delle migliori saghe FPS degli ultimi anni. Cosa ancora più importante, ci riesce anche senza l’intrusione forzata di una modalità multiplayer. Gli sviluppatori di alcune saghe concorrenti prendano appunti.

CI PIACE

– Divertente e variegato\n- Buona atmosfera e gameplay

NON CI PIACE

– Motore grafico ancora imperfetto\n- Storia meno ispirata di The New Order

Conclusioni

Siamo di fronte a un’ottima espansione che riconferma le qualità di New Order e aggiunge nuove ore di divertimento, il tutto a un prezzo onesto

8.5Cyberludus.com
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Redazione
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