Dark Souls II: Scholar of the First Sin – Recensione

Ci vuole calma e sangue freddo (cit.)

Una breve premessa. Malgrado non ci sentiamo di condividere l’enorme senso di superiorità che pervade il giocatore medio di Dark Souls II e che si traduce in infiniti meme su come chiunque altro sia un misero casual gamer (insulto la cui validità è sicuramente discutibile), una cosa va detta: Dark Souls II non è adatto al giocatore medio. Punto. E’ un esperienza di difficile accesso, affermazione che va oltre le caratteristiche del gameplay, arrivando a sfondare la quarta parete. La realtà aumentata di Dark Souls II si manifesterà quando il metronotte di turno busserà alla vostra porta per suggerirvi di ridurre il volume delle imprecazioni, magari modulandone la natura dissacrante. Detto questo, rinvigoriti dalla nostra precedente esperienza abbiamo deciso di buttarci a capofitto nella nuova versione del titolo From Software, comprensiva di DLC, upgrade grafici di sorta e la solita buona dose di nemici pronti a spianarci al minimo errore. Ecco quindi Dark Souls II: Scholar of the First Sin e questa signore e signori è la nostra recensione. Buona lettura!

Un potente eroe destinato a fare…cose

Dark Souls II è ambientato nello stesso universo narrativo del primo capitolo e proprio come il predecessore segue le (dis)avventure di un ignoto non morto che, attratto nel perduto regno di Drangleic, si ritrova a percorrere la strada del prescelto, destinato a stringere nella mano il destino di un mondo in rovina. Corposi dialoghi, intermezzi in CGI, romance e scelte morali ambigue, niente di tutto ciò riempirà le ore che passerete in Dark Souls II. Ogni scelta sarà effettuata in punta di spada. L’unica storia che vivremo sarà quella delle nostre personali gesta. Nessun elemento in Dark Souls II sarà “di facile accesso”, tantomeno il lore. La ricostruzione storica delle vicende del fiorente(?) regno di Drangleic – e Lordran ancor prima – è diventato oggetto di teorie dietrologiche degne delle più classiche cospirazioni aliene. Intere schiere di autoproclamati esperti che si battono sul campo di battaglia del “ho capito tutto”, producendo interminabili discussioni fatte di dettagli infinitesimali e deduzioni medianiche. La baseline è la seguente: siete un individuo senza memoria che si trova – suo malgrado – ad affrontare situazioni assolutamente incredibili. Tutto quello che saprete è quello che il vostro personaggio vedrà, sentirà, proverà. Punto. La scelta di lasciare al giocatore la responsabilità di interpretare e ragionare su tutto ciò che vede, in maniera esclusivamente attiva, potrebbe essere etichettato come un comodo escamotage per risparmiare sui costi di sceneggiatura. Non è così. L’intento degli sviluppatori è proprio quello di lasciare al giocatore la possibilità di riflettere, di immaginare, di vivere un’avventura prima di tutto mentale.

Da grandi poteri derivano gigantesche frustrazioni

In Dark Souls II: Scholar of the First Sin ci troveremo davanti ad un gameplay che, pur non distanziandosi troppo da un “normale” action rpg in terza persona, è caratterizzato da un livello di profondità difficilmente eguagliabile. Le meccaniche di parry, counter e backstab non sono elementi vestigiali da accompagnare al button mashing più sfrenato. Dark Souls II non perdona. Una pressione in più o in meno fa la differenza tra la vita e la morte. Frustrazione a vagonate, dunque, ma mai una volta che il gioco si dimostri ingiusto o eccessivamente sbilanciato. L’approccio del giocatore dovrà essere sempre situazionale, con un ottima predisposizione alla variante accompagnata da galeoni di pazienza. Ogni boss richiederà una strategia precisa, il giusto equipaggiamento e riflessi rapidi. Il peso dell’armatura influirà sulla rapidità di spostamenti e capriole. La possanza delle armi sarà, ovviamente, inversamente proporzionale alla velocità di esecuzione degli attacchi. Magie più potenti avranno bisogno di tempi maggiori per essere lanciate. Ogni vantaggio nasconderà uno svantaggio, rendendo impossibile la creazione di un personaggio imbattibile. A tal proposito va notato che la Piromanzia non è più la carta “esci gratis di prigione” che era nel primo Dark Souls, ma è stata rivista e correttamente bilanciata. Stesso discorso, solo che inverso, per il dual wielding, riproposto come un’alternativa quanto meno viabile e non solo vezzosa. Come nel precedente capitolo la scelta della classe iniziale avrà un peso praticamente nullo, visto che dopo due ore di gioco un possente cavaliere errante potrebbe essere diventato, con il giusto numero di anime, un altrettanto possente mago errante. Le anime, appunto, rappresenteranno, come nel precedente capitolo, sia la valuta di gioco, sia l’elemento necessario per passare di livello. Morendo una volta il vostro gruzzolo di anime sarà lì ad aspettarvi, proprio dove avete esalato l’ultimo respiro. Morite di nuovo prima di averle recuperate e, ahimé, saranno andate per sempre. Mai una gioia. Il premio? Un senso di realizzazione e appagamento che difficilmente proveremo giocando a titoli più “facili”. La scritta dorata “Vittoria” sarà sempre accompagnata da una copiosa quantità di endorfine che il vostro cervello elargirà come incentivo a proseguire un viaggio costellato di infiniti dolori. L’ultima ma non meno importante considerazione riguarda i New Game Plus. A differenza del primo Dark Souls questa volta ogni nuovo playthrough nasconderà qualche meccanica inedita, qualche piccola (neanche troppo) variante posta ad arte per sorprendere il giocatore e motivarlo nel suo viaggio autolesionistico. Stando a From Software, il gioco includerà elementi inediti almeno fino al quinto playthrough, un dato che, in mancanza di un bravo psichiatra, non siamo in grado di confermarvi.

Scholar of the First Sin: si all’upgrade o no all’upgrade?

Le novità introdotte da From Software per questa – se così vogliamo definirla – remastered, ci sono, anche se tutto sommato abbastanza marginali. La più grande novità è sicuramente il riposizionamento dei nemici: alcuni mob sono stati difatti re-inseriti all’interno del mondo di gioco di Dark Souls II per garantire sia un livello di sfida ancora più elevato rispetto all’edizione originale che uno “stimolo” per i vecchi player a riprendere in mano questa riedizione del titolo. A livello puramente narrativo, sono stati revisionati alcuni dialoghi e aggiunti diversi NPC, che fungeranno da riempitivo per il vasto lore di Dark Souls, mentre sul lato contenutistico abbiamo apprezzato l’aggiunta di nuove armi ed armature. Grande lavoro di pulizia è stato inoltre fatta sul fronte netcode che, sebbene non ancora pienamente ottimale, riesce ora a garantire scontri in PvP privi dei gravi problemi di lag che affliggevano il titolo originale. Ovviamente in Dark Souls II: Scholar of the First Sin, trovereremo anche i tre DLC episodici usciti nel corso dello scorso anno ovvero Crown of the Sunken King, Crown of the Old Iron King e Crown of the Ivory King, capaci di garantire un buon quantitativo di ore aggiuntive di gameplay alla storyline principale. Insomma, per i non possessori del gioco originale, Dark Souls II: Scholar of The First Sin risulta essere un pacchetto tranquillamente definibile completo per tutti i videogiocatori ansiosi di buttarsi a capofitto nell’incredibile – e malato – universo di gioco ideato da From Software.

Remastered-era

I miglioramenti tecnici introdotti dal primo, tutto sommato, claudicante capitolo sono evidenti sin dalla schermata di personalizzazione del personaggio. In questo secondo capitolo From Software ha cercato di donare nuova verve estetica al titolo originale, partendo dal tanto atteso supporto nativo alle DirectX 11. La qualità delle texture si attesta su buoni livelli, un discorso che facilmente può essere esteso al sistema di illuminazione dinamica – decisamente migliorata rispetto all’edizione originale – e all’aspetto generale di personaggi e ambientazioni. Queste ultime godono appieno di una direzione artistica ineccepibile che lascia a tratti senza fiato. Punto forte e principale spartiacque rispetto al primo capitolo è l’ottimizzazione. Dark Souls II: Scholar of the First Sin a risoluzione elevate non abbandona mai i 60 frame per secondo, mai. Un elemento che diminuisce non poco l’elemento frustrazione dovuto a momenti in cui la morte era causata da singhiozzi vari del motore di gioco. Il comparto sonoro, poi, è veramente eccellente. Le musiche, mai invadenti, sottolineeranno l’epicità di ogni scontro e l’orrido splendore di ogni paesaggio. Gli effetti, assolutamente perfetti, renderanno credibile ogni singolo colpo e ogni singolo passo. Unica nota nera, la non perfetta direzionalità dei suoni, un elemento assolutamente secondario che non colpisce affatto l’esperienza di gioco.

Concludendo?

Dark Souls II: Scholar of the First Sin non è una riedizione perfetta. Non è l’elemento di paragone di ogni esperienza videoludica da qui all’eternità. E’ un ottima remastered, con solidissime meccaniche ed un comparto tecnico di tutto rispetto, capace di appagare tanto i fan dell’edizione originale quanto i nuovi, coraggiosi, giocatori. Sarà un viaggio difficile ma, una volta concluso, siamo sicuri vi lascerà soddisfatti e, probabilmente, con molti meno capelli.

CI PIACE

– Si tratta di una riedizione di un titolo incredibilmente complesso e appagante che qualsiasi videogiocatore dovrebbe provaren- Tutti i DLC, nuovi NPC, nuove armi, nuove armature e restyling graficon- Non avete mai toccato l’originale

NON CI PIACE

– Per i possessori del gioco originale – e relative espansioni – le novità non sono poi tante…n- Netcode non ancora pienamente ottimalen- Forse meno accessibile rispetto all’edizione originale

Conclusioni

Una buona occasione per i non possessori dell’originale di esplorare Drangleic al pieno dei contenuti.

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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.