Una recensione particolare

Mannaggia. Ci sono ricascato. Ci sarà pure un gruppo di recupero per vittime dell’hype. Qualcuno che ti offre sostegno psicologico, e che magari ti insegna pure qualche trucchetto per non rientrare nel tunnel. Voglio dire, ormai dovrei sapere che non è tutto oro quello che luccica e via discorrendo, dovrei aver capito che l’hype è latore di stati imbruttiti condivisi su Facebook per il pubblico ludibrio. Ma no, a me piace soffrire. I più arguti di voi avranno intuito, grazie a questo incipit sui generis, che questa non sarà una recensione “normale”. Io vi parlerò di Destiny dal mio punto di vista, cercando di conciliare le mie due anime di fanboy e di critico videoludico. Sarà durissima.

In giro per la Galassia a fare…cose

Dopo aver creato il primo personaggio ed essere entrato nel gioco, devo ammettere che la sensazione che qualcosa di epico sia appena iniziato c’è, eccome. Una intro suggestiva, una colonna sonora sensazionale e una direzione artistica ispiratissima, tutti elementi che contribuiscono a una prima impressione riassumibile con: “Wow, ma che razza di figata è Destiny?!”. Eppure avrei dovuto leggere i segnali, capire che tra le righe di “Quella di Destiny non è una beta vera e propria, è il gioco completo in versione ridotta” si nascondeva “Buono con l’hype ciccio, che poi ci rimani male”. La storia di Destiny non è detestabile, intendiamoci. È piuttosto interessante a dire il vero. Un dio dormiente, la minaccia di un oscuro nemico, misteriosi alleati e una vagonata di lore nascosta. Peccato che la trama risulti assolutamente inconsistente, con buchi narrativi grandi come l’ombelico di Jabba the Hutt. Dopo un inizio esplosivo, il mio “giovane” Guardiano di belle speranze si è trovato, suo (e mio) malgrado, sballottato negli angoli più oscuri della galassia senza aver ben chiaro: A- il fine ultimo del suo battagliero peregrinare; B – chi fosse esattamente il nemico; C – l’effettiva utilità di ogni sua missione eo scoperta. Una serie di interrogativi mica da ridere, considerando l’accento posto da Bungie sulla “leggendarietà” del tutto. Giocando Destiny dalla prima all’ultima missione della trama, si ha la sensazione di avere per le mani un prodotto non finito, rilasciato in fretta e furia per rientrare del mezzo miliardo di dollarozzi investito da Activision. La cosa peggiore è che i miei sensi di ragno (in realtà repentini sommovimenti gastroenterici) mi suggeriscono che tutte queste porte lasciate aperte, tutti questi rami tronchi della trama, potrebbero essere completati con futuri DLC. Non so voi, ma a me questa cosa provoca un travaso di bile con conseguente eruzione stile esorcista. Non va bene. Non si fa. E’ accettabile aggiungere un nuovo arco narrativo ad una storia già semi-chiusa (sappiamo che gli sviluppatori sono cinture nere di “cliffhanger” acrobatico”), ma pagare per sapere che a cacchio è servito tutto quello che ho fatto, no. Veramente. E’ avvilente.

Mira, uccidi, ricarica, ripeti

Cominciamo con il dire che Destiny non è un MMO Shooter, neanche per sbaglio. Non sono aggiornato sull’attuale definizione videoludica di Massive, ma sono sicuro che “tre tizi corazzati a zonzo per la Luna” non le si avvicini affatto. Quindi mettiamo i puntini sulle i: Destiny è uno sparatutto cooperativo e competitivo con un social hub. Punto. Massivo è un’altra cosa. Detto questo, va detto che il gioco in sé, motivazioni a parte, è maledettamente divertente. Unirsi ad un paio di amici e attraversare le lande devastate della Russia post-oscurità è un vero spasso. Avrei ovviamente apprezzato una maggiore ampiezza dei “fireteams”, ma già così com’é Destiny è un’esperienza che, almeno sul fronte gameplay, non delude affatto. L’avanzata attraverso le diverse sezioni del gioco è scandita dalla scalata dei venti livelli che conducono al levelcap. Da lì in poi ogni ulteriore progressione sarà determinata dal livello di “luce” del giocatore, una statistica ad hoc determinata dalla qualità dell’equipaggiamento. I tre archetipi dei personaggi – titano, cacciatore e stregone – si differenziano abbastanza da risultare decentemente caratterizzati, offrendo interessanti variazioni sul tema al combattimento di squadra. Intendiamoci, tutti sanno fare tutto, quindi è inutile fiondarsi su Google e lanciarsi in ricerche del tipo “miglior classe Destiny” (ci ho provato e non serve a niente). Lascia un po’ con l’amaro in bocca, invece, la malleabilità delle singole classi. Non solo in Destiny non è possibile alcun tipo di respec (per ridistribuire i punti da una sottoclasse all’altra) ma le build risultano granitiche, difficili da adattare al proprio stile di gioco. Approccio al combattimento a parte, l’elemento maggiormente distintivo delle classi di Destiny è l’attacco speciale, un colpo che, con modalità diverse, porterà morte e distruzione tra i nemici (tanto in PvE quanto in PvP). Tornando al gunplay, dall’ultima beta ho notato un netto miglioramento alla sensibilità del sistema di puntamento, sebbene la mira assistita risulti un filino troppo invadente per i giocatori più smaliziati. Nessun vero problema, comunque, dare voce alle bocche di fuoco in Destiny offre un’esperienza assolutamente appagante. Il giocatore può portare con sé tre categorie di armi (primaria, secondaria, speciale), ognuna delle quali comprende diversi tipi di sputafuoco. I nemici sono generalmente reattivi, abili e numerosi, perfettamente in grado di mettere in difficoltà i Guardiani. Le diverse fazioni, ognuna con differenti categorie di nemici, agiscono con strategie che cambiano a seconda degli specifici punti di forza di ciascuna. Una varietà che contribuisce a rendere ogni scontro interessante, e limita la piattezza del grinding infinito che, in fondo, è l’elemento cardine del gameplay di Destiny. L’intelligenza artificiale degli avversari non è certo sconvolgente, questo va detto, e il più delle volte vi basterà qualche secondo di osservazione per capire esattamente da dove spunterà fuori la testa di un nemico, pronta ad accogliere un proiettile pieno d’amore. Talvolta parlare di intelligenza artificiale risulta perfino difficile, quando, ad esempio, la portata di un buon fucile da cecchino lascerà i nemici a chiedersi, nell’immobilità più totale, “Cosa’é successo alla testa di Tom? Non lo so, ma già ieri non si sentiva bene. Sarà stato un ictus”. Fortunatamente la frenesia dei combattimenti e il numero delle minacce aiutano a soffocare queste obiezioni, presi come siamo a impallinare il quindicesimo alieno di fila. Oltre alle missioni principali, in Destiny potremo partecipare agli Assalti, sezioni istanziate per gruppi di tre giocatori con tanto di boss e miniboss (non particolarmente caratterizzati), e visitare le varie aree in modalità ricognizione, portando a termine una sequela infinità di subquests estremamente generiche (attiva quello, ammazza quell’altro, esplora laggiù, raccogli cose). Merita una menzione a parte quello che è attualmente l’unico Raid (Incursione) di Destiny, la Volta di Vetro, un livello istanziato per 6 giocatori di altissimo livello (26), estremamente difficile ma molto, molto divertente. I nostri continui bagni di sangue verranno talvolta premiati con qualche bottino interessante, ma il drop rate è così punitivo che passeremo ore senza cambiare di una virgola il nostro armamentario. Armi, armature, accessori e veicoli, tutto è acquistabile, droppabile (sperando in una botta di culo) o sbloccabile, con variazioni cromatiche che, come da tradizione diablesca, definiscono rarità e potenza di ogni pezzo di equipaggiamento. Non aspettatevi però una eccezionale varietà estetica, perché non l’avrete.

Anche i Guardiani sanguinano

Sul versante PvP le cose vanno decisamente meglio. Le modalità presenti, assieme ad un discreto numero di mappe, offrono una certa varietà all’azione, quanto basta per andare avanti ore e ore e ore e ore. Tra le modalità multiplayer abbiamo: Controllo (una variante di King of the Hill in cui le basi conquistate generano i punti necessari alla vittoria), Recupero (due squadre di tre giocatori impegnate a conquistare obiettivi con la possibilità di rianimare i compagni caduti), due modalità di deathmatch a squadre, a 6 e 12 giocatori, e il classico tutti contro tutti. La struttura delle mappe favorisce il giusto equilibrio tra pianificazione strategica e assalti improvvisati, scoraggiando, al contempo, il camping estremo (genere tenda, fuocherello e fucile da cecchino). Partecipando ad una sessione competitiva, le caratteristiche dell’equipaggiamento verranno “normalizzate” a valori base, in modo che un fucile d’assalto livello 20 faccia gli stessi danni del suo omologo di livello 10. Quella che non viene “normalizzata” è invece la quantità di abilità di classe sbloccate, un elemento che contribuisce a sbilanciare non poco gli scontri multiplayer. Disturba un po’ anche l’assenza di playlist multi-modalità, ma questa è, in effetti, un difetto marginale. E’ inutile dire che c’è molto di Halo: Reach nel Crogiolo di Destiny, ma la cosa non disturba affatto.

Arte in movimento

Dal punto di vista tecnico, Destiny è un prodotto veramente notevole. Lande devastate, antiche rovine, impianti abbandonati, tutto è splendidamente renderizzato e illuminato. Anche il cap a 30 fps, che ci aveva fatto storcere un po’ in naso durante la beta, è tanto stabile e fluido da non inficiare minimamente l’esperienza di gioco. La direzione artistica risulta sempre ispiratissima, e offre una netta riconoscibilità ad ogni singola sezione del gioco. Malgrado il design e dimensioni ragguardevoli delle ambientazioni contribuiscano a offrire la sensazione di un mondo aperto, alcune scelte stilistiche non proprio azzeccate (pareti invisibili, porte aperte ma invalicabili) riducono molto la libertà percepita. Va aggiunto che la mancanza di validi incentivi all’esplorazione, porta spesso il giocatore a seguire ciecamente l’obiettivo del momento, ignorando la bellezza del paesaggio. Fa un po’ strano il fatto che, a prescindere dal pianeta visitato, la gravità non subisca variazioni di alcun tipo. Il comparto sonoro è ricco e perfettamente realizzato, con una colonna sonora incredibilmente suggestiva e un doppiaggio apprezzabile, sebbene un filino monocorde. I comandi sono reattivi e ben strutturati, e il gioco fa un buon uso contestuale della striscia led del controller PS4 (colore squadra, prossimità alla morte, ecc.). L’interfaccia utente di Destiny è invece una tra le più povere e peggio realizzate dell’ultimo periodo: mal ottimizzata, poco illuminante e generalmente fastidiosa. La scelta di affidarsi ad un cursore per navigare tra le varie schermate, poi, risulta piuttosto macchinosa e scomoda. Visto che Destiny è, al momento, una esclusiva console, sarebbe stato più saggio optare per uno schema di controlli più “classico”. Il punto debole dell’intera produzione sono però i caricamenti: lunghissimi, noiosi, ingiustificabili. In una settimana di gioco si passa almeno un’ora a fissare inebetiti la navetta del personaggio mentre sfreccia attraverso qualche spazio siderale. Troppo. Voglio dire, siamo nel 2014, queste cose non sono più accettabili.

Concludendo…

Destiny è un buon gioco. È il capolavoro che tutti aspettavano? No, ma ciò non toglie che sia un gioco divertente e ben realizzato. Un ottimo titolo per gli amanti degli sparatutto cooperativi, e un eccellente macina-ore per gli appassionati del multiplayer competitivo. Nessuno dei suoi difetti (fatta forse eccezione per i tempi di caricamento) rappresenta un intollerabile menomazione ad una formula di gioco piacevole e innovativa. Al termine di questa recensione sui generis mi permetto l’ardire di sussurrare un piccolo vaticinio. Proprio come il World of Warcraft anno uno era stato solo il bozzolo deforme di un capolavoro in corso di perfezionamento, così Destiny saprà concimare il terreno con le ceneri del flame internettiano e crescere, rigoglioso, nel gioco che avremmo voluto portare a casa lo scorso 9 settembre.

CI PIACE

Un comparto PvE di tutto rispetto e una sezione competitiva esaltante garantiscono centinaia di ore di divertimento esplosivo.

NON CI PIACE

Se non volete passare ore a fissare una schermata di caricamento chiedendovi “ma perché ora sto andando su Marte?”, vi consigliamo di cercare altrove.

Conclusioni

Destiny è un gioco solido e divertente, forte di meccaniche assolutamente interessanti. Un impianto narrativo debole e una serie di scelte di sviluppo discutibili, però, gli impedisce di centrare l’obiettivo “hype” e offre la sensazione di un prodotto incompleto, rilasciato troppo presto.

7.2Cyberludus.com
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