WildStar – Recensione

NCSoft is MMORPG

A NCSoft va sicuramente riconosciuto il merito di aver “alimentato” il mercato degli MMORPG su PC, portando sui nostri schermi una miriade di prodotti interessanti. Il loro debutto ufficiale risale all’oramai lontano 1998 con il rilascio del primo Lineage, peculiare MMORPG dotato di visuale isometrica molto simile a quella vista nel celebre Ultima Online. La collaborazione più proficua da parte del publisher coreano è sicuramente quella con ArenaNet, casa di sviluppo che diede origine ad una tra le più apprezzate serie di MMORPG sul mercato: stiamo parlando di Guild Wars che, oltre a vantare un livello qualitativo davvero ottimo (grazie anche alla mancanza di una sottoscrizione mensile), è riuscita a proporre un buon numero di espansioni con tanto di sequel ufficiale rilasciato nel 2012. Nel 2007, NCSoft annunciò di aver iniziato la collaborazione con un nuovo studio di sviluppo americano chiamato Carbine Studios: tra le file del neonato studio non ci sono proprio dei novizi del settore ma bensì ex developer di Blizzard Entertainment con al curriculum titoli di spessori quali World of Warcraft, Diablo e Starcraft. Il primo progetto dei Carbine Studios è appunto il gioco di cui oggi parleremo… Stiamo parlando di WildStar, e questa è la nostra recensione!

Benvenuti su Nexus!

Le vicissitudini del nostro futuro alter ego digitale in WildStar prendono vita sul fittizio pianeta Nexus. Il pianeta, abitato per molti anni da una razza chiamata Eldan, scopritrice di avanzate tecnologie in grado di garantire un controllo pressoché totale sulla Galassia, è ora conteso da due fazioni: il Dominion e gli Exile. Mentre il Dominion, impero creato dagli Eldan, cerca di impadronirsi della antica tecnologia del Nexus, gli Exile, popoli cacciati dal Dominion dalle loro rispettive patrie, si uniscono in cerca di vendetta.

La creazione del personaggio di WildStar ci mette inizialmente di fronte alla scelta delle due rispettive fazioni, successivamente si passerà alla scelta della razza. Per il Dominion le razze disponibili sono quattro: i Cassian (umani originari del pianeta Cassius), Draken (umanoidi dalle sembianze di drago), i Mechari (robot creati dagli Eldan in supporto al Dominion) ed infine i Chua (peculiare razza di simil roditori, molto intelligenti e affini alla tecnologia Eldan). Per la seconda fazione, ovvero gli Exile, le razze sono: Humans, Granok (simil costrutti di pietra dotati di forza bruta), Aurin (umanoidi dotati di coda ed orecchie tipiche di animali) e Mordesh (non morti, dotati di abilità chimiche impareggiabili). La scelta della classe ricade invece su sei diverse possibili scelte: il classico Warrior, l’Espor (il mago, abile nelle magie tipiche degli healer), il Spellslinger (ibrido mago-hunter, capace di usare due pistole contemporaneamente), lo Stalker (il classico ladro, abile nelle mosse rapide e letali), il Medic (healer utile anche come classe DPS) e l’Engineer (classe utile per gli attacchi a distanza con armi da fuoco, capace inoltre di spawnare robot assistenti).

Terminata la creazione del nostro personaggio inizieremo finalmente a muovere i primi passi all’interno di WildStar; a seconda della razza scelta seguiremo un introduzione che ci permetterà di prendere confidenza con le meccaniche base di gameplay. Al di là delle classiche meccaniche di movimento, Carbine Studios ha optato per il suo titolo un sistema di combattimento votato maggiormente all’action chiamato “Telegraph”: il sistema Telegraph permette al giocatore di mirare manualmente perfino le abilità in combattimento, dando anche la possibilità di schivare eventuali attacchi nemici, garantendo quindi scontri maggiormente vividi e frenetici e mantenendo una buona impostazione strategica nelle battaglie contro i boss o altri giocatori. Il PvE di WildStar è solamente buono, mancano tante piccolezze e dettagli che non permettono al titolo di ergersi sopra un certo standard qualitativo. Per quanto riguarda le quest, in WildStar spesso ci ritroveremo a dover completare semplici job che tendenzialmente non offrono nulla di innovativo: si tratterà del solito ‘raccogli risorse – uccidi tot nemici – elimina il boss’. Carbine Studios ha deciso di puntare poco sulla componente esplorativa: nonostante la mappa di gioco sia parecchio estesa ed artisticamente mancano gli incentivi ad esplorare ogni singolo angolo delle aree di Nexus. Non mancheranno comunque i dungeon (suddivisi per livello di difficoltà) ed infine i famosi Raid che abbiamo già saputo apprezzare in altri titoli di questo genere. Al di là della monotonia delle quest, WildStar propone un buon sistema di crescita del personaggio: ad ogni livello acquisito ci sarà un auto-levelling dei parametri del nostro alter ego ed al giocatore sarà consentito scegliere di acquistare nuove skill con i punti appena guadagnati. Il buon livello di personalizzazione consentito dal gioco si propone anche nell’immenso sistema di housing (disponibile per tutti i player che hanno varcato la soglia del livello 14): oltre ai vari design per la vostra casa disponibili è possibile arredarla a proprio piacimento con un sistema di crafting degli oggetti, permettendo inoltre inserire sedie, tavoli, muri, porte e finestre?

PvP e?canone!

Particolare importanza è stata data al PvP del titolo, poco originale. certo, ma divertente. Durante l’esplorazione del mondo di gioco potrà capitare di imbattersi in giocatori di altre fazioni, alimentando scontri improvvisati nel bel mezzo delle aree adibite al PvE! Carbine Studios ha comunque optato per l’inserimento di altre tre modalità per il PvP. Partiamo con le Arene, aeree di gioco dove squadre di fazioni opposte si sfideranno in battaglie all’ultimo sangue fino a 5 giocatori per team. Alziamo del doppio l’asticella con i Battlegrounds, aree piuttosto estese dedite al PvP dove squadre di 10 giocatori ciascuna si affrontano in mappe mediamente grandi . Infine troviamo i War Plots mega scontri tra squadre da circa quaranta da giocatori, impegnati ad assediare/difendere fortezze in macro aree adibite al PvP.

WildStar, nonostante si tratti di un titolo prodotto da NCSoft, ha deciso di optare per un sistema a sottoscrizione mensile: ciononostante , Carbine Studios consente ai giocatori di comprare mesi di gioco aggiuntivi pagando semplicemente con la valuta di gioco. Certo per i novizi raggiungere cifre così alte in poco tempo sarà una faticaccia, ma guadagnare crediti di platino per un personaggio di alto livello non è così difficile come può sembrare.

La mano di Blizzard!

Andando ad analizzare il solo comparto tecnico, è difficile non notare notevoli somiglianze con il fratello World of Warcraft della Blizzard. Sebbene WildStar proponga una ambientazione maggiormente “spaziale”, il character design dei personaggi è parecchio caricaturiale e propone un livello di dettaglio davvero buono per gli standard degli MMORPG. Le ambientazioni sono varie, ampie e coloratissime e capiterà più volte di fermarsi in determinati spazi per ammirare solamente le bellezze dei paesaggi. L’unica pecca è l’ottimizzazione del gioco; più e più volte è possibile imbattersi in notevoli cali di frame rate oltre che a sporadici glitch grafici sul piano texture. Il comparto sonoro è molto buono, a livello di musiche WildStar se la cava egregiamente. Buono anche il doppiaggio dei personaggi nelle cut scene.

Concludendo

WildStar è un buon prodotto. Carbine Studios è riuscita a sfruttare tutta la sua esperienza nel difficile settore degli MMORPG, confezionando un titolo non originale ma tutto sommato divertente. Peccato per un PvE rovinato dalla ripetitività delle quest, ed un sistema di sottoscrizione mensile che farà storcere il naso a chiunque voglia avvicinarsi al gioco per la prima volta.

CI PIACE

Buon MMORPG, dall’ottimo PvP e caratterizzato da ottime possibilità di personalizzazione

NON CI PIACE

Pecca di originalità, il PvE non è il massimo del divertimento. Obbligatoria la sottoscrizione mensile.

Conclusioni

Criceti spaziali in salsa MMORPG.

7.5Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.