Dopo quattro episodi altalenanti, anche la seconda stagione di The Walking Dead by TellTale Game arriva al suo passo conclusivo. Abbiamo assistito all’evoluzione della piccola Clementine un po’ come fratelli e sorelle maggiori, guidando la ragazzina tra orde di zombie e decisioni moralmente discutibili, tra delusioni, incertezze, sconforto e qualche piccolo barlume di speranza che, di tanto in tanto, gli sviluppatori hanno deciso di concedere al gruppo. Con No Going Back si conclude il secondo ciclo di crescita della piccola protagonista, probabilmente abbandonando l’età infantile per ritrovarla qualche anno più tardi, profondamente cambiata nell’aspetto e nelle motivazioni.

Non voltarti

Adesso non c’è modo di tornare indietro. Il gruppo è provato, le risorse sono inesistenti e mai come in questo momento non vi è certezza del domani. L’episodio si apre proponendoci il rumore assordante dei proiettili, così come era finito Amid the Ruins, mentre il gruppo di Clementine ingaggia uno scontro a fuoco contro dei sopravvissuti russi di cui, in fondo, non si avevano certezze sulle cattive intenzioni. Il caos è totale, ma è solo l’inizio di quello che ha in serbo No Going Back che, come recita il titolo, chiuderà tutti i conti in sospeso da qui alla fine dell’episodio. La quinta ed ultima parte della narrazione è sicuramente quella più lunga e meno interattiva, nonostante The Walking Dead Season Two ci abbia fatto capire fin da subito il cambio di tendenza verso la riduzione dell’esplorazione in favore di una narrazione in costante evoluzione.

No Going Back ci presenta una serie di eventi a catena coerente e precisa, che permette al videogiocatore di completare il viaggio del gruppo attraverso l’ennesimo girovagare nella foresta completamente innevata che ha fatto da sfondo a tutta la stagione. Non vogliamo entrare troppo nei dettagli, anche se mai come in questo episodio appare impossibile non farlo, dato che, come descritto in precedenza, l’episodio lascia pochissimo spazio all’esplorazione. Saremo liberi di controllare Clementine parlando con i personaggi solo in due occasioni, in location piccole e con pochi elementi interattivi. Durante i dialoghi, invece, la formula di gameplay non cambia: tante risposte interessanti, 5 scelte principali – per niente decisive – e un paio di azioni guidate con gli elementi dello scenario. Ciò che salta all’occhio dell’intera seconda stagione è la riduzione del potere decisionale in mano al videogiocatore che, al più, risulta solo apparentemente maggiore. Anche nell’ultimo episodio è possibile rigiocare gli eventi con scelte differenti e notare che la trama si discosta pochissimo tra le varie run, per poi arrivare al finale in cui la trama si dirama davvero in tre direzioni molto diverse tra loro, di cui discutiamo di seguito con le riflessioni generali sulla stagione.

SPOILER: Considerazioni sul finale di stagione

Ho apprezzato tantissimo la prima stagione di The Walking Dead, mentre questo secondo corso degli eventi non mi ha particolarmente colpito. Mentre Clementine è risultato un personaggio al top, capace di evolversi in relazione agli avvenimenti, i co-protagonisti non mi hanno mai appassionato più tanto, se non il solito Kenny. Ai titoli di coda per la quinta volta, credo che l’intera sceneggiatura imbastita dai level designer non sia stata all’altezza della prima con Lee per due ragioni: la scelta di proporre al videogiocatore numerosi personaggi – quasi tutti morti – e di ridurre la durata media degli episodi. Inoltre, mentre la trama della prima stagione è stata piuttosto lineare e con pochi colpi di scena, la seconda stagione ci ha proposto continuamente cambi di scenari ed eventi sconvolgenti, tutto da condensare in appena 5 scene piuttosto corte. Però, la delusione più grande riguarda proprio il finale di stagione, preannunciato nel penultimo episodio. Quasi tutti i personaggi ci hanno messo in guardia da Kenny, pertanto, nel momento cruciale sul finire di No Going Back, non sono stato assolutamente sorpreso nel vedere Clementine puntare la pistola contro il nostro caro amico. Il resto, poi, è storia del domani: potremo finire con Jane, Kenny o da soli – lasciando in vita uno dei due o meno – in posti completamente differenti, ma sempre con Alvin Jr. tra le braccia. Questa profonda differenza tra i finali, suggerisce che la terza stagione partirà quasi completamente da zero e qualche anno più tardi, consentendo alla trama di trovare un punto comune da cui ripartire. Un reset quasi totale, insomma.

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