NBA 2K14 – Recensione

Si fa chiamare The Chosen One, King James o più semplicemente LBJ. È il cestista di riferimento del momento che mira dritto a guadagnarsi un posto nella storia della pallacanestro americana, ambendo a porsi sullo stesso livello di chi, qualche anno prima di lui, aveva scritto pagine memorabili di sport, come sua maestà Michael Jordan. Diventare il più forte il suo unico credo; indossare i sei anelli di MJ una sorta di ossessione, una chimera da abbattere e che lo portarono ad abbandonare Cleveland nel 2010: una separazione che, da quelle parti, ancora non hanno ben digerito e che scosse l’intero mondo della pallacanestro. Ma la fama e la voglia di dimostrare al mondo di meritare il soprannome di "prescelto" furono più forti degli insulti e degli immancabili detrattori, che vedevano in quell’armadio di due metri di muscolo un fuoco di paglia destinato ad estinguersi ben presto. E invece sta avendo ragione lui, perché a tre anni di distanza da quella decisione che scosse nelle fondamenta il mondo NBA, Lebron James si ritrova in tasca, o per meglio dire sulle dita, due anelli NBA, una miriade di record e, infine, la copertina di NBA 2K14.

It’s a long way to the top if you wanna…play basket!

Con un testimonial così, chissà quanti soldi avranno sborsato…scusate, chissà quanto impegno e dedizione avranno profuso nella modalità interamente dedicata a LBJ, un po’ come nel 2011 avvenne per MJ. Risultato? King James, o per meglio dire la sua ascesa sportiva, ne esce con i byte a pezzi. Il primo grande problema riguarda proprio la porzione di carriera disponibile: se all’inizio, l’idea di ripercorrere le gesta o almeno le partite fondamentali, come per MJ nel 2011, di un grande talento come Lebron avrà provocato indurimenti vari, quando ci siam trovati di fronte a tale modalità abbiamo capito che le nostre aspettative non sarebbero state rispettate. Scialba, senza enfasi, senza l’epicità necessaria ma, soprattutto, senza il periodo di Cleveland, completamente scartato: un mix negativo che ci ha fatto sorgere il sospetto amaro, in parte confermato, di una partnership puramente a scopo di lucro e senza, invece, la ferrea volontà di dare ai fan un’edizione James-centrica. Al fianco delle larghe spalle di James, c’è però un gioco intero da scoprire: anzi, da ritrovare. Una formula vincente quella della serie 2K che lo ha portato, nel giro di pochi anni, ad annientare fisicamente i propri avversari ed a piazzare degli standard qualitativi difficilmente replicabili. Una formula vincente che difficilmente verrà cambiata in nome del progresso, ma che immaginiamo godrà esclusivamente di bilanciamenti ed aggiunte continue.

Così, scorrendo i menù di gioco a cui ormai siamo familiari, ritroviamo l’Associazione da affrontare con la nostra franchigia preferita, la modalità Blacktop per gli amanti del basket da strada, l’allenamento per imparare a giocare e il nostro alter ego virtuale da far crescere a partire sin dal draft, per poi magari vederlo vincere più anelli di MJ e LBJ messi assieme. Vi segnaliamo però, e non è la prima volta, la scomparsa dell’All Star Weekend: ipotizziamo un suo futuro rilascio sotto forma di DLC, come già accadde in passato.

Basket nostrano

L’edizione 2014 di NBA 2K verrà, però, ricordata per un motivo ben preciso: non è il testone di Lebron che appare durante l’intro del gioco senza l’immancabile fascia per uno spettacolo da duri di stomaco; bensì, l’introduzione, e aggiungiamo finalmente, di alcune delle più importanti squadre che militano nell’Eurolega. Per la prima volta dalla nascita della serie troveremo, di fianco a tutte le franchigie attualmente militanti nel NBA più molti dei team che ne hanno scritto la storia, anche molte delle squadre più rappresentative dell’Eurolega, come il Barcellona o il Real Madrid, ma anche la Monte Paschi Siena e l’Olimpia Milano, che faranno la felicità dei cestisti virtuali nostrani. Non solo le squadre: con l’Eurolega gli sviluppatori hanno inteso, ed inserito, anche palazzetti con relativo parquet adeguato al diverso regolamento europeo, presentazioni del match meno sfarzose della controparte statunitense e tutto il necessario affinché sia ben tangibile la differenza tra le due filosofie di basket.

C’è bisogno di un nuovo parquet

Quando si parla della serie 2K, non si può fare a meno di elogiare il grande lavoro svolto da designer e artisti per realizzare un gioco il più possibile fedele alla realtà, per offrire ai propri giocatori un’esperienza unica. Dopo anni passati a ricevere elogi sul comparto tecnico, con in particolare i set di animazioni a farla da padrone, è arrivato il momento del grande salto nel vuoto della nuova generazione, di cui i primi screen hanno iniziato a circolare da pochissimo. Sarebbe un’ovvietà affermare che le versioni next-gen siano su un altro livello qualitativo, ma non è ciò che ci interessa: ciò che vogliamo sottolineare è il comunque buon lavoro svolto per le versioni attuali, assolutamente non arronzate da Visual Concepts. Ottime le atmosfere, come sempre sfarzose e in accordo con lo show del NBA; ottime le animazioni dei giocatori in campo, arricchite di anno in anno da nuove movenze e features; ottimi anche i contatti, anche se è chiaro che il vero salto di qualità in tal senso potremo assisterlo tra qualche mese quando verrà rilasciato NBA 2K14 per le future console. Si conferma al top, e per questo non c’è bisogno di alcuna nuova console, il sonoro, i cui meriti possono essere equamente ripartiti tra una colonna sonora, come sempre composta da brani famosi appartenenti alla cultura pop moderna, e la telecronaca in lingua inglese, una delle migliori mai sentite in un titolo sportivo.

Riconfermarsi e rinnovarsi

Perché comprare NBA 2K14? I detrattori potrebbe dire che Visual Concepts si è adagiato sugli allori quest’anno, riciclando dall’edizione dello scorso anno come mai prima d’ora. Queste critiche sono vere a metà, perché è vero che il riciclo di menù e, sostanzialmente, comparto tecnico è ben visibile, ma i miglioramenti, seppur poco appariscenti, ci sono e saranno le basi per il futuro della serie. Ad una base consolidata da anni di successi, in cui i fan si ritroveranno come a casa, aggiungete la possibilità di giocare per la prima volta con alcune squadre dell’Eurolega e il piatto è servito.

CI PIACE

+ Finalmente un po’ di Eurolega\n+ Resta la miglior simulazione sportiva in circolazione\n+ Gameplay solido e ostico da padroneggiare come da tradizione

NON CI PIACE

– Modalità dedicata a Lebron sottotono\n- Poche novità rispetto alla passata edizione\n- All Star Weekend non presente al lancio

Conclusioni

Confermarsi ai vertici è sempre difficile, ma quando praticamente non hai avversari ciò risulta irrimediabilmente più semplice: bisogna focalizzarsi solo sul battere se stessi. Una corsa in solitaria che Visual Concepts corre oramai da anni e che sta giungendo ad una nuova importante svolta, quella delle nuove console e del nuovo salto generazionale: un rischio per qualsiasi software house e brand, famoso o no che siano. La base solida costruita in questi anni trova in NBA 2K14 una sorta di apice, diverso dal dire il miglior capitolo della serie, ma piuttosto un punto di arrivo e di partenza, un transitorio che farà sicuramente felici tutti gli amanti del basket, divenendo quindi anche quest’anno acquisto imprescindibile per coloro i quali non possono resistere al richiamo del parquet.

8.4Cyberludus.com
Articolo precedenteFifa 14 – Recensione
Prossimo articoloTearaway – Anteprima
Redazione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.