Sono passati oltre due anni dall’uscita del disastroso WWE 2K20, titolo che convinse (ma anche costrinse) 2K a prendersi un periodo “sabbatico”, per concentrare tutte le proprie su un nuovo capitolo, rivoluzionando engine e gameplay. Non è nemmeno bastato il pessimo WWE 2K Battlegrounds a cercare, in qualche modo, di riacquistare il favore dei fan, alla ricerca di un titolo di wrestling atto a placare le voglie di ogni appassionato.

WWE 2K22, annunciato ormai da diversi mesi, si è da sempre presentato come un capitolo rivoluzionario, con un gameplay rinnovato ed un motore grafico ricostruito da zero. Noi, come di consueto, dopo aver ricevuto il gioco – in versione PS5 – dal publisher, ci siamo presi tutto il tempo necessario per analizzare a fondo l’offerta ludica del nuovo titolo Visual Concepts e il risultato è sì di gran lunga superiore a quanto sperimentato due anni fa (in tutta onestà, ci voleva poco) ma, forse, non abbastanza da garantire un capitolo degno del nome che porta.

Ve ne parliamo nel dettaglio nella nostra recensione…

Booyaka! Booyaka! 619!

Partiamo dalla disamina odierna, parlando di quella che è la modalità dedicata interamente all’atleta di copertina di quest’anno, Rey Mysterio. Il leggendario wrestler mascherato, vanta infatti una longeva carriera all’interno dei ring della WWE e questo Showcase mode si offre un po’ come un antipasto “celebrativo”, atto ad onorare la carriera del personaggio e ad offrire una sorta di tutorial alle meccaniche più avanzate di gameplay.

In soldoni, lo Showcase di quest’anno non si discosta molto dall’offerta ludica proposta dalle passate edizioni: affronteremo match su match, intervallati da filmati narrati dallo stesso Mysterio, dove il wrestler di San Diego ha lasciato un segno indelebile all’interno dell’industria, partendo dal suo primo match contro Eddie Guerrero al PPV Halloween Havok della WCW. Concettualmente, gli obiettivi sono sempre gli stessi, ovvero completare le richieste a schermo – che possono spaziare da “attacca l’avversario con una combo leggera” o “sorprendilo con un volo dalla terza corda”. Completabile in circa due ore, la modalità sa di grossa occasione sprecata anche perché, esclusi i primi match, ci si ritroverà a fare le stesse cose, reiterate dall’inizio alla fine. Curiosa, peraltro, la scelta di non includere alcuni suoi match più leggendari, come ad esempio la sua vittoria alla Royal Rumble o, meglio ancora, il bellissimo match di Wrestlemania 22 contro Kurt Angle e Randy Orton.

Insomma, lo Showcase di questa edizione neanche ci prova a rinnovare la formula di gioco già sperimentata nelle passate edizioni, ma si propone come la solita serie di eventi, presentati sì ottimamente e ricchi di sbloccabili, ma poveri in termini di gameplay e, soprattutto, ripetitivi fino alla nausea. L’aspetto positivo è che, almeno in questo caso, arriverà al termine della modalità vi porterà via davvero poco tempo.

MyGM: un gradito ritorno…a metà

Una tra le modalità richieste a gran voce dai fan dei titoli targati WWE vede, finalmente, il suo ritorno in questa nuova edizione. La modalità general manager o, come da nomenclatura 2K, MyGM, è una vera e propria game mode gestionale, che permette al giocatore di selezionare uno dei quattro roster della federazione (scegliendo tra RAW, SmackDown, NXT e NXT UK), un personaggio chiave e iniziare così a gestire il proprio show settimanale, partendo da un’iniziale draft. La modalità funziona come una sorta di “Monday Night War”, dove il GM rivale cercherà di soffiarci i migliori talenti durante il draft iniziale, cercando di imbastire uno show migliore del nostro. L’aspetto puramente gestionale, in questa modalità, sarà preponderante: è necessario infatti ragionare con cura sul budget a disposizione fin dalla fase di draft iniziale, cercando di evitare il classico “errore del principiante” e andare subito ad ingaggiare top star che, inevitabilmente, andranno a pesare enormemente sulla nostra spesa.

Creato il nostro roster iniziale, avremo così modo di scegliere la lunghezza della partita (ovvero quante settimane di sfida con il GM rivale) e iniziare così a organizzare gli show partendo dalla scelta dei nostri campioni – e campionessa – mondiali inaugurali. L’organizzazione degli show settimanali ci mette a disposizioni tre slot per i match e due per i promo. Nell’organizzare un match ci sono diversi elementi da tenere in considerazione per imbastire uno spettacolo degno di nota, in primis l’allineamento del wrestler (heel contro face è sempre preferibile che due wrestler della stessa parte che si affrontano) e in secondo luogo la “classe” del lottatore (mettere nello stesso match uno specialista contro un gigante potrebbe scatenare una reazione del pubblico più entusiastica).
A donare un minimo di varietà ci penserà la possibilità di ingaggiare, a tempo, leggende del settore o sbloccare nuovi elementi dello scenario per rendere i nostri show più belli e appetibili per il pubblico (investendo, però, ingenti somme lato budget).

Già da questi primi minuti di gameplay, iniziano a palesarsi tutte le mancanze e limiti di questa modalità che, a conti fatti, ci è sembrata più una grossa demo che la MyGM vera e propria. Oltre agli slot limitati di match durante la settimana, quello di cui si sente maggiormente la mancanza è una varietà di match e titoli: le uniche due tipologie di match disponibili, infatti, saranno 1vs1 classico o tag team, senza però dare la possibilità ai giocatori di scegliere/mettere in palio titoli minori, come quello USA/Intercontinentale o i campionati di coppia. A non convincere è anche l’assurda regola alla base che elementi come popolarità del wrestler influiscano meno sulla valutazione di un match, piuttosto che abbinamenti di classe colosso/flyer.

Limiti davvero pesanti che iniziano ad avvertirsi già dopo pochi minuti, ed è un peccato considerato quanto i fan avevano a lungo aspettato il ritorno della modalità in oggetto, da tempo snobbata da Visual Concepts e 2K.

La mia Ascesa e Universe Mode: nuovo gameplay ma stesso concept

Lato modalità Universe, che la possiamo un po’ definire come la MyGM in “god mode”, la più rilevante novità in questa nuova versione è sicuramente attribuibile alla possibilità di scegliere una singola superstar e portarla così al vertice della federazione. Una sorta di carriera, quindi, “rompibile” però dalla possibilità di modificare in tempo reale le statistiche del wrestler selezionato, senza utilizzare punti esperienza o altro. Per tutto il resto, la modalità è la copia sputata di quella vista nelle passate edizioni: match su match, promo, PPV, vittoria di titoli e così via, caratterizzato dal solito grinding eccessivo e poco gratificante.

La mia Ascesa o MyRise è quella modalità che possiamo definire la carriera vera e propria ed è, a conti fatti, la miglior game mode proposta in questo WWE 2K22.

Inizieremo dall’editor del personaggio, nel quale saremo tenuti a personalizzare esteticamente il nostro o la nostra wrestler (a questo pro, ci piacerebbe tanto una svecchiata dell’editor integrato, visto che è stato riportato 1:1 dalle passate edizioni), andando inoltre a scegliere origine (tra cui MMA, indipendente o, addirittura, attore), classe di peso e tipologia di wrestler, ovvero saltatore, possente, picchiatore, ecc. (le stesse della MyGM, per intenderci).

Personalizzato il nostro wrestler e scelto il parco mosse iniziale, avrà così inizio la nostra carriera, che ci vedrà partire come semplice rookie dai ring del Performance Center, dove riceveremo consigli iniziali su come diventare una superstar da leggende del ring come Shawn Michaels.
La modalità funziona tutto sommato bene e vedere crescere il proprio lottatore tra i ring della WWE, portandolo ai vertici della federazione e potenziandolo, ad esperienza acquisita, è un’esperienza di gran lunga più gratificante rispetto alla classica Universe mode. Le storyline funzionano bene e anche la componente social è una gradita aggiunta capace di dare più libertà di scelta nelle rivalità e alleanze al giocatore.

Credo nel cuore delle carte

Andiamo a concludere la nostra disamina delle modalità di gioco di WWE 2K22, andando a snocciolare quelle che sono le game modes online.

La prima, MyFaction, è quella che possiamo considerare la modalità di punta, una sorta di “Ultimate Team” in versione WWE. Sostanzialmente, sarà nostra premura sbustare pacchetti e creare, con le carte scoperte, due fazioni da quattro lottatori ciascuna, una maschile e una femminile. Gli stessi lottatori sono divisi in ordine di rarità – tra bronze, silver, gold, ecc. – ma potranno essere potenziati con speciali punti esperienza.
Nella modalità troveremo sfide giornaliere, torri, eventi, il tutto condito dalla solita dose smodata di microtransazioni, come da tradizione 2K.

La modalità multiplayer classica, invece, non ha bisogno di descrizioni approfondite: potremo scegliere superstar preesistenti del roster o lottatori personalizzati e affrontare in match online altri giocatori della community.

Le modalità analizzate non sarebbero neanche male sulla carta, non fosse per l’estrema fragilità dei server online, da sempre tallone d’achille dei titoli a marchio WWE. Input lag terribile, disconnessioni frequenti e una estrema lentezza nel caricamento delle partite, hanno reso, in questa settimana, le nostre partite online un vero patimento. La speranza è che la situazione migliori, nelle prossime settimane, ma storicamente i titoli 2K non ci hanno mai regalato grandi gioie sotto questo punto di vista.

Il gameplay e l’engine rinnovato: finalmente ci siamo?

Se lato modalità il titolo di Visual Concepts si è dimostrato, pressocchè, carente su tutta la linea, lo stesso, fortunatamente, non si può dire sul gameplay nudo e crudo.

Pad alla mano, WWE 2K22 si comporta tutto sommato bene. Il gioco eredita, in larga parte, il sistema delle precedenti iterazioni, basando però la concatenazioni di tecniche e colpi, attraverso un semplificato sistema di combo, che abbandona un po’ l’impronta simulativa che 2K aveva provato a dare al titolo in precedenza. E questo non è affatto un male: i match si svolgono in maniera molto più fluida, anche il sistema di contromosse, basato sul tempismo e sull’indovinare la mossa avversaria, funziona molto meglio che in passato, così come gli attacchi aerei, dalle corde o i vari “suicide dive” verso l’esterno del ring, sono davvero più facili da eseguire e funzionano abbastanza bene. Come al solito, il sistema di collisioni è imperfetto; spesso capiterà di andare a vuoto con attacchi che dovrebbero invece colpire di netto l’avversario e, diverse volte, il sistema di targeting ha fatto le bizze, facendoci colpire l’arbitro con una finisher, anzichè il nostro avversario.

I match di coppia, purtroppo, rimangono estremamente frustranti, come in passato. I wrestler avversari continueranno a interferire con i vostri schienamenti, a tal punto da rendere alcuni match inutilmente lunghi e tediosi. Le altre modalità, invece, funzionano abbastanza bene, come i vari extreme rules, Hell in a Cell, ecc.

L’engine è stato totalmente rinnovato, a seguito delle diverse brutture della controversa edizione 2K20. I lottatori principali sono stati modellati benissimo, anche se si nota una certa disparità di dettagli tra quelli che hanno beneficiato di uno scanning preciso e chi no (come le leggende del passato). Wrestler come Edge o Roman Reigns, vantano ora ottime fattezze, peccato che il team continui a riscontrare grossi problemi nella gestione delle capigliature, che un po’ rovinano il quadro generale.

Altalenanti, invece, le arene: quelle più piccole appartenenti agli show settimanali si confermano ben realizzate (pensate che è stato addirittura riproposto il Thunderdome, con tanto di schermi virtuali che fungono da pubblico), ma su quelle più grosse, come Wrestlemania, il risultato finale è abbastanza deludente, visto che l’imponenza degli stadi è stata resa in maniera infima.

Lato roster, nulla da dire. La scelta a livello di atleti è enorme (più di 150 lottatori), anche se è tristemente notabile che parecchi wrestler selezionabili non fanno più parte del roster della federazione.

Buono il sonoro, con una discreta scelta musicale nei menu, ed una telecronaca a bordo ring affidata a Corey Graves e Michael Cole.

Concludendo…

WWE 2K22 si può definire un rilancio riuscito a metà. Sembra che 2K e Visual Concepts si siano preoccupati, principalmente, di ristrutturare da zero gameplay ed engine, dando meno attenzioni al comparto modalità, che paiono decisamente troppo carenti lato contenuti.

Il gioco, finalmente, torna di nuovo a divertire, pad alla mano, ma ci auguriamo che dalle prossime edizioni il focus del team torni a dedicare maggiore attenzione alle modalità proposte, in particolar modo alla MyGM che, in questo titolo, sembra più un assaggio che una game mode fatta e finita.

CI PIACE
  • Il nuovo engine e gameplay funzionano bene
  • Roster impressionante, di oltre 150 atleti
  • Il sistema di combattimento “combo-based” riesce a divertire e risulta davvero immediato
NON CI PIACE
  • Frequenti problemi di disconnessioni e lag nelle partite online
  • MyGM sembra una grossa demo
  • Universe e Showcase avrebbero bisogno di una svecchiata
  • Alcuni problemi nelle collisioni
Conclusioni

Un rilancio riuscito a metà quello di WWE 2K22. Se da un lato, i ragazzi di Visual Concepts sono riusciti a sistemare (anche se non alla perfezione) il gameplay, manca ancora tanto lato contenuti e alcune modalità sembrano essere incomplete sotto molti punti di vista.

7Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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