Echoes of Aincrad – Recensione del nuovo titolo dell’universo di Sword Art Online
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Nel corso degli anni Bandai Namco ha dato vita a una lunga serie di adattamenti videoludici dedicati a Sword Art Online, alternando produzioni più riuscite ad altre decisamente dimenticabili. Echoes of Aincrad, però, trasmette fin da subito una sensazione diversa rispetto ai suoi predecessori. Già dal nome del titolo, “abbreviato” su molti store digitali, sembra quasi voler prendere le distanze dal peso del marchio, tanto che chi non conosce il franchise potrebbe persino non rendersi conto di trovarsi davanti a un nuovo capitolo della serie.
Ed è probabilmente questa la sua più grande qualità: pur essendo ricco di riferimenti pensati per i fan dell’opera di Reki Kawahara, il titolo riesce a funzionare anche come un action RPG indipendente, forte di un combat system sorprendentemente ispirato e di una struttura che guarda con decisione ai Soulslike senza mai diventarne una copia.
Aincrad, ancora una volta
Chi conosce Sword Art Online sa già cosa aspettarsi dal punto di vista narrativo. Echoes of Aincrad ripropone infatti il celebre incipit che ha reso famosa la serie: il protagonista, insieme a migliaia di altri giocatori, si collega a un MMORPG in realtà virtuale, salvo scoprire poco dopo che il logout è stato disabilitato. Da quel momento in poi, morire nel gioco significa perdere la vita anche nel mondo reale.
Pur essendo un’esperienza interamente single player, il gioco riesce a ricreare efficacemente la sensazione di trovarsi all’interno di un MMO. Dopo aver creato il proprio avatar ci si ritrova infatti a condividere l’avventura con numerosi personaggi controllati dall’intelligenza artificiale, affrontando missioni principali, incarichi secondari e l’immancabile scalata verso il centesimo piano di Aincrad, unico modo per riconquistare la libertà.
La trama non reinventa certo la formula narrativa della serie, ma riesce comunque a mantenere un buon ritmo grazie alla presenza dei personaggi più iconici del franchise e a una progressione che spinge continuamente il giocatore a voler affrontare il piano successivo.
Un souls-lite che funziona?
La vera sorpresa di Echoes of Aincrad arriva però pad alla mano: Bandai Namco ha infatti scelto di allontanarsi dal classico action RPG arcade per abbracciare una filosofia decisamente più vicina ai soulslike. Non si tratta di una trasformazione radicale, quanto piuttosto di un insieme di meccaniche che richiamano chiaramente il genere.
Gli attacchi leggeri e pesanti sono assegnati ai grilletti e dorsali destri del controller, la stamina limita la frequenza delle offensive e delle schivate, mentre i punti di riposo rappresentano un elemento fondamentale dell’esplorazione. Attivarli permette di recuperare le risorse curative e fungono da checkpoint, ma allo stesso tempo riportano in vita tutti i nemici presenti nelle aree già visitate, proprio come accade nelle produzioni di FromSoftware.
Fortunatamente il gioco non vuole essere punitivo a tutti i costi. I diversi livelli di difficoltà consentono di adattare l’esperienza praticamente a qualsiasi tipo di giocatore e, soprattutto durante le prime ore, la presenza costante di un compagno controllato dalla CPU rende gli scontri molto più gestibili.
Ed è proprio il rapporto con il proprio alleato a rappresentare una delle idee più riuscite dell’intero combat system: le battaglie non si limitano infatti al semplice alternarsi di attacchi e schivate. Molte meccaniche ruotano attorno alla collaborazione con il proprio partner.
Un parry eseguito con il giusto tempismo permette, ad esempio, di aprire la guardia dell’avversario e ordinare immediatamente al compagno di sfruttare l’occasione con un attacco devastante. Riempendo l’apposita barra sarà invece possibile scatenare potenti assalti combinati, capaci di infliggere ingenti quantità di danni e ribaltare l’andamento degli scontri più impegnativi.
A questo si aggiungono numerose abilità speciali che ampliano ulteriormente le possibilità tattiche. La Focus Mode rallenta temporaneamente il tempo, facilitando la lettura dei movimenti nemici e offrendo qualche prezioso istante per reagire. Le immancabili Sword Skill, invece, rappresentano le tecniche offensive più spettacolari e potenti del gioco, sbloccabili progressivamente durante l’avventura e completamente personalizzabili all’interno del proprio set di abilità. Il risultato è un sistema di combattimento sorprendentemente profondo, che premia l’osservazione e la pianificazione piuttosto che il semplice button mashing.
Armi, smembramenti e tanta personalizzazione
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la varietà delle armi disponibili. Ogni categoria possiede animazioni, velocità e peculiarità differenti, incentivando il giocatore a sperimentare continuamente nuovi stili di combattimento. A rendere il tutto ancora più interessante interviene una meccanica insolita per il franchise: gli attacchi pesanti consentono infatti di mutilare specifiche parti del corpo dei nemici.
Spezzare il braccio che impugna uno scudo impedisce all’avversario di difendersi, mentre decapitare determinati boss può interrompere definitivamente alcune delle loro capacità più pericolose.
Il tutto viene rappresentato senza alcuna componente splatter: essendo ambientato all’interno di un mondo virtuale, i nemici si dissolvono semplicemente in frammenti di dati una volta sconfitti, mantenendo perfettamente intatta l’estetica tipica di Sword Art Online.
Pur soffrendo di una leggera mancanza di impatto nei colpi, che a volte restituiscono una sensazione di scarsa fisicità, il combat system riesce comunque a rimanere sempre divertente grazie all’enorme numero di opzioni disponibili. Presso i fabbri è inoltre possibile potenziare l’equipaggiamento, migliorare le statistiche delle armi preferite e applicare bonus passivi che permettono di costruire build piuttosto differenziate.
Esplorazione convincente… ma lenta a decollare
La progressione alterna dungeon più lineari a vaste aree esplorabili liberamente. Queste ultime rappresentano probabilmente la parte migliore dell’esperienza. I punti di riposo non fungono soltanto da checkpoint, ma rivelano progressivamente la mappa circostante, facilitando l’orientamento e sbloccando il viaggio rapido tra le varie zone.
L’esplorazione è inoltre scandita dalla ricerca delle misteriose Arche, strutture necessarie per evocare i boss di ciascuna area. Soltanto eliminandoli sarà possibile abbattere le barriere che impediscono di proseguire verso nuovi territori. Naturalmente non mancano segreti, percorsi opzionali, nemici élite e ricompense nascoste che premiano chi decide di allontanarsi dalla strada principale.
Peccato che il ritmo complessivo fatichi a carburare: il lungo prologo introduce lentamente tutte le meccaniche e, anche una volta concluso, il gioco tende a far ripercorrere più volte le stesse ambientazioni. Anche l’esplorazione delle mappe aperte presenta qualche incertezza: capita spesso di imboccare vicoli ciechi o percorsi apparentemente corretti che obbligano a lunghi tragitti a ritroso fino all’attivazione del successivo punto di riposo.
Si aggiungono poi alcune piccole rigidità nel sistema di progressione, come l’obbligo di tornare ogni volta nella propria stanza in città per spendere i punti crescita, una scelta che interrompe inutilmente il ritmo dell’avventura.
Dal punto di vista tecnico Echoes of Aincrad convince soprattutto per la direzione artistica: gli scenari sono colorati, luminosi e fedeli all’immaginario dell’anime, mentre i modelli dei personaggi risultano ben realizzati e accompagnati da animazioni generalmente convincenti.
Sul fronte sonoro troviamo un buon accompagnamento musicale, capace di enfatizzare sia l’esplorazione sia i combattimenti più importanti, mentre il doppiaggio mantiene lo standard qualitativo a cui la serie ci ha ormai abituati.
Concludendo…
Echoes of Aincrad non è il capitolo destinato a rivoluzionare il franchise, né tantomeno un action RPG capace di ridefinire il genere. Al contrario, sceglie consapevolmente di costruire la propria identità prendendo ispirazione dai soulslike e adattandone le meccaniche all’universo di Sword Art Online, ottenendo un risultato sorprendentemente convincente.
Il combat system è il vero protagonista dell’esperienza, grazie alle numerose possibilità offerte dalla cooperazione con il compagno controllato dall’IA, dalla varietà delle armi e dalle tante abilità disponibili. Dall’altra parte, una progressione inizialmente troppo lenta, alcune scelte poco pratiche nella gestione dell’esplorazione e un generale senso di déjà-vu impediscono al gioco di compiere il definitivo salto di qualità.
Se siete appassionati della serie troverete probabilmente uno dei migliori adattamenti videoludici dedicati a Sword Art Online degli ultimi anni. Chi invece cerca semplicemente un buon action RPG in singolo, ricco di combattimenti e con qualche interessante contaminazione Souls, potrebbe comunque rimanere piacevolmente sorpreso, a patto di concedergli il tempo necessario per mostrare il meglio di sé.
Echoes of Aincrad
DISCRETO- Combat system dinamico e ricco di possibilità tattiche
- Interessante contaminazione con le meccaniche dei soulslike
- Ottima varietà di armi, abilità e personalizzazione della build
- Direzione artistica fedele e piacevole da vedere
- Ben accessibile anche a chi non conosce Sword Art Online
- Avvio molto lento e prologo eccessivamente lungo
- Esplorazione a tratti macchinosa e poco intuitiva
- Colpi privi del giusto peso e della necessaria fisicità
- Alcune scelte di progressione interrompono inutilmente il ritmo
- Poche idee realmente innovative rispetto ad altri action RPG
Pur senza reinventare la formula degli action RPG, Sword Art Online: Echoes of Aincrad riesce a ritagliarsi una propria identità grazie a un combat system divertente e a un’interessante impronta souls-lite. Richiede un po’ di pazienza nelle prime ore, ma chi saprà concedergli il giusto tempo troverà un’avventura solida, appagante e probabilmente uno dei migliori adattamenti videoludici dedicati al celebre franchise di Bandai Namco.










