Rune Dice

Scheda Gioco

Rune Dice

Piattaforma

PC
Genere
Roguelike deck-building, RPG, Strategia
Sviluppatore
Smart Raven Studio
Publisher
Kwalee
Uscita

19 Maggio 2026

Il Nostro Voto

63/100
SUFFICIENTE

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C’è un momento preciso, quando si avvicina un nuovo roguelite, in cui il cervello del giocatore smette di aspettarsi sorprese e si prepara mentalmente all’ennesima variazione sul tema: deckbuilding con carte dai bordi dorati, mappe procedurali, una manciata di reliquie passive da combinare e un boss finale che richiede di aver trovato la sinergia giusta. Il genere, inutile girarci intorno, è diventato negli ultimi anni uno dei più affollati e standardizzati dell’intero panorama indie. Basta aprire Steam e digitare “roguelite” per essere sepolti da decine di titoli che si assomigliano come gocce d’acqua, ciascuno convinto di aver trovato il proprio angolo di originalità ma incapace di uscire davvero dagli schemi. È in questo contesto che arriva Rune Dice, opera prima di Smart Raven Studio pubblicata da Kwalee, e lo fa con un approccio che definire insolito sarebbe riduttivo. L’idea di base è semplice da spiegare, ma difficile da prevedere: sostituire il mazzo di carte con un campo di dadi fisici, governati da un motore di collisioni che trasforma ogni lancio in una piccola equazione cinetica. L’impatto, almeno nelle primissime sessioni, è genuinamente sorprendente. Quando un cubo numerato centra il bersaglio giusto e innesca una sequenza di fusioni a cascata che ripulisce metà schermo in un secondo, si avverte quella scintilla rara che separa i giochi davvero riusciti dalla massa di imitatori. Certo, dietro la freschezza dell’idea si nascondono anche alcune rugosità strutturali di cui vale la pena parlare con onestà, e su questo torneremo. Per adesso, però, è giusto riconoscere che Smart Raven Studio ha avuto il coraggio di provare qualcosa di genuinamente diverso in un mercato che di coraggio ne mostra sempre meno. Rune Dice si presenta come un titolo accessibile nel prezzo (circa tredici euro su Steam) e ambizioso nel concept, un connubio che nel mondo indie vale già metà della valutazione finale prima ancora di toccare un controller.

Fisica quantistica applicata ai dungeon e al gioco d’azzardo

Per capire davvero cosa sia Rune Dice bisogna liberarsi di qualsiasi pregiudizio legato alla parola “dado”. Dimenticatevi il classico tiro dove si spera nella faccia giusta: qui i cubi hanno un valore fisso stampato sulla faccia superiore e non ruotano per determinare un risultato casuale. Il vero fulcro dell’esperienza è il loro posizionamento spaziale sul tabellone e la fisica delle collisioni. Siete voi a lanciare il dado, mirando con discreta precisione attraverso un semplice sistema di traiettoria, e quando il cubo colpisce un altro dado con lo stesso numero, i due si fondono creando un valore superiore. Il nuovo dado, più potente, viene proiettato verso i cubi numericamente simili nelle vicinanze, generando una reazione a catena che può prolungarsi per diversi rimbalzi prima di esaurirsi. Ogni combinazione riempie una barra laterale che si traduce poi in attacchi contro i nemici schierati in cima allo schermo, che avanzano lentamente e attaccano a distanza se lasciati sopravvivere troppo a lungo. Il paragone più immediato che viene in mente è quello con il biliardo, e non è casuale: ci si trova a ragionare sulle angolazioni, a calcolare rimbalzi sulle pareti del campo, a valutare quale dado colpire per innescare la sequenza migliore. Le classi disponibili — otto in totale, sbloccabili progressivamente attraverso il completamento di alcuni obiettivi — modificano sensibilmente lo stile di gioco garantendo anche una certa dose di longevità: il Mago sfrutta il danno ad area per ripulire il campo rapidamente, il Ladro si specializza in veleni e backstab, il Guerriero accumula armatura, il Bardo e il Druido offrono approcci più ibridi ma peculiari.

Rune Dice

A completare il quadro ci sono le rune, oggetti a singolo utilizzo che garantiscono abilità speciali come scudi o riorganizzazione dei nemici, e le reliquie passive che si sbloccano durante le run modificando in modo anche significativo il funzionamento dei dadi. La struttura di ogni tentativo segue un percorso ramificato con nodi che alternano scontri standard, negozi, forzieri, incontri speciali con un buffone capace di ricompensare o fregare il giocatore, e boss opzionali da abbattere per sbloccare l’area successiva. Una run completa dura tra i venti e i trenta minuti, un formato ideale per sessioni brevi che però, complice quel meccanismo di progressione permanente che aumenta le statistiche base dell’eroe dopo ogni tentativo, spinge sistematicamente a rimettere mano al controller.

Difetti, frustrazioni e il problema mai risolto dell’RNG

Sarebbe disonesto limitarsi a celebrare le idee brillanti di Rune Dice senza affrontare i punti in cui il gioco mostra il fianco, perché ce ne sono e non sono affatto trascurabili. Il più evidente riguarda proprio il cuore fisico del sistema, la stessa imprevedibilità che rende i lanci soddisfacenti diventa a volte una fonte di frustrazione difficile da digerire. Ci si trova a guardare un dado che avrebbe dovuto fondersi con un cubo adiacente e invece rimbalza di un millimetro nella direzione sbagliata, spezzando una catena su cui si stavano costruendo le speranze dell’intera run. È un difetto intrinseco al design scelto, non necessariamente un errore di programmazione, ma rimane comunque una spina nel fianco perché mina quella sensazione di controllo che dovrebbe essere il premio per chi impara a giocare bene. Chi conosce il genere dei roguelite sa che il Random Number Generator va sempre bilanciato con strumenti di controllo che permettano al giocatore esperto di ridurne l’impatto: nei deckbuilder più riusciti questa leva è solitamente la gestione del mazzo, la capacità di eliminare le carte meno utili per affilare la build verso una direzione precisa.

Rune Dice

In Rune Dice questo tipo di controllo è quasi assente, è possibile aggiungere nuovi dadi al proprio pool attraverso vittorie e acquisti ma non esiste un meccanismo efficace per rimuovere i cubi iniziali più deboli, quelli che diluiscono il campo e riducono la probabilità di innescare le reazioni più devastanti. Quando si affronta un boss avanzato con una build che non ha trovato le sinergie giuste si finisce spesso ad affidarsi alla geometria fortunata piuttosto che alla tattica, e questa sensazione si fa più pesante man mano che si sale di difficoltà. A questo si aggiunge il problema della gestione della salute che dichiara chiaramente la mancanza di un bilanciamento, le fonti di recupero HP sono scarse e inserirle nella build significa rinunciare a rune o reliquie offensive, creando un equilibrio precario che più d’una volta ha decretato la fine prematura di run che si stavano sviluppando in modo promettente.

rune dice screen 2

Sul versante tecnico e audiovisivo, il titolo si comporta in modo dignitoso ma non memorabile. La pixel art è pulita e funzionale, con sprite nemici simpatici e animazioni dei dadi in 3D fluide anche quando lo schermo si riempie di collisioni simultanee. La colonna sonora in stile chiptune, però, si rivela uno dei punti più deboli della produzione, sicuramente orecchiabile nelle prime partite, diventa rapidamente ripetitiva fino al punto di spingere a tenerla in sottofondo mentre si ascolta qualcos’altro. Una scelta musicale più varia avrebbe giovato enormemente all’atmosfera complessiva. Infine, da segnalare per il pubblico italiano l’assenza della localizzazione in italiano, un dettaglio che non preclude la fruizione del gioco ma richiede una soglia minima di confidenza con la lingua inglese per interpretare correttamente le descrizioni di rune e abilità speciali.

Concludendo…

Giocare con un roguelite per alcune ore prima di scrivere una recensione è sempre un’esperienza che mette alla prova la propria onestà intellettuale, perché questi giochi sono costruiti esattamente per farti tornare, per far sì che ogni fallimento sembri il punto di partenza di un tentativo migliore piuttosto che la fine di qualcosa. Rune Dice funziona esattamente così, e questo è già di per sé un risultato notevole per un team al primo titolo commerciale. La meccanica delle fusioni fisiche è genuinamente originale nel panorama del genere e mantiene una freschezza che non si esaurisce alle prime ore, merito di una progressione che sblocca costantemente nuove classi, reliquie e possibilità combinatorie. Detto questo, rimango convinto che il titolo abbia ancora grandissimi margini di miglioramento proprio nei punti dove si fa sentire di più il peso dell’inesperienza del team: la gestione dell’RNG potrebbe beneficiare di qualche strumento in più per il giocatore, la colonna sonora merita un ampliamento deciso, e la fisica delle collisioni — che è il cuore pulsante di tutto — potrebbe essere calibrata con maggiore precisione per ridurre quei momenti in cui ci si sente defraudati da un rimbalzo millimetrico. Vale la pena fare una riflessione più ampia su questo tipo di giochi, perché Rune Dice li rappresenta bene sia nei pregi che nei limiti: il roguelite è un genere che prospera sulla tensione tra controllo e caos, e trovare il punto di equilibrio giusto è una sfida di design tra le più difficili che esistano. Quando ci si riesce, si ottiene qualcosa di simile a Slay the Spire o Balatro, titoli capaci di assorbire centinaia di ore senza mai far sentire il giocatore vittima della fortuna. Rune Dice non ha ancora raggiunto quel livello di perfezione sistemica, ma punta nella direzione giusta con una personalità e un’inventiva che si trovano raramente in produzioni così economiche. A tredici euro, la domanda che ci si deve porre non è se il gioco sia perfetto — non lo è — ma se il tempo che gli si dedica sia ben speso. Solo le prossime patch potranno farci rispondere positivamente.

Il Nostro Verdetto

Rune Dice

SUFFICIENTE
Voto: 63 su 100 — SUFFICIENTE
+
Pro
  • Meccanica delle fusioni fisiche originale
  • Otto classi giocabili
  • Formato accessibile per prezzo e durata delle sessioni
Contro
  • La fisica sembra non influenzata dalla bravura del giocatore
  • Troppo affidamento alla casualità
  • Colonna sonora piuttosto sbiadita
Conclusioni

Rune Dice è un roguelite tattico che sostituisce il deckbuilding tradizionale con un sistema di dadi fisici a fusione progressiva, capace di innescare spettacolari reazioni a catena. Smart Raven Studio debutta con un’idea fresca e coinvolgente, supportata da otto classi giocabili e un solido sistema di sblocchi, nonostante qualche fragilità nell’RNG e nel recupero della salute. Un indie consigliato a chi cerca originalità senza spendere una fortuna.

Piattaforma
PC
Data Recensione
3 giugno 2026
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Paolo Lo Cascio
Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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