Pragmata – Il ritorno del single player vecchia scuola
Il percorso che ha portato al lancio di Pragmata non è stato dei più semplici. Annunciato nel 2020, il nuovo titolo rappresentava la prima IP originale di Capcom dopo circa otto anni, ma il suo cammino si è presto trasformato in una lunga e tortuosa attesa, fino a finire nel classico limbo del development hell che, per molti, ne avrebbe persino segnato la fine. E invece, tra rinvii, silenzi e speculazioni, la nuova esclusiva della casa giapponese è finalmente arrivata sul mercato, a poche settimane di distanza dall’altro grande lancio del publisher, Resident Evil Requiem.
Pragmata è un gioco che odora in ogni sua parte di era Xbox 360: una produzione single player, lineare, compatta, costruita con quella precisione quasi chirurgica che Capcom ci ha abituati a riconoscere negli anni. Un titolo sorprendentemente centrato, forse persino più del recente Requiem se vogliamo dirla tutta. Lo abbiamo giocato, rigiocato e spremuto fino in fondo in questi giorni, e ora siamo pronti a darvi il nostro giudizio finale, dopo aver testato la versione Steam utilizzata per questa recensione.
Buona lettura!
Gemini, spostateh!
Pragmata ci porta in un futuro prossimo nei panni di Hugh, astronauta e membro di una squadra di pronto intervento inviata su una base lunare dopo la misteriosa interruzione dei contatti con la Terra. Non esattamente il plot più originale di sempre, direte voi. E in parte avreste anche ragione. Ma Pragmata ha la buona idea di prendersi il tempo necessario per costruire il proprio immaginario, e lo fa con una progressione narrativa che riesce presto a farsi interessante.
Una volta attraccati sulla base, infatti, è chiaro che qualcosa sia andato storto. Prima ancora di scoprire cosa sia successo agli occupanti della struttura, Hugh e il resto della squadra si ritrovano coinvolti in un sisma lunare che porta alla prematura scomparsa degli altri membri del team. A quel punto l’IA che governa la base, I.D.U.S., perde il controllo per ragioni apparentemente legate proprio al sisma e comincia a considerare il protagonista una minaccia, tagliandogli ogni via di fuga e ogni possibilità di comunicare con l’esterno. Prima di fare la stessa fine dei compagni di squadra, Hugh viene salvato da un androide dalle sembianze di una bambina di circa sei anni, D-I-0336-7, che decide di ribattezzare Diana. È lei a poter hackerare gli androidi impazziti della base, rendendoli vulnerabili alle armi da fuoco, ed è con lei che dovremo trovare un modo per ristabilire il contatto con la Terra e porre rimedio al disastro causato dall’IA fuori controllo.

La storia di Pragmata parte in modo quasi essenziale, ma i misteri legati a Diana, le verità che emergono capitolo dopo capitolo e soprattutto l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti finiscono per dare solidità a una componente narrativa che, tutto sommato, ci ha sorpreso più del previsto. Merito anche di un’ambientazione capace di intercettare molte delle tensioni tecnologiche del presente, esasperandone alcune derive che stiamo già osservando nella realtà. La base lunare del gioco ruota attorno alla cosiddetta Fibra Lunica, un materiale ricavato dalla lunite, una risorsa scoperta di recente dall’umanità nell’universo narrativo del titolo. Grazie alla combinazione tra intelligenza artificiale e gigantesche stampanti in grado di replicare oggetti e strutture attraverso questa tecnologia, è possibile vedere nascere edifici, oggetti di uso quotidiano e persino riproduzioni di intere città terrestri, come New York. Una trovata riuscita, che dona al mondo di gioco una varietà rara per uno sci-fi ambientato quasi interamente in una base spaziale.
Il titolo, del resto, è molto compatto. Lo si porta a termine in una decina d’ore, ma lascia comunque spazio a una certa rigiocabilità e a contenuti pensati per i completisti, tra forzieri, collezionabili e aree segrete. Un fattore, quello della longevità, che potrebbe essere percepito come un limite da più di qualcuno, soprattutto considerando il prezzo pieno di 60 euro.
Negli ultimi mesi, infatti, si è fatta sempre più forte l’associazione tra il prezzo di un videogioco e la quantità di contenuti che è in grado di offrire. Un titolo come Crimson Desert, che presumibilmente vi accompagnerà per almeno 50 ore prima dei titoli di coda, non può essere messo sullo stesso piano di un’esperienza come Pragmata, che in meno tempo riesce comunque a dire molto. Da parte nostra, abbiamo sempre preferito un numero minore di ore, ma condensate con intelligenza e capaci di offrire sostanza tanto sul piano narrativo quanto su quello ludico, piuttosto che un’esperienza allungata artificialmente alla maniera di certi open world “alla Ubisoft”, spesso più vasti che realmente interessanti. In questo senso, Capcom centra ancora una volta il bersaglio: l’open world a checklist non è mai stato il suo territorio, e la sua idea di gioco più classica, più compatta e più focalizzata continua a funzionare anche oggi, in un mercato che sembra misurare tutto solo in base alla quantità.
Un TPS a base di hacking
Pragmata si configura come uno sparatutto in terza persona dall’impostazione – apparentemente -piuttosto classica, con uno stile che richiama molto quello dei classici PlatinumGames e, per certi versi, titoli come Vanquish. Hugh indossa una tuta che all’apparenza potrebbe sembrare pesante e ingombrante, ma che in realtà gli consente di muoversi con sorprendente agilità: può correre, saltare e sfruttare potenziamenti dei propulsori migliorabili nel corso dell’avventura. Diana, invece, passa gran parte del tempo aggrappata alla sua schiena, pronta a infiltrarsi nei robot e negli elementi tecnologici dell’ambiente.

La meccanica dell’hacking durante il combattimento è uno degli elementi più originali dell’intero impianto ludico, perché si svolge in contemporanea con il mirino, gli spari e le schivate. Tenendo premuto il grilletto sinistro si prende di mira un nemico specifico; quando questo rientra nel raggio d’azione dell’hack, sullo schermo compare in alto a destra una plancia digitale composta da quadranti. A quel punto lo stick sinistro continua a gestire il movimento di Hugh, mentre i tasti frontali, X, Y, A e B, servono a muovere un cursore all’interno della griglia. Raggiungendo il nodo finale, il bersaglio viene “hackerato”, esponendo i suoi punti deboli e rendendolo più vulnerabile ai colpi d’arma da fuoco. Lungo il tragitto è possibile anche attraversare nodi speciali che aggiungono danni o attivano effetti ulteriori sui nemici una volta completato l’hack. Serve un po’ di tempo per abituarsi a gestire due sistemi di comandi in parallelo, ma una volta entrati nel ritmo tutto funziona sorprendentemente bene. Capcom merita credito per aver costruito una meccanica davvero nuova, e non la solita variante di qualcosa di già visto.

Il risultato tecnico di questa fusione tra sparatutto in terza persona e minigioco di hacking è estremamente riuscito. Ma il team non si è fermato qui, continuando a introdurre nuove modalità con cui il combat system può intrecciarsi con la componente hacking. Proprio quando iniziamo a familiarizzare con armi e nodi, il gioco ci porta in una nuova area con nemici differenti, nuove armi e ulteriori varianti della stessa meccanica, dando così un senso reale alla progressione. Non si tratta solo di statistiche e potenziamenti, ma di un sistema che evolve in modo continuo e intelligente.
Anche il level design, pur apparendo inizialmente molto lineare, riesce a sorprendere grazie all’interconnessione degli spazi e alle scorciatoie da sbloccare. Alla morte del protagonista, il gioco ci riporta all’hub centrale, mantenendo intatta tutta la valuta e i collezionabili raccolti fino a quel momento. Questo rifugio diventa fondamentale tra un livello e l’altro, non solo per gestire gli upgrade, ma anche per approfondire il rapporto tra Hugh e Diana attraverso una lunga serie di dialoghi opzionali, che arricchiscono in modo significativo la loro caratterizzazione e la qualità della scrittura.
RE Engine in grande spolvero
Pragmata arriva sul mercato forte dell’ormai collaudato RE Engine, il motore proprietario di Capcom che continua a confermarsi una tecnologia di assoluto livello e che avevamo già elogiato anche in occasione del recente Resident Evil Requiem. Qui, però, il motore viene spinto in una direzione molto diversa rispetto alle atmosfere horror della saga survival: Pragmata abbraccia infatti una cornice fantascientifica affascinante, fredda ma al tempo stesso piena di fascino, capace di mettere in mostra tutta la solidità tecnica del comparto e di valorizzare al massimo l’ambientazione. Su un PC in grado di sfruttarne appieno il potenziale, il colpo d’occhio è davvero notevole: scenari ampi, profondità visiva, gestione della luce convincente e panorami che riescono spesso a restituire un autentico senso di scala e di meraviglia, con scorci che restano impressi per qualità artistica e per pulizia dell’insieme.
A rendere ancora più forte l’impatto del gioco contribuisce anche il character design, particolarmente ispirato nei due protagonisti. Hugh e Diana funzionano non solo sul piano visivo, ma soprattutto su quello emotivo: Diana, in particolare, riesce quasi subito a farsi voler bene, grazie a un design studiato con grande attenzione e a una presenza scenica che le permette di emergere con naturalezza all’interno dell’avventura. È proprio questo equilibrio tra estetica, personalità e costruzione del rapporto tra i personaggi a dare al titolo una marcia in più, trasformando quello che poteva essere un semplice duo funzionale al gameplay in una coppia davvero memorabile.

Un altro degli aspetti più convincenti di Pragmata è la sua eccellente scalabilità. Il gioco riesce infatti a mantenersi sorprendentemente flessibile su configurazioni molto diverse tra loro, al punto che lo abbiamo provato anche su Steam Deck con risultati più che apprezzabili.È un risultato tutt’altro che scontato, perché testimonia un’ottimizzazione attenta e una cura reale nel consentire al titolo di adattarsi a più fasce hardware senza snaturarsi.
Da segnalare anche l’ottimo comparto sonoro, che accompagna l’azione con grande efficacia e contribuisce a rafforzare sia l’atmosfera sia l’impatto delle situazioni più intense. La colonna sonora e gli effetti audio lavorano in sinergia per dare corpo al mondo di gioco, accentuando il senso di immersione e sostenendo il ritmo dell’esperienza con coerenza. Infine, non va trascurata la presenza di una localizzazione completa in lingua italiana.
Concludendo…
Pragmata è un’esperienza mirata, costruita con una visione chiara e portata avanti senza inutili compromessi. La combinazione tra shooting e hacking funziona davvero, la progressione è ben calibrata e, soprattutto, il rapporto tra Hugh e Diana riesce a dare cuore e significato a un’avventura che, nelle premesse, rischiava di apparire derivativa. È uno di quei titoli che non hanno bisogno di reinventare tutto per lasciare il segno, ma che riescono comunque a distinguersi grazie a idee intelligenti e a un’esecuzione solida.
Resta il nodo del prezzo, inevitabile in un mercato che continua a misurare il valore in ore più che in qualità. Ma se siete tra quelli che preferiscono un’esperienza densa, curata e priva di riempitivi, allora Pragmata merita senza dubbio la vostra attenzione.
Non sarà il nuovo punto di riferimento del genere, ma è la dimostrazione che esiste ancora spazio per produzioni single player vecchia scuola, capaci di colpire nel segno senza perdersi nell’eccesso. E, in un panorama sempre più affollato di open world dispersivi e formule ripetute, non è affatto scontato.
Pragmata
BUONO- Integra in modo intelligente shooting e puzzle in tempo reale
- Gameplay solido e in continua evoluzione, che introduce nuove varianti senza risultare ripetitivo
- Ottima alchimia tra Hugh e Diana
- Struttura compatta e senza filler
- Comparto tecnico eccellente ed incredibilmente scalabile (anche su Steam Deck)
- Ambientazione sci-fi ispirata, grazie ad una varietà visiva sorprendente per una base lunare
- Premesse narrative non originalissime
- Durata contenuta: circa 10 ore potrebbero non giustificare il prezzo per tutti
- Struttura molto lineare: poca libertà per chi cerca esperienze più aperte
Pragmata è un titolo che punta tutto sulla qualità più che sulla quantità: un’esperienza compatta, ben costruita e capace di distinguersi grazie a idee fresche e a un gameplay solido. Non è privo di limiti, ma riesce comunque a lasciare il segno, confermando ancora una volta la capacità di Capcom di realizzare produzioni single player mirate e curate.






