Fatal Frame II: Crimson Butterfly – Cominciate a credere alle storie di fantasmi, Miss Turner? Ci siete dentro!
Project Zero, o Fatal Frame, è una di quelle saghe survival horror che, pur non godendo della stessa popolarità di colossi come Resident Evil o Silent Hill, nel tempo è comunque riuscita a conquistarsi una fanbase solida e affezionata. Un franchise capace di distinguersi grazie a un’identità fortissima, a un immaginario disturbante e a un’idea di terrore più psicologica, che negli anni gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama horror videoludico.
All’epoca dell’uscita originale di Fatal Frame II su PlayStation 2, però, noi eravamo forse troppo giovani – o semplicemente troppo impressionabili – per affrontare con la dovuta attenzione un titolo che faceva dell’atmosfera, delle presenze spettrali e di una costante sensazione di vulnerabilità i suoi punti di forza. Insomma, per un motivo o per un altro, questa saga ci era passata accanto senza ricevere la considerazione che probabilmente meritava.
L’occasione giusta per recuperarla è arrivata oggi, con il remake uscito circa un mese fa su tutte le piattaforme. Un ritorno che ci ha permesso di approcciare quello che, secondo molti tra pubblico e critica, è il capitolo più rappresentativo e amato dell’intera serie, un po’ come Silent Hill 2 lo è stato per la saga di Konami.
E il nostro responso? Beh, preferiamo raccontarvelo per bene nella recensione.
Un rituale spezzato
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake segue in maniera pressoché pedissequa gli eventi dell’originale uscito su PS2, riprendendo inoltre molti elementi già rivisti nel più recente remake per Nintendo Wii. Il gioco ci mette subito nei panni di Mio e Mayu Amakura, due sorelle gemelle che stanno visitando la casa di campagna in cui hanno trascorso l’infanzia. Mayu, la più fragile delle due sia sul piano emotivo che su quello fisico a causa di un incidente che anni prima l’ha resa zoppa, viene improvvisamente attirata dal volo di una farfalla purpurea e si addentra nel bosco. Mio la segue, ma entrambe finiscono per smarrirsi e ritrovarsi intrappolate in un villaggio abbandonato.

Quel luogo è in realtà maledetto, segnato da un rituale oscuro che prevede il sacrificio di una gemella per mano dell’altra, con lo scopo di sigillare i portoni dell’Inferno su cui il villaggio sembra essere stato costruito. Durante il loro viaggio, le due sorelle scoprono la Camera Obscura, la macchina fotografica – che è anche l’unica “arma” a nostra disposizione per tutta l’avventura – che permette loro di affrontare le presenze spettrali che infestano l’area. Ben presto, però, le gemelle vengono separate: Mio è determinata a ritrovare Mayu e a fuggire insieme a lei prima che il destino di morte che incombe su di loro si compia, mentre Mayu, più sensibile e vulnerabile, finisce per essere posseduta dallo spirito vendicativo di Sae, l’ultima gemella sacrificata, il cui dolore diede origine alla maledizione del villaggio. Lo spirito, che in passato aveva tentato invano di scappare con sua sorella, cerca ora di portare a compimento il rituale attraverso le due nuove arrivate.
La trama si sviluppa con un ritmo davvero efficace per circa una dozzina di ore, alternando alla progressione principale anche alcune missioni secondarie non invasive, che ci spingono a tornare in varie zone del villaggio alla ricerca di ulteriori dettagli e approfondimenti. Al termine dell’avventura, uno dei sei finali disponibili apre inoltre la strada al New Game Plus, offrendo ai giocatori la possibilità di affrontare nuovamente la storia seguendo un percorso diverso. Una scelta che aggiunge valore alla rigiocabilità e che rende il titolo ancora più interessante per chi ama completare ogni aspetto dell’esperienza.
Cheeeese!
Fatal Frame II Remake adotta un impianto visivo molto vicino a quello delle più recenti produzioni survival horror, seguendo la scia dei remake di Silent Hill e Resident Evil: la telecamera si posiziona infatti dietro la schiena della protagonista, abbandonando la struttura a inquadrature fisse dell’originale uscito su PS2. Questa scelta rende l’esplorazione più libera e restituisce un maggiore controllo nei movimenti di Mio, che pur non essendo mai perfettamente fluida risulta comunque molto più gestibile rispetto alla versione originale.
L’unica ambientazione del titolo è il Minakami Village, un luogo circoscritto ma denso di punti d’interesse, che si apre progressivamente man mano che la trama avanza. Il villaggio spettrale era in origine controllato da quattro famiglie e nel corso dell’avventura visiteremo le abitazioni appartenute a ciascuna di esse, a partire dalla casa Osaka, la prima che esploreremo. Naturalmente, in un contesto del genere non tarderemo a fare conoscenza con le presenze che lo infestano: i fantasmi. Fin dalle prime ore entreremo in possesso della Camera Obscura, la celebre macchina fotografica capace di scacciare gli spiriti immortalandoli. In principio potremo contare soltanto su un tipo di rullino e su opzioni piuttosto limitate in termini di danno, ma con il passare delle ore l’arsenale si arricchirà grazie a nuovi rullini (che, in soldoni, rappresentano le munizioni nell’universo di gioco), diversi filtri applicabili all’otturatore e un sistema di potenziamento sempre più articolato. Attraverso un menu dedicato e l’utilizzo di speciali rosari, potremo migliorare la Camera Obscura in vari aspetti: dallo zoom ai punti focali aggiuntivi, dalla messa a fuoco automatica fino ai bonus danno legati ai diversi filtri.

Il ritmo di gioco e la progressione risultano davvero ottimi, e si legano in maniera naturale al potenziamento della Camera Obscura. Sbloccando nuovi filtri, infatti, potremo accedere a zone altrimenti inaccessibili: alcune impronte insanguinate, ad esempio, potranno essere rimosse tramite il filtro viola, mentre quello arancione ci permetterà di fotografare aree mutate dallo scorrere del tempo, riportandole al loro stato originario e aprendo così nuovi percorsi precedentemente bloccati.
Anche il sistema di combattimento, pur ruotando interamente attorno all’uso della fotocamera, riesce a offrire una discreta varietà. Quando ci troveremo faccia a faccia con uno spirito ostile, alzare la Camera Obscura ci porterà in una visuale in prima persona, attraverso cui potremo inquadrare e colpire le presenze che ci assalgono. Sarà possibile mettere a fuoco manualmente per aumentare i punti deboli colpiti e infliggere maggiori danni, oppure attendere il momento esatto dell’attacco nemico per immortalare il fantasma nell’istante precedente all’impatto, ottenendo così un bonus considerevole. La barra in alto dello schermo indica la salute degli spiriti: una volta azzerata, verranno definitivamente scacciati. È presente anche un attacco stealth, che consente di colpire i nemici di sorpresa con un ulteriore vantaggio in termini di danni, sebbene le occasioni per sfruttarlo siano piuttosto limitate. Una piccola aggiunta, comunque, che abbiamo trovato gradevole.

Il gioco fa inoltre un uso intelligente del backtracking, spingendoci spesso a tornare sui nostri passi una volta sbloccati nuovi filtri per la Camera Obscura. In questo modo potremo rivisitare le varie location per recuperare documenti, rullini, collezionabili e completare le missioni secondarie, tutte pensate per arricchire la lore del villaggio. Non mancano poi i puzzle ambientali, semplici ma ben integrati nel contesto, che ci costringeranno a osservare con attenzione lo scenario e a mettere insieme gli indizi raccolti per proseguire nell’avventura.
Un horror solido e convincente?
L’aspetto tecnico rappresenta forse la componente più problematica della produzione. Abbiamo provato il gioco su PC e, anche su una configurazione di fascia alta con Radeon 9070 XT, il frame rate si è dimostrato più volte incostante. Fortunatamente, il titolo non arriva mai a soffrire di un vero e proprio singhiozzo tecnico, complice anche un pacing complessivamente piuttosto misurato.
Sul fronte estetico, il character design tenta di preservare lo stile dell’originale uscito su PS2, ma lo fa con un approccio che finisce per adattarsi solo in parte alle ambizioni di modernizzazione dell’intera produzione. I volti delle protagoniste, in particolare, hanno un effetto un po’ troppo “bambolesco”: una scelta che probabilmente è voluta, considerando l’impianto visivo volutamente irreale dell’opera, ma che in alcuni casi stona con il resto dell’impostazione artistica.

Più convincente, invece, il design del villaggio e degli interni, che nel complesso funziona bene. L’unico limite è che molti ambienti tendono ad assomigliarsi troppo tra loro, e questo può generare qualche momento di confusione durante l’esplorazione, soprattutto quando ci si ritrova a cercare il percorso giusto verso il prossimo obiettivo.
A convincere davvero, però, è la componente sonora. Fatal Frame II Remake riesce a spaventare con efficacia anche grazie a un sound design straordinariamente curato: rumori improvvisi, urla, distorsioni, presenze appena percepibili e suoni disturbanti contribuiscono a costruire un’atmosfera di angoscia costante. Se l’obiettivo era inquietare il giocatore, il risultato è centrato in pieno: questo remake riesce a farlo benissimo.
Concludendo…
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è, in definitiva, un ritorno riuscito a uno dei capitoli più amati dell’intera saga. Pur con qualche incertezza sul fronte tecnico e alcune scelte estetiche non sempre impeccabili, il lavoro svolto riesce comunque a valorizzare un’esperienza che, ancora oggi, sa farsi ricordare per atmosfera, tensione e capacità di inquietare davvero il giocatore.
Il ritmo, la progressione, la buona idea del backtracking legato ai potenziamenti della Camera Obscura, l’efficacia del sistema di combattimento e soprattutto un comparto sonoro eccellente fanno da sostegno a un’avventura che riesce a rimanere fedele alle proprie origini senza perdere del tutto la volontà di adattarsi al presente. Non è un remake perfetto, ma è un remake che comprende bene perché l’opera originale sia rimasta così impressa nell’immaginario dei fan.
Per chi non ha mai affrontato la saga, questo è probabilmente uno dei modi migliori per recuperarla. Per chi invece la conosce già, è un’occasione solida per tornare in quel villaggio maledetto e ricordarsi perché, a certe storie di fantasmi, è meglio crederci davvero.
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake
OTTIMO- Atmosfera riuscitissima e costantemente inquietante
- Sound design eccellente, davvero capace di terrorizzare
- Progressione ben strutturata e ritmo solido
- La Camera Obscura resta un’idea di gameplay originale e funzionale
- Backtracking ben inserito, con buon senso di esplorazione e rigiocabilità
- Prestazioni tecniche non sempre stabili, soprattutto su PC
- Diversi interni del villaggio tendono a somigliarsi troppo
- Combat system interessante, ma nel complesso piuttosto limitato
- Gli attacchi stealth sono una buona idea, ma sfruttati troppo poco
Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake è un rifacimento che riesce nel suo obiettivo più importante: riportare in vita un survival horror molto amato senza snaturarne l’identità. Nonostante qualche incertezza tecnica e alcune scelte stilistiche non sempre convincenti, il titolo riesce a colpire dove davvero conta, costruendo una tensione continua e un’atmosfera che resta addosso anche dopo i titoli di coda. È un remake che sa rispettare e valorizzare il materiale di partenza, confermandosi un recupero più che consigliato per chi ama l’horror videoludico.






