Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10
Processore: Intel Core i7-6700K o AMD Ryzen 5 2600X
Memoria: 16 GB di RAM
Scheda video: Intel ARC A580, NVIDIA GeForce GTX 1660 o AMD Radeon RX Vega 56
DirectX: Versione 12
Archiviazione: 30 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: SSD Highly Recommended. Produces 1080p @ 30 FPS. Enable DLSS (NVIDIA) / FSR (AMD) / XeSS (Intel) for better performance. Does not support ultrawide monitors.
Consigliati
Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 11
Processore: Intel Core i7-10700K o AMD Ryzen 7 5700X
Memoria: 16 GB di RAM
Scheda video: Intel ARC A750, NVIDIA GeForce RTX 2080 o AMD Radeon RX 6700 XT
DirectX: Versione 12
Archiviazione: 30 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: SSD Highly Recommended. Produces 1440p @ 60 FPS. Enable DLSS (NVIDIA) / FSR (AMD) / XeSS (Intel) for better performance. Does not support ultrawide monitors.
Creare giochi incentrati su tematiche “oscure” è sia facilissimo che quasi impossibile. Specialmente oggi, nel mentre il segmento videoludico globale attraversa una profonda crisi concettuale e sistemica (che, purtroppo, si è tradotta in chiusure e licenziamenti). Karma: The Dark World, un thriller psicologico in prima persona sviluppato da Pollard Studio e pubblicato da Wired Productions, tenta una via difficile ma, se ben realizzata, remunerativa: quella del giocare con la mente, con le sue paure, i suoi antri oscuri, le sue porte chiuse per nascondere indicibili verità (o menzogne). Largo, dunque, all’analisi di una versione Steam “acerba” del gioco, una preview build che ci ha concesso uno spazio-tempo (ristretto) per poter saggiare cosa gli sviluppatori hanno in serbo per noi.
Karma: The Dark World è un gioco d’esplorazione ed analisi in prima persona, figlio di una lunga tradizione derivante dai primissimi “punta e clicca” e avventure grafiche che si sono susseguiti nella storia dei videogames. Ridotto all’osso, il gameplay ci vedrà addentrarci in lugubri ambienti, alla ricerca di indizi oppure impegnati nella risoluzioni di enigmi di varia specie e natura. Un gioco oscuro, si è detto, che immerge i giocatori in un’agghiacciante visione distopica del mondo (tra le altre cose, anche evidentemente ispirata da 1984 di Orwell), in uno spazio cronologico che va dalla fine degli anni ’60 sino alla metà degli ’80, alternando fasi “oniriche” a vita reale. Dominato dall’oppressiva Leviathan Corporation, che focalizza la sua mission in un estensivo controllo sociale, l’universo ricamato da Pollard Studio è un luogo di prigionia, sorveglianza, oppresione e ferrea divisione sociale, il tutto acuito dalla devastazione prodotta da un potente farmaco che altera la mente, il Bluebottle, in grado di tenere “in riga” le persone.
I giocatori assumono il ruolo di un detective del Thought Bureau, incaricato di indagare sui crimini all’interno di questa cupa realtà. Il nucleo del gioco ruota attorno al concetto unico e intrigante del mind diving, ovvero nella capacità di “invadere” ed esplorare l’altrui mente alla ricerca della verità. Durante le nostre indagini, come spesso accade, avremo a che fare con dei sospettati: in questo frangente, i giocatori avranno accesso ai loro mondi interiori, avventurandosi nei paesaggi surreali e spesso inquietanti del subconscio. Questi paesaggi mentali non sono solo voli di fantasia, ma riflettono le paure più profonde, i traumi e i desideri nascosti del sospettato. Tutte questioni che, naturalmente, si intrecciano a doppio filo con le vicende “reali”.
Nella breve demo che abbiamo potuto saggiare, ci siamo ritrovati invischiati in un’indagine per un presunto furto in una azienda di ricerca. Realtà e mondo onirico spesso coincidevano e si intercambiavano, con risultati tetri: il nostro camminare per il lugubre edificio, in subbuglio e all’apparenza teatro di una furiosa lotta, alla ricerca di prove ed indizi, si è quasi immediatamente intrecciato con apparizioni e situazioni surreali, frutto della mente del principale indiziato. Per il poco che si è potuto esperire (la demo ha la durata di una mezz’ora circa), Karma: The Dark World pare avere tutte le carte in regola per essere una solida avventura: anche i puzzle e gli enigmi da risolvere, nel nostro caso incentrate principalmente nell’intuire password, sono apparsi complicati il giusto, senza eccedere in astrusità spesso utili solo ad allungare il brodo.
Anche tecnicamente, nonostante uno stato acerbo e limitato, Karma: The Dark World si è rivelato esser uno spettacolo visivo più che pregevole ed un’esperienza ludica sufficientemente pulita. Grazie all’Unreal Engine 5, il gioco vanta una grafica molto dettagliata, con un’attenzione meticolosa ai particolari sia negli ambienti reali che nei surreali mondi interiori. Un cenno di merito va anche fatto al comparto audio: seppur anch’esso limitato, la versione di prova testata era di già corredata di ottime musiche ambientali, tetre al punto giusto, oltre che di una validissima recitazione vocale.
Concludendo…
In generale, il piccolo “antipasto” fornitoci da Pollard Studio ci ha stuzzicato abbastanza: in base agli scorci iniziali, Karma: The Dark World ha il potenziale per essere un’esperienza davvero unica e accattivante. Le premesse narrative tetre ed ispirate, oltre ad una struttura ludica che pare di già piuttosto solida, fanno ben sperare. La presentazione visiva del gioco è, al contempo, innegabilmente affascinante e la narrazione di fondo, con la sua esplorazione di temi come il controllo, la sorveglianza e la manipolazione della coscienza, ha una profonda risonanza nel mondo di oggi. Dunque, gli appassionati del settore sono avvertiti: Karma: The Dark World potrebbe essere “the next big thing” sul mercato.