Uno degli “sconvolgimenti” principali che il mondo indipendente ha portato con sé, è sicuramente la “democratizzazione” del game developing: non più unico appannaggio dei grandi “mostri sacri”, ma aperto a tutta una serie di realtà, piccole e meno piccole, in grado di proporre contenuti ed idee alle volte originalissime, alle volte meno personali ma sicuramente di qualità. E nel caso di Soulstice? Ebbene, la risposta la troverete avanzando nella recensione, ovviamente! Ma ciò che l’italianissimo prodotto videoludico, creato da Reply Game Studios e pubblicato da Modus Games, riesce a proporre, è comunque un’esperienza di gioco di buona qualità segnata da alcune imperfezioni visibili e “genetiche” ma che non impattano enormemente sulla complessiva struttura ludica del gioco.

Ma bando alle ciance, ecco la recensione di Soulstice nella sua versione PC!

Il buio dell’anima

Soulstice è un gioco d’azione in terza persona, concepito strizzando l’occhio a produzioni più “antiquate” (come, ad esempio, i primissimo God of War), pescando a piene mani anche dai “criteri” che contraddistinguono i moderni soulslike, quindi elementi ruolistici ed un minimo di esplorazione. Un miscuglio interessante che contraddistingue un gioco dai toni cupi e per certi versi disperati, cucito con passione intorno a meccaniche tutto sommato dinamiche e pesanti al punto giusto. Come piuttosto spesso accade, in produzioni del genere la trama si rivela spesso poco più di un orpello, una “giustificazione estetica” per menar fendenti a destra e a manca. Non è propriamente, però, il caso di Soulstice: in generale, la trama (seppur non particolarmente profonda) e la complessiva atmosfera (obbediente, comunque, ai dettami del fantasy più “dark”) sono state ben “ricamate” ed elaborate, risultando in qualcosa di più che una semplice “scusa per giocare”.

La storia di Soulstice vede protagoniste due sorelle, Briar e Lute, una brutale “Chimera” ed un fantasma, unite per l’eternità. La prima userà i muscoli, la seconda poteri derivanti dalla sua essenza “ectoplasmatica”: l’unione di una entità fisica ed una sovrannturale servirà per fermare l’Oscurità che avanza (e non solo), in un mondo disperato e sull’orlo di un completo armageddon ultraterreno. L’obiettivo del gioco, per non svelar molto, vedrà protagonista una città, devastata dagli sgherri dell’Oscurità, ed una minacciata invasione: due elementi che saranno il vero traino dell’intera esperienza di gioco. La trama del gioco, seppur “rispettosa” di alcuni dei più classici cliché derivativi dall’eterna lotta tra “elementari” bene e male, sarà come già anticipato piuttosto ben realizzata e interessante, coadiuvata da un cast di personaggi sufficientemente caratterizzati (seppur non rivoluzionari).

Al limitare del precipizio

Naturalmente, il cuore pulsante della produzione è il sistema di combattimento: Soulstice, se volessimo riassumerlo per “giganti”, potrebbe essere un ideale mescolanza tra God of War e Dark Souls. Del primo, con le dovute riserve, conserva un certo dinamismo ed una certa furia combattiva. Del secondo, invece, assorbe il “modus” concettuale dei nemici, assieme ad una certa necessarietà (seppur, rispetto all’archetipo di cui sopra molto più dosata) di “contemplare” il nostro operato. Ma, il dualismo meccanico, funziona? La risposta è si, con qualche piccolo asterisco. In generale, Soulstice, spunterà tutte le caselle che rendono un gioco d’azione “coerente” e divertente: le movenze action saranno impegnative al punto giusto e dinamiche, naturalmente non raggiungendo le vette “folli” di produzioni come Devil May Cry. Vi sarà, al contempo, ampie possibilità di personalizzazione delle due protagoniste, non solo grazie ad equipaggiamento di vario tipo, ma anche ad una nutrita scelta di abilità da cui sarà possibile pescare e che delineeranno le movenze combattive del duo “ultraterreno”. Le abilità saranno acquistabili ottenendo alcuni cristalli non solo dai cadaveri “fumanti” dei nostri nemici, ma anche da oggetti distruttibili sparsi per la mappa. Se Brice, tendenzialmente, otterrà nuove combo ed equipaggiamento, allo stesso modo, anche l’eterea Lute potrà esser personalizzata accumulando cristalli di diverso tipo e accedendo ad uno skill tree apposito. Una solutio in pieno stile God of War (con un pizzico di Devil May Cry, visto che vi saranno anche dei “voti” applicati alle nostre prestazioni in combattimento e che aumenteranno i cristalli ottenuti) che, nonostante l’antiquatezza concettuale, funziona più che egregiamente nello spronare il giocatore ad una continua esplorazione delle mappe.

Ma nonostante un impianto ludico sicuramente non totalmente originale, Soulstice riesce nell’essere sufficientemente sé stesso proprio grazie all’essenza stessa del combattimento, che ci vedrà sostanzialmente “ragionare” con due entità e non una: seppur, per la maggiore, il dualismo sarà effettivamente più estetico che concreto, le due sorelle offriranno una cooperazione ed un’anima completamente differente. Briar sarà il muscolo, il “metallo” pesante, con tutta una selezione di abilità difensive ed offensive brutali: Lute, al contrario, sarà una sorta di supporto dotato di una buona varietà di skill che tendenzialmente, “bloccheranno” i nemici o proteggeranno la combattente “fisica” utilizzando due diversi campi di forza “spirituale”. Una cooperazione ben realizzata e bilanciata, che rende entrambe le protagoniste ancora più contraddistinte non solo meccanicamente ma anche atmosfericamente: il dolore ed il distacco che un legame, seppur reale, produce tra le due sorelle diverse, è un continuum che, in modo piuttosto elaborato, “travasa” dalla semplice superficie narrativa e pervade, in modo “dittatoriale”, anche il complessivo gameplay. Infatti, Lute avrà una importanza “ondivaga”: per lunghe sessioni, fungerà da mero supporto ai fendenti di Briar. In altri segmenti, invece, sarà l’unica forma d’attacco o, al contempo, sarà fondamentale per risolvere alcuni degli enigmi ambientali presenti nel gioco, tendenzialmente semplici e poco impegnativi.

Gustosa imperfezione

Dunque, il gameplay di Soulstice è perfetto? No.

Il gioco, in generale, soffre di una certa linearità che impatterà anche nella sua rigiocabilità (molto limitata, per l’essenza stessa del gioco). Nonostante il titolo sia sufficientemente impegnativo e longevo, sia concettualmente che meccanicamente, per chi ha già masticato qualche rappresentante del genere l’intero pacchetto potrebbe risultare un po’ troppo semplicistico: a partire dai pattern d’attacco dei nemici, tendenzialmente limitato, così come gli archetipi generali dei nostri avversari, diversificati sufficientemente (ma non grandemente) a livello estetico, ma poco o nulla a livello “combattivo”. Una linearità che pervade, concettualmente, anche il level design: l’intero gioco, per larga parte, restituirà la fortissima sensazione d’esser costantemente su di un binario unidirezionale, seppur in alcune zone (specialmente, verso la fine del titolo) vi siano “scorci” e “fughe” dagli stage principali, utili per completare alcune sfide specifiche e guadagnar ulteriori cristalli. Piccoli nei che travalicano la sezione più squisitamente concept ed invadono anche quella più squisitamente tecnica: Soulstice è, in generale, una buona produzione sia a livello computazionale che estetica. Naturalmente, è visibile una certa distanza da produzioni tripla A (una distanza, naturalmente, anche a livello di budget), seppur anche inquadrandola nel genere delle “doppie A”, la produzione di Reply Game Studios non sia totalmente perfetta.

A partire da una certa “ri-ciclicità” dei dettagli ambientali (alcuni, modificati solo minimamente e ripetuti a iosa) e, in misura minore, anche dei modelli poligonali di nemici e personaggi secondari. Passando, però, anche da una generale sensazione di “mediocrità” qualitativa che si fa piuttosto “insistente” in alcune e specifiche aree del gioco. Il nemico numero uno del giocatore, da un punto di vista tecnico, sarà la telecamera: essa, in larghissima misura, sarà “fissa” sia durante i combattimenti che nelle sezioni d’esplorazione. Una scelta vetusta e scomoda, poiché renderà più complicate le sezioni di combattimento più intense ma anche la semplice esplorazione dei livelli più “articolati”. Per quanto concerne la versione PC, Soulstice si comporterà più che egregiamente da un punto di vista più squisitamente tecnico: in generale, seppur il gioco si comporti piuttosto bene, vi sarà qualche rallentamento visibile qui e lì (ma specialmente in alcune cutscene) anche su PC di fascia media e in grado di far girare, senza grandi sforzi, titoli più tecnicamente “ingombranti”. In aggiunta, è capitato durante il test anche qualche improvviso crash totale del gioco durante la navigazione dei menù: una situazione che, nonostante questi nei, in generale è più che buona e senza gravi criticità. Ottimo, invece, il sonoro, con musiche elettroniche piuttosto frenetiche e martellanti: un comparto più che soddisfacente e che ben si mescola con il gameplay “furente” di Soulstice.

Concludendo…

Soulstice è un ottimo prodotto, più che indipendente ma sicuramente non un tripla A: tante buone idee, alcune anche potenziale base per piccole “rivoluzioni” future (come il dualismo tra Briar e Lute), incastonate in un gameplay solido ma con alcuni limiti ed una certa vetustà che fuoriesce da determinate scelte. In generale, l’esperienza ludica confezionata da Reply Game Studios è più che buona: Soulstice è sicuramente una valida aggiunta alla propria collezione, specialmente se si è amanti del settore. Amanti che, però, potrebbero storcere il naso “respirando” una certa linearità strutturale e concettuale che, comunque sia, impatta solo parzialmente sulla (alta) gradevolezza del titolo. Un buon prodotto e, speriamo, l’inizio di una saga duratura!

CI PIACE
  • Buona ambientazione ed atmosfera
  • Dualismo delle protagoniste originale ed interessante
  • Piuttosto longevo…
NON CI PIACE
  • …ma poco rigiocabile
  • Concettualmente teso ad una certa linearità
  • Qualche grattacapo tecnico
Conclusioni

Qualche grattacapo tecnico ed una certa linearità, unita ad un’estetica non al top rendono Soulstice una perla meno “luminescente”. Detto ciò, la produzione di Reply Game Studios è sicuramente valida ed ha alcune prominenti frecce al suo arco fra cui, ovviamente, spicca il dualismo delle due sorelle “diverse”. In generale, l’avventura confezionata dalla software house italiana è buona ed avvincente al punto giusto, offrendo una trama ed un’ambientazione semplice ma non banale, “incatenate” da un’atmosfera a tratti opprimente e cupa. Consigliato agli amanti del genere, ma anche a chi muove i primi passi nel settore!

7.9Cyberludus.com

Articolo precedenteSimbolotto di oggi sabato 01 ottobre 2022
Prossimo articoloEstrazioni del Lotto di oggi martedì 04 ottobre
Amante dei videogiochi, degli animali e del buon cibo, non rinuncio ai piccoli piaceri ludici e ad una buona compagnia! Anche Online!

E tu che ne pensi? Facci conoscere la tua opinione!