Grasso è bello (per onoranze funebri e guru del marketing)
God of War ma con la “panza”: l’ennesima polemica inutile ma con un fondo di verità grosso come un condominio
Chi vi parla, ha in passato raggiunto (quasi) i 150 kg. E, intorno allo scorso luglio, raggiunti nuovamente i 130, ha deciso di dare una secca svolta alla propria esistenza, andando da un nutrizionista. Ma prima di farlo, ha pensato bene di fare un check-up completo del proprio organismo: e di problemi, l’obesità, me ne stava innescando tantissimi o stava contribuendo a crearmene. Circolatori, motori, a livello di articolazioni ecc. Oggi, con 15 kg in meno rispetto a due mesi fa, sono qui a parlare dell’ennesima, inutile (perché non modificherà nulla) polemica innescatasi dopo la presentazione di un titolone. Una polemica (vera o presunta, perché la casualità che i polveroni “tematici” si alzino giusto quando ci siano i “titoloni” ad esser presentati, se capita sempre non è più casualità) che mi ha visto necessariamente, per poterne parlare, utilizzare uno spaccato (poco interessante) della mia vita personale, per dire quanto segue: so cosa significa esser grassi e so che non fa bene, a tutti i livelli. Quindi, se non hai mai avuto almeno 30 chili di sovrappeso, ebbene… taci e leggi.
Da addominali a “lardominali”
Per i meno informati, nei giorni scorsi è stato annunciato il nuovo God of War, facente parte del neo filone/reboot inaugurato negli anni passati. Come ogni nuovo annuncio che si rispetti, non sono mancate le polemiche che, in linea di massima, si sono indirizzate, innanzitutto, all’apparente specularità contenutistico-meccanica del nuovo capitolo rispetto al precedente. Secondariamente, la polemica è rimbalzata (letteralmente) sulla… panza di Thor. Un Thor, appunto, reinterpretato con un ventre molto “rotondo” e che ricorda, appunto, la divinità “elettrica” che è apparsa nelle pellicole della Marvel. Di lì una polemica fiume, infinita e (forse, ma ho i miei dubbi) crudamente spontanea: perché, la tradizione, ci ha abituato a cementificare nell’immaginario comune il fisico da bodybuilder (quindi, l’atleta dalla corporatura perfettamente scolpita) come il simbolo assoluto di “forza” e “potenza”. Ebbene (e chi frequenta una palestra lo sa bene), il Bodybuilding segue una via “differente” di allenamento che mira solo parzialmente al potenziamento “quantitativo” della forza fisica. Se volessimo cercare la “forza assoluta”, dovremmo guardare alle competizioni dei mitici “strong men” e alla disciplina sportiva del Powerlifting. E lì, come appureremmo quasi all’istante, di tartarughe ne troveremmo, probabilmente, zero (a meno che uno di quei colossi non decida di mangiarsene una). Quindi, l’ennesima, inutile polemica anche se… di ragioni, tante, ve ne sarebbero per farne.
È innegabile che Thor, nell’accezione “Godofwarriana”, sia evidentemente panciuto, quanto meno usando un metro di giudizio coerente con le “aspirazioni” estetiche massime attualmente “assodate” (è il caso di dirlo) ed accettate a livello societario. Una scelta, per una figura di assoluto spicco non solo nella mera “tradizione” vichinga, ma anche nella simbologia ed iconicità moderna del ruolo assurto con la saghe infinite dei supereroi, storicamente condivisibile (visto che, d’altronde, nella mitologia nordica ci si “menava” e si “beveva”, tendenzialmente) ma concettualmente “strana”, visto il naturale ondivagare della serie tra storia, mito e riadattamenti “moderni”. Perché, se già solo facessimo un salto all’indietro nel precedente capitolo della saga, trovare personaggi “visibilmente rotondi”, è cosa ardua: la stra-grande maggioranza d’essi, boss compresi (anche quelli “umanoidi”), in realtà presentano tendenzialmente un physique du role di tutto rispetto con tanto di busto e braccia piuttosto ben “scolpite” e che, quanto meno, vira verso uno spiccato “atletismo”. E la situazione, in questo senso, diviene ancora più strana se si guarda ai capitoli della “vecchia” saga: lì, le principali divinità (persino l’anziano Zeus!), seppur realizzato con un design meno “realistico”, sono tutte comunque scolpitissime e danno l’idea d’aver, da millenni, almeno un abbonamento persistente in una gym professionale. L’unico, a dirla tutta, sarebbe Ade che, comunque sia, è ben lungi dall’essere panciuto, visibilmente, come il buon Thor. Dunque, dicevamo, un cambio “netto” di visualizzazione degli dei: quasi, se volessimo compiere un salto deduttivo ed interpretativo di buon livello, una “divinizzazione” dell’essere panciuto. Quasi si volesse dire che “Hey, hai (diversi) chili di troppo? Tranquillo, è tutto normale, anche gli dei hanno decine di chili di sovrappeso”.
Positivi no matter what
Dunque, perché render sovrappeso (o addirittura obeso) un dio?
Sicuramente, da un punto di vista strettamente nutrizionale o medico, l’immagine che traspare non è di piena salute (ma c’è anche da asserire che i corpi super muscolosi e super definiti, che spesso appaiono nei videogame e che derivano dall’immaginario legato alle succitate discipline sportive, sono spesso frutto di pratiche nocive e pericolose come l’uso di steroidi et similia). Le scelte potrebbero essere orientate verso una accuratezza pratica (vedasi il discorso precedente sugli strong men) o storica (l’attività bellica difficilmente portava a fisici perfettamente scolpiti seppur possenti). Ma, a mio modesto avviso, la scelta avrebbe più senso se la si interpretasse da un punto di vista più squisitamente pubblicitario: la divisività, anche quando “concreta” e “positiva”, deve lasciare il posto all’inclusione a tutti i costi. Il “positivo a qualsiasi prezzo”, dev’essere, per il moderno concetto di far marketing, l’unica idea da trasmettere. Perché l’acquisto deve essere “felice” a tutti i costi: la riflessione, potrebbe creare uno stato umorale “negativo” e indurre a tenere il portafoglio chiuso.
Ecco perché, come spesso accade anche in tantissime pubblicità (ma non solo, è una questione endemica in tutti i media), i testimonial o i protagonisti sono persone con evidentissimi problemi di peso. Obesità anche di terzo grado che, con buona pace di chi professa “sorrisi e prati verdi”, è una malattia a tutti gli effetti con ripercussioni sull’organismo (e sul sistema sanitario nazionale) catastrofiche. Tanto più che, spesso (e ricollegandomi al piccolo spaccato “privato” iniziale, io ne sono un esempio), l’obesità è una diretta conseguenza non solo di una errata alimentazione, ma anche di una carenza di moto o attività sportiva: leggasi, in entrambi i casi, pigrizia. E, in generale, per la necessità di mantenere quel citato clima “positivo”, pubblicità e media di varia natura (fra cui i videogame), propinano ideologie diseducative e autodistruttive, come se nulla fosse. Professare, come tantissimi fanno e anche con orgoglio, che l’obesità sia una mera questione di auto-accettazione e bellezza, in pieno stile pseudo-adolescenziale, è totalmente falso (oltre che criminale e da coglioni).
Il dubbio “metodico”
Ma torniamo a Thor: la possibilità che la scelta stilistica, come detto in contrapposizione con il passato recente e “vetusto” della saga, sia per esser affine a quest’ideologia molto in linea con l’ideologia sottesa al marketing di alto livello, è molto alta, ma il beneficio del dubbio è d’obbligo. Un dubbio che, comunque sia, andrebbe anche a trovar appoggio su di una “verità” che è evidente ai giocatori di vecchia data, ovvero che le grandi case e i grandi publisher del settore inseguano da anni, con “cieca rabbia”, la necessità di costruire i propri (costosi) prodotti sulle “verità di massa”. E l’ideologia della “positività a tutti i costi” è uno dei principi fondanti della cultura “casuale” con tendenze “ribelli” e in contrasto con gli strascischi a stelle e strisce dei “Die Harder” degli anni ‘80: magrezza e fisici scolpiti? No grazie, siamo tutti bellissimi a modo nostro (e fanculo a decenni di ricerche scientifiche). Una cultura di chi prova tutto senza assaggiar nulla (dimenticando anche quel poco assaporato), dei “figli del tempo odierno”. Un “piacere indifferente” e che spessissimo si ferma alla mera superficie di qualsiasi cosa, che sia una carbonara o El Guernica.
Quindi, trasmettere idee positive e casuali (specialmente se in linea con le “tendenze” sociali e politiche, decise in larga misura dai consigli d’amministrazione dei “big shot” dell’Economia e della Finanza), sembra la conditio sine qua non di ogni riuscita operazione pubblicitaria: quindi, perché non inserire in un videogioco un dio “panciuto” e quasi obeso, apparentemente senza motivi “coerenti”? Anche perché, come asserito, il target dei grandi editori sono i “casual”, gli “indifferenti”: essi sono, tendenzialmente, “vergini”, potenzialmente affamati, senza esperienza o quasi (e quindi più facili da accontentare e sorprendere e, tendenzialmente, più orientati all’acquisto al prezzo pieno). Perché dar loro qualcosa di “diverso” dall’abitudinario, col rischio di far immediatamente scemare, eventualmente, l’interesse? Dunque, come detto in incipit: una polemica “giusta” ma partita con il piede, a mio avviso, completamente sbagliato. Ma una polemica che, al contempo, sono certo non produrrà nulla ma anzi rafforzerà quella cultura del “positivo a tutti i costi”: i media di massa sono riusciti, con un lavoro certosino di anni, a trasformare ogni pacata opinione critica in “odio puro”. Della serie: se tenta, con argomentazioni, di affermare il contrario di quanto imbastito dal pensiero di massa, non è una opinione ma solo “hateraggio” gratuito. Ora, resto in atteso di un videogame dove le amazzoni saranno tutte grasse o gli spartani tutti obesi, ma tranquillamente in grado di reggere un campo di battaglia con performance mirabolanti (ma solo perché l’infarto è stato disattivato di base nelle opzioni dai dev).









