Di opere dalle tinte cyberpunk e distopico-futuristiche ve ne sono innumerevoli nel panorama videoludico, specialmente nel settore indipendente, ormai sempre più in via di sviluppo. Tra le tante di queste perle digitali, oggi vi parleremo di Dry Drowning, un prodotto interessante che, nel susseguirsi dei giorni precedenti alla stesura di questa recensione, ha saputo accompagnarci -mano nella mano- nel proprio mondo digitale. Quest’ultimo, in particolare, è apparso molte volte grottesco, inquietante ed affine a quelle produzioni letterarie che furono essenziali per la creazione di immaginari distopici, o per meglio dire orwelliani. Nel corso della recensione cercheremo di parlarvi di quelle che sono state le nostre avventure all’interno di Nova Polemos, una città capace di raccontare una serie di inquietanti retroscena circa il contesto sociopolitico in cui ci destreggeremo. In questo mondo vige una sola regola fondamentale: ad ogni azione (come dice il terzo principio della dinamica newtoniana) corrisponde una reazione, uguale e contraria, che nel caso di Dry Drowning si oppone alle nostre scelte. Il futuro di molte persone, a discapito di altre, sarà quindi determinato da dilemmi che ostacoleranno il nostro cammino, ricordandoci costantemente il peso delle nostre decisioni.

La grigia distopia del futuro. L’incertezza del domani

Precedentemente pubblicata nel corso del 2019, la visual novel a sfondo criminale-investigativo della software house italiana Studio V ha recentemente raggiunto la libreria del catalogo di Nintendo Switch, che sposa in pieno la natura del prodotto in questione. Ambientato nella città di Nova Polemos nel 2066, sin dalle sue primissime batture è lasciato intendere il carattere distopico di Dry Drowning, portando il giocatore ad interrogarsi costantemente circa il mondo che lo circonda. In una ideologica lotta marxista tra le forze di potere economico-politiche ed il proletariato, parafrasabile in una divisione tra bene e male, o tra oppressi ed oppressori, vivremo questo mondo digitale vestendo i panni di Mordred Foley, un investigatore coadiuvato dalla compagna Hera Kairis e caduto in disgrazia in seguito ad avvenimenti precedenti a quel fatidico 2066, in cui le lotte di potere iniziarono sempre più ad intensificarsi. Nonostante l’apice degli eventi coincida con l’anno di ambientazione di Dry Drowning, il gioco permette di capire, a più riprese, che questa realtà trova un profondo radicamento nel corso dei decenni antecedenti, mostrando come l’abuso di potere (e l’accettazione incondizionata di questo) abbia instaurato un regime totalitario e di terrore. A Nova Polemos sembra quindi instaurarsi il principio di una irreversibile anarchia, aggravata dalla presenza di un serial killer, Pandora, che, con dei cruenti omicidi che rievocano i miti greci, getta nel caos la già vacillante sicurezza della popolazione.

Una tela da dipingere a forma di videogioco

La storia sembra non aver insegnato -apparentemente- nulla, seppure con l’avanguardismo tecnologico l’avanzamento scientifico sia stato evidente. Il progresso si concretizza nell’AquaOS, un’enciclopedia tascabile ed utile nella sintesi e raccolta di informazioni sul mondo che ci circonda. Tale strumento ha reso l’informazione accessibile a chiunque, seppure il castello di carte crolli con la censura dei media ed il filtro di dati sia in entrata che in uscita. Dicevamo che la storia, in questo mondo, sembri non aver alcun ruolo da magistra vitae, quando il vero insegnamento consiste nel ricordare al videogiocatore come non esista un vero buono o un vero cattivo. In un mondo dalla politica corrotta, ove esistono campi di concentramento ed il razzismo è all’ordine del giorno, il nemico di un individuo è l’individuo stesso, che ciecamente accetta per verità la manifestazione di una realtà immanente, come gli abitanti della caverna nel mito platonico. Quelli che sembrano giusti, come Mordred Foley o Hera Kairis, non lo sono stati (e saranno) per altri, nonostante loro vengano dilaniati dal dolore causato dalle proprie azioni, che nel 2066 non sempre li porterà a compiere scelte giuste (ammesso che a Nova Polemos la parola giustizia abbia ancora valore). Il fascino di Dry Drowing, a tratti unico se comparato con prodotti appartenenti allo stesso settore di sviluppo, deriva dunque dalla propria complessità, sia essa nella trattazione di argomenti politico-sociali sia nella stessa struttura narrativa. Quello stesso mondo, apprezzabile ora come due anni fa, è rappresentato da una monocromia su scala di grigi che trova in alcuni frangenti delle apprezzate pennellate di colore, in un universo freddo ed ormai allo sbaraglio. Se volessimo effettuare un neologismo con il mondo pittorico, dunque, diremmo che da Nova Polemos, o per meglio dire dalle nostre avventure in quella città, traspaia una vena artistica vangoghiana, dove i momenti di felicità e di sollievo vengono determinati da pennellate di colori caldi.

Dry Drowning, un arcobaleno di emozioni

Pur mantenendo intatto il gameplay di Dry Drowing rispetto alla versione del 2019, la natura portatile di Nintendo Switch si adatta perfettamente a questa “nuova” esperienza investigativa, ammaliante nella sua interezza. Vestendo i panni di Mordred Foley, come detto precedentemente, l’obiettivo principale sarà quello di smascherare un fantasma che, dopo un lungo periodo, è tornato a bussare alla porta della Foley Investigation. Dopo l’arrivo sulle scene dei crimini da poco svoltisi, il nostro ingegno nella risoluzione dei casi sarà fondamentale per il proseguimento, seppure delle volte il solo intuito non sia sufficiente: infatti, saremo spesso costretti a compiere una scelta difficile dinnanzi a dei bivi narrativi, oltre i quali non è possibile tornare indietro. Ogni decisione, quindi, andrà ad aggiungere un granello di sabbia ad una spiaggia di rimorsi, aggravandosi sul giocatore come un fardello sempre più insostenibile, portando a quello stesso annegamento che costituisce il titolo dell’opera.

Questa meccanica videoludica si ripete nel corso dei diversi capitoli giocabili, costituendo un totale di 150 ramificazioni, a cui seguono 3 finali alternativi, con intrecci di trama incantevoli che legano univocamente le varie sezioni di gioco. La rigiocabilità del prodotto, dunque, appare ottimale per tutti coloro i quali che, con molta facilità, verranno persuasi dalla bellezza di quel mondo e che potranno riscoprire con la possibilità del new game+, per comprenderlo meglio. Costellato di dialoghi secondari e di informazioni più reperibili con una maggiore facilità, la complessità narrativa di Dry Drowning verrà sempre più plasmata dall’influenza del videogiocatore, che renderà proprio quel mondo anche con le sue scelte sbagliate. Tuttavia, la bellezza del titolo si espande anche a quello che è il concept di gioco: nonostante l’elemento investigativo rimanga tale per tutto il corso dell’avventura, questo viene arricchito con una serie di originali stratagemmi. Quello che più ci ha catturati è la modalità “Living Nightmare”, che si lega alla peculiarità del protagonista: qualora qualcuno stesse mentendo, sul suo volto apparirà una maschera che, nel suo esser pirandelliana, costituirà un ostacolo nella risoluzione del mistero. Dopo la raccolta di un numero sufficiente di prove, finalizzate a smascherare la persona, potremo giungere alla verità (o parte di questa). Qualora invece dovessimo fallire, la scritta game over segnerà la fine dei nostri progressi, non nella sua interezza ma per l’indagine in corso nel Living Nightmare. Altre modalità caratterizzano la struttura ludica del prodotto, come il minigame “Be A Good Citizen”, il cui completamento porterà a scoprire nuove informazioni su Nova Polemos.

Concludendo…

Pandora, resa bellissima da Afrodite, è destinata ad arrecare la perdizione al genere umano. Quel vaso scoperchiato, un dono fatto da Zeus in tutta la sua maestosità, conteneva i mali che affliggono l’intero essere. La vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia e il vizio vennero liberati, corrodendo l’uomo. Il mondo divenne quindi inospitale e desolato, ma la stessa Pandora fu colei che, nel tentativo di rimediare al proprio errore, decise di diffondere la speranza sulla Terra (precedentemente riposta sul fondo dello scrigno). È con questa simbologia che il gioco ci spiega come l’ingiustizia, in questo mondo distopico, non sia altro che una giustizia perpetrata in modo sbagliato, ma con le medesime intenzioni. Per questa ragione, concludiamo dicendo che l’avventura di Studio V ci ha colpito nel profondo. Ha saputo farci entrare in empatia con i personaggi, a restituirci il peso di quegli stessi fardelli che Mordred e Hera portavano da anni. Nonostante l’esperienza sia la medesima di quella uscita nel 2019, Nintendo Switch ha saputo farci vivere un’esperienza altrettanto piacevole, impreziosita dalla portatilità di questa e dall’ottimo adattamento per console.

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CI PIACE
  • Narrazione impeccabile
  • Porting ben realizzato
  • Ottima rigiocabilità
  • Interfaccia ben ottimizzata per console
NON CI PIACE
  • Spiegazione circa l’origine del living nightmare poco convincente
Conclusioni

Le avventure nella distopica Nova Polemos, approdate su Nintendo Switch, hanno saputo conquistarci interamente, fornendo una narrazione ricca di forti momenti di pathos. Per tale ragione, la visual novel a tinte thriller del team indipendente Studio V è consigliata a tutti gli amanti del genere, seppure possa essere gradita anche da chi non lo apprezza del tutto.

8.5Cyberludus.com

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Nato successivamente all'uscita di Playstation 2 e poco prima dell'approdo di Microsoft nel settore del gaming con la sua primissima Xbox, il suo amore per i videogiochi sboccia con i Pokémon, nella quale vi approda con l'indimenticabile Game Boy Advance SP. Ancora alla ricerca di un genere videoludico ideale, l'interesse per i vecchi classici del cinema gli ha permesso di comprendere l'ineccepibile importanza della narrazione nel videogioco, seppur non gli dispiaccia affatto destreggiarsi con prodotti antitetici dal calibro di Animal Crossing e Monster Hunter, o in alternativa recuperare perle del retrogaming a lui non appartenenti.

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