Probabilmente, e forse questo è l’incipit meno accattivante che potessi scegliere, la Seconda Guerra Mondiale sotto certi versi ha stufato, poiché, senza timore di smentita, è uno dei set più abusati dal nostro passatempo preferito: abbiamo vestito ormai i panni di dozzine di soldati sovietici, americani, inglesi, francesi, affrontando una quantità spropositata di nazisti durante le nostre scorribande ludiche. Non che sforacchiare nazisti abbia stufato, solo ritengo che quasi sempre l’impressione è che la ricostruzione storica sia fine a sé stessa, messa lì solo per giustificare il fascino perverso dell’orrore di uno dei periodi più bui dell’umanità. Per fortuna uno spiraglio di luce arriva da Alter Games, un giovane studio moscovita che ha voluto rinfrescare il contesto di cui sopra facendocelo vivere da una prospettiva decisamente intrigante, ovvero i ruvidi cappotti di partigiani russi, gente tanto comune quanto fondamentale all’economia di guerra, che ha cercato di risollevare le sorti dell’invasione nazista che si preannunciava come una sconfitta già sul nascere, ciò per dar manforte alla madrepatria grazie a un piglio a metà strada tra la lotta per la sopravvivenza e il conflitto ideologico che ha caratterizzato il Novecento.

Vediamo insieme i pregi e i difetti di questo Partisans 1941, distribuito da Daedalic Entertainment e venduto su Steam al prezzo – onesto per quanto ci riguarda – di meno di trenta euro. Niente male per un titolo che è partito sicuramente in sordina e che ci ha regalato, lo diciamo sin da subito, più di una soddisfazione durante la nostra sessione di gioco.

Sforacchiare nazisti da un punto di vista diverso

Come abbiamo già anticipato nell’introduzione, Partisans 1941 narra le vicende di alcuni partigiani russi alle prese con l’atroce invasione tedesca, in particolare si concentra su quelle inerenti al comandante Zorin che, dopo la fuga dalla prigionia di un campo di concentramento, inizierà a organizzare la controffensiva reclutando altri due compagni, il temibile soldato Fetisov e il suo scaltro e giovane figlio Sanek. Questi tre personaggi costituiranno una base operativa che, man mano che si susseguiranno le missioni, sarà ampliata dalle nuove leve e strutture. La trama si fa seguire senza entusiasmo ma, nonostante una prevedibilità a tratti banalizzante, riesce a risultare foriera di qualche spunto davvero interessante durante la parte più avanzata del gioco. Non aggiungiamo nulla per evitare di spoilerarvi elementi che comunque sono parte integrante dell’esperienza, ma se cercate la ricostruzione emotiva della Seconda Guerra Mondiale, attraverso magari una caratterizzazione dei personaggi profonda e certosina, questo non è il titolo che fa per voi.

È palese che Partisans 1941 sia prima di tutto un gioco, e come tale è cristallina la sua volontà di far soffermare il giocatore maggiormente sugli aspetti più strettamente ludici. Innanzitutto la scelta del genere è vincente: è un titolo tattico in tempo reale (anche se presente una pausa tattica durante alcune fasi, davvero gradita), idealmente legato a predecessori illustri come la saga dei Commandos, mai abbastanza celebrata per la grande immediatezza che metteva a disposizione al giocatore. Ed esattamente come Commandos, nel gioco dei ragazzi di Alter Games controlleremo la camera con la tastiera, mentre il mouse, secondo un sistema a due pulsanti, servirà per interagire tanto con i personaggi controllati dai giocatori, quanto con il mondo di gioco. Durante le nostre partite abbiamo spesso notato un virare maggiormente verso la componente d’azione, poiché lo stealth era talvolta consigliato ma non necessario, un personaggio molto forte può cercare di affrontare qualche scontro a fuoco in modo diretto senza compromettere eccessivamente le dinamiche della partita. Non che sia un male, i giocatori con una predisposizione all’azione meno cervellotica, anche in giochi tattici, apprezzeranno sicuramente.

A confezionare un prodotto decisamente positivo c’è l’apprezzabile innesto di peculiarità tipiche dei gestionali e dei giochi di ruolo. La base operativa è anche il luogo nel quale amministrare e dispensare gli oggetti ai compagni reclutati, ottenuti tramite raccolta durante le missioni. Nel farlo dovremmo tenere conto delle caratteristiche della loro classe, poiché un medico richiede un equipaggio molto diverso da quello di un cecchino. Inoltre, tutti i membri della Resistenza, possono fortificarsi con l’accumulo di esperienza, attraverso un albero delle abilità che consente di diversificare l’approccio alle missioni, anche in run diverse, aumentando il fattore rigiocabilità a esso connesso.

Il sangue della Resistenza è fluidissimo

Nonostante le piccole dimensioni del team di sviluppo è palese che sappiano il fatto loro in quanto a programmazione poiché sotto il profilo tecnico ci troviamo di fronte a una piccola gemma, forse non rifinitissima, ma decisamente bella da vedere. Forse il segreto risiede nel furbo stile grafico adottato dalla produzione, dal tratto disegnato a pastello, quasi in toon shading, ma mai sconfinante nel campo del deformed. Questa scelta comporta due elementi fondamentali: il primo è sicuramente una maggiore leggibilità della mappa di gioco e in un genere come quello tattico è una condizione davvero apprezzabile, messa in pericolo da un contesto non propriamente amichevole come la campagna dell’Europa dell’Est, piena di foschia e tinteggiata con tonalità cromatiche che virano sul grigio e il marrone; il secondo riguarda un minor numero di elementi da dover processare dall’hardware del PC, e dunque una maggiore fluidità in-game. Nella nostra prova, su una scheda non di primissimo grido come una Radeon 5500 XT, abbiamo giocato con tutto al massimo in 2K e mai abbiamo riscontrato un calo di fps tale da intaccare l’esperienza di gioco.

Ma se dal punto di vista della leggerezza Partisans 1941 se la cava benissimo, qualche problemino è stato riscontrato nella “pulizia” del codice: sono presenti infatti alcuni bug capaci di dar del filo da torcere anche al giocatore più paziente. Non di rado infatti ci è capitato di rimanere incastrati in porte o usando cassonetti per nascondere i personaggi sotto il nostro controllo, ovviamente nulla che un caricamento veloce non abbia risolto, per questo il nostro consiglio è quello di salvare spesso il gioco onde evitare di perdere i quaranta minuti spesi a “quasi completare” una missione. Siamo sicuri che nel prossimo futuro uscirà qualche patch in grado di arginare questo annoso problema.
È assente una traduzione in italiano, ma il doppiaggio in russo e i necessari (almeno per il sottoscritto che non ne conosce la lingua) sottotitoli in inglese hanno restituito un’esperienza tutto sommato piacevole e degna di essere giocata. Sconsigliamo altamente il doppiaggio inglese, probabilmente uno dei peggiori che si sia sentito ultimamente: in particolare il doppiaggio del giovane Sanek è stata eseguita da un adulto che tentava di fare la vocina stridula di un bambino, il risultato è tra il grottesco e il disturbante. Non capiamo la necessità di sporcare una produzione meritoria con elementi al di sotto dei suoi standard. Talvolta è meglio non fare che fare qualcosa in modo approssimativo.

Concludendo…

Partisans 1941 è un gioco divertente, profondo ma mai eccessivamente, longevo quanto basta per giustificare l’esborso dei trenta euro necessario al suo acquisto, fresco nella riproposizione di un punto di vista nuovo nella narrazione di un contesto, come quello della Seconda Guerra Mondiale, abusato dal nostro media preferito. E se ciò non bastasse è un titolo gradevolissimo da vedere grazie a un motore grafico accessibile anche a chi ha macchine non potentissime a disposizione.
Cosa fare dunque se non consigliarvelo in modo sincero, un consiglio mirato soprattutto a due categorie di videogiocatori: gli appassionati del set storico in cui è immerso il gioco e gli amanti della tattica in tempo reale, soprattutto se aperti all’innesto di elementi mutuati da altri generi come gestionali e giochi di ruolo.
Alla luce di tutto questo, i difettucci accennati in recensione li possiamo anche tollerare, no?

CI PIACE
  • Visivamente bello e leggero
  • Tattico ma mai eccessivamente cervellotico
  • Narrativamente un punto di vista nuovo…
NON CI PIACE
  • …ma la narrativa andava sfruttata meglio
  • Qualche bug frustrante
  • Doppiaggio in inglese terribile
Conclusioni

Un gioco tattico in tempo reale che, attraverso una riproposizione della Seconda Guerra Mondiale peculiare, restituisce un’esperienza inaspettatamente fresca. Sotto il profilo ludico è divertente come pochi, mentre visivamente è davvero piacevole. Peccato per la presenza di qualche disattenzione che gli costa l’eccellenza.

7.9Cyberludus.com

Articolo precedenteDevil May Cry 5 Special Edition – Recensione della versione Series X
Prossimo articoloGodfall – 5 motivi per non sottovalutare l’esclusiva PS5
Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

E tu che ne pensi? Facci conoscere la tua opinione!