Che agosto porti con sé tanto caldo ed altrettanta noia è ormai una cosa nota. I giochi in uscita meritevoli sono generalmente pochi e la stessa cosa succede con le notizie, ma con la comunicazione da contagocce di Sony e Microsoft, a cui si aggiungono in contemporanea battaglie dallo sprone sensazionalistico, l’utenza del mercato videoludico è da mesi abituata ad una serie di novità giornaliere, il cui recente apice (oggetto di questo articolo) raggiunge i livelli della più popolare sitcom Netflix. Come, appunto, nelle classiche commedie, anche in questo caso vi sono i medesimi ingredienti: amore, odio, tradimenti ed una folla con i popcorn, pronta a lanciarli contro lo schermo qualora le cose non dovessero andare di suo gradimento.

A mancare, per il momento, è la fase di rappacificamento tra i due innamorati, ma checché se ne dica l’amore non potrà mai compensare il valore dei soldi, a meno che la risoluzione dei conflitti non ne porti di più e ad ambo le parti. Senza allontanarsi troppo dal focus della discussione, le recenti notizie vedono coinvolti due colossi dell’industria elettronica: Epic Games, casa di sviluppo americana celebre per il popolare Battle Royale Fortnite ed Apple, noto brand legato alla produzione di dispositivi elettronici. Stando ad alcune informazioni ufficiali, reperibili nel documento legale della software house, sembra che questa, mossa da intenti nobili e dall’amore per i propri utenti, abbia ben deciso di recedere autonomamente dal contratto che vincolava la vendita di V-Bucks (valuta interna di Fornite) nel market place di Apple, andando ad infrangere lo stesso accordo stipulato con la casa di Cupertino. Qualsiasi sviluppatore intento a pubblicare un’applicazione nell’App Store (che in realtà si riflette su tutte le piattaforme di distribuzione di videogiochi) deve, secondo le normative della compagnia, cedere il 30% degli acquisti in-app ad Apple, pena l’eliminazione del contenuto dalla piattaforma. Di tutta risposta, a tale monopolio, Epic ha deciso di fornire ai consumatori una via traversa per l’acquisto della valuta di gioco, fornendo loro una scontistica del 20%. La replica di Apple non si è certamente fatta attendere, rimuovendo l’applicazione ed i diritti degli sviluppatori alla compagnia del Nord Carolina, a cui è corrisposto un video promozionale (di fatto è questo, essendovi l’intento di muovere la massa contro il publisher) che riprendeva il famoso spot pubblicitario dell’azienda di Cupertino, referenziale a sua volta all’opera intitolata “1984” di George Orwell.

Nella stessa testimonianza rilasciata dalla parte accusante, in particolare, una serie di punti spiegano il “vero” intento dell’azienda che, in alcuni casi, presenta una minima verità di fondo: seppure i toni sentimentalisti e le azioni di Epic siano sbagliate, quasi al pari del “monopolio antisportivo” di Apple, alcuni meccanismi descritti nel documento sono effettivamente riscontrabili, come “l’obbligo all’accettazione di tale policy”. La costrizione pragmatica è certamente assente, ma il bacino di utenza correlato a questo mercato prevede che, qualora ci si volesse inserire al suo interno, si debba fare riferimento ai due colossi: Apple e Samsung. Se con quest’ultima tale sistema è aggirabile, potendo accedere ad altri store con una tassazione dieci volte inferiore a quello principale, con Apple tale meccanismo è assente, comportando un obbligo per gli sviluppatori di accettare il tanto discusso 30% di perdita dei guadagni. Tale manovra, scaturente da una struttura di carattere oligarchico, crea una situazione conflittuale con chi, a discapito del proprio guadagno ma anche per tornaconto personale, fornisce ad Apple gli strumenti per fidelizzare la propria utenza. Considerando unicamente questo aspetto della faccenda, quindi, si potrebbe generalmente dare ragione ad Epic Games, intenta a contrastare un sistema monocentrico.

Tuttavia, permettere che i contrasti vengano vinti grazie al sostegno delle masse, ignare di star facendo unicamente gli interessi di un’azienda, porta ad una visione distorta della faccenda, ricadendo nel bisogno di discolparsi, invocando il diritto inalienabile di comunicazione digitale di quegli utenti che, muniti unicamente di prodotti Apple, si ritroverebbero impossibilitati a connettersi con chiunque loro vogliano. Le conclusioni questa volta non vengono da sé: non esiste né un buono né un cattivo, ma due colossi dell’industria intenti a portare avanti le loro policy di mercato, che sia con l’acquisizione di percentuali abbastanza alte o con il tentativo di ottenere visibilità nei market place, senza cedere una parte dei guadagni al publisher. Non rappresentando, dunque, la figura del “crociato mascherato” che essa dipinge di sé, Epic Games rimane comunque l’unica software house capace di fare concorrenza alle singole due figure del mercato app mobile, divenendo così il solo appiglio per team di sviluppo indipendenti o dalla potenza mediatica inferiore.

Documento legale: https://cdn2.unrealengine.com/apple-complaint-734589783.pdf

Perdita diritti da sviluppatore: https://www.imore.com/epic-games-asking-courts-stop-apple-cutting-its-access-developer-tools

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