A distanza di circa un anno dall’annuncio siamo riusciti a mettere le nostre mani sul nuovissimo capitolo della serie “…of Mana”, meglio conosciuta in Giappone con il titolo di Seiken Densetsu.
In particolare, il capitolo oggetto della nostra recensione è un remake di quello che è unanimemente considerato il punto più alto della saga, nonché uno dei punti più alti in assoluto per quel che concerne il gioco di ruolo giapponese della quarta generazione di console: si distinse particolarmente per il suo sapiente mix di stile artistico peculiare, meccaniche di gioco ben calibrate e capacità degli sviluppatori nello spremere fino all’ultimo pixel le risorse hardware di un Super Famicom ormai a fine ciclo.
Il titolo però non è mai uscito dal mercato giapponese, noi europei lo abbiamo potuto provare per la prima volta soltanto l’anno scorso nella Collection of Mana – una collezione uscita in esclusiva per Nintendo Switch – in versione originale 16-bit, una ragione in più per accogliere con entusiasmo questo remake che, siamo sicuri, sarà capace di dire la sua ancora oggi, nonostante le venticinque primavere intercorse dalla sua iterazione originale.
Rimane qualche piccolo dubbio sulla strategia operata da Square Enix nel lanciare Trials of Mana in un periodo in cui gli appassionati del genere hanno “promesso” i loro risparmi a produzioni decisamente più pesanti come Persona 5 Royal e, soprattutto, il remake di Final Fantasy VII (sempre della Square Enix) che, nonostante tutte le critiche mosse dai fan più conservatori, si sta dimostrando indubitabilmente una corazzata in grado di macinare vendite come pochi altri prodotti dell’industria.
Nella speranza che Trials of Mana non venga ricordato soltanto come un flop commerciale quasi annunciato, andiamo ad apprezzarne assieme le qualità nella nostra recensione.

Una fiaba poco stratificata

Chi ha avuto modo di giocare ai due capitoli precedenti sa che la serie “…of Mana” ha avuto sempre un filo conduttore comune legato alla crisi del Mana su cui si fonda la cosmogenesi. Una fata sceglie il protagonista al fine di riunire gli spiriti elementali ed estrarre la Spada del Mana per difendere la Dea e il mondo, ma per farlo andranno sconfitti alcune entità che mirano a liberare i Benevodon, mostri ancestrali che vennero imprigionati nei cristalli del Mana durante una guerra di cui narrano le leggende. La particolarità di Trials of Mana rispetto agli altri capitoli della saga sta nel fatto che all’inizio saremo chiamati a scegliere il nostro party, formato da tre personaggi sui sei selezionabili, ognuno con la propria sceneggiatura, i propri avversari da affrontare, le proprie storie da vivere: infatti Duran, lo spadaccino di Valsena, e la principessa maga elementale Angela, saranno impegnati ad affrontare il Crimson Wizard, uno stregone dai grandi poteri oscuri; il “mannaro” Kevin di Ferolia e la mezzelfa arciera Charlotte dovranno scontrarsi con il temibile Goremand il divora anime umane; la fiera e inarrestabile amazzone Riesz e il ladro Hawkeye di Nevarl avranno a che fare con il demone Belladonna.

Scegliere un personaggio da ognuno dei gruppi sopraelencati vi farà vivere la trama più completa che il gioco mette a disposizione, selezionarli diversamente darà però la sensazione di avere qualche buco di trama. È probabile che più di un giocatore avrà necessità di colmare con una seconda run (sicuramente uno dei punti di forza dell’intera produzione è il fattore rigiocabilità, sinceramente alto) dopo le prime trenta, trentacinque ore spese a terminare il gioco per la prima volta.
Le tematiche trattate non toccano vette di profondità degne di altri esponenti del genere, maggiormente stratificati e probabilmente indirizzati anche a un pubblico più maturo. Il tono fiabesco è perfettamente consonante rispetto a quanto raccontato, una storia dunque semplicissima – a tratti banale – in cui alcuni cattivi tramano per far piombare il mondo nel caos e i buoni devono far di tutto per impedire che ciò accada, il tutto attraverso una caratterizzazione dei personaggi davvero poco sviluppata.
Disponibili in un piatto inglese e in un coloritissimo giapponese, i dialoghi – parte integrante dell’apparato narrativo – risultano assai pedanti e assolutamente non in grado di rendere più appetibile la storia. Certo, nel 1995 Trials of Mana puntava su altre caratteristiche e non soffriva molto questo limite, ma oggi è imprescindibile coinvolgere emotivamente, ciò per non perdere di competitività soprattutto alla luce del pathos sul quale si basano le storie dei concorrenti più blasonati menzionati nell’introduzione.
Non è presente la traduzione dei testi in italiano ma, come era lecito aspettarsi da quanto detto fino a ora, non è neppure un titolo eccessivamente complicato da seguire in una lingua che non si mastica perfettamente.

Nostalgia, nostalgia canaglia…

Rispetto alla versione degli anni Novanta il remake di Trials of Mana cambia leggermente nelle sue meccaniche di gameplay ma lo fa senza in alcun modo snaturare la sua essenza, sia nel bene che, ahinoi, nel male. Approcciarsi al gioco significa innanzitutto non aspettarsi quanto offerto dal canone odierno, non troverete mondi di gioco enormi e pieni zeppi di missioni secondarie, non ci saranno bivi narrativi degni di tal nome, tantomeno dialoghi a scelta multipla in grado di mettere alla dura prova i più empatici.

D’altronde ci troviamo davanti allo stesso gioco che fece la gloria del Super Famicom. La mappa è di dimensioni piuttosto contenuti e per questo i detrattori del backtracking storceranno un po’ il naso vista la necessità di tornare spesso in luoghi già visitati, mentre il percorso dell’avventura, così come quello narrativo, è strutturato in maniera decisamente lineare, con piccole deviazioni che riportano inevitabilmente sulla via dell’epilogo principale, mentre il grinding vecchia scuola è – al livello più alto di difficoltà, l’unico in grado di offrire una sfida decente a gran parte dei giocatori, casual compresi – semplicemente necessario (facilitato dal respawn continuo dei nemici) al fine di potenziare sufficientemente i personaggi prima degli incontri con i boss. Il sistema di progressione dei personaggi è piuttosto classico ma viene offerta la possibilità di decidere “la specializzazione” dell’eroe per selezionarne la sottoclasse, con abilità e poteri peculiari, in grado di diversificare l’esperienza di gioco di un bel po’.

Il combat system è in tempo reale, basilare nelle sue meccaniche ma discretamente appagante nella sua implementazione, in cui attacchi fisici (veloci, potenti e caricati) si uniscono ad attacchi speciali e magici per poter sfruttare punti di forza del proprio parte e debolezze dei nemici. Nulla di trascendentale ma l’immediatezza del feeling offerto dal titolo di Square Enix ci ha colpiti positivamente.

Bello, ma non bellissimo

Ovviamente la novità che risalta maggiormente in questo remake di Trials of Mana è sicuramente il suo rifacimento grafico. Il mondo di gioco è sempre fluido e leggibile nel suo insieme, forse privo di una quantità di dettagli tale da renderlo ancora più appetibile, ma fa quel che deve, forte anche di un character design decisamente buono, oggi come allora. Le animazioni sono davvero appaganti durante le fasi di combattimento, riescono a rendere riconoscibili i pattern di attacco e difesa in modo assai funzionale, ma convincono decisamente meno durante le scene di intermezzo, nelle quali i modelli sembrano sempre rigidi e imbolsiti.

È sicuramente da tenere conto la limitatezza del budget a disposizione, imparagonabile a quanto disposto per il remake del settimo capitolo di Final Fantasy, e alla luce di ciò il lavoro tecnico sul motore grafico ci è sembrato un obiettivo tuttavia centrato. Va comunque riportato qualche problema di stuttering, ovvero il ritardo nel caricamento delle texture a risoluzione consona, e qualche problemino di clipping causato dai modelli dei personaggi che talvolta si incastrano nelle pareti. Stabilissimi sono i 30 fps della versione Nintendo Switch, mentre i 60 fps della versione PC e PS4 risultano ballerini, pur senza intaccare mai la fruibilità.
Il rispetto del tratto dei disegni originali bidimensionali, ora rimodellati completamente in 3D, è sicuramente un valore aggiunto di grande peso per chi ha qualche annetto sulle spalle e masticava questo genere di giochi nei pomeriggi preadolescenziali degli anni Novanta.
La colonna sonora originale di Hiroki Kikuta è qui riarrangiata per l’occasione da un quartetto d’eccellenza (Tsuyoshi Sekito, Koji Yamaoka, Ryo Yamazaki e Sachiko Miyano): il risultato è davvero straordinario, rispettoso della produzione originale, ora orchestrata e svecchiata dalla patina MIDI di cui era pervasa. Ma si sa, i più nostalgici non si accontentano mai… e per la loro gioia Trials of Mana permette di selezionare nelle impostazioni le tracce originali. Apprezzatissimo.

Concludendo…

Il remake di Trials of Mana è un prodotto difficilmente bollabile come un successo, al contempo sarebbe riduttivo definirlo un fallimento. È, invece, un titolo che ha cercato di dire la sua nonostante le limitate risorse a sua disposizione, tentando di restituire tutto il feeling della sua controparte originale, tanto nei suoi punti di forza quanto nelle sue debolezze. Queste ultime sono rappresentate da un comparto narrativo e da un insieme di meccaniche ludiche la cui obsolescenza ha fatto perdere di appetibilità all’occhio del videogiocatore moderno. Per fortuna che il combat system, nella sua basilare semplicità, è ancora apprezzabile, lo stesso si dica per la progressione dei personaggi, piuttosto profonda e aperta a più di una run.

Tecnicamente il gioco si presenta in modo ambivalente, alcuni tratti straordinari, come la fluidità e la caratterizzazione del mondo di gioco, vengono accompagnati da effetti di stuttering, clipping e da alcune “legnosità” di troppo dei modelli durante le scene d’intermezzo. Comparto artistico e audio toccano invece livelli qualitativi d’eccellenza.
Rimane inspiegabile – e contemporaneamente appare sfortunata – la contingenza secondo la quale un titolo che avrebbe potuto dire qualcosa in più, anche sotto il profilo meramente commerciale, sia stato lanciato in un momento in cui mostri sacri del genere stanno letteralmente fagocitando l’attenzione della comunità di appassionati. Magari un prezzo più appetibile dei 49.99 € col quale è venduto su Steam avrebbe potuto cambiarne le sorti…

CI PIACE
  • Combat System semplice ma apprezzabile ancora oggi.
  • Progressione personaggi e rigiocabilità alta.
  • Remake rispettoso…
NON CI PIACE
  • …fin tropo rispettoso.
  • Obsoleto in alcune sue parti.
  • Poco competitivo a quel prezzo e in questo periodo.
Conclusioni

Non un successo ma neppure un completo fallimento, il titolo di Square Enix riesce nel difficile compito di riesumare con competenza un brand amatissimo pur non mettendoci la stessa attenzione dimostrata con altri remake di recente uscita. Piacevole sotto il profilo del combat system e della progressione dei personaggi, obsoleto su quello delle meccaniche ludiche e narrative, noi ci aspettavamo qualcosina di più da questo Trials of Mana.

7Cyberludus.com

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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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