Nato come parte del progetto spagnolo PlayStation Talents e sviluppato da Brok3nsite, piccolo team di sviluppo valenciano, Dawn of Fear è un titolo che cerca di omaggiare i survival horror che nella seconda metà degli anni ’90 infiammarono le PlayStation di milioni di videogiocatori. Purtroppo, il fattore nostalgia da solo non basta a risollevare le sorti di una produzione che, nonostante la sua natura da indie voglioso di far rivivere i fasti di un passato mai dimenticato, sguazza tristemente nella pozzanghera della mediocrità.

La paura fa (anni) 90

Alex è lo sfortunato protagonista dei macabri eventi che compongono la trama di Dawn of Fear. Abbandonando la casa di famiglia, pensava di essersi lasciato alle spalle il suo triste passato ma un’esistenza dannata difficilmente ti lascia in pace. Giunge così una terribile notizia: la disturbata matrigna di Alex si è tolta la vita. Tornato nell’imponente magione familiare, il nostro protagonista si ritrova così catapultato in una realtà sconcertante, una situazione grottesca che pare non lasciar alcuna via di scampo.

Dawn of Fear screenshot
In Dawn of Fear non mancano alcune sezioni discretamente suggestive

Egli si trova dunque ad esplorare la tetra magione che, come anticipato, nasconde tra le sue viscere insidie ed orrori sconvolgenti. La struttura di gioco farà subito sentire a casa gli appassionati del genere che tra gestione di risorse limitate, risoluzione di enigmi, raccolta di appunti e ricerca di armi si troveranno immersi in un survival horror vecchia scuola che però, purtroppo, non riesce a soddisfare in pieno a causa di una piattezza di fondo che fa sfigurare Dawn of Fear anche in confronto a titoli usciti oltre due decadi or sono.

La storia, comunque, fila via senza particolari guizzi regalando un paio di momenti macabri e destabilizzanti, anche grazie ai vari documenti che risultano a tratti interessanti, a tratti sconclusionati. In definitiva, il risultato finale è una narrazione non particolarmente convincente, forse persino involontariamente comica in certi frangenti, ma comunque non totalmente disastrosa.

Dawn of Fear code
A cosa servirà quel codice scritto sul muro?

Tutte le componenti dell’impalcatura ludica di Dawn of Fear faticano a convincere in termini di realizzazione. I puzzle, ad esempio, sono generalmente basilari e ben poco impegnativi, anche se comunque riescono a risultare abbastanza gradevoli. L’inesperienza del team di sviluppo è lapalissiana e si concretizza in un game design poco nitido, caratterizzato da una progressione scandita in maniera quasi dozzinale in cui si andrà avanti perlopiù grazie a porte improvvisamente aperte dai nemici piuttosto che grazie alla nostra bravura nella risoluzione degli enigmi.

Abbastanza inspiegabile, inoltre, l’assenza di una mappa dell’area di gioco, che avrebbe certamente reso più gradevole l’esplorazione dell’ambientazione.

Orrori da patchare

Nonostante gli evidenti difetti, Dawn of Fear è riuscito a rapirci, probabilmente grazie al suo fascino malsanamente ammaliante che mette radici nella sua natura profondamente old-school. Le circa tre ore trascorse nella magione ci hanno coinvolto: il voler scoprire come proseguire nell’avventura trovando chiavi speciali, scandagliando ogni angolo dell’ambientazione alla ricerca di oggetti utili e cercando al contempo di risparmiare medikit e munizioni contro le aberranti mostruosità che, nonostante la loro deficitaria IA, rappresentano una costante minaccia. Il tutto converge in un tipo di esperienza di gioco di cui sentivamo sinceramente la mancanza.

Il coltello è un fidato compagno d’avventura in Dawn of Fear.

Proprio gli scontri in cui ci si trova a fronteggiare gli zombie e le altre creature che infestano la villa presentano diverse problematiche, come delle hit-box alquanto raffazzonate ed un paio di boss fight decisamente mal gestite. In ogni caso, come da tradizione, spesso per risparmiare munizioni dovrete armarvi di pazienza e lanciarvi in rischiosi slalom per evitare i nemici o, in alternativa, maciullarli a colpi di fendenti con il vostro fidato coltello.

Come se non bastasse, Dawn of Fear è dilaniato da una moltitudine di problemi tecnici che ne inficiano ulteriormente la già risicata godibilità. La resa poligonale lascia parecchio a desiderare, spesso non si caricano gli asset delle varie stanze in cui si entra e ci è perfino capitato un bug che ci ha costretti a riavviare la partita. In generale, la resa visiva è scadente, anche a causa di textures non del tutto convincenti. A ciò aggiungiamo delle animazioni macchinose che quantomeno rievocano i comandi tank di un tempo. Insomma, fin troppi problemi.. a cui difficilmente si potrà mettere una pezza con delle semplici patch.

Dawn of Fear typewriter
Tu chiamale se vuoi.. Citazioni.

Nonostante il deludente design dei nemici, fin troppo banale, a risollevare un minimo la situazione ci pensa un art design relativo all’ambientazione abbastanza suggestivo, eccezion fatta per alcune aree meno ispirate di altre, che viene valorizzato a dovere dall’immancabile telecamera fissa, capace di regalare scorci evocativi e qualche inquadratura sorprendentemente audace. Ovviamente questo tipo di visuale, per sua natura, presta il fianco a qualche problemino mettendo di tanto in tanto in difficoltà, tra inaspettati cambi di ripresa e sporadici angoli ciechi che nascondo i nemici alla vista del giocatore.

CORRI, SCAPPA… C’E’ UN GENERICO ZOMBI!

Per quanto riguarda il comparto audio, Dawn of Fear propone una colonna sonora che alterna accompagnamenti realmente inquietanti ad altri meno riusciti, quasi inappropriati. Il titolo non è doppiato e presenta solo testi in inglese (o spagnolo), il tutto è comunque tranquillamente fruibile con una minima conoscenza di una delle due lingue, anche grazie al fatto che senza la conferma del giocatore i testi non proseguono.

Come detto, la longevità si attesta su una manciata di ore, diluite dalla presenza di salvataggi manuali e limitati che spesso ci hanno fatto ripetere intere sezioni a causa dei game over. I salvataggi sono effettuabili in presenza di candelabri disseminati in determinati punti, in un sistema simile alle macchine da scrivere di Resident Evil.

Concludendo…

Dawn of Fear è oggettivamente spazzatura, tuttavia si tratta di un raro caso di monnezza che diverte. La struttura old-school del gioco è la vera protagonista dell’esperienza e riesce a coinvolgere nonostante le innumerevoli manchevolezze. Un simil-Resident Evil di serie B che fa il suo sporco lavoro catapultandoci in una macabra avventura che, incredibilmente, non ha eguali nel mercato odierno. D’altronde, è praticamente l’unico esponente di un genere ormai mutato profondamente. Dimenticabile, senza dubbio, ma se amate i survival che hanno plasmato l’ultima decade dello scorso millennio dategli una possibilità, magari aspettando delle patch correttive o un deciso calo di prezzo… Chissà, potreste apprezzarlo nonostante tutto.

CI PIACE
  • Gameplay old-school affascinante
  • Inquadrature fisse suggestive
  • Qualche momento inquietante
NON CI PIACE
  • Troppi problemi tecnici
  • Graficamente scadente
  • Game design grossolano
  • Boss fight pessime
Conclusioni

Dawn of Fear è un omaggio ai survival horror vecchio stampo che, nonostante gli innumerevoli difetti, potrebbe intrattenere gli appassionati del genere.

4.5Cyberludus.com

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Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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