Scrivere a proposito di Age of Empires 2 non è mai semplice, soprattutto se lo hai giocato e rigiocato senza soluzione di continuità dal 1999, quando uscendo sbalordì il mondo grazie al suo gameplay perfettamente bilanciato, le sue meccaniche raffinatissime e la sua ambientazione storica, in grado di resistere con tenacia alla prova del tempo.
Ma oggi è necessario prendere coraggio e chiudere le porte della nostra nostalgia videoludica per poter giudicare lucidamente uno dei giochi più attesi del 2019, ovvero la Definitive Edition di Age of Empires 2. Dopo l’esperienza di lifting non propriamente riuscita del primo capitolo, i ragazzi di Forgotten Empires si sono rimboccati maniche (e pure i risvoltini dei pantaloni visto lo sforzo profuso) per mettersi al lavoro sulla rimasterizzazione del secondo, operazione assai più complessa vista la severa comunità di videogiocatori che, come abbiamo già detto, non ha mai smesso di giocarci lungo tutti questi anni; nel farlo ha però dedicato maggiore attenzione rispetto a quanto fatto in precedenza ai feedback della propria comunità di fan, cosa che ha evidentemente funzionato alla grande visto il risultato davvero eccezionale del prodotto finale.
Ma senza indugiare oltre, andiamo a vedere in che modo il caro, vecchio Age of Empires 2 si è tirato a lucido in questa nuova versione dopo un’accurata prova su strada.

L’esperienza è la vera Magistra Vitae

Age of Empires 2 è uno dei più rappresentativi esponenti del genere degli strategici in tempo reale che la storia del nostro passatempo preferito abbia avuto. Spiegare concettualmente di cosa tratta il suo gameplay è davvero una mancanza di rispetto nei confronti della vostra cultura videoludica, ma brevemente lo riassumiamo solo per dar modo di capire di cosa stiamo parlando anche a coloro che non sono stati davanti a un PC negli ultimi venti anni (ovvero giovanissimi, consolari duri e puri ed eremiti). In esso il giocatore è chiamato a controllare una fazione, decidendone tanto le strategie militari quanto la gestione economica di raccolta e consumo di risorse da individuare sulla mappa di gioco, il tutto tenendo sotto controllo anche la propria evoluzione tecnologica e il passaggio a epoche successive, queste in grado di rendere disponibili unità ed edifici sempre più evoluti, ciò per non perdere di competitività con gli avversari.
Come si può evincere anche dal titolo, la Definitive Edition è una rimasterizzazione del classicone degli anni Novanta, e per questo non si discosta di una virgola dalla suddetta formula, ma la migliora proiettandola ai giorni nostri, tanto dal punto di vista grafico, quanto da quello ludico, anche attraverso una serie di sottilissime accortezze capaci da sole di svecchiare fortemente la macchinosità di alcuni problemini che interessavano il gioco base: ora la selezione di un gran numero di unità non confonderà nello stesso grande gruppo unità militari e cittadini, salvando questi ultimi da una mattanza involontaria durante le fasi di guerra; non sarà più necessario cliccare periodicamente sulla fattoria per evitare che i propri lavoratori interrompano la produzione di cibo con le fattorie, bensì tutto è finalmente automatizzato, consumando una certa quantità di legname alla fine di ogni ciclo produttivo; il percorso dell’esploratore – ma anche di tutte le altre unità – è ora interamente pianificabile, liberando il giocatore dalla necessità di doverlo selezionare più volte per mandarlo in avanscoperta per la mappa.
Ma l’operazione di svecchiamento non riguarda soltanto la correzione di limiti atavici che il genere porta con sé da sempre, bensì un’operazione che interessa lo sviluppo nella sua totalità. Sotto questo profilo avevamo paura di ritrovarci di fronte alla stessa mediocrità a cui ci aveva abituati Forgotten Empires con il primo Age of Empires: Definitive Edition, fra tutte quella inerente al pathfinding e, soprattutto, quella che interessava l’intelligenza artificiale, poco stimolante da affrontare e in grado di creare grattacapi solo grazie al fatto che le veniva permesso di barare ai livelli più alti.
Il pathfinding è ben lungi dall’essere perfetto, ma è decisamente migliore di quanto ci aspettavamo nonostante qualche sporadico episodio in cui qualche unità ci è impazzita a causa di ostacoli sul proprio cammino. Sensazionale, invece, quanto fatto circa l’intelligenza artificiale: le mosse degli avversari controllati dalla CPU hanno ora realmente un senso, inoltre è stata aggiunta una modalità “estrema” che per mettere sotto torchio la resistenza del giocatore ottimizza la catena di produzione senza però mai barare. Se ciò ancora non vi basta, o se non volete mettervi alla prova con questo nuovo approccio della CPU, sappiate che si potrà addirittura scegliere di affrontare l’intelligenza artificiale originale, nonché quella della versione HD del 2013. Una vera chicca per gli appassionati di strategia più nostalgici e un vero colpo di classe degli sviluppatori che hanno palesato in modo incontrovertibile la loro vicinanza alla community.

Tanta, tanta, tanta carne sul fuoco. Lo abbiamo già detto che è tanta?

Già arrivati fino a questo punto, fossi in voi, valuterei seriamente l’acquisto di Age of Empires 2: Definitive Edition prima di subito. Ma se tutto questo non è stato sufficiente a farvi venire l’acquolina in bocca è probabile che l’offerta contenutistica del gioco potrebbe farvi cambiare idea.
La parte più impressionate è sicuramente quella legata al singleplayer. Sono infatti presenti tutte le campagne di “Age of Kings”, le campagne di “The Conquerors”, quelle di “The Forgotten”, quelle di “The African Kingdoms”, quelle di “The Rise of the Rajas” e, in aggiunta, anche le quattro nuove de “Gli ultimi Khan”, sviluppate ex-novo proprio per l’occasione.
Un totale di 26 campagne che si traducono in un monte ore di gioco spaventosamente alto – ne occorreranno circa 200 per portarle a termine – destinato a crescere ulteriormente considerando anche le Battaglie Storiche, la modalità Arte della Guerra, un potente editor, il supporto completo a mod amatoriali e non – la cui produzione è già in fermento – e il mai troppo lodato multiplayer. Quest’ultimo offre finalmente dei server dedicati molto stabili capace di offrire migliorie sia per quanto riguarda la modalità spettatore (notevole ci è sembrato anche il supporto nativo a Mixer per streammare le partite), sia il matchmaking effettivo, ora perfettamente in grado di gestire partite in cross-play tra le piattaforme di Valve e Microstoft.
Se proprio un nostalgico come me dovesse fare un piccolissimo appunto risiederebbe nella valutazione delle introduzioni alle varie campagne, ora in un impeccabile italiano. Non un vero problema, intendiamoci, ma l’accento forzatamente francese che preparava alle missioni della Pulzella d’Orléans rimane un ricordo indelebile con la quale confrontare la dura realtà che si trasforma inesorabilmente davanti ai nostri occhi. Ci mancherà soprattutto la sua erre moscia, ma ce ne faremo una ragione…

Non serviva il Ray Tracing ma “solo” un 2D di qualità

Ma la miglioria più immediatamente evidente di Age of Empires 2: Definitive Edition non è stata accennata fino a questo punto della recensione e risiede sicuramente nella rimasterizzazione del comparto tecnologico del gioco.
Graficamente ci troviamo di fronte a un vero e proprio miracolo di programmazione pur senza alcun tentativo di stravolgere alcunché dell’atmosfera impareggiabile alla quale eravamo abituati. Tutto, comprese le unità, rimane in un rassicurante bidimensionale, ma sono la qualità e fluidità delle animazioni e la caratterizzazione dei modelli a fare urlare al miracolo: ascoltando una richiesta che la comunità esprimeva da troppo tempo, sono state effettuate modifiche nell’aspetto di alcuni “outfit” per meglio differenziare le civiltà e per non farle stonare con il contesto economico e culturale della propria epoca.
Ovviamente chiude l’offerta anche la presenza del supporto fino a 4K che, al giorno d’oggi, sembrerebbe quasi un obbligo al quale adempiere per non sfigurare nei confronti della concorrenza. La risoluzione maggiore però ha effettive ricadute anche sul gameplay, poiché controllare porzioni più ampie della mappa senza intaccare la lettura corretta delle informazioni a schermo rende l’esperienza decisamente “diversa”, se non addirittura “migliore” rispetto a quanto eravamo abituati.
La colonna sonora è composta dagli stessi brani che hanno scandito le nostre ore di gioco con il titolo originale, solo ora in una veste più accattivante grazie al sapiente lavoro di riarrangiamento di questa rimasterizzazione. Ascoltare Shamburger mentre esploriamo la mappa in cerca del castello da assaltare era già un’esperienza clamorosa in midi – forse, qualche sfegatato nostalgico continuerà a preferire il suo stile retrò a questa versione riveduta e aggiornata – ma l’ariosità e l’epicità scaturita dal lavoro dei Forgotten Empires è, a tratti, realmente entusiasmante.

Concludendo…

Con Age of Empires 2: Definitive Edition i ragazzi di Forgotten Empires sono riusciti totalmente a riscattarsi dalla mediocrità che aveva accompagnato il lancio del capitolo precedente. Quasi tutti i problemi che affliggevano la prima rimasterizzazione sono stati affrontati e superati con competenza, tenendo più di un orecchio rivolto alla comunità di fan che ringrazia sentitamente: dalla macchinosità di alcuni aspetti del gameplay alla realizzazione di un’intelligenza artificiale nuova, passando per un pathfinding perfettibile ma sicuramente non invalidante.
Sul fronte della quantità di cose messe a disposizione del gioco ci troviamo di fronte a un piccolo miracolo. Un multiplayer con server dedicati in grado di gestire stabilmente partite in cross-play tra Steam e Microsoft Store, fa il paio con un’offerta singleplayer pantagruelica, capace da sola di superare le 200 ore di gioco. E se l’occhio vuole la sua parte anche su questo fronte il team americano è riuscito a rinfrescare l’aspetto grafico senza mai snaturarlo concettualmente, la prova che a volte un buon 2D è ancora capace di far la voce grossa nel 2019.
Non è assolutamente un titolo perfetto, ma è semplicemente il miglior strategico in tempo reale che l’intera industria abbia mai prodotto, per equilibrio e quantità di cose da fare, ora in una veste accattivante che, siamo sicuri, affascinerà tanto i giocatori di vecchia data quanto le nuove leve, forse troppo piccole (o ancora non nate) quando uscì quel capolavoro di Age of Empires 2.

CI PIACE
  • Attenzione dedicata alle richieste della community
  • Bello da vedere, magnifico da ascoltare
  • Quantitativamente impressionante
  • Possibile selezionare le I.A. originali
NON CI PIACE
  • Pathfinding ancora perfettibile
  • Chiedersi perché il primo non è stato realizzato con questa cura
Conclusioni

Nonostante il mezzo flop della rimasterizzazione del capitolo precedente, Age of Empires 2: Definitive Edition è, alla fine dei conti, molto più di una mera operazione nostalgia finalizzata a spremere un brand ancora seguitissimo. Il suo mix di profondità ed equilibrio è rimasto inalterato rispetto al gioco originale ma, contemporaneamente, molte delle ataviche problematiche che il genere portava con sé sono state superate con stile e competenza. Lodevole l’attenzione dedicata alle richieste della community.
Decisamente un gioco perfettibile in qualche suo aspetto, ma lo consigliamo davvero a tutti… gli amanti della strategia non hanno scuse.

9.1Cyberludus.com

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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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