Catherine: Full Body è la remastered ampliata del conturbante titolo Atlus uscito ormai la bellezza di otto anni fa. A suo modo, Catherine segnò la scorsa generazione videoludica, soprattutto grazie al suo stile inconfondibile ed alla sua folgorante originalità, nonostante il relativo flop a livello di vendite. In effetti non saremo in molti ma, con buone probabilità, chiunque abbia giocato il titolo originale ne conserva oggi un ricordo estremamente positivo.

Si trattava di un’esperienza vibrante a livello narrativo, scritta squisitamente ed in grado di trattare con estremo acume tematiche che soltanto all’apparenza apparivano frivole, sfociando a tratti anche nell’erotismo ed in un approfondimento psicologico di assoluto spessore.

Questa “nuova” versione Full Body – definizione tipicamente usata oltreoceano per definire determinati vini rossi, particolarmente strutturati e corposi – è recentemente giunta in esclusiva PS4 portando in dote l’immancabile risoluzione in full HD, nuove quest, cut-scenes ed introducendo persino un personaggio inedito: Rin, una ragazza che andrà a scombussolare il già precario triangolo amoroso del titolo originale.

L’analogia col vino risulta incredibilmente azzeccata. Sì, perché Catherine invecchiando migliora…

Catherine

Tra incubi e scappatelle amorose

In Catherine: Full Body viviamo le vicende di Vincent Brooks, un trentenne che ha da poco perso il lavoro e fidanzato con Katherine che, di contro, ha una carriera brillante ed in ascesa. La vita di Vincent scorre via in maniera alquanto monotona, tra serate passate allo Stray Sheep Bar con gli amici e momenti di coppia con Kat, seriamente intenzionata a voler portare la relazione ad un livello successivo. Il problema è che lo svogliato Vincent non è particolarmente incline all’idea di sposarsi e mettere giudizio…

Una sera entra scena della suadente Catherine, una tipetta succinta che seduce Vincent in un momento di sconforto. Il giorno dopo i due si risvegliano insieme anche se il protagonista non ricorda nulla della notte appena trascorsa. Come se ciò non bastasse, a stravolgere l’ordinaria esistenza del nostro protagonista ci sono dei terribili e vividi incubi che sembrano colpire anche altri diversi uomini della città. Secondo alcune dicerie, soltanto chi commette tradimento viene perseguitato da questa specie di maledizione che tra l’altro porta chi muore nel sogno a perire anche nella realtà, non a caso non sono pochi i casi di uomini morti in circostanze inspiegabili nei loro letti.

Chi ha giocato il Catherine originale conosceva già questo antefatto, tuttavia la versione Full Body introduce anche alcune novità a livello narrativo, nate soprattutto dalla presenza di un nuovo personaggio: la bella ed indifesa Rin (diminutivo di Qatherine). Vincent conoscerà Rin nelle battute iniziali del gioco, dopo averla “salvata” da un pericoloso stalker che la perseguita. Per tenerla al sicuro, la farà assumere come pianista nel suo bar di fiducia. L’animo gentile di Vincent porterà la ragazza ad essere particolarmente riconoscente nei confronti del protagonista…

Arricchita con decine di nuove cut-scenes e dialoghi, in Catherine: Full Body la già accattivante storia del capitolo originale si arricchisce di nuovi elementi che armonizzano perfettamente con quelli classici. L’epopea di Vincent Brooks è ancora un intimo viaggio nella psiche maschile che porta nel corso dell’avventura a riflettere e compiere scelte difficili che avranno forti ripercussioni sulla vita del protagonista. In Catherine, comunque, non esiste una netta demarcazione tra giusto e sbagliato, anzi il gioco vi invita a prendere le vostre decisioni plasmando come meglio credete lo scorrere degli eventi, soprattutto nelle fasi finali in cui sarete chiamati ad intraprendere bivi che vi permetteranno di imboccare uno dei molteplici finali disponibili.

Il punto focale della narrazione è da ricercarsi “nell’arrampicata” del nostro Vincent verso la propria consapevolezza di sé, tramite un percorso fatto di scelte personali e, di conseguenza, inoppugnabili. Vincent è protagonista assoluto della scena ed il ricco cast di comprimari che lo circonda, ben caratterizzati a livello caratteriale ed estetico, rappresentano un gradevole contorno con cui rapportarsi per scoprire, di volta in volta, nuovi aspetti della propria personalità. Attraverso le varie scelte che saremo chiamati a compiere avremo modo di determinare l’orientamento del karma di Vincent, attributo fondamentale per l’incedere della storia.

Nella sua grottesca semplicità, Catherine propone ancora oggi una trama affascinante, ben amalgamata e narrata in maniera dannatamente originale.

Catherine

Scalata verso l’insuccesso

Se, nelle fasi diurne, Catherine: Full Body potrebbe quasi essere considerato come una visual novel è di notte che il titolo esplode nella sua anima da puzzle game. Sì, perché il gioco ci farà vivere direttamente gli incubi del malcapitato Vincent, incubi in cui servendoci di logica e velocità di pensiero dovremo scalare in cima ad un’altissima costruzione composta da cubi.

Per far ciò dovremo sfruttare i cubi presenti lungo il percorso per creare una via adatta a raggiungere l’uscita prima che il tutto crolli rovinosamente o, peggio, prima di finire divorati da angoscianti creature che rappresentano la personificazione (o meglio, la mostrificazione!) delle insicurezze e dei timori reali del protagonista. Dopo ogni scalata, ci ritroveremo in una sorta di area di sosta in cui incontreremo dei montoni antropomorfi con cui interagire per cercare di capire cosa diavolo stia succedendo. Questi personaggi sembrano essere condannati al nostro stesso destino ed il fatto che anche Vincent abbia due imponenti corna sul capo la dice lunga sulla situazione da incubo in cui ci troviamo. In queste aree sarà presente anche un misterioso confessionale in cui ci verranno posti dei dilemmi morali che, a lungo andare, determineranno lo scorrere delle vicende.

I puzzle che saremo chiamati a risolvere sono estremamente complicati, non a caso il gioco propone il livello di difficoltà facile come di default. Quest’ultimo, in ogni caso, può essere cambiato in qualsiasi momento senza il rischio di subire ripercussioni sotto il profilo narrativo. A normale, i livelli propongono una difficoltà crescente stimolante e parecchio impegnativa in cui dovrete padroneggiare a dovere le varie “tecniche” per portare a casa la pellaccia. Non staremo qui a dilungarci sulle regole del gioco per non tediarvi, sappiate comunque che i rompicapo non risultano mai monotoni o banali, grazie anche alla notevole presenza di dinamiche di gioco complesse e sfaccettate che vi portranno, progredendo, a scoprire sempre qualcosa di nuovo. E’ possibile infatti raccogliere diversi power up, avere a che fare con insidiose trappole, resettare le ultime mosse e persino scontrarsi con altri avversari dalle sembianze ovine. Uno dei punti di forza dell’esperienza di gioco è la totale libertà con sui si possono affrontare le arrampicate. Non esiste un solo metodo funzionante, il gameplay non è vincolato da percorsi pre-impostati ed il tutto viene enfatizzato dal sottofondo musicale scelto dal team di sviluppo, che si è impegnato nel proporre notevoli composizioni di musica classica. Una scelta incredibilmente riuscita.

Tuttavia, l’eccessiva difficoltà delle fasi finali di gioco potrebbe portarvi ad impiegare parecchio tempo nella risoluzione dei puzzle, andando a spezzettare eccessivamente la narrazione. Sarà in questi momenti che il vostro orgoglio da gamer verrà messo a dura prova dal desiderio di impostare un livello di difficoltà più basso. Chiunque voglia concentrarsi esclusivamente sulla storia, infatti, può tranquillamente attivare la “modalità sicura” e guardare Vincent spingere autonomamente i blocchi.

Oltre alla storia principale, disponibile anche nella versione Remix (caratterizzata dalla presenza di blocchi con forme inusuali), potrete cimentarci in sfide con oggetti limitati nella modalità Babel o puntare su modalità di gioco multiplayer (anche online) nel Colosseo. Questi elementi di contorno, sfruttano a pieno l’anima ludica del titolo aumentando abbondantemente la longevità. Coloro interessati principalmente alla storia giungeranno ai titoli di coda dopo circa 10-15 ore di gioco, con la possibilità di rivivere l’avventura facendo scelte differenti.

Catherine: Full Body

Quattro amici al (Stray Sheep) Bar

Catherine: Full Body saprà sorprendervi anche grazie alla sua terza identità, decisamente meno approfondita delle altre due ma comunque gradevole. Quando Vincent è sveglio, sarà libero di girovagare allo Stray Sheep Bar. Qui, il gameplay cambia totalmente forma, diventando quasi una specie di simulatore sociale. In queste sezioni di gioco è possibile controllare liberamente il protagonista. All’interno del bar si possono infatti svolgere svariate attività, ad esempio potrete giocare a Rapunzel, minigioco versione arcade degli incubi che rappresenta una vera e propria sfida nella sfida e meno inutile di quanto possa sembrare. Esplorando il locale vi imbatterete in un juke-box dove cambiare la musica di sottofondo, in bagno potrete sciacquarvi la faccia avendo così inquietanti visioni sul prossimo incubo oppure controllare le foto piccanti inviatevi dalla procace Catherine. Si può persino interagire con altri personaggi, che si tratti dei tre amici di Vincent, dello staff del locale o di semplici avventori del bar, dialogando con essi. Una voce vi pare particolarmente familiare? Non state impazzendo, avete semplicemente incontrato qualcuno già conosciuto negli incubi di Vincent. Si apre così una nuova dimensione narrativa, in cui entrambi i mondi e le sorti di tutti i personaggi sono collegati deliziosamente. Inoltre, Vincent ama andarci giù pesante con gli alcolici, per questo motivo potrete ordinare svariate bevande che porteranno il nostro eroe a riflettere su ciò che gli sta accadendo. In maniera del tutto politically incorrect, bere vi renderà più veloci durante la scalata notturna.

Lo strumento più importante di queste fasi di gioco è certamente il cellulare che permette di salvare i progressi, accedere ai livelli già superati per migliorare il proprio punteggio e, soprattutto, rispondere – o ignorare-  alle chiamate e messaggi di Katherine e/o Catherine. In base ai messaggi che decideremo di inviare alla ragazze, il karma di Vincent muterà influenzando le sue convinzioni e portando al raggiungimento di un finale piuttosto che un altro.

Lo Stray Sheep Bar non offre comunque molto altro da fare e, nonostante proponga uno spaccato di gameplay interessante, appare per certi versi limitato. La sensazione è che il gioco abbia voluto puntare su un’accennata componente ruolistica senza crederci fino in fondo, dando meno libertà del dovuto al giocatore. Visti alcuni particolari guizzi narrativi presenti in queste fasi e la percezione di ritrovarsi in un micro-ecosistema vivo, ci sarebbe piaciuto assistere ad un ampliamento di queste sezioni.

Catherine: Full Body

Le Tre Caterine

Tutto molto bello ma come si comporta questa remastered? A livello grafico, senza dubbio, spiccano prepotentemente i numerosi intermezzi in stile anime, curatissimi ed animati alla perfezione anche se piuttosto brevi. A voi la scelta su chi tra Katherine, Catherine e Qatherine sia la più bella… Noi possiamo soltanto dirvi che il cel shading non risente particolarmente degli anni trascorsi, anche se la resa delle parti giocate non è stata poi ritoccata più di tanto. Lo si nota guardando con attenzione le textures che appaiono leggermente slavate e anche le animazioni, invecchiate maluccio. I caricamenti sono stati sensibilmente ridotti, fino a sparire quasi del tutto. Permane invece una leggera imperfezione nel sistema di controllo, causata principalmente da un’esagerata sensibilità dei comandi che porterà spesso a muovere un blocco anziché un altro.

A livello sonoro, il doppiaggio americano ha poco o nulla da invidiare a quello nipponico e fortunatamente il titolo è interamente sottotitolato in italiano, attraverso un ottimo adattamento tra l’altro. Per quanto riguarda le musiche, il tocco del maestro Shoji Meguro si avverte palpabile ed il suo stile, eclettico ed inconfondibile, dona un innegabile surplus all’esperienza complessiva.

Catherine: Full Body

Concludendo…

Ancora oggi, dopo ben otto anni, Catherine è un titolo unico che si impone come una vera e propria ventata d’aria fresca in un mercato che ha sempre più timore di rischiare. Con questa sorta di director’s cut il folle ma sfortunato esperimento di Atlus ha adesso una seconda chance e sta a noi videogiocatori non farcela sfuggire un’altra volta. Badate bene, non si sta parlando di un capolavoro assoluto e certamente alcune dinamiche di gioco potevano essere gestite meglio. Tuttavia, ci troviamo (nuovamente) di fronte ad un impianto narrativo fuori dagli schemi, galvanizzato dalla possibilità concessa al fruitore di influenzare la storia con le proprie scelte in modo da convergere, infine, in uno dei vari finali multipli presenti. Il tutto è narrato in modo energico e convincente, anche per merito del sorprendente design in stile anime. Il pregevole comparto narrativo merita un ulteriore plauso per aver cercato di affrontare questioni spinose come la paura nell’instaurare relazioni ed il tradimento. Tuttavia, anche la componente puzzle è qualcosa di eccezionale, districarsi con i blocchi richiede non solo spiccata materia grigia, ma anche notevole destrezza.

Le nuove aggiunte, inoltre, scollano Catherine: Full Body dalla poltrona della pigrizia portandoci una remastered che ha qualcosa in più oltre il mero aggiornamento tecnico. Non fatevi sfuggire questa perla dell’universo videoludico, rimarrete folgorati.

CI PIACE
  • Comparto narrativo straripante
  • Sentimenti, passioni e relazioni esplorate in maniera geniale
  • Puzzle game estroso e brillante
  • Diverse nuove aggiunte, narrative e di gameplay
  • Ancora oggi unico nel panorama videoludico
NON CI PIACE
  • La difficoltà (normale) dei puzzle rischia di spezzettare troppo la storia
  • Le fasi al bar hanno un certo potenziale inespresso
  • Qualche imperfezione coi comandi
Conclusioni

Catherine: Full Body è un ottimo modo per recuperare una vera e propria perla della scorsa generazione. Un titolo che, ancora, oggi non ha eguali nel panorama videoludico. Non fatevelo scappare.

8.7Cyberludus.com

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Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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