Nonostante le ottime impressioni avute in quel di Colonia a proposito dell’imminente uscita autunnale di Age of Empires 2 Definitive Edition, il nostro “senso di ragno” applicato alle uscite videoludiche è sempre all’erta, per questo abbiamo voluto razionalizzare a dovere davanti a una sessione intensiva del precedente e analogo lavoro di restaurazione della saga strategica di Microsoft, quell’Age of Empires Definitive Edition, – fino a qualche giorno fa esclusiva del Windows Store – uscito recentemente anche sulla più stabile piattaforma di Valve.
Il gioco trattato, lo ricordiamo, è uno strategico in tempo reale, il primo di una saga letteralmente seminale poiché in grado di rielaborare il genere inserendo in modo praticamente impeccabile anche una progressione tecnologica presa di peso dai giochi Civilization-like, rendendo le meccaniche decisamente più profonde e stratificate di quanto visto fino ad allora. Il risultato fu che molti dei giochi appartenenti al brand di Age of Empires (in particolar modo questo secondo, eterno capitolo) sono ancora giocatissimi nonostante i tanti anni passati e l’uscita di una riedizione non può essere relegata a fatto secondario per nessun motivo al mondo.
In quest’ottica di cultori (ma anche “malati” andrebbe benissimo come termine) abbiamo voluto fare il punto della situazione identificando i punti di forza da mantenere, i punti deboli da migliorare e gli errori nell’opera di rimasterizzazione che vorremmo non si ripetessero nell’edizione del secondo capitolo grazie all’esperienza e i feedback che son scaturiti dall’uscita del primo.

I punti forti da mantenere

Partiamo con gli aspetti maggiormente riusciti della prima Definitive Edition.
Innanzitutto il rispetto per la formula di gioco nonostante le accuse, in parti comprensibili, di meccaniche ormai da considerare vetuste. Per quanto mi riguarda è proprio la rigidità di alcune meccaniche del tempo a rendere il prodotto ancora più divertente da giocare, e il discorso diventa ancora più valido se riguardante il secondo capitolo, un gioiellino di bilanciamento e giocabilità che non accenna a lasciare il passo a produzioni più giovani e immediate. Ovviamente sarebbe da mantenere un online perfettamente stabile e magari una leaderboard in grado di stimolare le sfide competitive senza permettere l’innesto di microtransazioni in grado di ammazzare letteralmente il gioco: su questo ci sentiamo piuttosto sicuri tenendo conto di quanto visto alla Gamescom e della rocciosità dell’online della versione Steam del primo capitolo.

Altro aspetto che sicuramente ha toccato le corde emotive del sottoscritto è il gusto e la competenza con la quale è stata realizzata la colonna sonora del gioco, i temi classici sono stati rispettosamente riarrangiati donando loro quel tocco di epicità che non ha stonato con il set narrativo a carattere storico. Certo, tra i più nostalgici c’è chi potrebbe preferire la sfumatura retrò che dona il medesimo tema in versione midi, ma di sicuro il lavoro compiuto da Microsoft risulta promosso a pieni voti, e vorremmo lo stesso livello qualitativo anche nella riproposizione dei temi che hanno accompagnato le campagne di Giovanna d’Arco e Gengis Khan.

I punti deboli da migliorare

Semaforo giallo per quanto riguarda alcuni aspetti che dovrebbero essere curati con maggiore dovizia pur non risultando penalizzanti per la fruizione generale del gioco.
La novità più grande introdotta da Age of Empires Definitive Edition rispetto al suo originale è sicuramente il motore grafico: modelli tridimensionali delle unità, texture in alta risoluzione, la popolazione massima aumentata fino a 250. Effettivamente il colpo d’occhio è davvero notevole ma l’osservatore più attento potrebbe sicuramente notare alcune magagne che andrebbero sistemate nella riedizione dell’iterazione medievale del brand.

Durante i conflitti, soprattutto in condizioni di affollamento dello schermo, diventa palese una scarsa ottimizzazione del comparto tecnico alla luce dei cali repentini di frame rate, talvolta si presentano accompagnati da brevi ma frequenti “micro-freeze” dello schermo che ricadono sull’appagamento generale, tanto dell’aspetto estetico quanto di quello più prettamente ludico.
Un altro piccolo miglioramento da fare è probabilmente di secondaria importanza in termini ludici ma potrebbe essere un qualcosa in grado di decretare il successo del titolo per un pubblico ancora più vasto: se nel 1997, anche per una questione di capacità computazionale, tutte le fazioni – anche le più diverse – riutilizzavano per le unità di base e per le costruzioni gli stessi modelli, nel 2018 (anno di uscita della prima definitive edition) vedere un abitante yamato e uno greco perfettamente identici ha compromesso la verosimiglianza del titolo, nonché l’immersività. Non è sicuramente questo l’aspetto che rende il gioco degno di essere giocato, ma è anche dalla cura profusa nella caratterizzazione delle fazioni che si differenzia un buon titolo da uno davvero eccellente.

Gli errori da non ripetere

Senza usare giri di parole la Definitive Edition del primo Age of Empires presenta problemi tutt’oggi insuperati, sebbene gli sviluppatori hanno fatto uscire regolarmente una serie di aggiornamenti che hanno mitigato (non risolto) alcune imperfezioni.
Il problema che più di tutti ha colpito il gameplay è legato alle logiche di path-finding, che è possibile considerare come il male assoluto per gli strategici in tempo reale. Vedere le proprie unità vagare per la mappa per aggirare ostacoli inesistenti, per poi finire incastrati in ostacoli altrettanto invisibili diventando carne da macello per le unità nemiche è francamente disarmante. Nonostante fosse aggiornato all’ultima patch in una settimana fatta di sessioni intensive è capitato di subire perdite con una regolarità preoccupante a causa di questo difetto e certamente non vorremmo che per il secondo capitolo, la cui versione originale è perfettamente giocabile nella sua versione HD, subisse una simile sorte per il riutilizzo di medesimi asset del primo.

Altra cosa che ci ha fatto storcere il naso è la difficoltà pericolosamente tarata verso il basso dei nostri avversari digitali. Ai livelli più alti la capacità di organizzazione dei nemici controllati dall’intelligenza artificiale rimane praticamente la stessa dei livelli più bassi, la differenza risiede più nella velocità di raccolta di risorse – e in questo sembra che il computer bari – permettendogli di raggiungere determinati miglioramenti e dunque l’accesso determinate produzioni prima del giocatore. Questa pecca ci preoccupa almeno quanto il problema di path-finding poiché ha ripercussioni pesantissime sulle dinamiche ludiche e la longevità del prodotto. Per il secondo capitolo è stata annunciata una modalità di difficoltà chiamata “Estrema” e dovrebbe mettere a dura prova anche il più tenace degli strateghi… sperando la si realizzi nelle modalità giuste.

Concludendo…

Il nostro ripassone di fine estate con Age of Empires Definitive Edition ci ha aperto gli occhi sui rischi di certe “operazioni nostalgia”. Se da una parte, coadiuvato anche da una buona esperienza fresca di Gamescom, ripensare al vecchio Age of Kings tirato a lucido ci fa venire ancora più appetito videoludico, dall’altra pensare che una prima esperienza di lifting ha portato a tante e tali disattenzioni non fa altro che metterci in ansia per un secondo fallimento.
Ovviamente la consapevolezza definitiva sul lavoro di Microsoft potremo averla solo mettendo le mani sul prodotto finito, in uscita su Windows Store e Steam il prossimo 14 novembre.

Tenete in ogni caso alta la vostra voglia di Medioevo, non si sa mai…

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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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