Shakedown: Hawaii è l’ultimo frutto del lavoro di Brian Provinciano, autore di videogiochi che fa parte di quella stretta cerchia definita “one-man-team” che, nel 2012, sviluppò da solo l’ottimo Retro City Rampage. Questo suo nuovo titolo potrebbe benissimo essere definito come un seguito ufficiale del primo, dato che ne imita decisamente le meccaniche arricchendole di numerose novità e fornendo, allo stesso tempo, un deciso upgrade grafico.

Continuate a leggere per conoscerne tutti i particolari…

Estorsione alle Hawaii!

Iniziamo con il dire che il tono di questo titolo è volutamente strampalato e beffardo: ci ha ricordato molto Far Cry 3: Blood Dragon, al quale si avvicina anche per gli innumerevoli riferimenti ad atmosfere, personaggi e situazioni degli anni 80/90.
Il protagonista della storia è un imprenditore di mezza età proprietario della Feeble Multinational, redditizia società sin dagli anni 80, ma che ora incombe sull’orlo della bancarotta. Il nostro eroe infatti ha trascurato pesantemente la sua creatura, arrivando anche a scrivere un libro best-seller dall’audace titolo: “La mia compagnia va avanti da sola: io sono al mare”.
Un bel giorno, mentre si trova comodamente seduto sul divano a guardare la TV, gli giunge la notizia del possibile fallimento della sua amata società: la decisione di intervenire è immediata. Non appena raggiunto il suo fidato manager Ron, questi gli prospetta un quadro abbastanza disastroso: i suoi negozi vengono affossati dagli e-shop, il suo servizio taxi obliterato da “Cruzer” (parodia di car-sharing come Uber) e le videoteche languono per colpa dei portali di streaming.
Insomma ogni ramo di affari su cui il nostro paladino ha investito è stato soppiantato da qualcosa di più moderno e la compagnia necessiterebbe di un profondo revamping di tutti i suoi modelli di business. Il nostro beniamino però non intende cedere al naturale evolversi dei mercati e desidera invece risollevare l’azienda compiendo ogni genere di pratica illecita ed attività illegale!
Nel corso della storia faranno la loro comparsa altri due personaggi: un fidato tirapiedi conosciuto solo come “Il Consulente” e suo figlio Scooter, un hipster disoccupato, ma determinato anch’esso a risollevare l’impero di famiglia.

Un’immagine della assurda storia …

Grand Theft Hawaii

Shakedown: Hawaii propone una visuale a volo d’uccello, con una grafica cubettosa ispirata ai vecchi videogames a 16 bit – è evidente che la più grande fonte di ispirazione sono i primi titoli Grand Theft Auto. Come anticipato nella premessa il cuore del gameplay ricalca molto da vicino Retro City Rampage, ma lo completa aggiungendo numerosi elementi gestionali. L’impero dello stempiato protagonista infatti consente di arricchirsi con un profitto giornaliero che, sulle basi delle azioni del giocatore, comincerà a salire permettendo di reinvestire quanto rubato guadagnato su nuove attività via via più proficue.

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Uno dei tanti minigame presenti nel gioco.

Trattandosi di un open-world l’isola può essere esplorata liberamente, senza necessariamente dovere seguire la storia principale: diciamo però che procedere nelle vicende dei protagonisti è senza dubbio lo stimolo più forte che il gioco ha da offrire. Ad ogni modo, come per il suo primogenito, anche in questo caso Provinciano ha arricchito la vastissima mappa esplorabile di innumerevoli bonus, missioni secondarie, negozi di svariati tipi e così via.

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Trovare questi caricatori sparsi per tutta l’isola non sarà facile.

Meglio una missione oggi…

Le fasi iniziali della campagna permettono ai giocatori di familiarizzare con le meccaniche di gioco, i profitti e le missioni. Queste ultime sono in realtà piuttosto semplici da svolgere e dopo qualche ora di gioco risulteranno anche abbastanza ripetitive. Molte prevedono furto di mezzi di trasporto, estorsioni verso poveri negozi, assalti a piantagioni di droga: alla fine però si traducono sempre nelle stesse azioni da compiere alla nausea. La componente gestionale, molto elementare, aiuta a spezzare la noia ed è una piacevole aggiunta al gameplay.
La IA degli avversari avrebbe bisogno di una piccola messa a punto: generalemte gli scontri a fuoco sono di facile vittoria e difficilmente si rischia di perdere. Come in GTA mantenendo una condotta negativa si attira inevitabilmente l’interesse delle forze dell’ordine, che però qui risultano decisamente poco organizzate e spesso per liberarsene è sufficiente allontanarsi di pochi km dal lugo del misfatto. Inoltre alcune manovre compiute del giocatore causano un reset immediato del livello di attenzione (eg. l’inizio di una missione principale) e diventano una comoda scappatoia per levarsi di torno gli sbirri senza troppi problemi.

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Un losco figuro pronto a venderci armi in un parcheggio.

Comparto Tecnico

ShakeDown: Hawaii è un titolo che non sfoggia una grafica eccezionale e conseguentemente risulta poco esoso di risorse. La pixel-graphic 16 bit è piacevole (se piace il genere…), anche se alcuni elementi ci sono sembrati un po’ troppo “cheap” e più in linea con l’era 8-bit, come ad esempio gli effetti delle armi da fuoco.
La colonna sonora sembra uscire direttamente da un tracker di un Amiga 500 ed è composta da una serie di musiche up-beat, spesso piacevoli ma anche lievemente ripetitive. Gli effetti sonori d’altra parte sono a dir poco minimalisti. Non abbiamo notato bug o problemi di alcun tipo a parte il dover constatare che purtroppo la localizzazione in italiano è assente. Per installarlo non avrete bisogno di molta memoria disponibile: poco più di 150 Mbyte in tutto.

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La mappa consente di comprare proprietà e scegliere con comodità le missioni.

Concludendo…

Shakedown: Hawaii ci è piaciuto. E’ uno spassoso gioco arcade che riesce a divertire grazie ad un gameplay molto fluido ed i toni scherzosi. Il twist gestionale è una piacevole trovata per spezzare la noia ed aumentare la longevità, anche se sfoggia meccaniche molto semplici. Non è esente da difetti purtroppo, perché dopo qualche ora ci si ritrova a svolgere sempre le stesse attività e la noia prevale: per apprezzarlo il nostro consiglio è di giocarlo in piccole sessioni. Si tratta comunque di un gioco indie di buona qualità, ideale per la piccola di casa Nintendo: il suo stile semi-casual si sposa benissimo con la portabilità della console. Peccato per l’assenza della traduzione in italiano!

CI PIACE
  • Giocabilissimo
  • Open world vasto con tantissime cose da fare
  • Stile goliardico ricco di citazioni da cogliere
NON CI PIACE
  • Dopo qualche ora un po’ ripetitivo
  • IA degli avversari elementare
  • Niente traduzione in italiano
Conclusioni

Retro City Rampage è tornato, ancora più spensierato ed agguerrito di prima! Shakedown: Hawaii è un gioco non privo di difetti, ma in definitiva è un indie divertente, giocabile, ricco di contenuti e spunti interessanti. Se cercate un titolo arcade di qualità e l’inglese per voi non è un problema prendetelo: non ve ne pentirete!

7.2Cyberludus.com
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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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