Se c’è un periodo della storia umana che mi ha sempre affascinato è proprio l’Ottocento, il secolo di Nietzche, di Marx e di Freud che hanno letteralmente rivoluzionato il nostro modo di pensare, traghettandoci nel mondo contemporaneo, ma anche il secolo della Rivoluzione industriale, un momento di trasformazione traumatica, contraddittorio sotto molti punti di vista, soprattutto quello economico e sociale. E in una complessità socio-economica del genere, fatta di macchine a vapore e qualche bicchierino di assenzio di troppo, quale genere del media videoludico potrebbe meglio ambientarsi se non il nostro caro vecchio gestionale?

Anno 1800 è il settimo (escludendo gli “spin-off” e le espansioni) capitolo canonico della saga Anno, una delle più apprezzate in ambito gestionale, realizzata dagli sviluppatori teutonici di Blue Byte, uno studio che in gioventù ho letteralmente idolatrato a causa di un The Settlers III che ha praticamente distrutto la mia vita sociale di tredicenne. Andiamo con ordine e vediamo un po’ cosa sono stati capaci di confezionare con quello che, a un primo sguardo, sembra essere un prodotto validissimo.

Tra i vapori e il “mal francese”: Com’è bello vivere nell’Ottocento!

Per chi non avesse giocato a nessuno dei capitoli della saga, Anno 1800 è un gestionale nel quale sarà necessario costruire una colonia preoccupandoci sia dell’aspetto economico-strutturale, sia di quello più squisitamente sociale e politico. Si parte da un piccolo porto e da un’altrettanto piccola imbarcazione, che saranno la base logistica su cui fondare un centro in grado di produrre risorse per la nostra “nazione”. Starà a noi riuscire a creare un equilibrio tra le industrie e l’agricoltura, fra servizi e diritti, in modo da controllare anche le inevitabili rivolte di una popolazione non totalmente felice.

La qualità della vita è proprio un aspetto fondamentale del gameplay di Anno 1800, per questo sarà necessario anche adattarsi alle trasformazioni della popolazione, legate a doppio filo con un sistema basato sul rapporto domanda\offerta del lavoro. All’inizio avremo a disposizione solo abitazioni rurali al cui interno è abiteranno i braccianti. Sbloccando l’accesso al miglioramento dell’abitazione di base sarà possibile trasformare la capacità tecnica di chi vi abita, permettendo di conseguenza di costruire nuovi edifici legati a nuove attività manufatturiere o ai servizi. Per costruire le catene produttive più complesse, dunque, sarà sempre necessario curare anche la “piramide sociale” con dovizia, onde evitare una scarsità (o un accumulo) di manodopera che comprometterà anche la qualità produttiva (o l’ordine pubblico). Quando vi ritroverete a gestire abitazioni di lusso in cui abiterà l’alta borghesia la domanda di prodotti “esotici” crescerà e sarete obbligati a gestire contemporaneamente anche rapporti commerciali e colonie con il Nuovo Mondo.
Come si può notare non è un sistema storicamente realistico, ma vi possiamo assicurare che funziona molto bene sotto il profilo delle meccaniche di gioco e della fluidità ad esse connessa.

Doveva essere un dramma borghese… poi apparvero i cultisti!

Un aspetto che non mi ha convinto del buon Tropico 6 è stato l’assenza di una campagna narrativa, alla luce soprattutto del fatto che la presenza di un personaggio carismatico come El Presidente la urlava a gran voce. A chi si è trovato d’accordo con il sottoscritto farà piacere sapere che Anno 1800 ne offre una, anche bella corposetta, nonostante non faccia comunque urlare al miracolo (come invece fanno quelle degli strategici targati Blizzard, solo per fare un esempio): la storia narra di un protagonista – non completamente caratterizzato poiché sarete voi a sceglierlo – che, dopo un lungo viaggio al di là dell’oceano, torna e scopre che il padre è stato assassinato e la sua compagnia espropriata dallo zio. Il nostro\vostro compito sarà quello di costruire un impero economico in grado di rivaleggiare con la compagnia di famiglia ormai perduta e, contemporaneamente, cercare di scoprire chi ha ucciso vostro padre, supportati dalla sorella e da un amico del protagonista. Questo restituisce un gameplay polarizzato: da una parte dovremo curare l’aspetto gestionale vero e proprio della nostra colonia, dall’altra compiere missioni per mare per cercare informazioni circa il nefasto accaduto.
Le missioni, anche se palesemente considerate di supporto alla componente gestionale, sono forse la parte meno riuscita del gioco visto che spesso risultano ridondanti e ripetitive. Zoomare su una porzione della mappa solo per scovare dei personaggi (non vi diciamo chi per non rovinarvi la sorpresa) è un’operazione inqualificabilmente noiosa.

Tutto sommato la campagna, indirizzata al giocatore che vuole giocare in single-player, è comunque ben confezionata, ha pochi tempi morti (nel limite del genere di appartenenza) e sopra ogni cosa è in grado di divertire nonostante si configuri come un lungo tutorial in cui, progressivamente, viene resa necessaria la padronanza di meccaniche di gioco.
È presente anche una modalità sandbox, immancabile, in cui tutte le catene produttive sono disponibili dall’inizio della partita, e una componente multiplayer. Quest’ultima consta di due sezioni: oltre alla modalità competitiva a 4 giocatori disponibile da subito, i ragazzi di Blue Byte hanno promesso di includere in uno dei prossimi aggiornamenti anche una modalità cooperativa che non vediamo l’ora di provare.

Più bello della Regina Vittoria

Anno 1800 tecnicamente riesce a sbalordire, e non è un’esagerazione: il motore grafico e la direzione artistica restituiscono in modo capace i dettagli delle atmosfere ottocentesche. Ogni edificio è rappresentato in modo unico da animazioni peculiari, le strade sono affollate di gente che bada ai propri affari, il tutto con un’attenzione al dettaglio che lascia senza parole in grado di colpire soprattutto il giocatore che ama soffermarsi su ogni piccolo particolare.
Le mappe sono caratterizzate a dovere: i biomi si susseguono con coerenza, le aree industriali, con i loro vapori e le loro macchine, riescono ad alternarsi in modo verosimile alle piazze colte dell’élite borghese cittadina, fatta di architetture coloniali, neoclassiche e tanto, tanto ferro.

Il commento sonoro è costituito da un buon doppiaggio in inglese – i testi sono completamente localizzati in italiano – e da brani in linea con il periodo storico in cui è ambientato il gioco, anch’essi decisamente azzeccati e ben strutturati.

Tecnicamente Anno 1800 è un piccolo gioiellino, non vi serve sapere altro.

Concludendo…

Anno 1800 è senza ombra di dubbio uno dei capitoli più belli dell’intera saga, nonché uno dei più accessibili per il giocatore – magari giovane – che si accinge per la prima volta a giocare a un prodotto di Blue Byte. La modalità campagna narrativa è divertente e, pur considerando i difetti a cui ho accennato durante la recensione che ne inficiano l’eccellenza, riesce a variegare l’offerta ludica di una modalità sandbox capace di assicurare da sola una quantità di ore di gioco spropositata. Anche il multiplayer, benché in fase embrionale, riesce a soddisfare il bisogno dei giocatori più esigenti. Se a questo aggiungiamo un ottimo comparto grafico e un accompagnamento sonoro piacevole come pochi, non possiamo che consigliarlo a tutti.

CI PIACE
  • Gameplay fluido e profondo
  • Bellissimo da vedere
  • Ambientazione riuscita
NON CI PIACE
  • Alcune missioni della campagna
  • Doppiaggio in Italiano non c’è
Conclusioni

Anno 1800 è senza ombra di dubbio uno dei capitoli più belli dell’intera saga, offre tanto in termini di gameplay ed è piacevolissimo da guardare e ascoltare. Qualche difetto strutturale ne inficia l’eccellenza ma non riesce a macchiare un prodotto così luminoso.

8.8Cyberludus.com
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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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