Un incubo che diventa realtà

Nell’ormai lontano Agosto del 2000, i ragazzi di “Third Law Interactive” realizzavano uno sparatutto in soggettiva sicuramente diverso da molti altri che circolavano in quel periodo.
Senza infamia né lode, senza voler aspirare a diventare un blockbuster e senza insidiare per nulla gli scettri dei ben più famosi “Half Life”, “Medal of Honor” e “No One Lives Forever”, arrivava sugli scaffali “Kiss Psycho Circus: The Nightmare Child”, per la gioia di tutti i fans di uno dei gruppi più bizzarri della storia della musica. Il gioco prende titolo e trama dall’omonimo fumetto, parto della brillante mente di Todd McFarlane. Quattro avatar, dalle fattezze dei membri della band, vengono reclutati da una zingara e ciascuno viene dotato del potere di un elemento: acqua, fuoco, terra, aria.
I quattro eroi, controllati uno alla volta dal giocatore, condivideranno armi e livelli e l’unica cosa che li distinguerà sarà un’arma speciale, differente per ognuno di loro. Con queste premesse, saremo chiamati a farci strada lungo livelli molto lineari, pieni zeppi di nemici che sembrano rigenerarsi all’infinito da precisi punti di rinascita. La missione, manco a dirlo, sarà quella di liberare il pianeta dalle forze del male guidate dal malefico “Nightmare Child”, ultimo nemico da abbattere prima di poter porre fine alla guerra tra Luce e Tenebra.
Il motore grafico del gioco è il famoso Lithtech, di proprietà di Monolith Productions, di cui possiamo goderne i virtuosismi in giochi del calibro di “No One Lives Forever” e “Die Hard: Nakatomi Plaza”. L’evoluzione di questo engine grafico darà poi vita ad uno dei più grandi capolavori videoludici: “F.E.A.R.”

Tantissima azione e poco ragionamento

Visivamente parlando, quindi, e considerando l’anno di uscita, “The Nightmare Child” si attesta saldamente su livelli discreti. Effetti luce, movenze dei nemici, armi ed effetti speciali sono gradevoli, anche se non fanno mai gridare al miracolo tecnico. I livelli tendono, però, a peccare di varietà, così come i nemici che alla lunga potrebbero stancarci. L’intelligenza artificiale è ai minimi termini e noi saremo, per i nostri avversari, come una calamita: si getteranno verso di noi a testa bassa oppure resteranno fermi a spararci mentre noi potremo liberamente adottare manovre evasive e avere sempre la meglio su di loro senza sforzo. Il grado di difficoltà offrirà una maggiore sfida al livello più alto, è chiaro, ma è come se fosse limitato a un incremento dei danni subiti, ovviamente, e a un maggior numero dei nemici sullo schermo. Dovendo fare una precisazione su questo ultimo dettaglio, risulta palese che per tale questione il gioco sia pieno di azione.
A dirla tutta, è proprio l’azione che la fa da padrona per tutta la durata del gioco, e chi è abituato ai livelli narrativi di “Half Life” o all’epicità degli scontri di “Medal of Honor” potrebbe storcere il naso per questa ripetitività: si uccide tutti, si trova la chiave, si apre la porta, si va avanti. Sarà così fino alla fine del gioco. Il plauso va al fatto che, anche nei momenti più frenetici, il motore di gioco non fa una piega e riesce a elaborare tutto ad una fluidità che potrebbe definirsi stupefacente per l’epoca.
Alla monotonia degli scontri con le centinaia di nemici si oppone un pizzico di materia grigia, che verrà scomodata dalla presenza dei classici boss di fine livello: questi, dopo un po’ di tentativi, faranno sfoggio di tattiche talmente prevedibili da non risultare un grande ostacolo alla nostra corsa verso la fine del gioco: sarà sufficiente capire in quale maniera e con quale frequenza il cattivone di turno porta il suo attacco speciale contro di noi.
Contrariamente alla stragrande maggioranza degli sparatutto in soggettiva (in gergo “First Person Shooter” o nel suo acronimo FPS), se c’è un comparto che non ha nulla da dover invidiare alla concorrenza in “Kiss Psycho Circus” è quello sonoro. La colonna sonora del gioco è affidata completamente a brani dei Kiss, che sembrano essere stati concepiti proprio per accompagnare le nostre evoluzioni e i nostri genocidi. In giro per i livelli potremo addirittura trovare dei juke-box da cui attivare uno dei tanti brani messi a disposizione per accompagnare le nostre battaglie.
L’effetto di coinvolgere il giocatore e di esaltarlo sulle note della band è pienamente riuscito e per questa saggia unione tra musica e immagine il gioco si è ritagliato un piccolo spazio nei cuori degli irriducibili appassionati di FPS. Nulla da segnalare sul fronte degli effetti sonori, assolutamente blandi e davvero entro i minimi livelli sindacali.

Concludendo…

Kiss Psycho Circus: The Nightmare Child” è un FPS di vecchio stampo che gode di un motore grafico al passo con i suoi tempi e vive di rendita grazie a una colonna sonora davvero molto azzeccata e in sintonia con i ritmi di gioco. Purtroppo è giunto sugli scaffali in un periodo in cui gli sparatutto hanno subìto un evoluzione epocale grazie a quella pietra miliare che è “Half Life”. Per questo motivo il gioco viene consigliato solo agli ammiratori del famoso gruppo americano e a chi, di questo genere di giochi, deve provare tutto almeno una volta nella vita. A questi va l’avviso che si troveranno un gioco che offre tanta azione e poco stimolo allo studio di una strategia vincente, il tutto condito da eccessiva linearità e da una trama non certo passata alla storia per la sua originalità o epicità.

CI PIACE
  • Motore grafico
  • Musiche dei Kiss
  • Tanta azione
NON CI PIACE
  • Monotono e lineare
  • Intelligenza artificiale scarsa
  • Trama sterile
Conclusioni

“Kiss Psycho Circus: The Nightmare Child” è un FPS di vecchio stampo che gode di un motore grafico al passo con i suoi tempi e vive di rendita grazie a una colonna sonora davvero molto azzeccata e in sintonia con i ritmi di gioco. Purtroppo è giunto sugli scaffali in un periodo in cui gli sparatutto hanno subìto un evoluzione epocale grazie a quella pietra miliare che è “Half Life”. Per questo motivo il gioco viene consigliato solo agli ammiratori del famoso gruppo americano e a chi, di questo genere di giochi, deve provare tutto almeno una volta nella vita. A questi va l’avviso che si troveranno un gioco che offre tanta azione e poco stimolo allo studio di una strategia vincente, il tutto condito da eccessiva linearità e da una trama non certo passata alla storia per la sua originalità o epicità.

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