Possono, passato e futuro, fondersi in un mix esplosivo di colori e cultura pop? Chiedetelo ad Oscar Brittain, sviluppatore indipendente australiano, il quale, evidentemente, conosce bene lo stile degli Ottanta e Novanta, al punto da amalgamarli ed incastonarli in un contesto futuristico, donandogli carisma e personalità.
Oggi, quindi, vogliamo parlarvi dell’ultima creazione del su citato developer australiano, ovvero Desert Child, titolo indie pubblicato dalla californiana Akupara Games su Steam e console di attuale generazione.

Destinazione: Marte!

Mission to Mars

L’incipit narrativo di Desert Child si mostra molto semplice e diretto fin dalle prime battute; la Terra si trova al termine del suo ciclo vitale e l’unica speranza di sopravvivenza che abbiamo è quella di raggiungere Marte, da tempo colonia terrestre densamente popolata. Ma come fare per raggiungere il pianeta rosso, visto soprattutto il recente rincaro dei biglietti? La sola possibilità che abbiamo per racimolare il denaro sufficiente è di vincere più gare possibili a bordo della nostra hover bike. Desert Child, infatti, ci mette nei panni di un giovane ed ambizioso pilota, deciso a raggiungere Marte e vincere l’evento marziano più importante, il Grand Prix.
Dal punto di vista narrativo, dunque, il gioco di Oscar Brittain si “apre” al giocatore man mano che avanzeremo: la Terra, in realtà, rappresenta soltanto un breve capitolo introduttivo. Il vero core narrativo di Desert Child si trova in quel di Marte, un pianeta “tutto da scoprire”.

Uno dei nostri primi incontri sulla Terra

Corri, vinci…

Se dal punto di vista narrativo il gioco risulta diretto ed essenziale, lo stesso possiamo dire anche per quanto concerne il gameplay. All’inizio potremmo avere l’impressione di un titolo dalle meccaniche basilari. Desert Child è, a tutti gli effetti, un racing arcade a scorrimento orizzontale, che richiama a sé la cultura degli shoot’em up del passato. E lo si vede fin dalle battute iniziali, nel momento in cui, una volta avviato il gioco, ci viene chiesto di scegliere l’equipaggiamento “offensivo” per la nostra hover bike (un cannoncino a colpo singolo, piuttosto che una machine gun, o altro ancora).

Veniamo quindi al fulcro del gioco, ovvero le corse. Queste sono strutturate in modo semplice: si gareggia contro un solo avversario e, come anticipatovi, lo scorrimento è orizzontale. Durante la gara dovremo fare attenzione agli ostacoli che ci si porranno davanti, quali veicoli, muri o altri elementi di contorno al paesaggio. E non solo: l’arma equipaggiata ci servirà per colpire delle TV fluttuanti (avete capito bene, delle TV), distrutte le quali, a seconda della tipologia, verrà rilasciato del denaro sottoforma di banconote o, più semplicemente, ci daranno un piccolo “boost” permettendoci di raggiungere velocità più elevate.

Le TV qui fluttuano e danno bonus

I comandi di gioco sono essenziali: è vero che viene consigliato l’utilizzo di un controller, ma anche con la tastiera, avendo testato la versione Steam, non abbiamo avuto alcuna difficoltà, con la classica combinazione “WASD” per lo spostamento, il tasto “J” per sparare ed il tasto “K” per attivare il turbo (di durata limitata).
Proprio l’uso del turbo è da considerarsi strategico, in quanto le gare non sono mai sbilanciate a favore nostro o dell’avversario. È richiesto, infatti, un certo tempismo nel suo utilizzo, magari a ridosso del traguardo. L’uso del turbo diventa necessario anche nel momento in cui siamo a corto di munizioni e ci viene in soccorso un mezzo per i rifornimenti, che possiamo quindi raggiungere soltanto aumentando la velocità.

A fronte di questi elementi caratteristici, il ritmo delle gare non è mai eccessivo né, comunque, risulta sottotono. Poteva essere fatto qualcosa in più, invece, per quanto concerne la varietà stessa delle gare, che alla lunga potrebbero scadere in una certa ripetitività.

…ripara, potenzia, mangia e…

In Desert Child non ci viene chiesto soltanto di correre, ma anche di gestire sapientemente il denaro vinto. Sono infatti presenti degli elementi che introducono nel gioco meccaniche tipiche dei GDR: la nostra hover bike si danneggia, pertanto sovente sarà necessario ricorrere a delle riparazioni. Allo stesso modo, il nostro alter-ego avrà necessità di nutrirsi, fattore che inciderà sull’andamento delle gare. Ma non solo. Durante il gioco sbloccheremo delle “celle di energia”, utili a potenziare la propria moto a levitazione. Eventualmente, potremo anche venderle per guadagnarci qualcosina da spendere in altro, a seconda delle necessità.

Diventa indispensabile riparare l’hover bike dopo qualche gara!

Se la fase “terrestre” iniziale mostra questi elementi in modo basilare, nel momento in cui “sbarchiamo” sul pianeta rosso si aprono nuovi scenari. Girovagando per il paesaggio marziano, diventato a tutti gli effetti un’estensione di quello terrestre, possiamo imbatterci in personaggi ed eventi di contorno che arricchiscono ulteriormente il gameplay. Delle mini-sfide, insomma, come la consegna di pizze a bordo di un motorino, che rendono un po’ più variegato il gameplay.

Un omaggio all’Italia. Peccato manchi la localizzazione in italiano!

Da questo punto di vista, quindi, una volta sbarcati su Marte, Desert Child esce dal guscio e propone, nel suo “piccolo”, delle attività di contorno propedeutiche alla crescita del personaggio, o meglio, della nostra hover bike.
Un’ulteriore nota riguarda la presenza del multiplayer, che ci consente di affrontare, in locale, un secondo giocatore. Manca invece, purtroppo, una modalità multiplayer online.

Arte allo stato puro

Dal punto di vista tecnico, Desert Child sfoggia davvero un comparto visivo di tutto rispetto, in pieno stile pixel-art. Colorato, vivace e senza tempo: l’arte proposta da Oscar Brittain ha una personalità tutta sua e merita senz’altro la vostra attenzione. Alcuni scorci di paesaggio risultano particolarmente ispirati, conferendo un alone quasi nostalgico. Lo stesso si può dire per il comparto sonoro, in sintonia con le atmosfere anni Novanta che il gioco sa proporre, senza mai indugiare.
Quello tecnico è, certamente, l’aspetto più riuscito del gioco ed è quello che, in un certo senso, ben nasconde alcuni limiti strutturali del gameplay.

Alcuni scorci sono davvero ispirati

Concludendo…

Possiamo senz’altro affermare di avere a che fare con un indie di tutto rispetto, in grado di catturare la nostalgia dei giocatori vecchio stampo, amanti degli arcade puri, arricchito da elementi GDR comunque non invasivi. Per 9,99€, cifra richiesta per l’acquisto della versione Steam, potreste farci tranquillamente un pensierino. Sarebbe stato più carino se fosse stata inclusa anche la colonna sonora, acquistabile separatamente ad un prezzo poco più basso dell’intero costo del gioco.

CI PIACE
  • Discreto mix tra arcade e GDR
  • Comparto tecnico/artistico di tutto rispetto
  • Gameplay semplice ed immediato…
NON CI PIACE
  • …ma a tratti ripetitivo
  • Mancata localizzazione in italiano
Conclusioni

Desert Child è un indie coraggioso, colorato e vivace, che sa mescolare bene le atmosfere tipiche degli anni ’80/’90, fondendole in un gameplay semplice ed immediato, accompagnato da elementi GDR che arricchiscono l’offerta. Peccato manchi la localizzazione in italiano e che la colonna sonora debba essere acquistata separatamente.

7Cyberludus.com
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