Il lungo viaggio verso la versione 1.0

E’ passato talmente tanto tempo che sinceramente neanche ricordo in che anno fu annunciato The Forest – survival game nonché primo progetto di Endlight Games – ma sono sicuro che Playstation 4 e Xbox One non si erano ancora affacciate sul mercato. L’ho atteso così a lungo che ormai credevo non ci fossero più speranze di vederne una versione definitiva ma, dopo ben quattro anni di Accesso Anticipato su Steam – e un grandissimo successo ottenuto grazie alla colossale pubblicità offerta da youtuber e streamer di tutto il mondo – ecco che ci ritroviamo a recensire la tanto sognata Versione 1.0 del titolo. Spesso progetti dal processo creativo eccessivamente longevo si dimostrano assai deludenti alla loro uscita, di esempi nel corso degli anni ne abbiamo avuti a decine ma, fortunatamente, questo non è certamente il caso di The Forest che già embrionalmente suggeriva un gameplay assai intrigante e un pretesto narrativo che si rifaceva in parte alla celebre serie televisiva Lost creata da J.J. Abrams e Damon Lindelof.

Il risultato finale è anche superiore alle mie personali aspettative. Ma cosa ci attende sull’isola? Andiamo a scoprirlo insieme.

Una Penisola ostile, un figlio da salvare, tanti misteri da rivelare.

In The Forest impersoneremo Eric, una star televisiva e un esperto di sopravvivenza, in viaggio su un aereo di linea della compagnia immaginaria “Coupon Air” e diretto, insieme al figlioletto Timmy, probabilmente al funerale della defunta moglie. All’improvviso, l’aereo attraversa una forte turbolenza che causa lo spegnimento dei motori del velivolo, portando quest’ultimo a precipitare su una penisola sconosciuta e popolata da strani abitanti: dei cannibali di origine a noi ignara e di cui rappresenteremo la preda preferita. Al suo risveglio, il protagonista assiste al rapimento del figlio da parte di un uomo che indossa abiti tribali e completamente ricoperto da una pittura rossastra. Nessun altro, oltre lui e Timmy, è sopravvissuto al terribile impatto, quindi Eric, ricoperto di sangue e affamato, esplora il relitto – l’aereo si è spezzato a metà – recuperando cibo e qualche bevanda per rimettersi in forze, il suo manuale di sopravvivenza, dei medicinali ed, infine, un’ascia conficcata nel corpo dell’hostess morente per poi abbandonare l’aereo.

La prima sensazione che proviamo, scendendo sulla terraferma e ritrovandoci nelle folte foreste da cui è costituita la penisola, è proprio quella di sentirsi dispersi in un mondo ignoto e pericoloso in cui lottare per sopravvivere. A differenza di molti altri giochi, The Forest non fornisce alcun genere di aiuto al giocatore: non potremo contare su nessun tipo di mappa né su nozioni che ci introducono le meccaniche di gioco, a parte quelle di base e di vitale importanza – come il bisogno di doversi sfamare e dissetarsi per far sopravvivere il nostro alter-ego e poterlo continuare ad accompagnare alla disperata ricerca di suo figlio e alla scoperta degli oscuri segreti che nasconde la penisola. Starà a noi, quindi, il compito di esplorare in lungo e in largo il grande ambiente free-roaming, messo completamente a disposizione già dal momento del nostro atterraggio, per poter così comprendere la collocazione dei vari punti d’interesse e delle risorse necessarie alla nostra sopravvivenza. Inizialmente, ad esempio, dopo aver esaurito le bevande gassate e i viveri trovati intorno al punto dello schianto – non dopo aver costruito il primo rifugio temporaneo abbattendo qualche albero nelle vicinanze (che ci permettà di salvare i progressi) – arriverà il bisogno di esplorare un po’ i dintorni in cerca di qualche sorgente d’acqua pulita per abbeverarci. Il gioco, come già detto, non ci fornirà alcuna informazione su dove trovarla, quindi una delle bellezze del gioco risiede proprio in questi aspetti peculiari.

Gran senso della scoperta e la bellezza del mistero, ecco cosa ci trasmette da subito l’opera di Endlight Games, sensazioni che negli ultimi tempi hanno saputo regalarmi soltanto Obduction di Cyan Inc. e The Witness di Jonhathan Blow. Come dicevamo, anche il gameplay andrà scoperto personalmente, quindi cominceremo a premere tasti per capirne ogni funzione. Per abitudine, premiamo R2 per colpire e fin qui è tutto nella norma, poi mentre cercavamo un modo per avvicinarci silenziosamente a un cervo – che sarebbe diventato il risultato della nostra prima caccia – scopriamo che con la costante pressione dell’analogico destro è possibile entrare nella modalità furtiva: non la più comoda delle soluzioni, anche se si è dimostrata poco utile contro una tale preda per la quale avremmo dovuto attendere di fabbricare un buon arco o di avere una velocità di corsa adeguata. Premendo il touchpad, invece, si aprirà un inventario con tutti gli oggetti raccolti da Eric e, tramite esso, sarà possibile equipaggiare e selezionare la propria arma – assai macchinoso sulla lunga durata – oppure scegliere i viveri da ingerire, quest’altra operazione fattibile anche tramite il D-Pad.

Con uno dei tasti direzionali digitali, inoltre, abbiamo scoperto la meccanica principale del gioco: il crafting. Per costruire qualsiasi utensile, struttura, arma e trappola per ampliare il nostro campo base, catturare la fauna necessaria alla nostra sopravvivenza oppure semplicemente difendersi dagli attacchi dei cannibali che infestano la penisola (ce ne saranno di diverse tipologie), sarà richiesto l’uso della nostra guida alla sopravvivenza. Aprendola e sfogliandola, troveremo tutti gli oggetti da craftare divisi in svariate tipologie, basterà selezionarli e comparirà l’oggetto richiesto nel mondo di gioco sottoforma di struttura trasparente che richiederà determinati materiali per poterla completare. Abbattendo alberi – diventeremo degli abili boscaioli visto quanto tempo dedicheremo a questa attività – ricavandone tronchi e foglie, raccogliendo bastoncini, gusci di tartaruga e tanti altri tipi di risorse potremo costruire capanne di tronchi, case sull’albero, palafitte, barche, trappole per conigli e scoiattoli, quelle per i cannibali, raccoglitori per l’acqua piovana, armi come archi e frecce, mazze, lance, fionde, molotov ed esplosivi. Questo è decisamente l’aspetto più divertente e ben riuscito di The Forest perché riesce anche a restituire un senso di progressione incredibile. Partiamo con grandi difficoltà trovando complessa anche una semplice caccia al cervo per divenire, successivamente, degli abili Robinson Crusoe. Questo purtroppo porta anche a una semplicità generale dopo diverse ore di gioco e parametri vitali come sete e fame diventano quasi degli elementi secondari tanta sarà la facilità nel ricavarci cibo e acqua, così come gli attacchi dei cannibali non ci faranno lo stesso effetto delle prime ore.

La costruzione di armi di difesa si rivelerà utile anche per esplorare le miniere sotterranee, luoghi oscuri e ostili situati nel sottosuolo dove potremo trovare oggetti fondamentali per la nostra sopravvivenza sulla penisola ed è qui che ci imbatteremo nella maggior parte dell’interessante folklore del gioco, principalmente raccontato in modo implicito e silenzioso, soprattutto attraverso l’osservazione del giocatore. Si, perché la storia dietro The Forest – senza rivelare aspetti importanti che rovinerebbero l’esperienza del giocatore – è molto più densa e profonda di quanto inizialmente si possa intuire ed è capace di unire scienza, futuristico e miti del passato. Durante le nostre esplorazioni, se vogliamo conoscere a fondo tutto il paesaggio offerto, potremo contare su molte provviste e fonti di sostentamento, ad esempio piccoli animali come uccelli e conigli, ma pure i cespugli rappresentano una grande risorsa – a volte alcuni cibi ci riforniscono anche di acqua – seppur bisogna stare attenti perché, magari, cibi apparentemente commestibili potrebbero nascondere pericoli mortali per Eric. Quest’ultimo, in situazioni estreme, può addirittura saziarsi con la carne dei cannibali che lo braccano, ma è sconsigliato ricorrere a questa opzione perché si, il nostro alter-ego placherà la sua fame, ma ne conseguirà una diminuzione della sua sanità mentale.

A proposito dei cannibali – non i soli nemici presenti nel gioco – c’è da dire che sono mossi da un’intelligenza artificiale molto ben sviluppata che gli permette, in alcuni casi, addirittura di saltare da un albero all’altro e rendersi minacciosi ed inquietanti ai nostri occhi. Sia i cannibali che qualunque altro animale presente nel gioco lo affronteremo con un sistema di combattimento che rifiuta qualsiasi tipo di mirino su schermo e quindi votato al realismo. In questo modo, soprattutto le armi a distanza come archi e fionde che richiedono una mira più accurata, sono decisamente più frustranti da utilizzare, eppure, oltre alla maggior credibilità, ogni colpo andato a segno crea più soddisfazione da parte del giocatore. Con le armi da mischia, come appunto l’ascia raccolta dallo stomaco della hostess, invece è tutto molto più semplice essendo la mira più ravvicinata, ma sarà necessario il giusto tempismo per colpire i nemici senza essere feriti. Giocando a difficoltà Normale – quella consigliata dagli sviluppatori – ad esempio, caricando un colpo potente contro gli avversari li potremo atterrare e basterà un altro colpo per farli passare a miglior vita. A difficoltà più elevata, invece, i cannibali acquistano resistenza, perdendo di conseguenza credibilità dato che, anche colpendoli in testa numerose volte, saranno quasi invincibili. Il nostro consiglio, quindi, è di giocare a Normale se siete interessati a una maggior credibilità invece che all’osticità degli scontri. Esiste poi un’ultima modalità che è quella Pacifica che prevede la scomparsa di qualsiasi nemico all’interno della mappa così da giocare spensierati e rilassarsi esclusivamente con l’ottima componente di crafting.

Conclude il pacchetto, una componente multiplayer cooperativa grazie alla quale invece di sentirci un Robinson Crusoe sperduto e solitario sulla penisola avremo la compagnia e l’aiuto di altri giocatori sia per quanto concerne la componente di costruzione del nostro campo base che in quella di esplorazione e di combattimento.

I panorami della penisola

Graficamente The Forest è un prodotto nella media, non stupisce come al suo annuncio, eppure gli sviluppatori hanno arricchito la componente tecnica di un sistema d’illuminazione assolutamente valido e in grado di rendere apprezzabili i vari panorami del gioco. Da menzionare ci sono, assolutamente, le fasi notturne durante le quali, come successo in altri titoli come il bellissimo Dragon’s Dogma di Capcom, la notte è veramente notte. E’ impossibile vedere nell’oscurità se non grazie all’utilizzo di un accendino – inspiegabilmente dotato di gas infinito – o dei vari falò costruiti da Eric.

Molto curato anche il sonoro, dai versi dei molteplici animali a quello del fuoco, da quello delle foglie calpestate a quello dei rami spezzati quando un cannibale si sta avvicinando.

Concludendo…

The Forest è un gioco di sopravvivenza davvero straordinario che farà sicuramente felici tutti – o quasi – gli amanti del genere e degli horror, perché riesce a mischiare, come davvero in pochi riescono, un gameplay estremamente divertente ed immersivo a una narrativa intrigante e ricca di fascino e mistero. E’ Lost che incontra The Descent e, malgrado qualche difetto come la normale semplicità raggiunta con la progressione dopo svariate ore di gioco, un sistema di combattimento con qualche sbavatura soprattutto alle difficoltà più elevate e comunque un livello di accessibilità non adatto a chiunque, si rivela un titolo che dopo i tantissimi anni di sviluppo ne esce vincente e va ad inserirsi senza ombra di dubbio tra i migliori esponenti del genere.

CI PIACE
  • La sensazione di sentirsi davvero disperso in un mondo ostile e sconosciuto
  • Narrativa molto più interessante di quanto ci si aspetterebbe
  • Ottimo senso di progressione
  • Il giocatore deve scoprire autonomamente mondo di gioco e meccaniche
  • Sistema d’illuminazione e IA avanzata dei cannibali
NON CI PIACE
  • Alcuni elementi diventano secondari con l’aumentare delle nostre abilità e gli strumenti a disposizione
  • Graficamente non eccelso
  • Accessibilità limitata
Conclusioni

The Forest è un gioco perfetto per chi cerca un titolo di sopravvivenza profondo, impegnativo, divertente e con un ottimo senso di progressione. Tenete però conto che l’opera prima di Endlight Games ha un’accessibilità limitata in quanto non aiuta minimamente il giocatore puntando tutto sul realismo.

8.2Cyberludus.com
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Alessio Alessandrini
Cresciuto a pane e avventure grafiche. Trascorre il tempo alternando la buona musica, il cinema d'autore e i videogiochi indipendenti, senza disdegnare i prodotti per le masse.

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