Con l’avvento su mobile di Pokémon GO, l’approccio alla famosa serie targata Nintendo è cambiato radicalmente nel corso degli ultimi due anni. Sebbene i ragazzi di Game Freak siano sempre riusciti a tenere separati i due “universi” – mantenendo quindi intatte le iterazioni su console portatili, sfornando gli ottimi capitoli Sole/Luna e UltraSole/UltraLuna – l’arrivo di Nintendo Switch ha dato così modo allo studio giapponese di iniziare a sfruttare le potenzialità ibride dell’ultima console della grande N.

Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! sono i due neonati prodotti di questo piccolo – grande – esperimento su Switch. Il titolo, sviluppato da Game Freak, non si propone soltanto di riproporre la celebre storia originale, già raccontata nel primo Pokémon Giallo su GameBoy, ma anche di sfruttare appieno i vari sistemi di controllo della console, oltre che di dare ai giocatori la possibilità di collegarsi al proprio account di Pokémon GO, per sfruttare le funzionalità aggiuntive del titolo.

Grazie ad un codice review fornitoci da Nintendo, abbiamo potuto mettere le mani alla versione Eevee di Pokémon Let’s Go. Ecco le nostre finali considerazioni…

Oltre i cieli dell’avventura…

Come già annunciato precedentemente, Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! sono una vera e propria rivisitazione di Pokémon Giallo, uscito quasi vent’anni fa su Gameboy. Il gioco ci permetterà di esplorare la regione di Kanto in compagnia dei nostri Pokémon: la scelta del famoso starter, in questo caso, dipende esclusivamente dalla versione scelta in fase d’acquisto – com’è facilmente intuibile dal nome dei due giochi. Lo starter scelto, che sia Pikachu o Eevee, sarà il nostro inseparabile compagno di viaggio, che potremo curare, accudire e far lottare ma, purtroppo, non far evolvere (sia chiaro, versioni “selvatiche” degli starter saranno catturabili durante le nostre scorribande per il mondo di gioco – esse potranno evolversi naturalmente), tenendo fede al materiale originale proposto dall’anime.

Durante lo svolgimento della storia, rivivremo – in maniera più articolata – gli eventi già visti in Pokémon Giallo, reincontrando gli iconici personaggi che hanno fatto la fortuna dell’anime, dal Team Rocket (con gli immancabili Jessie e James – pronti a partire alla velocità della luce), il Professor Oak e – in versione capopalestra – Misty e Brock.

Dal punto di vista puramente narrativo non aspettatevi stravolgimenti di sorta rispetto al titolo originale. Il target puramente fanciullesco, in questo caso, si fa sentire e siamo ben lontani dalle trame più articolate proposte con gli ultimi due capitoli su Nintendo 3DS.

…lascia senza paura la tua sfera Poké

Inutile dirlo ma la componente che ha subito maggiori “rimaneggiamenti” è sicuramente quella relativa alle meccaniche di gameplay. Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! sono due titoli Pokémon piuttosto atipici. Sebbene la base sia sempre quella ruolistica ormai collaudata – da un ventennio – da parte dei Game Freak, il titolo mescola un po’ le carte, andando ad attingere da quello che è stato il fenomeno mobile del momento: Pokémon GO. A tal proposito è opportuno discutere su quella che è, a conti fatti, la più grande differenza dagli altri titoli della serie: la mancanza di lotte contro Pokémon selvatici. Camminando tra un sentiero ed un altro o, semplicemente, esplorando le diverse grotte della regione di Kanto, vedremo – letteralmente – spuntare dei Pokémon selvatici, che potranno essere approcciati semplicemente muovendo il nostro allenatore virtuale verso di loro. A questo punto verremo catapultati nella visuale degli scontri che, senza neanche viaggiare di fantasie, propone una sorta di visuale simil-Pokémon GO, dove al centro dello schermo troveremo il solo Pokémon selvaggio pronto ad essere catturato.

In Pokémon Let’s Go, la cattura dei Pokémon selvatici ricorda parecchio quella di Pokémon GO.

Proprio come il titolo mobile di Niantic, un cerchio si allargherà e restringerà – ad intervalli regolari – al centro del Pokèmon di fronte a noi e sarà nostra premura lanciare le diverse sfere (che siano Poké Ball, Mega Ball o Ultra Ball – che dovranno essere dosate, come sempre, a seconda della rarità e difficoltà della cattura), cercando di colpire l’interno del cerchio: più piccolo e il cerchio e più alte sono le possibilità di cattura del Pokémon, nel caso il tiro vada a centro. Una volta catturato, il Pokémon entrerà automaticamente in squadra – se disponiamo di slot liberi – oppure, semplicemente, verrà inviato al Box Pokèmon – unico e non più “multi-slot” come i capitoli della serie madre. In maniera molto simile a Pokémon GO, eventuali “doppioni” potranno essere inviati al Professor Oak che, come ricompensa, ci invierà delle caramelle Pokémon. E’ a questo punto che entra in scena l’aspetto più controverso di tutta la produzione Game Freak: la presenza delle caramelle è sì un ottimo espediente per premiare la nostra continua cattura di Pokémon selvaggi ma, ahinoi, il suo utilizzo compromette di molto il già infimo livello di difficoltà, visto che sarà possibile creare versioni “op” dei nostri Pokémon, semplicemente sfamandoli con le caramelle – immaginate di poter creare una versione incredibilmente potente di Caterpie e andare a sfidare la Lega Pokémon, vincendo. Il sistema di progressione ha, di fatto, subito anch’esso l’influenza di Pokémon GO: potremo trovare, in natura, versioni “piccole” e “grandi” della stessa specie di Pokémon, che si differenzieranno uno dall’altro anche grazie ai PL (Punti Lotta) – valore che definisce la potenza di quel determinato Pokémon.

Gli scontri contro gli altri allenatori avvengono in maniera molto simile agli altri capitoli.

Rimaste pressoché inalterate le battaglie contro gli altri allenatori: qui entra in mostra – finalmente – il sistema di combattimento che tanto abbiamo apprezzato nella saga principale, condito dalle solite battaglie a turni, con attacchi dosati tenendo conto di debolezze e livello dei Pokémon avversari.

Dal punto di vista dei comandi, il sistema di cattura dei Pokémon selvatici è interamente basato sui controlli di movimento di Nintendo Switch, sia che decidiate di giocarlo in modalità TV e sia che vi approcciate al titolo Game Freak come un qualsiasi titolo portatile. La cattura risulta abbastanza agevole quando si utilizza la console in modalità portatile – visto che sarà possibile mirare la Poké Ball sia con il giroscopio della console che con l’ausilio dello stick analogico – mentre risulta imprecisa ed estremamente frustrante in “modalità docked”. Su TV potremo, infatti, utilizzare un solo Joy-Con che, a conti fatti, risulta parecchio impreciso sul fronte dei sensori di movimento (non abbiamo una barra sensore come su Wii o WiiU e, per questo, la precisione ne risente parecchio).
Non abbiamo potuto testare la Poké Ball Plus – il controller esclusivo del gioco – che, dopo aver spulciato feedback e recensioni online, risulterebbe molto più affidabile del sistema di controllo a Joy-Con singolo.

Addio Safari…benvenuto GO Park!

Una tra le più evidenti mancanze di Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! è sicuramente quella relativa alle Zone Safari, da sempre aree più prolifiche per la cattura dei Pokémon selvatici. Nei due nuovi titoli su Nintendo Switch, infatti, esse sono state sostituite dai GO Park, sfruttando – appunto – la tanto pubblicizzata connessione a Pokémon GO. Il GO Park è un complesso di strutture in cui i nostri Pokémon potranno essere trasferiti dopo aver collegato il titolo Switch al nostro account di Pokémon GO.
Troveremo il GO Park a Fucsiapoli, una città raggiungibile in una fase già avviata di gioco. All’interno del complesso potremo far scorrazzare liberamente i nostri Pokémon e aggiungerli alla nostra squadra. Attenzione però, una volta trasferiti a Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! i nostri Pokémon non saranno più disponibili all’interno di Pokémon GO e dovranno essere, ovviamente, ricatturati se vogliamo re-inserirli nel team su smartphone.

Agitando il secondo Joy-Con, un nostro amico o familiare potrà darci una manco con le nostre avventure a Kanto.

Una tra le più gradite novità in ambito gameplay è quella del multiplayer locale. Agitando il secondo controller Joy-Con, un secondo allenatore – di sesso opposto al primo – farà la sua comparsa nel mondo di gioco. Il secondo allenatore potrà quindi darci una mano nella cattura dei Pokémon e – ovviamente – fungere da spalla, con un secondo Pokémon, durante le battaglie. Meno gradita, invece, la componente multiplayer online, estremamente limitata e deficitaria che rende, di fatto, l’end game del titolo Switch come uno tra i peggiori della serie targata Game Freak.

You gotta catch’em all!

Il più grande passaggio “generazionale” è indubbiamente riscontrabile nel comparto grafico. Mettendo a confronto quello che è stato Pokémon Giallo al lavoro, svolto dai Game Freak, nel dare vita alla Kanto di Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! si rimane colpiti. Il nuovo motore 3D, utilizzato dallo studio giapponese, sembra quasi la naturale evoluzione di quello visto nelle precedenti iterazioni, grazie ad un character design unico – molto simile all’anime – e ad una modellazione poligonale dei Pokémon assolutamente soddisfacente. A parte qualche evidente calo di frame rate, accusato solo in sporadiche occasioni, il titolo su Nintendo Switch risulta ottimo da vedere sia su TV che in modalità portatile.

Il nuovo motore 3D garantisce un livello di dettagli davvero buono.

Molto buono il comparto sonoro che vanta musiche – riarrangiate – dalla versione originale, in grado di cullarci, letteralmente, tra le onde dei ricordi. Deludenti, invece, gli effetti sonori dei Pokémon che, Pikachu e Evee a parte, presentano i medesimi suoni irrealistici che siamo abituati a sentire da diversi anni.

Concludendo…

Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! sono una valida alternativa, oltre che un piacevole tuffo nel passato, alla saga principale di Pokémon, nonchè pretesto per i ragazzi di Game Freak, per testare appieno le funzionalità della console ibrida di casa Nintendo, in attesa del rilascio del loro prossimo gioco principale – previsto nel 2019. I due titoli Switch risultano longevi (più di 30 ore di gioco per portare in saccoccia l’avventura principale), divertenti e belli da vedere. Abbiamo trovato molto interessante la modalità multiplayer locale e la possibilità di collegare uno o più accounti di Pokémon GO. Il titolo sarà comunque malvisto dagli appassionati storici della saga, date le diverse semplificazioni (e mancanze) in ambito gameplay e progressione, insieme ad un end game tutt’altro che indimenticabile. In attesa di ottenere maggiori informazioni sul prossimo capitolo, il nostro invito per tutti gli appassionati allenatori nel mondo – possessori di Switch – è quello di valutare seriamente l’acquisto: impossibile rimanerne delusi.

CI PIACE
  • La possibilità di riesplorare Kanto su Nintendo Switch, in compagnia di Pikachu o Evee
  • Apprezzabili i punti di contatto con Pokémon GO
  • Multigiocatore locale
  • Ottimo comparto artistico
NON CI PIACE
  • Il sistema di controllo in modalità TV è piuttosto impreciso
  • End game quasi nullo
  • Il sistema di progressione potrebbe far storcere il naso ai puristi
Conclusioni

Nonostante le differenze – e le semplificazioni – dalla serie “madre”, Pokémon: Let’s Go Pikachu! e Pokémon: Let’s Go Eevee! risultano due titoli estremamente godibili, da grandi e piccini. La possibilità di collegare il nostro account di Pokémon GO e la modalità multiplayer locale, sono sicuramente due validi pretesti per prendere parte a questa piccola (grande) avventura nelle coloratissime terre di Kanto.

7.8Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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