Shenmue: Il ritorno di un cult

Sono passati quasi diciannove anni da quando il primo Shenmue fu rilasciato in Giappone su SEGA Dreamcast. La creazione di Yu Suzuki, il cui sviluppo comportò una spesa assai significativa per l’epoca, arrivò in brevissimo tempo a divenire uno dei titoli di punta della console SEGA, pur non riuscendo a raggiungere il successo commerciale sperato. 

Indipendentemente dai numeri, però, Shenmue fu in grado di conquistarsi uno spazio nel cuore dei videogiocatori (soprattutto quelli americani ed europei), oltre che un posto esclusivo nell’intera storia dei videogiochi. Fu il suo gameplay innovativo, infatti, a lasciare il segno, indicando una nuova “via”, un nuovo modo di intendere il gameplay nonché l’intera esperienza di gioco. Un modus ludendi più libero, più “scavato” e ad ampio respiro, entro un contesto narrativo forte e coinvolgente.

La domanda più ovvia, a questo punto, non può che essere: “Cosa avrà mai convinto SEGA a rispolverare i primi due capitoli della sua storica saga?” Niente di meno che una trionfale campagna Kickstarter (datata 2015) per lo sviluppo di Shenmue 3, che coinvolse qualcosa come 69.000 backers. Il risultato? Oltre sei milioni di dollari raccolti.

In attesa del terzo episodio, in arrivo ad agosto 2019, ecco dunque le nostre impressioni relative a questa riedizione di due veri e propri cult videoludici.

Shenmue

Old School, I love you!

Le vicende di Shenmue hanno inizio a Yokosuka, nel 1986. Il giovane protagonista Ryo Hazuki sta rientrando a casa, del tutto ignaro della tragedia alla quale è prossimo ad assistere. Un misterioso uomo cinese ha fatto irruzione nel dojo di suo padre, Iwao Hazuki, ordinando che gli sia prontamente consegnato un certo specchio. Al rifiuto, la situazione degenera irrimediabilmente: lo sconosciuto aggredisce sia il sensei che suo figlio Ryo, mettendoli facilmente fuori combattimento e scoprendo infine il luogo ove è stato nascosto l’oggetto. Prima di andarsene con lo specchio, l’uomo colpirà a morte Iwao, lasciandolo agonizzante. Ha così inizio un percorso di vendetta, che spingerà il giovane protagonista alla ricerca di una traccia da seguire. Chi è quell’uomo? Quale oscuro significato ha lo specchio? E che collegamento ha con suo padre?

Lasciatoci alle spalle questo semplicistico ma doveroso accenno alla trama, andiamo ora a focalizzarci (per quanto possibile) sul gameplay di Shenmue, nonché l’aspetto più rilevante di questa particolarissima produzione.

Se ci limitiamo a una mera analisi obiettiva, l’iter di gioco di Shenmue risulta tripartito. In primis, mediante libera esplorazione della vasta ambientazione di gioco, troviamo la ricerca di informazioni attraverso il semplice colloquio con la gente del posto. Per esempio, all’inizio dell’avventura dovremo individuare qualche abitante che abbia personalmente visto la fatidica “auto nera” dell’assassino. Procederemo allora per tentativi, chiedendo informazioni ai passanti e ascoltando le eventuali testimonianze, le quali ci indicheranno via via la pista da seguire. A questa fondamentale componente dalle tinte investigative vanno poi ad aggiungersi i numerosissimi quick time events e le sessioni di combattimento, con la possibilità di imparare numerose mosse aggiuntive che riveleranno ben presto la loro utilità.

Il mio personale consiglio, tuttavia, è quello di non concentrarsi obbligatoriamente su paletti e/o categorizzazioni forzate. Perché sarebbe un’operazione limitante. Ritengo infatti che il modo migliore per godersi Shenmue consista essenzialmente in un approccio spontaneo e, perché no, spudoratamente curioso. Perché è proprio questo che vi permetterà di coglierne la magia. Siamo nel 2018, e a mio modesto parere continua a essere assai difficile imbattersi in titoli forti di un “contorno” e di un’atmosfera aventi la capacità di “stare in piedi” senza il supporto narrativo. Figuriamoci nel 1999.

Dove sta allora la magia di Shenmue? Nella naturalezza con la quale riesce a rapirti nonostante i pesanti anni sulle spalle. Nelle viuzze della cittadina Yokosuka, nei piccoli segreti che nasconde, nella possibilità di ascoltarne i rumori e di coglierne la vita nonostante sia popolata da una (nemmeno tanto piccola) manciata di npc dai connotati spigolosi. In quella curiosità che solitamente non ti appartiene, eppure ora ti spinge a voler conoscere tutte le loro piccole storie, indipendentemente dalle poche righe di testo loro concesse. In quella sensazione di libertà, di respiro, che a un certo punto non potrà che farti esclamare: “Diavolo, e questo gioco avrebbe 20 anni?!”

Sì, ma ben portati. Ed ecco che di colpo i difetti di Shenmue, che di certo non mancano, non sono più così importanti. Non lo erano ieri e non lo sono oggi, nonostante le rughe.

Shenmue

“Remastered”?

Per quanto concerne l’aspetto tecnico di questa nuova edizione non si può certo dire che SEGA abbia voluto strafare. I miglioramenti “macro” rispetto alla versione originale di Shenmue si limitano infatti a una più alta risoluzione, unita all’immancabile passaggio al formato 16:9 (non durante le cutscenes, però!). Il resto non può che palesare la natura old-gen del titolo, con delle texture e una qualità audio dei dialoghi non proprio “HD” che vanno a sommarsi a un sistema di controllo inevitabilmente datato e macchinoso. 

Quanto appena detto non deve però essere interpretato come un limite. Non saranno certo le “naturali” carenze tecniche a rovinare la fruizione di un titolo a suo modo unico, che ancora oggi non avrà problemi a conquistare quei (nuovi?) giocatori che decideranno di dargli una possibilità.

Shenmue

Concludendo…

Siamo di fronte a un ritorno che, semplicemente, emoziona. Non fatevi intimidire da quella che è una riedizione a dir poco perfettibile, perché sarebbe davvero un peccato: Shenmue è infatti la perfetta dimostrazione che l’aspetto tecnico, nei videogiochi, non è tutto. Perché a volte, in profondità, sotto a un volto segnato dal tempo, può celarsi un giovane cuore che batte più forte che mai.

La parola d’ordine? “Occasione perfetta”.

NB: La valutazione poco più in basso fa ovviamente riferimento a questa nuova “pseudo-remastered”. A proposito dell’opera originale si è già detto abbastanza. O forse no.

 

CI PIACE
  • Un’esperienza unica.
  • Atmosfera eccezionale, per un titolo forte di una profondità di gioco ancora sorprendente.
  • L’occasione perfetta per recuperare due capolavori del passato…
NON CI PIACE
  • … Nonostante un’edizione “remastered” che aggiunge ben poco all’esperienza originale.
  • Il gameplay “naturalmente rétro” potrebbe non piacere a una fetta di giocatori.
Conclusioni

Siamo di fronte a un ritorno che, semplicemente, emoziona. Non fatevi intimidire da quella che è una riedizione a dir poco perfettibile, perché sarebbe davvero un peccato: Shenmue è infatti la perfetta dimostrazione che l’aspetto tecnico, nei videogiochi, non è tutto.

7.9Cyberludus.com
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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.