In principio fu Left 4 Dead, che di fatto rivoluzionò il gioco multiplayer con una forte componente cooperativa. Poi – dopo appena un anno – arrivò Left 4 Dead 2 che migliorò sotto ogni aspetto la formula del predecessore. Gli svedesi Fatshark pensarono bene di poter sviluppare l’idea, che aveva reso celebre il titolo Valve, applicandovi un’ambientazione fantasy (nell’universo di Warhammer, per essere precisi) dando alla vita Warhammer The End Times: Vermintide, titolo che, tutto sommato, si rivelò essere ottimo, ottenendo un notevole successo con 2 milioni di copie vendute.

Quello di cui andiamo a parlare oggi ne è ovviamente il seguito: se volete conoscere le nostre prime impressioni continuate pure a leggere…

La fine dei giorni

La storia di Warhammer: Vermintide 2 è quasi marginale. Ci troviamo durante i primi giorni dell’evento “End Times”, un avvenimento apocalittico che provocherà la distruzione del mondo di Warhammer, dove vengono narrate le gesta degli eroi della città di Ubersreik contro le orde del Clan Fester, gli Skaven (esseri antropomorfi con le sembianze di topi – presi direttamente dal primo gioco) e dei loro nuovi alleati, i Rotbloods della fazione del Chaos (un incrocio tra gli orchi de Il Signore Degli Anelli e degli zombie).
Come anticipato Vermintide 2 è un gioco prevalentemente multiplayer, ma totalmente orientato ad un’esperienza cooperativa: chi ha già giocato i due Left 4 Dead oppure il primo Vermintide si troverà subito a proprio agio, ma se ci fosse qualcuno non avezzo a questa tipologia di gameplay, il concetto in pillole è il seguente: si sceglie una mappa e il proprio eroe, che in questo caso può essere a scelta tra 5 personaggi con caratteristiche molto peculiari (al contrario di L4D dove a parte la skin tutti i personaggi erano equivalenti), si crea un party di 4 giocatori (almeno uno umano, gli altri possono anche essere BOT guidati dalla IA) quindi la squadra deve percorrere numerosi livelli a sfondo fantasy in prima persona, massacrando intense ondate di mostri che vi si presentano davanti.
Al momento del lancio sono incluse in tutto 14 mappe (3 capitoli di 4 missioni l’uno, più il tutorial e l’epilogo), ma è probabile che saranno aggiunte delle campagne aggiuntive in futuro tramite DLC separati.

Con questo secondo capitolo sono stati introdotti forti elementi RPG che ci permetteranno di personalizzare pesantemente i personaggi durante i nostri viaggi: completando le missioni a seconda di alcuni obiettivi (tempo impiegato, oggetti speciali raccolti, etc.) si ottengono punti esperienza che ci permettono di salire di livello e ci verrà inoltre consegnato un forziere che sarà più o meno prezioso a seconda di quali obiettivi secondari si sono raggiunti durante la missione stessa. Negli scrigni si trovano armi, amuleti ed altri oggetti magici che potranno essere indossati per potenziare il nostro personaggio, mentre quelli inutilizzati possono essere distrutti per ottenere materiale grezzo che ci permetterà di costruire nuove armi. Se quest’ultima parte vi suona familiare avete probabilmente giocato a Diablo 3 – anche in questo caso dobbiamo dire che l’influenza del titolo Blizzard è decisamente presente – e non può fare altro che piacere.

Considerato che i 5 personaggi salgono indipendentemente di livello, sono tutti dotati di 3 distinte classi che cambiano radicalmente lo stile di gioco e ognuno possiede armi e abilità peculiari, possiamo asserire che c’è tanta carne al fuoco.
Rigiocando le mappe, inoltre, scoprirete che le orde di nemici che si susseguono sono sempre differenti: a volte in un determinato punto spunterà un’orda del Chaos, a volte di Skaven, a volte nulla, e questo in un certo modo aiuta ad abbassare la sensazione di ripetitività.

Violenza allo stato puro

Se cercate un gioco d’azione questo fa decisamente per voi – le missioni sono al cardiopalmo, si inizia lentamente con pochi nemici male organizzati, ma in seguito un crescendo di orde si succedono senza interruzioni e vi ritroverete a fendere la vostra arma per minuti interi senza mai fermarvi, mentre arti e interiora attraversano lo schermo e schizzi di sangue macchiano il monitor e impedendovi di prendere la mira. Da questo punto di vista il gioco si distingue positivamente – dobbiamo dire che gli scontri sono molto appaganti e la sensazione di dolore fisico che viene inflitta è molto marcata, ma allo stesso tempo la dinamica degli scontri è molto elementare – utilizzare un’arma piuttosto che un altra è solo una questione di preferenza e non di tattica, e molto spesso vi ritroverete a cliccare all’impazzata senza sapere bene cosa stiate colpendo. L’interazione con il paesaggio, purtroppo, ci ha lasciati un po’ con l’amaro in bocca, limitandosi esclusivamente all’apertura di qualche porta, ceste o con gli elementi necessari per completare la missione di turno. Inoltre, succede spesso di venire bloccati da un gradino alto 20 cm costringendoci a girarci intorno. L’unione di questi fattori mina pesantemente l’illusione di immersione: certo, è lecito non aspettarsi il parkour di Dying Light, ma limiti come questi al giorno d’oggi risultano un po’ anacronistici e fanno storcere il naso.
La qualità delle mappe è decisamente buona, ma benché in generale siano state realizzate molto bene alcune sono un po’ dispersive e ci si perde con facilità, forse gli sviluppatori volevano infondere una vaga sensazione di libertà, ma ci abbiamo trovato poco senso dato che tutte le missioni sono assolutamente lineari e il territorio esplorabile è sempre ben delimitato.

Sul comparto tecnico il gioco si comporta egregiamente. La grafica è molto dettagliata e fluida, mentre i paesaggi e le mappe sono molto vari e curati. I nemici sono particolareggiati ed animati molto bene, peccato non ve ne sia una grandissima varietà: a parte la classica fanteria che rappresenta la “carne da macello” si incontrano alcuni mostri elite, alcuni speciali e i boss di fine capitolo. Per la natura del gioco, purtroppo, una volta presa familiarità con i vari tipi di nemici (diciamo dopo 2-3 ore di gioco) si avrà la sensazione di affrontare sempre gli stessi avversari.
Il comparto audio non è niente di eccezionale ma fa il suo dovere, con dei buoni effetti sonori, un doppiaggio più che decente (solo in inglese ovviamente) e delle buone musiche che mutano dinamicamente durante la missione e contribuiscono ad aumentare il coinvolgimento.

Concludendo…

Warhammer: Vermintide 2 è un buon gioco che eccelle davvero sulla componente action, grazie a combattimenti brutali, violenti – resi magnificamente grazie al supporto del motore Bitsquid – con una piacevole aggiunta delle componenti loot/RPG, ma fa parte di un genere che rischia di risultare monotono.
Come per tutti i giochi multiplayer, anche questo riesce a dare il meglio se giocato con amici, ma vista la sua disposizione cooperativa è possibile tranquillamente unirsi ad un party casuale e divertirsi senza rinunciare a nulla.

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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!