Il gioco che andremo a recensire oggi è uno strategico/gestionale rilasciato da pochi giorni che, come avrete già senza dubbio capito, è ambientato su Marte, e fornisce un assaggio su come potrebbe avvenire la colonizzazione del Pianeta Rosso. Sviluppato da Haemimont, software house bulgara che ci ha regalato tra gli altri Victor Vran e gli ultimi tre titoli dellla famosa serie Tropico, siamo pronti a dirvi la nostra su Surviving Mars.

Scopriamo insieme se sopravvivere su Marte sarà dilettevole come per Matt Damon …

Un nuovo inizio

Il tema Marte può essere senza ombra di dubbio annoverato tra quelli più ricorrenti degli ultimi anni, a cominciare con The Martian di Ridley Scott e a seguire la mini-serie Mars che ha cercato di immaginare la sua colonizzazione forse nel contesto più scientifico mai applicato, senza considerare che sembra sia ripartita la corsa allo spazio da parte di Elon Musk e la Russia.
Surviving Mars, nella fattispecie, prende spunto da alcune teorie moderne che predicono la costruzione del primo habitat per ospitare la vita umana, da parte di droni intelligenti spediti anni prima dell’uomo.

Il gioco inizia senza troppi fronzoli: ci si para davanti quasi subito il menu iniziale e dopo aver selezionato i parametri di partita (difficoltà, etc.) si comincia con l’atterraggio del vostro primo shuttle, che conterrà 3 mezzi speciali ed un certo numero di droni e rifornimenti per iniziare la costruzione della colonia.
Sotto la nostra guida i piccoli robot costruiranno fonti di energia (pannelli solari, pale eoliche, etc.), cavi elettrici per trasportarla tra gli edifici, depositi per i materiali e degli estrattori per ricavare le risorse iniziali. Dovremo cercare dell’acqua sottoterra – se saremo fortunati – oppure dall’aria tramite degli estrattori di umidità, e creare dell’ossigeno da depositare in serbatoi dedicati, che andranno opportunamente collegati al resto delle infrastrutture tramite tubature. La logica di costruzione degli edifici – e delle infrastrutture – è sinceramente gratificante ed è davvero semplice posizionare le strutture, i depositi e le reti di collegamento cercando di mantenere una certa simmetria e lasciando spazio per future espansioni – in questo il gioco brilla davvero.
Non aspettatevi di poter trasportare degli esseri umani nell’ambiente ostile offerto da Marte per almeno 1 o 2 ore di gioco, perché ovviamente va tutto preparato a dovere – non vogliamo certo che una volta atterrati i nostri amici coloni muoiano di fame o soffochino per mancanza di ossigeno!
Il terreno di Marte (generato casualmente ad inizio partita) è diviso in 100 settori. Tra i nostri compiti vi è quello di effettuare la scansione di ognuno di essi per individuare le risorse utili e decidere quindi da che parte espandere la colonia; durante le scansioni talvolta si possono incontrare delle “anomalie”, che vanno analizzate tramite il nostro mezzo radiocomandato “explorer” e fungono un po’ come le carte “imprevisti” del Monopoli – una volta analizzate potrete ottenere una o più tecnologie senza bisogno di ricercarle, oppure sbloccarne di totalmente nuove (le “svolte”, breakthrough in inglese), o recuperare grosse quantità di risorse, oppure semplicemente nulla.

Mentre i droni sono interamente guidati dalla intelligenza artificiale, i 3 mezzi accennati prima vanno comandati dal giocatore ed ognuno ha una funzione precisa: come dicevamo, il mezzo “explorer” serve per analizzare le anomalie che verranno trovate durante le scansioni del terreno, mentre il “transport” permette di raccogliere e trasportare un limitato numero di materiali. Il veicolo “rover”, infine, contiene un certo numero di droni e funge praticamente da “hub” mobile (ne parleremo più avanti).

Nonostante la distanza, non saremo mai isolati dalla Terra: da casa, i nostri colleghi scienziati continueranno a sviluppare la tecnologia a nostra disposizione, tramite la ricerca scientifica che nel gioco rappresenta il fattore progressione. Ci sono 6 file di macro-tecnologie che potranno essere attivate gradualmente per permetterci di sbloccare nuovi edifici ed ottimizzare la produzione di risorse.
Gli aiuti non finiscono qui, dato che avremo a disposizione un certo numero di shuttle che potranno portarci materiale e personale aggiuntivo sulla base delle nostre esigenze, ma che ovviamente avrà un costo, senza considerare che una volta atterrati andranno riforniti di prezioso carburante per poter tornare indietro (per questo, sarà molto importante gestirli con parsimonia). In seguito è possibile guadagnare denaro aggiuntivo estraendo metalli preziosi dal sottosuolo, e rimandandoli sulla Terra con gli stessi shuttle.

Surviving Mars include una decisa componente di sopravvivenza. Non potrete infatti sedervi sugli allori dato che è tutto precario – le fonti d’acqua e le cave di cemento si esauriranno molto prima di quanto crederete, e lo stesso vale per i modesti depositi di metallo che si trovano comodamente in superficie: dovrete continuamente fare evolvere la colonia, espanderla, e qui iniziano i problemi.

Iniziamo col dire che manca un tutorial vero e proprio, ed in questo caso è davvero una cosa negativa. L’unica forma di aiuto che riceveremo si materializza sulla parte superiore dello schermo dove, saltuariamente, comparirà qualche suggerimento che cercherà di indirizzarci sulla strada giusta da seguire, ma francamente li abbiamo trovati più fastidiosi che utili, dato che coprono parte dello schermo e di norma indicheranno cose che avremo già dovuto scoprire in autonomia.

Tutto il sistema dei droni è una vera spina nel fianco – in Surviving Mars il nostro ruolo primario non sarà quello di dare ordini alla squadra, ma studiare la logistica attraverso i droni. Sono loro che prendono i materiali e li portano in giro per la coloniae che costruiscono – e riparano – i macchinari. Ognuno di essi è assegnato ad una costruzione denominata “drone hub”, che ha un raggio di copertura limitato, ma al contrario di altri giochi come Factorio, dove evidentemente per la IA hanno investito più acume, qui purtroppo i nostri automi non possono prelevare le risorse se queste non sono esattamente entro il loro specifico raggio di operatività. Per farli funzionare saremo costretti a posizionare dei depositi di materiali dove le aree di azione dei vari HUB si sovrappongono, sperando che siano abbastanza furbi da spostare gli oggetti avanti ed indietro. Ci è capitato spesso di vedere un edificio guasto, con attorno cinque droni completamente fermi, solo perché il materiale necessario alle riparazioni è presente in abbondanza “2 centimetri” fuori dalla loro area di controllo, ed è davvero imbarazzante per un gioco basato quasi interamente su questo.
I coloni a volte si comportano in modo non dissimile, dato che l’assegnazione dei lavori sembra casuale e spesso scelgono il lavoro meno adatto sulla base delle proprie abilità. Tutto questo rende l’esperienza un po’ frustrante: a volte le cose non funzionano, ma non per causa nostra, solo perché o non ci è stato spiegato qualcosa, oppure un errore del gioco lo impedisce.

Bellezze marziane

La grafica del titolo bulgaro è interamente in 3D ed è davvero incantevole. Senza gridare al miracolo, Surviving Mars fa davvero il suo dovere ed ogni costruzione o mezzo è reso con dignità ed animato di conseguenza. Al massimo livello di zoom si può addirittura entrare dentro le case e apprezzare il livello di dettaglio offerto: si assiste alla vita dei coloni che parlano, si allenano, lavorano – è tangibile che, anche su questo aspetto, è stato svolto un lavoro molto rigoroso.
Le giornate marziane (i SOL) si susseguono con un gradevolissimo effetto di luce e ombra delle montagne che si spostano sulla mappa, il paesaggio è davvero molto realistico e piacevole; con una scheda video di media potenza potrete tranquillamente giocare al massimo del dettaglio e non abbiamo notato rallentamenti degni di nota.

Sul comparto audio abbiamo una serie di musiche di sottofondo molto ispirate che ci tengono compagnia durante il gioco, e c’è da dire che, anche dopo lunghe sessioni, non risultano mai tediose grazie alla molta varietà. Gli effetti sonori sono davvero minimali e quasi assenti, si limitano ai tradizionali beep di interazione con l’interfaccia e poco altro.

Conclusioni…

Tutto sommato Surviving Mars non ci è dispiaciuto. Nonostante i suoi difetti la base è molto solida, il gioco è piacevole e le meccaniche di costruzione sono davvero interessanti: espandere la colonia è davvero un processo appagante – molti titoli dello stesso genere vi potrebbero prendere qualche spunto.
La mancanza del tutorial è un difetto su cui dopo le prime fasi tutto sommato si può chiudere un occhio, mentre i problemi di IA sono più seri e andrebbero indirizzati.
Ovviamente non essendo un Early Access non ci possiamo aspettare stravolgimenti strutturali, ma se gli sviluppatori riuscissero ad aggiustare tutti i grattacapi menzionati nella recensione sarebbe un gioco che varrebbe davvero la pena acquistare.

CI PIACE
  • Grafica attraente
  • Meccaniche di costruzione appaganti
NON CI PIACE
  • Niente tutorial
  • IA molto acerba
  • Niente testo in italiano
Conclusioni

Un gestionale con un’ottima grafica, una solida base e delle ottime idee che però soffre di seri problemi di giovinezza, ma che con un po’ di tolleranza può comunque regalare lunghe sessioni di divertimento. Allo stato attuale delle cose forse era meglio rilasciarlo in Early Access – con un prezzo inferiore – per renderlo più appetibile.

7.4Cyberludus.com
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Gabriele Priarone
Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!

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