Dopo una fase in Early Access durata appena 3 mesi (era stato rilasciato anticipatamente in occasione dello scorso Halloween), ecco a voi Remothered: Tormented Fathers, survival horror partorito dalla fervida immaginazione di Chris Darrill che creò la storia ed i personaggi oltre 10 anni fa. Sviluppato dall’italianissima Stormind Games, vediamo insieme se Remothered: Tormented Fathers è riuscito a tenere fede alle altissime aspettative che ha generato negli scorsi mesi.

Is it all true?

Durante l’introduzione sarete edotti su alcuni retroscena della storia, e vi sarà presentato il vostro personaggio: la dottoressa Reed, ormai anziana, che in un futuro non ben precisato racconta la storia che state per vivere quando lei aveva circa 35 anni. Il primo pensiero che sovviene subito è che questo non è esattamente il genere di protagonista che ci si aspetta da un survival horror: è una comune donna in gonna, tacchi e borsetta, e non ha certo la prestanza fisica per affrontare i terrori che ci aspettano. Questa scelta, forse inizialmente sconfortante per alcuni, fornisce invece un forte senso di affinità nel contesto del gioco e dopo i primi minuti non sentiremo la mancanza di una presenza maschile “forte”.

Remothered si presenta con una classica visuale in terza persona, con la telecamera alle spalle della protagonista ma liberamente ruotabile tramite l’utilizzo del mouse/stick destro. Dopo la fase iniziale – praticamente guidata – che funge da tutorial, inizierà il gioco vero e proprio. Senza dilungarci troppo, per non rovinarvi la storia, sappiate solo che la nostra eroina entrerà di nascosto nella dimora del malaugurato signor Felton con lo scopo di scoprire cosa è accaduto alla figlia dello stesso, sparita mesi or sono senza lasciare traccia. Per gran parte del gioco il movente della donna resterà un’incognita – solo in un secondo momento ci verrà fornito un doveroso contesto.
L’intero gioco si svolge all’interno di un enorme casale suddiviso su diversi piani con tanto di ascensore. La prima parte dell’avventura (a nostro avviso la più avvincente e curata) ci vedrà sgattaiolare per la oscura struttura, sottraendoci alla vista del sig.Felton (che se ne va in giro indossando esclusivamente un grembiule da lavoro, un paio di stivali di gomma e un affilato falcetto) nel tentativo di raccogliere indizi e risolvere l’enigma sulla sparizione della ragazza.

Lo stile di gioco ovviamente si ispira tantissimo ai Silent Hill e Resident Evil dei bei tempi, con un pizzico di Outlast, Amnesia e Alien Isolation. In questo caso non aspettatevi di vedere la nostra cara dottoressa imbracciare un canne mozze dato che le uniche forme di difesa sono composte da oggetti di uso comune sparsi in tutta la casa (le armi presenti in Remothered sono suddivise in 2 tipologie,  i “diversivi” – utili per rallentare l’assalitore – e le “armi da difesa”, necessarie a sfuggire alla presa del maniaco di turno).
L’utilizzo dei suddetti oggetti è fondamentale per salvarvi la vita specialmente nella fase iniziale del gioco che, come abbiamo accennato, è sicuramente la più riuscita dato che il senso di oppressione è davvero ai massimi livelli e più di una volta ci si ritroverà a fare dei balzi sulla sedia.
Durante questa prima parte è possibile salvare la partita esclusivamente in 3 posizioni ben definite nella casa, ovvero tramite speciali specchi. All’inizio il save system potrà sembrare sconfortante, ma i punti di salvataggio sono stati collocati in punti molto strategici che garantiscono un giusto compromesso tra comodità e angoscia, non minando affatto il fattore divertimento.

La seconda parte dell’avventure, quella conclusiva che è stata resa disponibile dall’uscita ufficiale del gioco (9 Febbraio), è senza dubbio la più debole – visto che per gran parte del tempo si riduce ad un processo di “apprendimento empirico” dove un semplice errore causerà la morte immediata della protagonista, con l’immancabile ritorno all’inizio della partita salvata. Non vi nascondiamo che è stato davvero frustrante rifare più volte lo stesso percorso.
Inoltre, come in tutti i giochi di questo tipo, è impossibile a volte non provare un senso di impotenza di fronte al nostro avversario, che palesemente comparirà vicino a voi nei momenti più inaspetti. Anche Remothered non è privo di questo effetto “sorpresa”, anche se meno marcato rispetto ad altri titoli dello stesso genere.

Brividi di paura

Remothered sfrutta il motore grafico Unreal Engine 4, che garantisce prestazioni ed affidabilità (su una scheda di media potenza giocherete tranquillamente con dettagli massimi e risoluzione Full-HD). Non finiremo mai di elogiare la resa degli ambienti e dei giochi di luce: i modelli dei vari personaggi sono generalmente buoni ma la qualità delle animazioni è altalenante specialmente durante i video CG precalcolati. In generale, comunque, ci ha fatto un’ottima impressione: abbiamo di fronte un gioco proposto oggi al prezzo tipico dei giochi indie, ma che ha tutte le carte in regola per essere messo a fianco di titoli AAA di ben diversa levatura finanziaria.

Un degno regista horror che si rispetti (sia esso film o videogioco) sa che il comparto audio è fondamentale per trasmettere le giuste emozioni allo spettatore, e Chris Darril evidentemente lo sa: il comparto audio di Remothered può vantare la presenza della compositrice giapponese Nobuko Toda che ha già lavorato per altri titoli di primissimo livello (Final Fantasy, Metal Gear Solid e Halo) e Luca Balboni, responsabile della scrittura di gran parte delle canzoni presenti. In generale si può dire che la colonna sonora è davvero perfetta per questo titolo, capace di incalzare in maniera superba all’avvicinarsi del bruto di turno e vi assicuriamo che quando sentirete lo stridio dei violini che sale vi verranno le palpitazioni.
I rumori ambientali e gli effetti sonori sono davvero curatissimi a tutti i livelli: i passi dei cattivi, il suono del temporale e lo strepitare di cani che abbaiano in lontananza sono stati resi magistralmente. Sin dai primi minuti di gioco inoltre, è esaltante udire che suoni e voci che vengono ammortizzati quando attraversano muri o pavimenti : il tutto contribuisce davvero a creare un ambiente vitale e realistico.

Il doppiaggio (al momento disponibile esclusivamente in inglese, non è chiaro se sarà doppiato in altre lingue) è molto buono. Ogni personaggio è reso decorosamente e la recitazione dei dialoghi non presenta incertezze.

Siamo incappati in un paio di occasioni in sporadici bug, ma che non precludono assolutamente il divertimento – solo una volta siamo stati costretti a ricaricare la partita perché il personaggio era rimasto “incastrato” in un muro dopo uno sfortunato assalto da parte del mostro di turno.

Concludendo…

Remothered ci è davvero piaciuto, è innegabile. Un’offerta ludica di circa 8-9 ore di gioco pieno, (se non utilizzate una guida, ovviamente) di cui circa 6 solo per la prima parte, dovrebbe essere sufficiente per soddisfare i palati dei giocatori più esigenti.
Volendo trovare il pelo nell’uovo, per alcuni fanatici del genere la storia potrebbe sapere di “già visto”. Poco apprezzabili alcune scelte di design relative alla seconda parte del gioco che, per sua concezione, risulta a tratti snervante (c’è un breve passo dove sembra davvero di giocare al celebre Dragon’s Lair su laser disc).
In definitiva Remothered è un titolo che merita tutta l’attenzione degli amanti del genere survival horror perché riesce a fondere magistralmente stili diversi, offrendo una storia intrigante e ricca di colpi di scena.

In breve
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Gabriele o “Gabe” per gli amici, è un informatico di professione ed inguaribile videogiocatore. Cresciuto a colpi di Commodore 64 ed Amiga è papà di due bellissimi bimbi che ormai gli rubano quasi tutto il tempo. La sua passione sono l’informatica, il cinema, la musica ed un giorno spera di finire e vedere pubblicato il suo primo videogame … quando trova il tempo!