Dragon Quest VII – Frammenti di un mondo dimenticato – Recensione

Un grande classico mai arrivato in Europa… fino ad ora!

Molti associano alla genialità la capacità di innovare, se non addirittura trasgredire, presentando qualcosa di completamente nuovo agli occhi di un pubblico ormai assuefatto dai consoldati meccanismi della “normalità” ludica. Ma la genialità, e di ciò siamo convinti, puo’ esprimersi anche nella riproposizione di elementi abusatissimi, semplificando là dove è necessario e rendendo più profonde alcune meccaniche, il tutto senza alterare la riconoscibilità del prodotto e sconvolgere chi, con quel genere di titoli, era cresciuto. Tra i maestri di quest’arte troviamo sicuramente chi ha permesso alla saga di Dragon Quest di rimanere, fino ad oggi, praticamente uguale a sé stessa, configurandola come la più conservatrice tra le serie JRPG oggi presenti sul mercato. Minimizzare i cambiamenti è stato, per certi versi, il segreto del successo della Enix, la quale si è ritrovata tra le mani, e senza far praticamente nulla, un prodotto di qualità già differenziato rispetto a un mercato alla continua ricerca di cambiamento – una ricerca a quanto pare decisamente fallibile, cosa ben testimoniata dal declino che Final Fantasy sta vivendo.

Quello che abbiamo tra le mani si innesta sullo stesso solco della “strategia commerciale” di cui sopra, ovvero nulla di davvero nuovo neanche con “Dragon Quest VII – Frammenti di un Mondo Dimenticato”, che su 3DS ripropone per la prima volta in Occidente le stesse identiche meccaniche che, quindici anni fa, segnarono il successo del titolo sulla prima PlayStation in terra del Sol Levante. L’unica vera differenza dal punto di vista sostanziale è che il titolo, snellito e reso leggermente più accessibile dal punto di vista ludico, riesce ad essere competitivo anche nel 2016, forte di un motore grafico interamente tridimensionale e – fattore non da poco – una localizzazione completa in italiano di un testo che ha dell’incredibile sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Vediamo insieme come si è comportata Square Enix con questo attesissimo remake.

 

Dragon Quest VII

 

Non solo complessità e intrighi di corte

In contrasto con l’attualissima “sindrome da Game of Thrones” e in linea con la consuetudine della serie, Dragon Quest VII – Frammenti di un Mondo Dimenticato non propone l’ormai abusata formula della vicenda romantica che si innesta in un intreccio pseudo-politico dai toni cupi alla quale i vari capitoli di Final Fantasy ci hanno abituati, bensì offre una classica epopea di stampo fantasy, nel senso più stretto del termine, nella quale saremo chiamati a svelare un mistero, scovare il cattivo e infine sconfiggerlo.

Vestiremo i panni di un eroe dalla tunica verde (no, non è chi pensate voi…), abitante di un piccolo villaggio dell’unica isola apparentemente esistente al mondo: Estard. In compagnia di due amici, il principe Keifer e la maga Maribelle, presto faremo la scoperta di un misterioso passato che vedeva il grande mare costellato da una moltitudine di isole, ora misteriosamente scomparse.

L’unico modo per raggiungerle sarà quello di ritrovare e riunire frammenti di mappa che vi permetteranno di viaggiare indietro nel tempo e far visita agli abitanti delle suddette isole prima che scompaiano. Dietro tutto questo c’è una forza oscura e maligna, e voi sarete chiamati a scovarla e, possibilmente, sconfiggerla.

Di una semplicità disarmante, ma al contempo pregna di un fascino e di un’atmosfera difficili da spiegare a parole.

 

Dragon Quest VII

 

Meglio andarci piano con l’innovazione

Come è facile evincere dal breve “riassuntino” della storia, i toni con la quale è raccontata sono così sognanti e fanciulleschi da poter essere troppo difficile da apprezzare per qualcuno. È possibile sia un ostacolo anche l’eccessivo gusto “orientale” con la quale sono state concepite alcune situazioni e le macchinose fasi di gioco che vi si presenteranno. Un esempio fra tutti: prima di affrontare il combattimento con il primo mostro, non passerà meno di un’ora e mezza, passata interamente a spostare il vostro alter ego sull’isola di Estard e a leggere gli interminabili dialoghi.

I ritmi lenti non sono che il riflesso di una longevità che invece ha del leggendario. Si potrebbe dire che Dragon Quest VII – Frammenti di un Mondo Dimenticato sia, senza timore di smentita, il gioco di ruolo giapponese più longevo dell’intera generazione ludica. Infatti per arrivare alla fine del titolo occorreranno all’incirca centoventi (!) ore di gioco, sufficienti a portare a termine l’avventura principale, dedicandosi senza strafare al potenziamento del proprio personaggio. Non osiamo immaginare la conta delle ore per completarlo in ogni sua sotto-quest, in tal caso non fatichiamo a credere si possa arrivare con una certa scioltezza alle duecento (!!!) ore di gioco.

La ricerca di potenziamento attraverso il grinding più sfrenato, marchio di fabbrica dello stile più tradizionale del genere, è un fenomeno fortemente ridimensionato soprattutto dall’abbassamento drastico della difficoltà rispetto al capitolo originale. Per la prima metà del gioco, infatti, gli scontri con i mostri e le battaglie con i boss sono decisamente più veloci rispetto al solito, cosa che rende più facile il livellamento delle classi che, da un certo punto in poi, si sbloccheranno e la cui cura diverrà vitale per l’intera economia di gioco. Ognuna di esse offre possibilità di specializzazione peculiari e scegliere attentamente quali utilizzare e potenziare è fondamentale per raggiungere equilibrio nel party. Un gruppo composto da soli “mazzuolatori” difficilmente supererà i nemici con resistenze fisiche, così come troppi maghi potrebbero rendere la compagnia debole nei confronti di mostri dalla buona resistenza magica. Il raggiungimento del suddetto equilibrio è praticamente imprescindibile quando affronterete la seconda metà del gioco (all’incirca dopo almeno 40-50 ore), ovvero quando il grado di sfida si fa leggermente più ostico e il gioco prende una piega decisamente più interessante.

 

Dragon Quest VII

 

Un tentativo di snellimento, riuscito però solo a metà, riguarda la scomparsa degli incontri casuali: ora i nemici sono visibili sulla mappa e la battaglia comincerà solo permettendo uno scontro fisico tra il proprio avatar e quello del mostro. Se questa è una cosa decisamente funzionale quando l’area da attraversare è ampia, i cunicoli dei dungeon rendono pressoché impossibile evitare qualsiasi scontro, “bypassando” il tentativo di rendere il gameplay più snello e asciutto, accentuando anzi la frustrazione a causa di un backtracking obbligato, degno dei metroidvania meno ispirati.

Ma se tutte queste magagne possono essere “perdonate” relativamente alla soggettività del gusto del giocatore, un solo aspetto ci ha fatti storcere il naso in senso assoluto. È rimasta immutata la gestione macchinosissima dell’inventario, a parer nostro il passo più falso che i ragazzi di Square Enix potessero fare. Per poter far utilizzare un oggetto, arma, indumento ad un personaggio sarà necessario prima spostarlo dalla borsa all’inventario del personaggio stesso, per poi entrare in un’apposita sezione del menu per equipaggiarlo. Gli acquisti, le vendite e il loot diventano così momenti di stress, reale e assai poco piacevole, inspiegabile soprattutto alla luce del fatto che il 3DS dispone di un utilissimo touchscreen… c’è bisogno di dire altro?

 

Dragon Quest VII

 

Di prepotenza nella terza dimensione… “come una catapulta”!

Passando a considerazioni di carattere tecnico, il lavoro svolto sull’engine di Dragon Quest VII – Frammenti di un Mondo Dimenticato è encomiabile. Interamente tridimensionale, riesce a gestire con una certa scioltezza l’intera struttura di gioco, complice forse anche la limitatezza del progetto originale, interamente in due dimensioni e poverissimo dal punto di vista dei dettagli da riprodurre.

Qualche brutto effetto pop-up degli alberi in lontananza e qualche rallentamento quando i nemici a schermo cominciano ad essere una decina è tenuto a bada dalla tendenza della telecamera a posizionarsi più in alto del punto di vista dell’eroe, una furbata non da poco che sottolinea la capacità della software house di gestire le limitate risorse hardware della portatile di Nintendo.

L’effetto cel-shading delle texture è praticamente perfetto nella restituzione dello stile inconfondibile dei personaggi del grandissimo Akira Toriyama. Nonostante la ripetizione dei modelli – a tratti disturbante – forte è la profusione di personalità che, a distanza di anni, non accusa alcun tipo di stanchezza. Meno bene sul fronte delle texture ambientali, quasi sempre poverissime di dettagli e in bassa risoluzione.

Dal punto di vista sonoro ci troviamo di fronte alla solita, altissima qualità compositiva dei temi che han reso indimenticabile la serie classica, purtroppo però castrati da un passaggio da qualità digitale a compressione midi. Ma si tratta pur sempre di una console portatile… quindi gliela perdoniamo.

 

Dragon Quest VII

 

Concludendo…

Dragon Quest VII – Frammenti di un Mondo Dimenticato è il capitolo più grande della serie, quello con il maggior numero di quest da affrontare e di luoghi da visitare. Riesce a divertire il giocatore più smaliziato grazie alla qualità delle situazioni in cui il giocatore si imbatte, ma attraverso l’operazione di delicatissimo svecchiamento alla quale il gioco è stato sottoposto, ora è in grado di divertire anche il novizio. Incredibile è la qualità del lavoro artistico – anche se i toni fanciulleschi potrebbero non piacere a tutti – e di localizzazione dell’enorme quantità di testo. Purtroppo resta qualche dubbio sulla macchinosità dell’inventario, una piccola cosa che avrebbe potuto incidere tanto sulla godibilità di fruizione del titolo, invece trascurata in modo davvero inspiegabile. Se siete disposti a passarci sopra, vi aspetterà un mese di scorribande intensissimo…

CI PIACE

– Un gioco letteralmente enorme

– Accessibile e divertente

– Atmosfera squisitamente classica…

NON CI PIACE

– Atmosfera per molti ma non per tutti

– Gioco lento a decollare

– Gestione dell’inventario inspiegabilmente pessima

Conclusioni

Nonostante tutte le critiche mosse in sede di recensione, Dragon Quest VII rimane un gioco storico e, senza ombra di dubbio, uno dei migliori esponenti dei giochi di ruolo sul 3DS.

8Cyberludus.com
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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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