Next Gen, ovvero vecchie idee in altissima definizione

Partiamo dal presupposto che l’unica cosa veramente sorprendente dell’attuale Next-Gen (partiamo con un bell’ossimoro va) è il prezzo. Per il valore dei singoli componenti e i vari costi di assemblaggio e distribuzione, le due console di nuova generazione, Xbox One e Playstation 4, costano veramente poco. Abbiamo escluso da questo preambolo Wii U semplicemente perché, dal punto di vista prestazionale, la console Nintendo è assolutamente fuori tempo massimo e, tutto considerato, piuttosto esosa in termini di centesimi per poligono.

Tanto rumore per nulla

Il prezzo ridotto è, per il momento, l’unica vera novità proposta dai due colossi dell’intrattenimento digitale. Mentre i PC manufacturers cercano disperatamente di recuperare terreno e mercato, creando ibridi mostruosi PC-Console (Steam Machines che si moltiplicano come negozi cinesi), i produttori di console fanno esattamente l’opposto. Prendono una scatola dall’aspetto accattivante, la riempono di componentistica midrange appena appena modificata e….più o meno è tutto qui. Ancor peggio, andando a guardare, pezzo per pezzo, ogni singolo componente delle due avversarie scopriamo che sono gli stessi. Non simili. GLI STESSI. Certo Microsoft ha Kinect, un oggetto tanto affascinante quanto incredibilmente inutile (grandi potenzialità, ma scarse applicazioni fattuali), che fortunatamente i signori di Redmond hanno recentemente reso opzionale decurtando 100 euro dal prezzo finale di Xbox One. Ok, Sony ha l’impronunciabile Sixaxis (versione rivista e corretta), una tecnologia interessante ma mai veramente sfruttata o, almeno, non significativamente. Queste due signature technologies sono però vecchie di una generazione, cosa c’è di nuovo in pentola? La risposta è poco o niente. Microsoft ha cercato di sorprendere con paroloni ed effetti speciali tirando fuori il Cloud Computing, una tecnologia che permetterebbe di delegare molte delle operazioni più pesanti a unità di calcolo remote per aumentare esponenzialmente le prestazioni dei giochi. Balle. O meglio, mezze verità. Se da una parte il Cloud Computing non è niente di avvenieristico ma qualcosa di assolutamente fattibile, la pesante dipendenza dalla qualità della connessione, cui si aggiunge la non chiara distribuzione del workload di un numero potenzialmente infinito di utenti su un numero assolutamente finito di servers, e l’incertezza dell’integrazione con applicativi third party (la gran parte dei giochi), renderebbero la tecnologia quantomeno “chimerica”. Su questo punto vale la pena di citare il programma Playstation Now, un servizio di “Cloud Gaming” che permetterebbe di giocare ai titoli di almeno due generazioni (Ps3Ps4) senza dover necessariamente possedere né una copia fisica del gioco, né la macchina per giocarci. Difficile definirla una caratteristica generazionale, vista la supposta separazione da una specifica piattaforma, ma senza dubbio l’idea è interessante: gaming servers che sostituiscono un acquisto da 400 euro e ci streamano (anglicismo neologico creato ad-hoc) contenuti next-gen per il nostro giubilo videoludico. Bello, bello ma, ancora una volta, difficile. Sì, perché l’architettura necessaria per reggere in piedi l’ambaradan dovrebbe essere, per forza di cose, non meno che perfetta e, come ormai abbiamo capito da tempo, la perfezione non è di questo mondo. Anche in questo caso va poi considerata la natura capricciosa (allarme eufemismo) delle connessioni nostrane, statisticamente inadatte per una mole tanto considerevole di dati. Tutto questo, ovviamente, valutando i prezzi della beta di Playstation Now come “sperimentali”, inteso nell’accezione di “assurdamente esosi”. Tralasciamo volontariamente la componente “social” di condivisione delle due console perché non è niente di nuovo, roba da Candy Crush Saga.

Il piacere di contraddirsi

Attenzione perché adesso arriva il colpo di scena, ovvero stiamo per ribaltare la tesi iniziale che vedeva la scatoletta Nintendo come la grande esclusa. E’ vero, la Wii U è, a livello prestazionale, vecchia di una generazione. E’ vero, il suo prezzo è ancora piuttosto alto e, in effetti, difficilmente giustificabile. E’ vero, per la sua natura di macchina d’intrattenimento per famiglie, gode e godrà di un parco titoli non particolarmente attraente per gli hardcore gamers. Ma, diamine, se non altro è qualcosa di nuovo. Il tab controller ha grandi e in parte inespresse potenzialità, ed è qualcosa che ancora non si era visto in ambito console (Dreamcast ci aveva provato ma senza riuscirci). Un’innovazione che ha già generato un “plagio silenzioso” sotto forma di tutta una serie di “companion app” che mirano ad estendere l’esperienza di gioco su altri dispositivi. Un chiaro esempio ce lo fornisce Sony, che sta spingendo per riciclare la fallimentare Playstation Vita come “secondo schermo” per PS4. Proprio come era successo con il Wiimote, Nintendo continua ad aprire nuove strade, a creare nuove esperienze di gioco, a produrre uno standard “underground” che gli altri finiscono, in un modo o nell’altro, per copiare. Il sistema di mirroring del pad è fantastico, con una connettività wireless più che buona e un sistema audio 5.1 sorprendente, tutti dettagli che passano in secondo piano una volta schiaffato nella console un gioco first party. Ogni singolo livello di Super Mario 3D World, ad esempio, rappresenta un’esperienza a sé stante che va a sfruttare il controller Nintendo in un modo peculiare e assolutamente imprevedibile. Ma la grafica? A parte che il numero di poligoni non fa “la grafica” (vedi The Legend of Zelda: The Wind Waker HD) ma, diamine, quando si parla di innovazione io penso a realtà virtuale, sensori biometrici, periferiche mai viste, non al numero di capelli che riesco ad animare singolarmente sulla cresta di Balotelli.

Cosa vuol dire Next Gen?

Tutto questo rimanda al concetto di stesso di Next-Gen che, in apertura d’articolo, escludeva Wii U dai giochi. La Next-Gen è maggiore potenza di calcolo? Grafiche sotto steroidi? Iperconnettività social? Forse, ma a noi piace pensare che le innovazioni che valgono sono quelle che offrono nuovi approcci al gaming, esperienze uniche e sorprendenti, non la solita zuppa “upscalata” in 4K.

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